Home     Cercadocumenti     Chi è     Link  

Cerca documenti
Cerca:
in:


Documenti
Attualità
Carte deontologiche
CASAGIT
Corte di Strasburgo
Deontologia e privacy
Dibattiti, studi e saggi
Diritto di cronaca
Dispensa telematica per l’esame di giornalista
Editoria-Web
FNSI-Giornalismo dipendente
Giornalismo-Giurisprudenza
  » I fatti della vita
INPGI 1 e 2
Lavoro. Leggi e contratti
Lettere
Ordine giornalisti
Premi
Recensioni
Riforma professione
Scuole di Giornalismo e Università
Sentenze
Storia
Tesi di laurea
TV-Radio
Unione europea - Professioni
  I fatti della vita
Stampa

EDITORIA: OGGI 21/8
L'ARRIVO DI FELTRI
AL GIORNALE. LIBERO
ANNUNCIA CHE
LUNEDÌ PROSSIMO
SARÀ IN EDICOLA.
Bechis in viale Majno.

GIORDANO SALUTA
I LETTORI: MI SPIACE,
VOLEVO RESTARE.
FELTRI: “HO VOGLIA DI FAR TORNARE ''IL GIORNALE'' AI LIVELLI IN CUI L'HO LASCIATO. NON SARA' FOGLIO DEL PDL"”

Milano, 20 agosto. È tutto pronto, in via Negri, per il ritorno di Vittorio Feltri al «Giornale». A quanto apprende l'ADNKRONOS, l'ex direttore di «Libero» ha anticipato la data d'ingresso nel quotidiano fondato da Indro Montanelli, inizialmente fissata per lunedì 24 agosto. Feltri, dopo un periodo di riposo in montagna, si presenterà alla redazione domani alle 16.30 insieme al condirettore Alessandro Sallusti e illustrerà ai giornalisti il suo piano per rilanciare il quotidiano, finora diretto da Mario Giordano, che torna a «Studio Aperto» ed è stato inoltre nominato responsabile delle nuove iniziative news di Mediaset. Oltre a Sallusti, seguirà Feltri anche l'ex direttore generale di «Libero» Gianni Di Giore, il cui arrivo è però previsto in ottobre, e non sono esclusi altri approdi. Nel frattempo, gira a pieno ritmo la macchina di «Libero», ora in mano a Maurizio Belpietro. Proprio oggi, l'ex direttore di «Panorama» ha annunciato che il quotidiano di viale Majno sarà in edicola il prossimo lunedì. «Una scelta motivata - ha spiegato - anche dalla necessità di non interrompere l'inchiesta sulla saga degli Agnelli e raccontare l'apertura del campionato di calcio». (Adnkronos)


.................................


EDITORIA. FRANCO BECHIS  PASSA  A «LIBERO»


Roma, 21 agosto 2009. Franco Bechis passerà a «Libero». L'attuale direttore di «Italia Oggi» entrerà a far parte del quotidiano di viale Majno come vicedirettore. L'accordo è stato formalizzato questa mattina. Franco Bechis, nato a Torino il 25 luglio 1962, è stato fino ad oggi direttore ed editore associato di Italia Oggi, dove arrivò il primo febbraio 2006. In precedenza, è stato direttore del quotidiano «Il Tempo», che ha retto dal primo dicembre 2002 al 31 gennaio 2006. Salvo una breve parentesi a Repubblica nel 1991, dal 1989 al 2002 è stato a «MF-Milano Finanza» di cui è stato dal 1994 prima vicedirettore e poi direttore. Giornalista professionista dal 1990 ha svolto praticantato prima a «Mondo Economico», poi a «il Sabato» e infine a «Milano Finanza». Ha scritto tre saggi su Tangentopoli e un quarto libro a quattro mani con Sergio Rizzo, «Il nome della rosa» storia della casa editrice Mondadori del 1993. Ha appreso i primi rudimenti della professione giornalistica a 18 anni, prima in una radio privata e poi in una tv privata di Torino, esperienza poi proseguita nel 1984 a New York presso radio Icn. A fine luglio, il nome di Bechis era circolato per la vicedirezione del Tg1 diretto da Augusto Minzolini. A quanto apprende l'ADNKRONOS, Bechis approderà a «Libero» alla fine di settembre con la qualifica di vicedirettore e farà parte, con Maurizio Belpietro e Mario Sechi, di un comitato di direzione presieduto dall'ex direttore di «Panorama». (Adnkronos)


°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°


IL SALUTO DI MARIO GIORDANO AI LETTORI DEL GIORNALE: MI DISPIACE LASCIARE




Milano, 21 agosto 2009. Mario Giordano saluta nel suo ultimo editoriale i lettori de 'Il Giornalè. «Con voi, cari lettori - scrive Giordano - ho sempre cercato di essere sincero, abbiamo condiviso gioie, dolori, preoccupazioni, tensioni, persino vicende personali. E quindi non posso, arrivati a questo punto, raccontarvi balle: lasciare il Giornale mi spiace. Avrei voluto restarci ancora un pò, un bel pò». «Avevo scelto di venire qui convinto - continua Giordano - che avrei potuto impostare un lavoro di lunga durata. Così non è stato, così non sarà. Da oggi lascio a Vittorio Feltri l'incarico di direttore che ho assunto l'11 ottobre del 2007 dalle mani di Maurizio Belpietro. Voglio che sappiate che non è dipeso da me. Non avrei voluto. Nella vita, però, ognuno di noi lo sa, ci sono cose che non dipendono dalla nostra volontà, e che bisogna accettare. Di buon grado. Magari cercando di leggere al loro interno tutti i segni possibili di positività». «A me da oggi - prosegue Giordano - spettano altri incarichi professionali, in parte nuovi in parte no, comunque avvincenti. A voi spetta un altro direttore, in parte nuovo in parte no, comunque vincente. Dunque, con la stessa sincerità di prima, vi devo dire che, seppur a malincuore, me ne vado comunque grato e soddisfatto: grato per l'esperienza che l'editore mi ha dato la possibilità di fare con assoluta libertà in questi (quasi) due anni, soddisfatto per ciò di cui andrò a occuparmi (le nuove iniziative news di Mediaset e la direzione di Studio Aperto). In più mi conforta pensare che questi (quasi) due anni di lavoro non sono passati invano: il Giornale che lascio - sottolinea - è un prodotto editoriale forte, robusto, pronto ad affrontare le sfide di una fase che non sarà certo semplice, partendo da una posizione di vantaggio rispetto ai suoi concorrenti». (Adnkronos)


 


Il Giornale del 21 agosto 2009.


Cari lettori, mi dispiace ma vi devo dire addio


 


di Mario Giordano


Mi dispiace. Con voi, cari lettori, ho sempre cercato di essere sincero, abbiamo condiviso gioie, dolori, preoccupazioni, tensioni, persino vicende personali (a proposito: grazie a tutti quelli - tantissimi - che hanno continuato a chiedermi notizie su mia figlia Alice e sulla sua scelta di andare un anno in America). E quindi non posso, arrivati a questo punto, raccontarvi balle: lasciare il Giornale mi spiace. Avrei voluto restarci ancora un po’, un bel po’.


Avevo scelto di venire qui convinto che avrei potuto impostare un lavoro di lunga durata. Così non è stato, così non sarà. Da oggi lascio a Vittorio Feltri l’incarico di direttore che ho assunto l’11 ottobre del 2007 dalle mani di Maurizio Belpietro. Voglio che sappiate che non è dipeso da me. Non avrei voluto. Nella vita, però, ognuno di noi lo sa, ci sono cose che non dipendono dalla nostra volontà, e che bisogna accettare. Di buon grado. Magari cercando di leggere al loro interno tutti i segni possibili di positività.


A me da oggi spettano altri incarichi professionali, in parte nuovi in parte no, comunque avvincenti. A voi spetta un altro direttore, in parte nuovo in parte no, comunque vincente. Dunque, con la stessa sincerità di prima, vi devo dire che, seppur a malincuore, me ne vado comunque grato e soddisfatto: grato per l’esperienza che l’editore mi ha dato la possibilità di fare con assoluta libertà in questi (quasi) due anni, soddisfatto per ciò di cui andrò a occuparmi (le nuove iniziative news di Mediaset e la direzione di Studio Aperto). In più mi conforta pensare che questi (quasi) due anni di lavoro non sono passati invano: il Giornale che lascio è un prodotto editoriale forte, robusto, pronto ad affrontare le sfide di una fase che non sarà certo semplice, partendo da una posizione di vantaggio rispetto ai suoi concorrenti.


Certo la situazione generale dei quotidiani è nota: il crollo della pubblicità, conseguente alla crisi mondiale, appesantisce i bilanci, il mercato dei prodotti «collegati» non tira più come una volta, tutti i giornali devono fare i conti con un futuro che inevitabilmente sarà diverso dal passato, e che quindi chiede radicali cambiamenti. Anche in questo però abbiamo precorso i tempi: il piano di risanamento avviato con l’amministratore delegato Andrea Favari (un grande professionista e un amico che, mi sia consentito, qualsiasi azienda editoriale vorrebbe avere in prima linea) ha dato e darà ancora i suoi frutti. E noto con una certa soddisfazione che i piani annunciati negli ultimi mesi dagli altri editori seguono nelle linee generali (riduzione dell’organico redazionale senza perdere in qualità, prepensionamenti accompagnati da inserimenti di giovani di talento, contenimento del numero delle pagine, contenimento del borderò, riduzione delle tirature «gonfiate», ecc.) quello che noi stiamo già facendo dall’ottobre 2007.


Per quanto riguarda i contenuti vi avevo promesso un giornale capace di recuperare nelle sue radici lo spirito per affrontare i nuovi tempi, e così abbiamo cercato di fare. Abbiamo provato a dare una sferzata di vitalità, uno slancio nuovo che pervadesse tutto il giornale, anche al di là della sezione strettamente politica o del titolone in prima, per darvi un quotidiano vivo e completo, con lo stesso spirito dalla prima all’ultima pagina, dalla cronaca allo sport, passando per l’economia, gli esteri, gli spettacoli e la cultura. Che si denunciasse il filosofo copione Galimberti o si rivelassero gli scandalosi sprechi dell’Università, che si facessero le interviste esclusive dello sport (per esempio quella in cui Moratti ha annunciato l’intenzione di cedere Ibrahimovic) o quelle dello spettacolo (per esempio quella in cui Benigni parlava per la prima volta della sua «religiosità») abbiamo cercato di dare una lettura «da Giornale» a tutta la realtà, convinti di dover parlare a voi lettori di tutti gli aspetti della nostra vita e non solo di quella che scorre dentro i palazzi.


°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°


FELTRI: “HO VOGLIA DI FAR TORNARE ''IL GIORNALE''  AI LIVELLI IN CUI L'HO LASCIATO”


Roma, 21 agosto 2009. E' con la voglia di far tornare "Il Giornale" ai livelli in cui lo lasciò che Vittorio Feltri torna oggi alla direzione del quotidiano di via Negri, edito da Paolo Berlusconi. Cosi', nel corso di un'intervista rilasciata al Gr Parlamento Rai, in cui ripercorre brevemente gli anni, dal '94 al '97, in cui subentro' a Indro Montanelli, portando il quotidiano da 130 a 250 mila copie vendute. "I giornali si fanno ogni giorno - sottolinea Feltri - molto dipende dal Padreterno e dalla fortuna, dalle notizie che valga la pena di commentare. Certo è - aggiunge - che i tempi sono diversi e la crisi dell'editoria si fa sentire: calo degli introiti pubblicitari, concorrenza di internet e dei giornali web, della tv e della radiofonia, hanno ridotto gli spazi". Ciò nonostante, e' sua convinzione che "i giornali non moriranno, ma dovranno adattarsi: riducendo gli organici, avvalendosi di collaboratori esperti nelle varie materie e, giacche' i fatti sono immediatamente conosciuti, dando la priorità prevalentemente all'orientamento sulle opinioni e sulla interpretazione dei fatti"."La sfida e' difficile - conclude Feltri - ma cercherò di dare subito un segno di cambiamento, andando comunque incontro ai gusti del pubblico, che e' poi quello che decreta il successo di un giornale". (adnkronos)


 


FELTRI. EDITORIALE: “Il GIORNALE” NON SARÀ FOGLIO del PDL


Milano, 21 agosto 2009. «Sono tornato per due motivi. Primo. Col cuore non me ne ero mai andato. Secondo. L'editore mi ha affidato un mandato stimolante: riportare Il Giornale a livelli diffusionali, e non solo, del passato. Non sarà facile ma oso provarci». È quanto ha scritto Vittorio Feltri, che torna alla direzione de Il Giornale di Milano, nell'editoriale in edicola domani. Feltri, ha già diretto il quotidiano fondato da Indro Montanelli dal 1994 al 1997. «A Libero - scrive - d'altronde avevo esaurito il mio compito: a nove anni dalla fondazione, quel quotidiano ha conquistato un posto importante; è in piena salute e ben condotto da una vecchia conoscenza degli amici del Giornale, Maurizio Belpietro. Per me non aveva più senso rimanere lì». Richiamato dall'editore de Il Giornale, Paolo Berlusconi, fratello del presidente del Consiglio, Feltri non nasconde che è tornato per «affrontare le battaglie che si annunciano in autunno alla ripresa dell'attività politica». Ma rimarca che «questo non è mai stato un foglio di partito e il Pdl si illude se pensa lo possa diventare. La Famiglia Berlusconi e gli altri azionisti da me si aspettano molto, tranne una cosa: che trasformi Il Giornale in un megafono di Berlusconi. Non sarei in grado. Mi manca la stoffa del cortigiano». E ancora: «Se sarà il caso, come sempre ha fatto, Il Giornale criticherà il capo del governo». Infine: «Un quotidiano d'opinione ha il dovere di fungere da cinghia di trasmissione tra la gente e i suoi rappresentanti politici, anzitutto il Cavaliere, l'unico che abbia avuto la forza e l'abilità di mandare in crisi la cosiddetta egemonia di sinistra».(ANSA).



AGNELLI E SILVIO, CHI E’ IL PECCATORE


Berlusocni è sttto lapidato dalla sinistra moralista per questioni private; il signor Fiat, sospettato d’aver sottratto quasi 2 miliardi al fisco, viene ancora santificato dai compagni e dalla stampa amica. FOSSE DIMOSTRATO CHE L’AVVOCATO AGNELLI NON ERA QUEL GRAN SIGNORE LODATO, IMITATO, INDICATO DA TUTTI QUALE MODELLO, MA UN FURFANTE, CI SAREBBE ALMENO DA CHIEDERSI PERCHÉ IN ITALIA I PROGRESSISTI CONSIDERANO MENO GRAVE RUBARE AL POPOLO CHE TOCCARE IL SEDERE A UNA RAGAZZA CUI VA A GENIO FARSELO TOCCARE”…


Vittorio Feltri per Il Giornale del 22/8/2009


Quando nel dicembre 1997 lasciai il Giornale (ereditato da Indro Montanelli) dopo quattro anni di direzione, assoggettandomi alla liturgia in voga nelle redazioni, scrissi un articolo di saluto intitolato: «Addio. Anzi, arrivederci». Ho mantenuto 1a parola e sono tornato.


Sono tornato per due motivi. Primo. Con il cuore non me ne ero mai andato. Secondo. L'editore mi ha affidato un mandato stimolante: riportare il Giornale ai livelli diffusionali, e non solo, del passato. Non sarà facile ma oso provarci.


Vittorio Feltri e Chicco Mentana - Copyright Pizzi


A Libero d'altronde avevo esaurito il mio compito: a nove anni dalla fondazione, quel quotidiano ha conquistato un posto importante nelle edicole; è in piena salute e ben condotto da una vecchia conoscenza degli amici del Giornale, Maurizio Belpietro. Per me non aveva più senso rimanere lì.


Mi sentivo sempre meno libero e desideravo uno strumento diverso e più potente per far udire la mia voce in un Paese ancora oppresso dal conformismo di sinistra (dominatore assoluto in oltre due terzi della stampa nazionale).


Nel momento in cui il Giornale mi si è offerto garantendomi non soltanto la libertà della quale ho bisogno per lavorare ma anche i mezzi allo scopo di metterla a frutto, non ho saputo resistere al piacere di riprendere la conversazione con i lettori che già furono miei e di Montanelli prima che cedesse a corteggiamenti progressisti.


Ed eccomi qui con la voglia di affrontare le battaglie che si annunciano in autunno alla ripresa dell'attività politica. Presumo sappiate da quale parte sto, la solita. Non sarei capace di essere diverso da come sono, insofferente a qualsiasi ordine di scuderia, disciplina, inquadramento ideologico. Questo non è mai stato un foglio di partito e il Pdl si illude se pensa lo possa diventare.


La famiglia Berlusconi e gli altri azionisti da me si aspettano molto tranne una cosa: che trasformi il Giornale in un megafono di Berlusconi. Non sarei in grado. Mi manca la stoffa del cortigiano, e forse proprio per questo sono stato richiamato a coprire l'incarico di direttore della storica testata i cui lettori non sono ultrà del centrodestra, ma cittadini meritevoli di rispetto, quindi di essere informati correttamente e confortati nelle loro opinioni.


Se sarà il caso, come sempre ha fatto, il Giornale criticherà il capo del governo e cercherà di aiutarlo girandogli i consigli che saranno giunti qui dal pubblico (cioè da voi) che ha fiducia in lui, ma non gli ha dato carta bianca. Un quotidiano d'opinione ha il dovere di intercettare gli umori dei lettori e di sintetizzarne il senso sulle proprie pagine. Questo faremo con l'intento di fungere da cinghia di trasmissione tra la gente e i suoi rappresentanti politici, anzitutto il Cavaliere, l'unico che abbia avuto la forza e l'abilità di mandare in crisi la cosiddetta egemonia di sinistra.


Fra qualche settimana l'opposizione, in mancanza di argomenti politici di spessore, ricomincerà a pescare nel torbido e a frugare nelle pattumiere del gossip. Non è un vaticinio. È una notizia. Le truppe corazzate di De Benedetti sono state mobilitate per la ripresa della pugna sul terreno ad esse più congeniale: il materasso.


Un tempo la sinistra canterina aveva uno slogan: fate l'amore e non la guerra. Ha cambiato idea: basta libertà sessuale, basta prediche in favore dei gay, del divorzio, dell'aborto, delle coppie aperte. Gli ex comunisti sono passati al moralismo (senza etica, aggiunge qualcuno), alla condanna di ogni licenziosità. Pur di attaccare il centrodestra e il suo leader i compagni fanno comunella con don Sciortino, manipolano l'Avvenire (organo dei vescovi), applaudono alle ramanzine dei parroci contro le escort.


I neopuritani laici ci riserveranno altre sorprese. Li attendiamo al varco. Intanto li osserviamo e costatiamo che non muovono un dito per deplorare quanto sta avvenendo sul fronte fiscale. Il defunto Avvocato Agnelli, secondo indiscrezioni, avrebbe esportato o costituito capitali all'estero sui quali non sarebbero state pagate le tasse. Vero, falso? Verificheremo.


È un fatto che se un simile sospetto gravasse sulla testa di Berlusconi, i giornali non si occuperebbero d'altro. Immaginate le dichiarazioni di Franceschini, D'Alema eccetera. Immaginate il putiferio televisivo. Immaginate le articolesse di D'Avanzo su la Repubblica. Immaginate lo sdegno de La Stampa.


Sugli Agnelli che si sarebbero fischiati un paio di miliardi d'euro, nulla. Giusto. Occorre indagare, processare, eventualmente condannare. Questo è lo stile che si impone. Perché invece lo stesso stile non si impone affatto sulle presunte birichinate del premier? Da notare che i soldi sottratti al fisco sono un danno allo Stato, ai cittadini che purtroppo per loro sono costretti a versare puntualmente denaro all'agenzia delle entrate.


Fosse dimostrato che l'Avvocato Agnelli non era quel gran signore lodato, imitato, indicato da tutti quale modello, ma un furfante, ci sarebbe almeno da chiedersi perché in Italia i progressisti considerano meno grave rubare al popolo che toccare il sedere a una ragazza cui va a genio farselo toccare.


Inoltre bisognerebbe spiegare ai compatrioti come sia possibile prelevare da aziende quotate in Borsa montagne di quattrini neri, portarli in Svizzera senza commettere il reato di falso in bilancio, cioè un furto agli azionisti.


È normale ricevere aiuti dallo Stato, rottamazioni e roba del genere, e per tutto ringraziamento frodare il fisco e spartirsi il bottino con gli eredi? Pare di sì. Normale o quantomeno veniale. Si può fare. Se viceversa vai a letto con una che ci sta vai dritto sul rogo. È la morale della sinistra.


Ne riparleremo.


P.S.: ringrazio l'editore Paolo Berlusconi per l'opportunità che mi ha dato, e il direttore che mi ha preceduto, l'amico Mario Giordano, che mi ha consegnato una redazione in forma e di alto profilo, la prova del buon lavoro da lui svolto. Infine, sono lieto che Mario Cervi, braccio destro di Montanelli, e mio successore nel 1997, rimanga con noi a lottare contro i conformisti d'ogni specie.


 


 


 


 


 


 


 


 


 





Sito aggiornato al 5 febbraio 2025
Già editore/proprietario/direttore: Franco Abruzzo (3.8.1939-12.4.2025) Per qualsiasi informazione rivolgersi a Vittoria Abruzzo vittoria.abruzzo@gmail.com
© Copyright 2003-2025 Franco Abruzzo, successori e rispettivi titolari - Tutti i diritti riservati
Provider-distributore: Aruba.it SpA (www.aruba.it) - piazza Garibaldi 8 / 52010 Soci (AR)