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Stampa

IRAN. LA MOGLIE
di GIORNALISTA
di NEWSWEEK
IN CARCERE
RINGRAZIA
BERLUSCONI
“PER il SUO AIUTO”.

MAZIAR BAHARI È IN CELLA D'ISOLAMENTO DAL 21 GIUGNO

Londra, 19 settembre 2009. «Gentile signor Primo Ministro, vorrei usare questa opportunità per ringraziarla personalmente per tutto l'aiuto che il Governo italiano mi sta dando nei miei sforzi per riuscire a liberare mio marito, Maziar Bahari, un giornalista e filmmaker che stava coprendo le elezioni in Iran per Newsweek quando è stato arrestato il 21 giugno 2009». Inizia così la lettera che Paola Gourley, moglie del giornalista iraniano-canadese Maziar Bahari, ha inviato martedì al primo ministro italiano Silvio Berlusconi attraverso l'ambasciata di Londra e di cui l'ADNKRONOS è entrata in possesso di una copia. Il corrispondente del settimanale americano è ancora in cella d'isolamento da quel 21 giugno e rischia pene pensantissime per il suo lavoro se la diplomazia non tiene alta la pressione. Mentre la moglie Paola è al settimo mese e mezzo di gravidanza e ha già corso seri pericoli di perdere il figlio. Pericolo che l'hanno già portata in due occasioni al ricovero ospedaliero. «Da quando per la prima volta ho parlato con la stampa italiana della condizione di mio marito ad inizio agosto- continua Paola Gourley - ho ricevuto molti segnali direttamente e indirettamente che le autorità iraniane sono sensibili alla diplomazia italiana. Mia madre è di Genova e io sono immensamente grata che il Governo italiano, riconoscendo la mia discendenza italiana, abbia sollevato il caso di Maziar con le autorità italiane e continui ad impegnarsi con loro per conto mio».


«Nessuna accusa specifica è stata ancora formulata contro Maziar che rimane nella prigione di Evin in isolamento», sottolinea Gourley. «Sono ora passati quasi tre mesi da quando è stato arrestato e non gli è ancora stato permesso di vedere un avvocato. Ho potuto parlare con lui solo domenica per la prima volta da quando è stato arrestato e la conversazione è stata molto breve e vincolata. Sono estremamente preoccupata per la sua salute e il suo benessere, dato che in precedenza è stato chiaramente forzato a fare una 'confessionè sul suo involontario ruolo in un presunto sforzo dei media occidentali di istigare disordini dopo le elezioni presidenziali iraniane». Maziar, si ricorda nella lettera, gode di un'alta reputazione internazionale per il suo equilibrio professionale ed è stato nominato questo mese dall'arcivescovo Desmond Tutu e dall'ex Segretario di stato Usa Madeleine Albright per il prestigioso premio Principe delle Asturie. «Gli amici, Newsweek, il Governo canadese ed io -sottolinea- abbiamo fatto molti sforzi, attraverso molti canali, per ricevere qualche tipo di risposta da un Governo iraniano completamete inflessibile. Tuttavia, abbiamo sentito che le istanze del suo Governo per conto di Maziar sembrano davvero avere avuto un effetto».


«Non sono a conoscenza dei dettagli diplomatici - aggiunge - ma spero moltissimo che l'Italia continui a guardare con favore al caso di Maziar e faccia tutto quello che il Governo italiano può fare per riuscire a liberare Maziar». «Sfortunatamente -scrive ancora Paola Gourley-sono ora alla settimana e mezzo di gravidanza e ho già avuto diverse serie complicazioni che mi hanno portata in due occasioni al ricovero in ospedale. Come mostra una lettera del mio dottore qui allegata, i rischi a cui io e il mio bimbo corriamo ora incontro sono potenzialmente mortali e perciò sono meno nella condizione di avere un ruolo attivo negli sforzi per liberare mio marito. Tuttavia -conclude- ho fiducia nei buoni auspici e nell'umana sensibilità che il Governo italiano mi hanno mostrato come pure nel suo chiaro impegno ad opporsi alle violazioni dei diritti umani». (Adnkronos)





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