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www.repubblica.it
del 14 agosto 2009

CONTENUTI, VELOCITÀ,
MULTIMEDIALITÀ. MURDOCH
TORNA ALL'ASSALTO

Oggi, con l'editoria in crisi e la famiglia Murdoch divisa sull'asse ereditario (Rupert ha sei figli da tre mogli e a ognuno ha regalato 100 milioni di azioni) il tycoon sente di nuovo odore di svolta. "I giornali e i media avranno anche in futuro successi che non si immaginano - dice - l'importante è dare alla gente le notizie che cerca su tutti i mezzi disponibili". Il pianeta News Corp. - dicono gli analisti - è ben posizionato per cavalcare l'ennesima metamorfosi. Ci saranno nuove ferite, magari qualche cicatrice rimarrà pure sul corpo dello squalo. Murdoch continuerà a cambiare direttori e idee. Ma in fondo, come gli riconoscono i detrattori, se non fosse arrivato il suo gruppo, News of the world e The Sun (6 milioni di copie in due), con tutti i loro difetti, oggi sarebbero solo un ricordo nei manuali di storia del giornalismo.

Lo Squalo più ondivago e determinato del mondo, questa volta, non sa più che pesci pigliare. La recessione non c'entra. Anzi, la sua News Corp., con sei miliardi di liquidità in cassa, potrebbe approfittarne per riempirsi la pancia con qualche nuova preda a buon mercato. Rupert Murdoch, però - tra le polemiche inglesi sulle intercettazioni illegali dei suoi giornali e la guerra del telecomando e dell'Iva in Italia - ha lo stesso un diavolo per capello (non moltissimi a dire il vero). E come sempre in queste occasioni, il mondo dei media è con il fiato sospeso in attesa di capire come muoverà il suo esercito di tv, satelliti, giornali, cinema, libri e social network - 64mila persone in 100 paesi - per risolvere i suoi problemi. Una cosa è certa: la macchina perfetta dello squalo - un patchwork tecnologicamente e ideologicamente eterogeneo - è pronta a scendere in campo con una forza d'urto impressionante: News Corp. è un gigante da 32 miliardi di dollari di ricavi che ogni giorno - con un segnale televisivo, una trasmissione via satellite o una minuscola testata locale - raggiunge tre quarti del mondo in 30 lingue diverse.


Ci sono miti della carta stampata come The Times e Wall Street Journal e i topless di The Sun. Poi le tv - l'asiatica Star, l'americana Fox, BSkyB a Londra e Sky in Italia e Germania - gli studios (Twentieth Century Fox), l'editoria (Harper Collins) e My Space, la testa di ponte del gruppo nel mondo inesplorato di internet.


Tanti mezzi, un solo obiettivo: "Creare contenuti che la gente sia interessata a comperare", predica Murdoch. E talvolta, sussurrano i nemici, fare da megafono alle campagne del suo editore. La filosofia del pescecane, del resto, è senza sfumature: "Mi considero un libertario - sintetizza - Voglio più responsabilità individuale possibile, meno Stato e meno regole possibili". Un mondo dove gli squali, va da sé, la fanno da padroni. E il giornali e le tv? "Devono avere idee forti e chiare per suscitare dibattito", è il suo verbo. Tanto le idee, se serve, si possono sempre cambiare.


La linea editoriale di News Corp, in effetti, non è mai stata un esempio di coerenza. E un bel pezzo dell'impero è stato spesso utilizzato come un juke-box per gli interessi di Rupert. È successo in Australia con la sponsorizzazione a mezzo stampa del laburista Gough Withlam, fatto eleggere a premier e poi scaricato e spinto alle dimissioni. Un copione replicato in Gran Bretagna, dove le testate del gruppo hanno sostenuto prima il liberismo di Margaret Thatcher e poi il riformismo di Tony Blair. L'inversione a "U" più acrobatica è arrivata però negli Usa dove Murdoch e i suoi network sono passati in scioltezza dal tifo da curva per George W. Bush alla conversione al new deal di Obama.


L'impero di Murdoch del resto ha avuto un successo straordinario anche per la determinazione con cui ha combattuto le battaglie per la sopravvivenza. "Non si può rimanere sulla cresta dell'onda per 30 anni senza lasciare qua e là qualche ferita", ammette il numero uno. Le prime, nel suo caso, risalgono al '53 quando gli editori dell'Adelaide Advertiser, concorrenti del quotidiano che il piccolo pescecane aveva ereditato dal padre, scrissero alla mamma del 22enne Rupert. "Dicevano che se non gli avessimo venduto il giornale saremmo finiti gambe all'aria", ricorda Murdoch. Lui prese la lettera e la pubblicò in prima pagina del suo giornale. E dopo pochi anni a gambe all'aria sono finiti i rivali.


Stessa sorte è toccata ai sindacati inglesi di Fleet Street, che si opponevano alle innovazioni (giornale elettronico, lavoro più flessibile) chieste da News Corp a metà anni '80. Murdoch fece costruire un nuovo stabilimento a Wapping, lungo i Dock del Tamigi e un giorno, dalla sera alla mattina, sposto lì la lavorazione dei suoi giornali. Dopo mesi di assedi, scontri con la polizia, feriti (senza perdere un numero in edicola) la linea del pescecane - va da sé - è passata. Cambiando per sempre la storia della carta stampata inglese.


Oggi, con l'editoria in crisi e la famiglia Murdoch divisa sull'asse ereditario (Rupert ha sei figli da tre mogli e a ognuno ha regalato 100 milioni di azioni) il tycoon sente di nuovo odore di svolta. "I giornali e i media avranno anche in futuro successi che non si immaginano - dice - l'importante è dare alla gente le notizie che cerca su tutti i mezzi disponibili". Il pianeta News Corp. - dicono gli analisti - è ben posizionato per cavalcare l'ennesima metamorfosi. Ci saranno nuove ferite, magari qualche cicatrice rimarrà pure sul corpo dello squalo. Murdoch continuerà a cambiare direttori e idee. Ma in fondo, come gli riconoscono i detrattori, se non fosse arrivato il suo gruppo, News of the world e The Sun (6 milioni di copie in due), con tutti i loro difetti, oggi sarebbero solo un ricordo nei manuali di storia del giornalismo.


Lui, da parte sua, non ha alcuna intenzione di farsi da parte. La City di Londra, tre settimane fa, è caduta in adorazione di uno stagista 15enne di Morgan Stanley che ha svelato a banchieri pagati milioni di sterline all'anno che ai ragazzi d'oggi di Twitter non importa niente. Concetto che il vecchio Murdoch aveva espresso senza troppe fanfare una settimana prima. Il futuro dei media è in mano ai giovani. Ma a guidarne la trasformazione, 20 anni dopo la rivoluzione di Wapping, sarà ancora uno squalo di 78 anni.


 





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