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Ansa. Fnsi: sciopero per possibile piano di crisi spia di un allarme rosso che chiama editori e istituzioni alle loro responsabilità
Le vertenze in corso sono ormai decine, alcune già sotto complesso e teso esame al Ministero del lavoro (Messaggero), altre all’origine di uno stallo pesante (Tuttosport, DNews), altre (Eco di Bergamo,Mondatori, Corriere della Sera, Rcs) in fase di analisi avanzata a livello aziendale.
Roma, 10 agosto 2009. Lo sciopero di due giorni, ieri e l’altro ieri, dei giornalisti dell’Ansa deve diventare motivo di vivo allarme non solo per tuta la categoria ma anche per le istituzioni chiamate ad assicurare interventi pubblici secondo codici chiari per tutti e a realizzare le condizioni essenziali di un sistema dell’informazione italiana plurale e competitivo. Immaginare, com’è stato prospettato ai colleghi, un piano con una settantina di giornalisti dopo aver appena chiuso un precedente programma di esodi per una quarantina di unità, merita un’attenzione da allarme rosso, anche perché non può essere assorbito come “normale” operazione di efficienza amministrativa. Lo sciopero dei colleghi dell’Agenzia Ansa, ai quali cui va la solidarietà e il sostegno della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, deve servire ad accendere i riflettori sulla funzione dell’informazione primaria e, nel caso specifico, dell’Ansa, antenna di riferimento del sistema italiano nel Paese e nel mondo. Gli editori dei giornali, che ne sono i soci e che in questi mesi stanno proponendo più di un caso di ridimensionamento delle loro redazioni, non possono immaginare una ripresa impoverendo anche una delle fonti essenziali dell’informazione trattata o ripresa dalle loro testate. Serve un sforzo diretto dei soci dell’Ansa, che invece paiono sottrarsi ai loro obblighi e serve una chiara politica dello Stato per l’editoria, che non lasci il sistema agenzie “appeso” alle finanziarie annuali per i contributi e alla perenne incertezza sui contratti di servizio troppo esposti alla “sensibilità” del potere di turno. La volontà di confronto su un piano di esubero appena annunciata dai vertici dell’Ansa al Comitato d redazione, che ha subito manifestato con lo sciopero la sua protesta e il suo sconcerto, non può partire da cinici calcoli di una contabilità compressa in origine (abbonamenti, per esempio) dai soggetti della società più ancora di quanto non influisca la crisi generale dell’economia. E va ricordato ancora una volta che non c’è una via “anagrafica” al risparmio aziendale, per cui tutti coloro che hanno un’età compresa nella fascia (da 58 anni in su) prevista dalla legge per la concessione dei pensionamenti anticipati per riorganizzazione in caso di crisi, automaticamente va considerato “esubero” o “eccedenza”. Anche su questo è richiesto siano accesi i fari da parte delle autorità vigilanti, cui compete la classificazione e, in ultima analisi, il riconoscimento meno delle condizioni di ammissione agli ammortizzatori sociali. Le vertenze in corso sono ormai decine, alcune già sotto complesso e teso esame al Ministero del lavoro (Messaggero), altre all’origine di uno stallo pesante (Tuttosport, DNews), altre (Eco di Bergamo,Mondatori, Corriere della Sera, Rcs) in fase di analisi avanzata a livello aziendale. La disponibilità al dialogo manifestata dai dirigenti dell’Ansa non cancella la negatività e i rischi dell’annuncio dei tagli agli organici giornalistici. La Fnsi sta al fianco dei colleghi e, senza posizioni preconcette, valuterà con loro ogni situazione secondo criteri di compatibilità con le missioni editoriali e i diritti dei giornalisti. Le negatività dovranno essere chiaramente accertate e, soprattutto, dovranno prioritariamente essere valutati gli obblighi d’impresa di ciascuno editore, senza che mascheramento alcuno per coprire piani di fuga dalle loro responsabilità
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