Caro Franco, apprendo dal tuo sito che “i giornalisti senza contratto, semplicemente perché non assunti, o perché perennemente precari, ma meglio sarebbe dire precarizzati dal sistema vigente”, costituiscono “ormai il 50% della nostra categoria”. Lo afferma il responsabile del Dipartimento freelance dell’Associazione Lombarda dei giornalisti. Sarebbe bene che tutti tenessero presente questo dato quando pensano ai giornalisti, aggiunge Saverio Paffumi. La considerazione mi trova perfettamente d’accordo, anche se bisognava tenerne conto prima di sottoscrivere il contratto. Ora che il dado è tratto, però, chiederei al responsabile del Dipartimento freelance della Lombarda, vista la sua posizione nel sindacato, di dirci quanti sono esattamente i giornalisti precari a fronte di quelli occupati, quanti coloro a cui non è stato rinnovato il contratto, quante casse integrazioni attive, quanti lavorano a prezzi da fame nelle varie testate. La situazione è monitorata e si ha chiaro quali passi fare? Se i precari fossero 10 su 100 sarebbe già un grave problema, se fossero 50 su 100 la questione assumerebbe connotazioni devastanti che non dovrebbero lasciar dormire sonni tranquilli neppure a chi oggi è “garantito”. Cosa si sta facendo per riportare questo esercito di precari a condizioni dignitose di lavoro? Il numero dei colleghi che escono dalle redazioni in seguito agli stati di crisi delle aziende cresce quotidianamente, dato confermato anche da contatti personali. Questo determinerà un impoverimento delle capacità di difesa contrattuale anche di chi resta in redazione. E porterà a un dissanguamento delle casse dell’Inpgi, alla cui porta prima o poi tutti busseremo. Chiederei che alle parole seguissero i fatti, i numeri, i progetti. Evidentemente la situazione è cambiata e servono nuovi percorsi. Altrimenti la debolezza continuerà a vincere sul coraggio.
Toni Mirabile
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Testo in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4269
QUALE SINDACATO
PER I FREELANCE
di Saverio Paffumi (*)
Milano, 3/9/2009
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Testo in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4090
Corte costituzionale:
una sentenza storica (pubblicata in allegato)
in nome del principio dell’uguaglianza.
Giustizia per i precari (anche giornalisti):
sì alla stabilizzazione, no al solo indennizzo.
Cancellato l’articolo 4/bis del dlgs 368/01 introdotto dalle legge 133/2008.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°Le risposte di due precari:
1. Rita Dietrich: “Ho ricominciato, come all’inizio della mia carriera, a spedire curriculum e a fare colloqui per ingaggi da 20 euro lordi a pezzo”.
rita dietrich" [rita.dietrich@libero.it]
To info@francoabruzzo.it
Subject una collega precaria molto, molto scoraggiata
Date 15/09/2009 15:29
Caro Franco Abruzzo,
Sono una giornalista professionista di Roma, e opero questo mestiere da oltre dieci anni. Purtroppo ho sempre vissuto una situazione estremamente precaria. Essendo registrata alla vostra news letter mi ha fatto molto piacere che finalmente qualcuno metta costantemente in evidenza la nostra situazione …. E non solo con trafiletti di giornale in occasione di qualche notizia particolare.
Il malessere della nostra categoria è come quello degli insegnanti, ma almeno loro hanno avuto il coraggio di unirsi e di picchettare il Ministero della Pubblica Istruzione!
Adesso la manifestazione del 19 a piazza del popolo a Roma, rimetterà al centro dell’attenzione la categoria, ma soltanto sotto l’aspetto della libertà di stampa. Aspetto che a dire il vero a noi precari dell’informazione coinvolge molto poco, visto che per avere determinati problemi prima di tutto si dovrebbe stare ‘dentro una redazione’.
Di libertà di stampa, quando si lavora senza contratto non occorre nemmeno parlarne… già le posizioni sono così volatili per conto loro, che la preoccupazione di essere liberi nel nostro lavoro nemmeno ci tange lontanamente. Purtroppo la deontologia diventa un lusso, che a fatica si riesce a rispettare, cercando di sfruttare ogni piccolo margine di scelta che la posizione del precario permette. Inoltre mi è capitato anche spesso, e non credo di essere l’unica, di dover persino rinunciare ad una collaborazione se non accettavo di ‘attaccare’ l’istituzione di turno che risultava antipatica alle scelte editoriali. Così alla precarietà gratuita ci aggiungiamo anche quella di parte.
In ultima analisi, anche se io ho cercato nel mio piccolo di essere più fedele ai miei principi, non ho il coraggio di deprecare quei miei colleghi, anch’essi precari, che pur di lavorare accettano compromessi. Io ho avuto una posizione familiare abbastanza agiata che mi ha permesso di non dover svendere la mia personalità e tutto ciò in cui credo, ma l’ho pagata cara passando dai complimenti dei miei capi di turno, alla cancellazione dopo anni dalle liste dei collaboratori senza nessuna spiegazione. Per non parlare di altri compromessi che mi sono stati chiesti in qualità di ‘donna’ !
Al momento mi trovo completamente a spasso….. con la possibilità teorica di far chissà quale causa a giornali che mi hanno precedentemente sfruttato con l’unico risultato certo di bruciarmi completamente la piazza di Roma.
Così ho ricominciato, come all’inizio della mia carriera, a spedire curriculum a testate che denunciano sovrabbondanza di assunti e collaboratori, a fare colloqui per ingaggi da 20 euro lordi a pezzo ecc. ecc. (tutte cose ormai così note che viene lo sconforto solo ad enunciarle).
Pertanto non credo che mi unirò il 19 in piazza per difendere un diritto a me negato sin dal principio, ma conservo ancora nel cuore il sogno che anche noi precari dell’informazione un giorno potremo scendere tutti insieme in piazza e riuscire finalmente uniti a far valere i nostri diritti, sempre se che ce ne siano rimasti ancora dopo un calpestio durato anni ed anni.
Vi ringrazio dell’attenzione, e scusatemi se mi sono rivolta a voi, ma a Roma pare che del nostro futuro poco importa!
Rita Dietrich
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2. Filippo Largana: “Solo difendendo severamente la professionalità dei giornalisti si può riformare e rilanciare ‘il più bel lavoro del mondo’"..
Filippo Largana'" [filippo.largana@libero.it]
To info@francoabruzzo.it
Subject precari e pre-cari
Date 15/09/2009 09:58
Caro Abruzzo,
Prima di conoscere, come giustamente chiede Mirabile, le condizioni dei giornalisti precari e disoccupati - tra cui, alla soglia dei 50 anni, ci sono anch'io - mi piacerebbe sapere che cosa stanno facendo sindacato e Ordine per evitare che l'ondata di disoccupati e sottopagati sommerga una categoria ormai allo sbando, eticamente e, persino, corporativisticamente. So di che cosa parlo. Sono giornalista professionista e ho fatto per decenni il freelance in grandi quotidiani, dove molti contrattualizzati (non tutti, ovvio) letteralmente cannibalizzano collaboratori esterni e freelance, imponendo ritmi di lavoro indecenti (per chi non è assunto) e avallando compensi da fame (anche meno di 10 euro per un servizio). Inoltre a rischio di apparire ingenuo e un po' stupido vorrei capire
come mai se faccio il medico, l'avvocato o il geometra senza averne i titoli vengo, giustamente perseguito a termini di legge. Se, invece, mi dichiaro e faccio il giornalista, senza neppure essere iscritto all'Ordine, nessuno, Ordine e Fnsi in testa, dice nulla. Pochi giorni fa ho letto su Internet la notizia secondo cui un canale tv satellitare è finito al centro di una protesta del sindacato perché utilizza personale non giornalistico per realizzare i suoi servizi, telecronache comprese. Mi è venuto da ridere perchè è una pratica diffusa in tutte le testate, cartacee, radio, tv, web. Persino gli enti pubblici utilizzano non giornalisti per gli uffici stampa. Poi c'è chi aggira l'ostacolo "professionisti" che costano troppo e possono dare qualche fastidio. Nell'aprile scorso la Regione Piemonte pubblicò il bando per l'assunzione di addetti stampa. Si richiedeva, oltre la laurea, l'iscrizione all'Ordine dei giornalisti, senza specificare se pubblicisti o professionisti. La Cgil, allora, fece fuoco e fiamme, chiedendo chiarimenti e adombrando il fatto che qualche assessore volesse piazzare il proprio portavoce, a scapito, come al solito, di tanti professionisti disoccupati o sottopagati che, con il superamento dell'esame di Stato, hanno dimostrato di avere le carte in regola. Su questa vicenda, come su altre, è calato il silenzio di piombo. Ecco, mi piacerebbe che Ordine e Fnsi, facessero luce su questi temi, convinto come sono che solo difendendo severamente la professionalità dei giornalisti si possa riformare e rilanciare "il più bel lavoro del mondo". Sbaglio?
Grazie dell'ospitalità
Filippo Larganà
filippo.largana@libero.it
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PRECARI, COSA CAMBIA
DOPO LA SENTENZA DELLA
CORTE COSTITUZIONALE
(QP) Dichiarata incostituzionale la norma che prevedeva, per i lavoratori a termine in causa al 23 agosto 2008, solo un modesto indennizzo al posto del reintegro nel posto di lavoro. Pubblichiamo un articolo dell’avvocato Francesco Cilenti che spiega cosa cambia per chi aveva già una causa in corso a quella data.
La Corte Costituzionale in data 14 luglio 2009 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 4bis del D.Lgs 2001 n. 368, introdotto dall'art. 21 comma 1 bis del decreto legge 25 giugno 2008.
La norma in questione apportava modifiche transitorie alla generale disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato: in particolare, l’art. 4 bis cit. prevedeva che per i soli giudizi in corso alla data del 23 agosto 2008, fatte salve le sentenze passate in giudicato ed ovviamente i ricorsi proposti successivamente alla data appena citata, il datore di lavoro sarebbe stato tenuto solamente a corrispondere al lavoratore una modesta indennità il cui importo sarebbe stato compreso tra 2,5 e 6 mensilità.
Se il diritto è figlio della logica, questa norma è sicuramente figlia di logiche diverse da quella giuridica, e quindi non poteva non essere dichiarata incostituzionale.
L'illegittimità costituzionale della norma di cui si tratta ha la propria ragion d'essere nella evidente e clamorosa disparità di trattamento tra lavoratori a tempo determinato che abbiano instaurato e definito una controversia di lavoro prima del 23 agosto 2008 ed i lavoratori che alla data anzidetta abbiano ancora in corso il giudizio instaurato.
Non v'è chi non veda come l'art. 4 bis attenti fortemente al diritto costituzionale di uguale trattamento dei lavoratori.
L'elemento gravemente lesivo, infatti, è da ravvisarsi proprio nel prevedere discipline sostanzialmente differenti per situazioni che di fatto sono identiche.
A titolo esemplificativo la disparità di trattamento, prima della declaratoria di incostituzionalità, consisteva nel fatto che i giudizi definiti alla data del 23 agosto 2008 potevano aver visto la trasformazione, a favore del lavoratore, del contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato oltre all'eventuale risarcimento del danno, così come i giudizi instaurati successivamente all'anzidetta data, mentre per quelli ancora in corso alla data del 23 agosto 2008 il lavoratore avrebbe solo potuto ottenere "un'indennità di importo compreso tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 6 mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto".
Dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione della Corte Costituzionale, invece, l'art. 4bis del D.Lgs 2001 n. 368 ha cessato di avere efficacia; proprio da questo momento, l’efficacia della declaratoria di incostituzionalità interesserà tutti i rapporti giuridici pendenti, ovvero quelli ancora suscettibili di essere dedotti in giudizio.
In altre parole, chiunque avesse avuto un giudizio di lavoro ancora pendente alla data del 23 agosto 2008, ad oggi non ancora definito con sentenza passata in giudicato (ossia, con decisione non suscettibile di essere impugnata), potrà chiedere l'applicazione della previgente disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato e la eventuale modifica della sentenza con la possibilità, dunque, di ottenere giudizialmente la trasformazione del rapporto in assunzione a tempo indeterminato o un risarcimento del danno.
Avvocato Francesco Cilenti
(pubblicato il 16/9/2009 in www.quartopotere.org)