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Compensi dei giornalisti
veneti freelance:
interrogazione a risposta
immediata alla Giunta
regionale perché intervenga
a far si che il loro lavoro
sia retribuito in modo dignitoso

Venezia, 24/07/2009. Con un'interrogazione "a risposta immediata" bipartisan, primo firmatario Flavio Frasson (UDC), i consiglieri regionali si rivolgono alla Giunta per sapere "se intende intervenire per tutelare dei giornalisti-collaboratori e freelance delle testate giornalistiche del Veneto facendo sì che il loro lavoro venga retribuito in maniera dignitosa". E' un intervento necessario e urgente - affermano i sedici consiglieri che hanno sottoscritto l'interrogazione - visto che dal 1° luglio alcuni quotidiani veneti hanno annunciato che intendono ribassare ulteriormente i compensi dei  numerosi giornalisti-collaboratori, già ridotte nei mesi scorsi e di "pagare" 3 euro per un articolo entro le 1000 battute, 6 euro se il pezzo rientra nelle 2.000 battute, e 19 euro se va oltre le 3.000: ma se il suddetto articolo dovesse "fermarsi" a quota 3.000, il compenso sarà di 12 euro lordi."Forse l'opinione pubblica non sa - si legge ancora nell'interrogazione - che un "pezzo" di 3.000 battute, correlato da due foto, può anche arrivare a coprire mezza pagina; per raccogliere le informazioni per l'articolo il freelance deve usare quasi sempre i propri mezzi: automobile, motorino, cellulare, internet, ovviamente a proprie spese. Per scrivere 3.000 battute può tranquillamente perdere due ore o anche più, e che per tutto questo il collaboratore riceverà un compenso di ben 12 euro lordi (da cui vanno detratte le tasse, i  contributi, le spese". "Pagare, si fa per dire, i collaboratori con 5-10, al massimo 20 euro lordi ad articolo - concludono i consiglieri - è una pratica non solo diffusa, ma anche considerata "un normale prezzo di mercato" da troppi editori, grandi e piccoli. A tale situazione si è poi aggiunta in questi mesi la corsa al ribasso dei compensi, che sta ora diventando un'inquietante consuetudine anche per altre testate. Fare finta di niente davanti a tutto ciò significa sostenere di fatto lo sfruttamento di centinaia di collaboratori, giovani e meno giovani, che con il loro costante lavoro, riempiono le pagine dei nostri quotidiani e forniscono ogni giorno servizi alle televisioni e alle radio private". (Arv)


 





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