Caro Franco Abruzzo, leggo sul tuo sito una serie di cose meritevoli di una premessa e di varie precisazioni.
Premessa. Si dice spesso che i giornalisti siano ignoranti informati; in questo caso sono anche disinformati.
Precisazioni.
Primo. Non è vero che due vicedirettori nell’ultimo anno abbiamo lasciato Libero. Renato Farina non è più in organico (come tu ben sai perché all’epoca eri presidente dell’Ordine) da tre anni in seguito alle note vicende. Oscar Giannino invece, dopo l’immissione di Libero Mercato nel giornale-madre, esaurite le ferie e recuperate le corte non godute, non si è presentato in redazione, pertanto è da considerare dimesso da un dorso che non c’è.
Secondo. E’ vero che sei giornalisti con contratto a termine non lavorano più qui. Segnalo che i contratti a termine sono definiti così proprio perché hanno la caratteristica di terminare. Dov’è il problema?
Terzo. Non è vero che la giornalista addetta all’edizione web non sia stata rimpiazzata nel settore da cui proveniva.
Quarto. E’ vero che sei giornaliste sono in maternità o in procinto di andarvi, ed è vero che i colleghi spesso si ammalano come si ammala chiunque appartenga al genere umano. Ma non è assolutamente vero che l’organico sia in sofferenza perché i redattori di Libero Mercato, chiuso il fascicolo, non sono stati licenziati bensì assorbiti da Libero generalista senza che la foliazione di questo sia stata aumentata, sicché il saldo fra i giornalisti presenti e i giornalisti assenti per maternità e/o malattia è comunque positivo.
Quinto. Non è vero che la sezione politica sia affidata soltanto a tre redattori. Ai quali vanno aggiunti tre inviati (redazionalizzati), due redattori capo, un vicedirettore operativo e l’intero ufficio di corrispondenza dalla Capitale.
Sesto. Vero che nei prossimi mesi scadranno altri tre contratti a termine per i quali vale il discorso fatto al punto secondo. Per definizione – ripeto – i contratti a termine terminano, e se non terminanassero non sarebbero a termine.
In conclusione. La mozione del Cdr (sindacato) è stata respinta perché non basata su elementi di verità. A Libero il contratto nazionale, liberamente sottoscritto dalla categoria oltre che dagli editori, è sempre stato rispettato. E, a differenza di altre testate, la nostra non ha avviato procedure per ottenere lo stato di crisi in quanto, checché ne dica il Cdr, è stata fin qui ben gestita. Parlare dunque di ultimatum è improprio.
Vittorio Feltri - direttore di Libero
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Testo in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=4038
Ultimatum unanime
della redazione di
“Libero” all’editore:
“Entro venerdì 10 luglio
l’azienda chiarisca
se intende coprire i buchi
di organico. Intanto presenti
il bilancio 2008 e fornisca
un piano industriale chiaro
e definito che illustri
le prospettive del giornale”.
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