Ankara, 7 ottobre 2009. Un tribunale di Istanbul ha respinto la ricusazione di una richiesta delle autorità fiscali per il pagamento di una garanzia di 3.3 miliardi di dollari da parte del Dogan Media Group (Dmg), il maggiore gruppo editoriale del Paese, che intende fare ricorso contro l'imposizione di una supermulta miliardaria per asserita evasione fiscale. Lo riferisce oggi il sito internet del quotidiano Today's Zaman, ricordando che la richiesta di una cifra così grossa - la più alta mai imposta in Turchia costituita da 1.88 miliardi di lire turche in tasse arretrate; 2.1 miliardi di lire in multe vere e proprie e 844 milioni di lire in interessi - suscita seri dubbi sulla capacità del gruppo di pagare senza dover vendere parte del proprio patrimonio. La multa, inflitta lo scorso 8 settembre, ma notificata solo il 28 seguente, è relativa alle tasse che il gruppo Dogan avrebbe dovuto pagare tra il 2005 e il 2007 per le pubblicità televisiva e nel frattempo è salita a 4.8 miliardi di lire turche (3.3 miliardi di dollari) per via di interessi e penali. La multa, come si osserva in ambienti finanziari turchi, è molto maggiore del giro d'affari annuo del settore editoriale della Dogan (Dogan Yayin) ed è superiore anche al valore di mercato del settore editoriale e della stessa casa madre Dogan Holding messi insieme. Secondo vari analisti, comunque, la supermulta sarebbe soltanto l'ultimo episodio della guerra in atto da tempo tra Aydin Dogan e il premier Tayyip Erdogan a causa delle battaglie mediatiche condotte dalla Dmg contro il partito di radici islamiche Giustizia e Sviluppo (Akp) al governo. Intanto, in seguito a questa vicenda, le azioni delle compagnie del gruppo Dogan continuano a calare in Borsa. (ANSAmed).
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Corriere della Sera 26/9/2009
Erdogan, l’editore
scomodo e la mega multa
Il magnate della stampa Dogan: «Vogliono zittire chi non è d’accordo». NOTIFICATA LA SUPERMULTA
di Monica Ricci Sargentini
La libertà di stampa in Turchia è a rischio? L’Unione Europea e l’Ocse, l’organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico, sono in allarme dopo che il governo turco ha emesso una multa record per evasione fiscale nei confronti del più grande gruppo editoriale del Paese, la Dogan Yayin Holding (Dyh) che, guarda caso, è sempre stata molto critica nei confronti del premier Recep Tayyip Erdogan. A far gridare allo scandalo è l’entità della multa: 1,7 miliardi di euro, una cifra superiore al valore della compagnia e che potrebbe decretarne la chiusura. «Chiedo alle autorità — ha detto Miklos Haraszti, il rappresentante Ocse per la libertà dei media — di stabilire multe appropriate, il cui ammontare non metta a repentaglio il lavoro dei media in questione».
Nel mirino del governo c’è il miliardario Aydin Dogan che controlla sette quotidiani, 28 riviste e tre canali televisivi, oltre ad avere interessi nel settore dell’energia. I suoi giornali, tra i quali Hurriyet e Milliyet, non sono mai stati teneri con il partito di Erdogan cavalcando gli scandali per corruzione e accusando l’Akp di mettere a rischio la Turchia secolare. Il dubbio è che il premier, notoriamente allergico alle critiche, si sia voluto vendicare. Sono due anni che gli ispettori del fisco spulciano i registri della società. E alla fine qualche risultato l’hanno raggiunto. La prima multa è arrivata lo scorso febbraio: 419 milioni di euro. Poi l’8 settembre la seconda, molto più pesante. La società ha accusato il colpo in borsa perdendo il 33%. «Vogliono creare una Turchia sottomessa e silenziosa» ha protestato Dogan. Ma Erdogan ha negato qualsiasi implicazione politica: «Non ho alcuna intenzione di mettere sotto pressione la stampa— ha detto —, tuttavia nessun gruppo editoriale ha il diritto di sentirsi al di sopra della legge».
I funzionari del fisco assicurano che il caso è solido. Il gruppo è accusato di aver evaso le tasse per la pubblicità televisiva tra il 2005 e il 2007. Non si sa ancora se la Dyh farà ricorso o se cercherà di trovare un accordo con il ministero delle Finanze. Certo è che il gruppo editoriale non ha la disponibilità finanziaria per coprire la multa e probabilmente dovrà andare a pescare in altre compagnie della società madre, la Dogan Holding, che detiene, tra l’altro, quote del più grande distributore di greggio turco Petrol Ofisi per un valore di oltre un miliardo di euro.
Il mondo degli affari in Turchia è sotto shock. I banchieri osservano attoniti un regolamento di conti che cambierà l’assetto del potere nel mondo dei media. Dogan, a sentire i giornalisti di altri gruppi editoriali, non può essere certo definito un martire della libertà. «Non abbiamo difficoltà a ricordare i casi in cui il miliardario ha usato il suo potere per influenzare i politici e per fare pressione sui governi» spiega al Corriere Abdullah Bozkurt editorialista del Today’s Zaman. «Le sue linee editoriali — aggiunge — sono sempre state basate sull’interesse economico. Per questo ora nessun altro media corre in suo soccorso. Lui non ha mai esitato a usare il suo quasi monopolio editoriale per far fuori i rivali».
Negli ultimi anni, con l’arrivo al potere dell’Akp, una nuova classe di imprenditori ha cominciato a insidiare le tradizionali élite economiche. «Qui la libertà di stampa non c’entra — spiega al Corriere Arda Batu, del movimento Ari, una ong nata per promuovere la democrazia in Turchia —, stiamo assistendo allo scontro tra la cosiddetta vecchia borghesia e quella nuova pro Akp». Tra questi c’è il genero di Erdogan, Berat Albayrak alla guida di una società, la Calik, che nel 2007 si è accaparrata il controllo del maggiore rivale di Dogan, il gruppo Sabah, aiutata nell’impresa da ingenti prestiti concessi generosamente dalle banche statali che hanno scoraggiato qualsiasi altro offerente.
Note
1. Il miliardario Aydin Dogan, 73 anni, è alla guida del più grande gruppo editoriale del Paese, la Dyh, che controlla 7 quotidiani, 28 riviste e 3 tv.
2. Il premier Recep Tayyip Erdogan, 55 anni, è il fondatore e il leader del partito filoislamico Akp. Dal 2003 Erdogan è primo ministro della Turchia.
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TURCHIA. NOTIFICATA LA SUPERMULTA AL GRUPPO DOGAN
Ankara, 28 settembre 2009. E’ stata notificata ufficialmente oggi la supermulta di 4.82 miliardi di lire turche (3.2 miliardi di dollari) che il fisco turco esige dal Dogan Media Group (Dmg), il maggiore gruppo editoriale turco che fa capo al magnate Aydin Dogan, per asserita evasione fiscale. Lo riferisce il sito internet del quotidiano Hurriyet - anch’ esso del gruppo Dogan - citando un documento circolato oggi alla Borsa di Istanbul. La supermulta - la più alta mai imposta in Turchia - risulta così composta: 1.88 miliardi di lire in tasse arretrate; 2.1 miliardi di lire in multe vere e proprie e 844 milioni di lire in interessi. La multa inflitta lo scorso 8 settembre è relativa alle tasse che il gruppo Dogan avrebbe dovuto pagare tra il 2005 e il 2007 per le pubblicità televisiva. Secondo vari analisti, comunque, la supermulta sarebbe soltanto l’ultimo episodio della guerra in atto da tempo tra Aydin Dogan e il premier Tayyip Erdogan a causa delle battaglie mediatiche condotte dalla Dmg contro il partito di radici islamiche Giustizia e Sviluppo (Akp) al governo. La multa, secondo il fisco, è dovuta inoltre anche a causa di presunti illeciti trasferimenti di azioni tra varie compagnie del gruppo Dogan, trasferimenti che secondo vari esperti del settore sarebbero invece esenti dal pagamento di imposte aggiuntive. Intanto, in seguito a questa vicenda, le azioni delle compagnie del gruppo Dogan continuano a calare in Borsa: oggi la Petrol Ofisi, il maggiore distributore di petrolio turco, ha perso il 4.2%, la Dmg in complesso ha perso il 2.8% e lo stesso quotidiano Hurriyet ha perso lo 0.8%. (ANSA).