L’odissea di Death of a Loyalist Soldier, il miliziano colpito a morte dalla truppe franchiste, la foto-simbolo della guerra civile spagnola realizzata dal fotografo americano Robert Capa, non è ancora finita. Di nuovo l’accusa di falso. Possibile? È quanto sostiene lo storico spagnolo José Manuel Susperregui, secondo il quale il paesaggio della foto, che Capa disse di aver scattato nel 1936 a Cerro Muriano, alle porte di Cordoba, non corrisponde affatto a quella località, ma ad una località chiamata Espejo, molto lontana dal fronte di battaglia.
Susperregui, docente del dipartimento di comunicazione audiovisiva dell’Universidad del País Vasco, torna alla carica dopo le dichiarazioni polemiche a luglio nel pieno della mostra This Is War: Robert Capa at Work al Museo Nazionale di Arte della Catalogna di Barcellona (che dura fino al 27 settembre), con una intervista al New York Times sul capitolo dedicato a Capa nel suo libro, Sombras de la fotografìa.
Sembrava che i dubbi sull’autenticità della foto si fossero sciolti nel 2008 con il ritrovamento a Città del Messico di alcuni negativi dati per persi, quaranta fotografie scattate nello stesso giorno, nello stesso luogo, scoperte dall´International Centre of Photography di New York, il centro fondato da Cornell Capa, fratello di Robert. Gli scatti, esposti poi a Londra, davano la conferma che il famoso miliziano fosse Federico Borrell García e che la località dello scatto fosse Cerro Muriano.
È dagli anni 70 che si avanzano dei dubbi sull’attimo fatale per il miliziano: coincidenza perfetta o una posa creata a tavolino? Fu proprio l’identificazione del miliziano spazzò via le ombre. Ora i riflettori si spostano sul paesaggio, grazie alle altre foto ritrovate: un’altra località, lontana dal fronte.
«Quando ho deciso di cercare il paesaggio sullo sfondo della foto di Capa, non ho voluto dire il perchè per non influenzare nessuno, vista la portata ideologica ed emotiva della foto». Mostrate a una classe di ragazzi, non c’è stato dubbio sulla località chiamata Espejo. Anche la stampa spagnola si è mossa, El Periòdico de Catalunya ha mandato dei repoter a Espejo, con lo stesso risultao. Crolla dunque il mito di Capa?
Gli esperti del Centro Internazionale di Fotografia di Manhattan dove è custodito l’archivio Capa, non respingono l’indagine di Susperregui, ma invitano a non scivolare nella più ovvia delle conclusioni – come dice il direttore Willis E. Hartshorn ossia che la foto sia del tutto falsa. Per Cynthia Young, curatrice dell’archivio Capa, la tesi è «avvincente, persino persuasiva» ma è anche vero che con la ovvia fretta del reporter di guerra «Capa ha siglato di persona poche didascalie», informazioni integrate a Parigi dall’agente e dall’editore, magari con qualche errore.
Gli storici spagnoli dicono che sebbe a fine mese gli scontri furono intensi, non v’è traccia di spari nella zona immortalata nella foto, quando il 22enne Capa e la sua compagna Gerda Taro passarono di lì. Da New York rispondono che se è vero che nessuna battaglia infuriava, l’alta probabilità di un cecchino potrebbe dare una spiegazione plausibile e alternativa ai dubbi del professore. Ma Susperregui ribatte: «Idea da respingere in toto, perchè le due linee erano troppo distanti. Inoltre, nessuna notizia di attività di cecchini sul fronte di Cordoba». Poi incalza: «Da una pubbicazione anarchica del 1937 risulta che Borrel il miliziano sia caduto dietro un albero e non in campo aperto». Ma la Magnum, di cui Capa era stato uno dei soci, già nel 1996 difese anzi blindò l’identità di Borrell.
La questione è diventata inevitabilmente politica, il governo socialista ha già difeso il carico simbolico della foto: «L’arte è sempre manipolazione dal momento che posizioni l’obiettivo verso una direzione e non un’altra» ha detto la regista e ora ministro della cultura Angeles Gonzalez Sinde. Per Hartshorn «c’è in atto una enorme speculazione ma niente che ci possa far venire a capo della questione. Troppi pezzi sparsi che non possiamo verificare o provare».
Il prossimo 10 ottobre la mostra si sposterà al Nederlands Fotomuseum in Olanda. Altro giro, altra polemica? Resta l’accanimento verso una foto (e un fotografo, Capa, repubblicano e antifascista) simbolo di una guerra che potrebbe sparire dall’immaginario. Obama e McCain hanno il mito di Robert Jordan, il volontario americano nella guerra di Spagna di Per chi suona la campana di Hemingway, ma la loro è una memoria adulta, tutta americana, di un evento remoto e congelato per decenni (con l’eccezione di Ken Loach). La maggior parte degli scatti di Capa fatti a Omaha, finirono bruciati da Life in camera oscura. Eppure a quelle 11 foto sono rimasti aggrappati per anni i ricordi dei reduci, fino al Soldato Ryan di Spielberg. Una legge che vale anche per il miliziano, vero o falso che sia.