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Il presidente della “cassa” illustra in sintesi la relazione presentata al CdA il 23 luglio scorso
Casagit, l’autunno che vorrei
“Nella mia relazione c’era, -scrive Cerrato - una premessa: la campagna elettorale è finita, proviamo a ragionare insieme uscendo dalle logiche di casacca o corrente, ridicole per il momento che la categoria sta attraversando, minime d’impatto per i colleghi che ci chiedono di mantenere vivo uno strumento di tutela della loro salute e del loro reddito. Le idee buone non devono avere padri o madri nobili. Sia però chiaro da subito: se questa via dovesse risultare difficile da percorrere si tornerà ad un chiaro confronto tra una maggioranza e un’opposizione”. “Il presidente si è auto-ridotto il compenso proponendolo al Cda e l’ha fatto in quanto intende mantenere un pur piccolo ruolo professionale, almeno fino a quando sarà possibile”. 500 colleghi con un reddito medio di 113 mila euro lordi presto in pensione: questo fatto determinerà meno contributi forse fino a 600-700mila euro annui. Con il commissariamento della Sanità in diverse regioni, il rischio di trovarci di fronte ad un aumento consistente della spesa è concreto.
di Daniele Cerrato – Presidente Casagit
I francesi e i loro proverbi, Dio li benedica per il “tu pas tu cas tu se remplace”, tutto passa, cade o cambia e torna come prima. Quello che dobbiamo fare in Casagit è un po’ diverso. Il passato era quello di una categoria ricca, senza scossoni in vista, con una tradizione di peso politico (e contrattuale) forte. Non credo proprio si possa tornare velocemente a quell’epoca d’oro; tanto vale attrezzarci con il massimo della consapevolezza. Nei prossimi mesi, l’arco temporale completo è un anno, circa 500 colleghi con un reddito medio di 113 mila euro lordi andranno in pensione per effetto degli stati di crisi proclamati nelle ultime settimane. Saranno sostituiti in una misura molto bassa, difficile oggi dire se sarà il 15 o il 20% il mosaico è ancora in composizione ma questo determinerà, anche per la Casagit, meno contributi, forse fino a 600-700mila euro annui. Questi sono alcuni dati e stime che ho presentato ai Consiglieri d’Amministrazione il 23 luglio in apertura del Cda. Un'altra buca su un terreno già di per sé accidentato ma, in fondo, saremmo stati ingenui a non aspettarcelo. Dopo la sigla del Contratto Nazionale era evidente ritrovarsi a fare altri conti con gli editori e comunque proprio lo strumento contrattuale prevedeva questo scenario corresponsabilizzando economicamente le aziende editoriali che denunciano uno stato di crisi, a tutela principalmente delle nostre pensioni. Ma negli ultimi giorni un’altra notizia ci riguarda, questa volta sul fronte nostro, Casagit. Il commissariamento della Sanità in regioni come Campania e Basilicata, ma anche una prima lista di altre regioni considerate al limite della sopportazione economica della spesa per il capitolo salute, dice che potremmo trovarci presto di fronte a cambiamenti importanti. Un primo segnale è già arrivato nelle tasche dei colleghi del Lazio: la decisione di aumentare di fatto del 10% le tariffe a carico degli assistiti del Servizio Sanitario Nazionale che scelgono il regime di intramoenia, cioè prestazioni effettuate in ospedali pubblici o in ambulatori extra ospedalieri da medici che hanno scelto questa formula al posto della libera professione. Per ora l’impatto sulle nostre casse è limitato e il Cda ha scelto di farsi carico, nelle sole strutture convenzionate e fino ad ottobre, di questo onere aggiuntivo. E’ evidente che immaginando un’estensione della misura adottata nel Lazio a più regioni il rischio di trovarci di fronte ad un aumento consistente della spesa è concreto. E’ uno dei temi su cui iniziare a ragionare da settembre per arrivare ad una nuova definizione dello “strumento” Casagit che deve tenere conto di tutto quello che accade nel mercato del lavoro dei giornalisti italiani, nelle nostre tasche e, più in generale, nella sanità del paese. Questo ed altri “titoli” c’erano, il 23 luglio scorso, nella mia relazione introduttiva. C’era però una premessa: la campagna elettorale è finita, proviamo a ragionare insieme uscendo dalle logiche di casacca o corrente, ridicole per il momento che la categoria sta attraversando, minime d’impatto per i colleghi che ci chiedono di mantenere vivo uno strumento di tutela della loro salute e del loro reddito. Puntiamo, insomma, al bene della Cassa, alla sua efficienza e a solide garanzie per il futuro. La relazione portata in Cda metteva sul tavolo spunti per riflessioni e misure su temi che (si può dire in tempi non sospetti) avevo già esposto nel precedente Cda e anche in una newsletter delle ultime settimane di maggio. Le idee buone non devono avere padri o madri nobili – lo so – semmai gambe forti su cui camminare, di certo non possono però nemmeno ottenere adozioni d’accatto. Così mi corre l’obbligo di chiarire, a compendio di un pezzo che leggo dal tuo sito, caro Franco, ad esempio che le deleghe operative per i “rappresentanti dell’opposizione” come vengono definiti, sono di peso e rilievo nella vita della Cassa, altroché senza troppe penalizzazioni. Il presidente si è auto-ridotto il compenso proponendolo al Cda e l’ha fatto in quanto intende mantenere un pur piccolo ruolo professionale, almeno fino a quando sarà possibile. L’autista in Casagit non c’è mai stato, c’è un impiegato con altre mansioni tra cui anche quella di autista; quanto al suo pensionamento deciderà più lui che altri. Sul censimento e le “strette” sui rimborsi dei farmaci va detto che si tratterà di verificare se ad oggi tutti i familiari iscritti come “a carico” siano effettivamente ancora nella condizioni di reddito per godere di questa possibilità. Sui farmaci invece viene ribadita l’applicazione dei criteri esistenti, ma in forma rigorosa: quindi servono ricetta, fustelle e scontrino in originale per avere un rimborso. La lista delle puntualizzazioni potrebbe essere anche più lunga, su dettagli noiosi e antipatici, ma visto che siamo tra persone serie proviamo a guardare avanti. L’autunno che vorrei non è la stagione di chi continua a far campagna elettorale fuori tempo e fuori luogo ma la stagione di un lavoro comune su cui impegnarci. Sia però chiaro da subito: se questa via dovesse risultare difficile da percorrere si tornerà ad un chiaro confronto tra una maggioranza e un’opposizione. Vorrei, per i mesi a venire, ritrovassimo il massimo di lucidità decisionale condividendo, con quanti più colleghi possibile, le decisioni da prendere. Meglio se a dettarle sarà il senso comune di una categoria capace di darsi compattezza proprio perché “sotto botta”. Con questo chiudo e ti faccio i migliori auguri per i tuoi settant’anni spesi bene al servizio della categoria con un ringraziamento per gli stimoli e i pungoli che, sul tuo sito, non mancano davvero mai. Auguri.
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