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Stampa

Disoccupati: chiarezza sui numeri,
fare formazione con i soldi
versati dagli editori all’Inpgi,
ripescare la “legge Santerini”
(forti incentivi alle testate
che assumono i “senzalavoro”).


di Franco Abruzzo/presidente OgL


Nessuno è padrone dei numeri veri sull’occupazione giornalistica. Cominciamo con il dire che  si possono definire disoccupati soltanto i giornalisti professionisti rimasti senza lavoro (art. 4 Cnlg). Esiste anche un elenco di  praticanti giornalisti  “il cui rapporto di praticantato sia stato interrotto a seguito di risoluzione del rapporto con aziende editrici di quotidiani, periodici o agenzie di informazioni quotidiane per la stampa”.  Tanti giornalisti esercitano la professioni in uffici stampa ed in uffici di comunicazione inquadrati con contratto di dirigente. Quando partì l’Inpgi privatizzato, alcuni (pochi) optarono per l’Inps. Quanti sono i giornalisti professionisti, regolarmente iscritti anche all’Inpgi, che oggi esercitano altre professioni? Fatta questa premessa, i dati, citati da Guido Besana, meritano attenzione e rispetto.


Scrive Besana: “Dai dati del bilancio Inpgi risultano invece, per il 2005, 1465 colleghi cui è stato erogato il trattamento di disoccupazione e 98 cassintegrati. Totale 1563. Con i 777 che calcoli tu, se fossero disoccupati, si arriva quindi a 2.340. Ma anche senza siamo a cifre diverse dalle tue. E non venirci a dire che i pubblicisti non contano, per favore. Contano eccome, e spesso sono i più deboli. A meno che tu sia rimasto al vecchio concetto tradizionale del pubblicismo, quello dei farmacisti e degli avvocati. Però quel concetto lo hai demolito proprio tu, in questi lustri da Presidente dell'Ordine lombardo, attuando una politica di riconoscimento a tutto campo e a 360 gradi dell'attività giornalistica, proprio attraverso il massiccio ricorso alle iscrizioni di pubblicisti”. Ringrazio Besana per quello che scrive sui pubblicisti: la mia presidenza (dal 15  maggio 1989) è caratterizzata anche da una “sanatoria”  che ha dato dignità ai pubblicisti redattori di fatto oppure praticanti free lance nonché respiro alle casse dell’Inpgi: la mia politica ha incrementato il numero degli iscritti all’Inpgi di almeno 2.500 unità (soltanto in Lombardia).  In questo momento i consiglieri Urp dell’OgL Letizia Gonzales e Laura Mulassano hanno sotto esame appena 5 domande di iscrizione d’ufficio al Registro. Devo ritenere sul rovescio che in Lombardia non esistono pubblicisti  “abusivi” o “in nero”.


Rivendico di aver “inventato” giuridicamente (nel 1967) la figura del praticante-redattore di fatto (io sono il primo nella storia dell’Ordine e sono un ex pubblicista) e nel 1989 la figura del  “praticante free lance” (accettata dall’Ordine nazionale soltanto negli ultimi tre anni).


Come presidente dell’Afg “Tobagi” e con l’aiuto dell’assessore regionale Michele Colucci (psi) ho dato vita, nella sede dell’Ifg (era il 1991!), ai primi corsi di aggiornamento dei giornalisti disoccupati.


A color che mi criticano (legittimamente) ricordo:


 a)            che ho sostenuto da solo una dura battaglia per convincere, ma ho perso, Fnsi e Inpgi a investire in formazione i quattrini che l’Inpgi riceve dagli editori  (in base alla legge 338/2000) per far formazione. Il Fondo per la Formazione (che dovrebbe attuare l’articolo 45 del Cnlg) è riumasto sulla carta e nell’archivio elettronico del portale dell’Ordine (www.odg.mi.it).


b)            che ho cercato di convincere inutilmente i colleghi disoccupati a battersi con durezza al fine di  ripescare “la legge Santerini” di 10 anni fa: sconti previdenziali agli editori che assumono giornalisti senza posto. Il Consiglio di amministrazione dell’Inpgi ha al riguardo  intenzioni buone, che dovrebbero concretizzarsi presto.


 Insisto: i colleghi senza lavoro devono battersi per ricevere formazione e incentivi.  Chiederò al Consiglio dell’Ordine di Milano di finanziare, con uno stanziamento di 50/60mila euro, almeno tre corsi di aggiornamento nell’anno 2006/2007 dell’Ifg De Martino.


Ho usato un linguaggio crudo. E’ vero che nel Cnlg c’è l’articolo 36 con la figura del redattore pubblicista. Non mi va di illudere i pubblicisti: gli editori non assumono  come redattore chi è pubblicista (è tale perché ha scritto 40-60 articoli in due anni). Gli editori danno la preferenza ai praticanti delle Scuole: costano di meno e hanno dimestichezza con il lavoro redazionale. Questa è la realtà. Invito i pubblicisti (che possono aspirare al tirocinio come praticanti) a non farsi prendere in giro dalla promesse  sindacali e dall’Inpgi/2 (che promette la pensione ai free lance). I pubblicisti contrattualizzati sono per lo più redattori grafici, corrispondenti (art. 12 Cnlg), collaboratori fissi (art. 2 Cnlg) e redattori part-time nelle redazioni centrali, decentrate e negli uffici di corrispondenza. Esistono  eccezioni anche di grande livello, poche ma significative.  Per lo più sono persone che, per ragioni di età, non intendono sostenere l’esame di   Stato. In questa pattuglia figurano anche seguaci di Marco Pannella  “nemico storico”  dell’Ordine dei Giornalisti. Per oggi, basta.


 


Milano, 21 giugno 2006


 





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