Home     Cercadocumenti     Chi è     Link  

Cerca documenti
Cerca:
in:


Documenti
Attualità
Carte deontologiche
CASAGIT
Corte di Strasburgo
Deontologia e privacy
Dibattiti, studi e saggi
Diritto di cronaca
Dispensa telematica per l’esame di giornalista
Editoria-Web
FNSI-Giornalismo dipendente
Giornalismo-Giurisprudenza
  » I fatti della vita
INPGI 1 e 2
Lavoro. Leggi e contratti
Lettere
Ordine giornalisti
Premi
Recensioni
Riforma professione
Scuole di Giornalismo e Università
Sentenze
Storia
Tesi di laurea
TV-Radio
Unione europea - Professioni
  I fatti della vita
Stampa

EDITORIA USA.
OBAMA PRONTO
A STUDIARE
Il SALVATAGGIO
della STAMPA.

NO A SOLO BLOGOSFERA. BUON GIORNALISMO GARANTE DEMOCRAZIA. Da quando un anno fa Wall Street è entrata in crisi i posti di lavoro in testate giornalistiche (35 mila in un anno di cui 24 mila solo nella carta stampata) sono scomparsi a un tasso tre volte più veloce che nel resto dell'economia.
L'industria Usa dei quotidiani non vuole salvagenti governativi

di Alessandra Baldini-ANSA


New York, 21 settembre 2009. Convinto che il buon giornalismo è «asolutamente fondamentale per la salute della democrazia», Barack Obama apre al bail out della stampa: per la prima volta da quando è alla Casa Bianca, il presidente si è detto «pronto a studiare» proposte di legge in Congresso che aprano la strada al salvataggio dei giornali se questi accettano di ristrutturarsi come entità no profit. «Non ho visto ancora proposte precise ma sarei felice di darci un occhiata», ha detto Obama intervistato nell'Ufficio Ovale dalla Pittsburgh Post-Gazette e dal Toledo Blade. Finora la Casa Bianca aveva escluso la possibilità di aiuti federali per i media in crisi. Obama ha detto che il buon giornalismo è «assolutamente fondamentale per la salute della democrazia», ma ha espresso preoccupazione per il proliferare della blogosfera anche se è stato proprio questo il terreno su cui è cresciuta la campagna elettorale che lo ha portato alla Casa Bianca. «Sono preoccupato che la direzione dei newsmedia sia solo la blogosfera, tutta opinione e niente controllo sui fatti, nessun serio tentativo di mettere le storie nel loro contesto ha detto Obama: “Così si finisce per gridare uno contro l'altro nel vuoto e senza seri tentativi di venirsi incontro reciprocamente”. In Congresso da marzo è sul tavolo la proposta del senatore Ben Cardin del Maryland che garantisce ai giornali sgravi fiscali se si ristrutturano come fondazioni senza fine di lucro. Il Newspaper Revitalization Act è mirato alla sopravvivenza dei giornali locali, non dei grandi gruppi editoriali. In cambio delle agevolazioni, i giornali non potrebbero più fare endorsment politici ma avrebbero libertà di scrivere su ogni tipo di argomento comprese le campagne elettorali. Pubblicità e abbonamenti sarebbero esentasse mentre contributi e donazioni sarebbero detraibili dalle imposte. Da quando un anno fa Wall Street è entrata in crisi i posti di lavoro in testate giornalistiche (35 mila in un anno di cui 24 mila solo nella carta stampata) sono scomparsi a un tasso tre volte più veloce che nel resto dell'economia, ha scoperto un rilevamento dell'organizzazione Unity: Journalists of Color. La crisi dei giornali, che non ha ancora toccato il fondo, ha portato alla chiusura di numerose testate. Come aveva fatto già il Christian Science Monitor, il Rocky Mountain News di Denver ha chiuso l'edizione a stampa e oggi pubblica solo su Internet, mantre altri grossi gruppi editoriali tra cui il Tribune Co. che pubblica Los Angeles Times e Chicago Tribune hanno fatto bancarotta. Tra i media in bolletta anche il New York Times, che ha messo in vendita uno storico quotidiano del Massachusetts, il Boston Globe. (ANSA)


 


L'industria Usa dei quotidiani non vuole salvagenti governativi


New York, 27 settembre 2009. L'industria dei giornali è in difficoltà, con sette grossi gruppi in situazione fallimentare e 30.000 posti di lavoro sono stati cancellati a partire dal 2007, ma non verrà sollecitato nessun salvataggio da parte del governo, ha detto il capo della Newspaper Association of America (NAA).


"L' industria dei giornali non sta chiedendo un intervento governativo né


alcun altro tipo di sussidio speciale'', ha spiegato il presidente della


NAA, John Sturm, nel corso di una sua audizione alla Camera  su  ''Il futuro


dei giornali''.Nei giorni scorsi anche il presidente Obama aveva ventilato


la possibilità di interventi statali in soccorso dei quotidiani in crisi.L'


intervento di Sturm arriva subito dopo un sondaggio realizzato dalla Sacred


Heart University, secondo cui l' 80% degli americani sono contrari all' uso


di fondi per aiutare i giornali in difficoltà. Il presidente della NAA - che


raccoglie quasi 2.000 testate, che rappresentano il 90% dei quotidiani


diffusi negli Stati Uniti -  ha rilevato che esistono molti settori in cui


il Congresso può aiutare l' editoria, fra cui una modifica dei sistemi di


tassazione e interventi nel campo previdenziale. Una norma di sostegno ai


giornali che volessero diventare entità non-profit continuando a produrre


ricavi pubblicitari ''potrebbe funzionare in alcune situazioni'', ha


aggiunto, ma non è una ''soluzione complessiva ai problemi del settore''.


Sturm non ha fornito particolari, ma diversi quotidiani Usa stanno valutando


in questo periodo il modo con cui far pagare agli utenti sul


Web per una parte dell' informazione che essi attualmente leggono gratis. E


molte aziende hanno recentemente sottoposto alla NAA dei progetti di


piattaforme per consentire ai giornali di introdurre i pagamenti per i


contenuti online. (Fonte: AFP tramite www.lsdi.it)).  


 


 


 



 


 





Sito aggiornato al 5 febbraio 2025
Già editore/proprietario/direttore: Franco Abruzzo (3.8.1939-12.4.2025) Per qualsiasi informazione rivolgersi a Vittoria Abruzzo vittoria.abruzzo@gmail.com
© Copyright 2003-2025 Franco Abruzzo, successori e rispettivi titolari - Tutti i diritti riservati
Provider-distributore: Aruba.it SpA (www.aruba.it) - piazza Garibaldi 8 / 52010 Soci (AR)