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DEONTOLOGIA.
L’Ordine della Toscana:
FRANCO CARRASSI
SOSPESO PER 12 MESI

“Si era posto al servizio non del giornale e dei lettori ma alla mercè degli interessi di un privato per un tornaconto anche proprio e personale”, attuando «un vero e proprio tradimento della funzione più caratteristica della professione giornalistica e delle elevate, connaturate e irrinunciabili finalità della stessa». CARRASSI: VERSO DI ME ESECUZIONE SOMMARIA

Firenze, 9 luglio 2009. Il Consiglio dell'Ordine dei giornalisti della Toscana ha condannato, con decisione unanime, Franco (Francesco) Carrassi, ex direttore della Nazione, alla sanzione di 12 mesi di sospensione dall'esercizio della professione. Il procedimento era stato aperto lo scorso 26 febbraio, dopo la pubblicazione sulla stampa di brani di intercettazioni telefoniche della Procura fiorentina che sta indagando sulla trasformazione urbanistica dell'area di Castello, di proprietà Fondiaria-Sai. Carrassi era accusato «nella sua qualità di direttore del quotidiano 'La Nazione, di avere violato i doveri di cui all'art. 2 della legge n. 69/1963, così come individuati dalla 'Carta dei doveri del giornalistà dell'8 luglio 1993, condizionando la propria attività direzionale e la funzione giornalistica agli interessi personali e a quelli del gruppo imprenditoriale con il quale era in contatto (Sai-Fondiaria). Carrassi aveva redatto e pubblicato un editoriale ispirato ai voleri e agli interessi del predetto gruppo e aveva dimostrato disponibilità ad assecondare gli interessi di quest'ultimo, ottenendo in cambio il beneficio di un soggiorno vacanza in un villaggio turistico della Sardegna o la promessa di un soggiorno vacanza dello stesso tipo per la stagione a venire. Aveva poi sollecitato un esponente del gruppo a far sì che al più presto gli venisse dato l'incarico di direttore delle relazioni esterne del gruppo imprenditoriale medesimo. Questi atteggiamenti secondo l'accusa, compromettono il rapporto fiduciario tra il giornale e i lettori, il prestigio e la credibilità del quotidiano La Nazione, quella, più in generale, della stampa nonchè la dirittura professionale dei giornalisti de La Nazione».


Nelle motivazioni della delibera, depositate in questi giorni, si legge che «non c' è telefonata in cui il direttore non chieda a che punto è la pratica sulle sue aspirazioni personali». «Emerge chiaramente - secondo il Consiglio dell'Ordine - che Carrassi, nella qualità di direttore de La Nazione, si è posto al servizio non del giornale e dei lettori ma alla mercè degli interessi di un privato per un tornaconto anche proprio e personale», attuando «un vero e proprio tradimento della funzione più caratteristica della professione giornalistica e delle elevate, connaturate e irrinunciabili finalità della stessa». La delibera ricorda che la Carta dei doveri del giornalista sottolinea che «la responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra», che «il giornalista accetta indicazioni e direttive soltanto dalle gerarchie redazionali della sua testata» e «rifiuta pagamenti, rimborsi spese, elargizioni, vacanze gratuite, trasferte, inviti a viaggi, regali, facilitazioni o prebende, da privati o enti pubblici, che possano condizionare il suo lavoro e l'attività redazionale o ledere la sua credibilità e dignità professionale». (ANSA).


CARRASSI: VERSO DI ME ESECUZIONE SOMMARIA


Firenze, 9 luglio 2009. «Leggo sulle agenzie di stampa la notizia relativa alla mia sospensione per 12 mesi dall'albo dei giornalisti a causa di un episodio relativo ad una vicenda assolutamente insignificante». Così l' ex direttore della Nazione, Francesco Carrassi commenta il provvedimento disciplinare emesso a suo carico dall' Ordine dei giornalisti della Toscana. «L' Ordine della Toscana ha provveduto alla mia esecuzione sommaria senza, per altro, rispettare le stesse norme interne al procedimento disciplinare che vietano la diffusione della decisione sino al giudicato finale. Altri iscritti all' Ordine, in occasioni analoghe hanno commentato provvedimenti di questa natura con il più classico 'chi se ne frega. Poichè, però, questo non è il mio stile nè la mia intenzione, annuncio sin d'ora che ho dato mandato al mio legale, avvocato Giuseppe Benedetto, di proporre ricorso al Consiglio nazionale dell'ordine dei giornalisti per porre riparo a quello che considero un'infamia, oltre che un obbrobrio per il diritto e per la stessa deontologia professionale. Ribadisco la mia totale estraneità ai fatti contestati per i quali gli unici procedimenti penali che mi riguardano sono quelli che mi vedono parte lesa». (ANSA).



 





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