Il Sole 24 Ore 16/09/2009 ANALISI E tutti parlarono meglio di Google
OFFENSIVA BUONISTA - L'azienda californiana propone soluzioni agli editori in crisi E migliora l'immagine con la tecnologia
di Luca de Biase
«Crediamo che i proprietari dei dati siano gli utenti, non le piattaforme». Parola di Google. È rivolta a tutti coloro che hanno manifestato preoccupazioni per la privacy online, messa in discussione dalla vastissima quantità di informazioni personali che l'azienda californiana raccoglie ogni giorno. E, passando dalla parola al fatto, Google ha lanciato il Data Liberation Front, per produrre un sistema che consente a chiunque di esportare tutti i dati consegnati a Google e cancellarli dai server della piattaforma.
È un capitolo di un vasto insieme di iniziative che stanno portando Google fuori dal mirino dei critici. Non c'erano solo i timori per la privacy. C'erano le ripetute accuse di monopolio. E soprattutto c'era l'opposizione montante degli editori di giornali, tra i quali non mancavano quelli che pensavano a Google come a un parassita: fa soldi con la pubblicità ma non sostiene i costi della produzione delle pagine che producono l'attenzione cui gli inserzionisti sono interessati.
Agli editori, Google ora offre diverse soluzioni interessanti. La più attraente sembra essere il Fast Flip (vedi Il Sole 24 Ore di ieri): consente di sfogliare online le pagine di quotidiani e riviste, ma funziona soltanto con i contenuti degli editori consenzienti e con loro divide i proventi pubblicitari. Da quando è uscito Fast Flip, la rete e i giornali online non hanno cessato di parlarne. E i commenti più ricorrenti, con l'imprimatur dei grandi osservatori – da Jay Rosen della New York University a David Carr, il super critico del New York Times, passando per Rick Whiting di ChannelWeb – era netto: la relazione tra Google e l'industria editoriale non è parassitaria, ma simbiotica. L'uno non vive senza l'altra. I vantaggi della convivenza sono superiori all'adattamento che essa rende necessario.
Anche perché nel frattempo Google ha proposto alla Newspaper Association of America un sistema di micropagamenti per i giornali che vogliono avere un prezzo anche online. E pare stia lavorando alla creazione di una borsa della pubblicità in formato banner che potrebbe servire a riempire gli spazi vuoti delle pubblicazioni in rete. Certo, tutto questo non risolve i mal di testa degli editori di libri, preoccupati per il copyright, ma rompe il fronte degli oppositori. C'è un minimo comun denominatore in questi fatti. L'immagine di Google migliora quando l'azienda torna a presentarsi come essenzialmente tecnologica, evitando la tentazione di assomigliare a una media company. Intanto, in collaborazione con la Hasbro, ha lanciato il Monopoly globale, che si gioca sulle sue mappe online e che ha anche il vantaggio di far cambiare senso all'associazione del marchio di Google al concetto di monopolio: dalla serietà dell'Antitrust alla leggerezza dell'homo ludens.
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