Roma, 15 giugno 2009. Una transazione estera che potrebbe mettere il reporter sardo Antonello Zappadu, 51 anni, al riparo da qualsiasi azione giudiziaria, ma gli accertamenti sulla societa' sono appena agli inizi. Gli analisti dei servizi segreti di almeno cinque paesi sono da qualche giorno a caccia di maggiori notizie, perché ritengono che dietro l'intera vicenda potrebbero nascondersi come in una "matriosca" iniziative non prive di interesse politico-spionistico. L'attenzione in questo momento è concentrata su Madrid e Bogota'. In Colombia vivono infatti la giovane moglie e i due figli di Zappadu. Ma in Colombia, seppure sulla identità delle societa' anonime sia praticamente impossibile saperne di piu', della Ecoprensa nessuno sa nulla, nessuna sede, nessun indirizzo. Se ne sono occupati recentemente anche i media locali, El Pai's di Cali dove vivono la moglie e i due figli
di Zappadu, e El Tiempo di Bogota' ma senza alcun risultato. Oscar Escamilla, un giornalista colombiano fra i piu' informati, al VELINO ha confermato: "Ho fatto molte verifiche, soprattutto negli ambienti dei fotografi che hanno rapporti con agenzie e societa' locali e straniere, ho parlato anche con il capo ufficio stampa di El País de Cali, citta' dove si suppone che viva la moglie di Zappadu, ma nessuno lo conosce e ha avuto rapporti con l'agenzia Ecoprensa. Né è tanto meno - aggiunge Escamilla – la societa' appare sugli elenchi telefonici di Bogotá o di Cali". Anche la societa' Prisacom di Madrid che edita El Pais spagnolo, il quotidiano che per primao ha pubblicato le foto di Villa Certosa nonostante il sequestro disposto dalla magistratura romana, poco o nulle dice di sapere di Ecoprensa Colombia, la societa' dalla quale avrebbe acquistato le foto e che distribuisce anche gratuitamente, a chi ne fa richiesta. La questione sara' anche oggetto di analisi e discussione al Comitato parlamentare per l'informazione e la sicurezza della Repubblica. Con ogni probabilita' verranno sentiti dai parlamentari anche il predecessore al Dipartimento per l'informazione e la sicurezza di Gianni De Gennaro, il generale Giuseppe Cucchi, il questore di Sassari e il comandante provinciale dei carabinieri. Cucchi, l'ex direttore del Cesis (con la riforma dei servizi segreti Dis), insediato da Romano Prodi, era il responsabile fino al giugno dello scorso
anno della sicurezza del presidente del Consiglio. Il questore di Sassari e il comandante provinciale dei carabinieri sono, invece, i responsabili della sicurezza esterna di Villa Certosa. Contemporaneamente il Copasir sta analizzando la questione legata al presunto utilizzo improprio dei voli di Stato da parte della presidenza del Consiglio. L'Agenzia per la sicurezza estera (Aise) ha gia' fatto sapere al presidente del Copasir Francesco Rutelli di non avere alcuna competenza sulle modalita' di utilizzazione da parte di esponenti che non siano strettamente collegati ai servizi segreti
degli aerei della societa' Cai, che qualche giornale nei giorni scorsi ha tirato in ballo a proposito degli aerei che sarebbero stati utilizzati dalla presidenza del Consiglio per trasferimenti di ospiti o personalita' straniere. D'altro canto, fanno rilevare anche al Cai, le regole su chi e quando puo' utilizzare i suoi aerei sono dettagliatamente "normate" e difficilmente aggirabili. Il Copasir dovra' decidere, dopo aver ascoltato i vertici di Aise, Bruno Branciforte e dell'Aisi, Giorgio Piccirillo, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta se allargare la propria "indagine" anche al 31esimo stormo dell'Aeronautica militare e ad alcune societa' private che forniscono servizi aerei alle istituzioni. Proprio quello che stanno facendo anche i magistrati della procura della Repubblica di Roma che hanno contestato al premier, come atto dovuto, l'abuso d'ufficio, sul quale decidera' infine il Tribunale dei ministri. (Velino)
BERLUSCONI. GHEDINI CHIEDE SEQUESTRO FOTO VILLA CERTOSA.
Roma, 15 giugno 2009. Nuovo esposto dell'avvocato Niccolò Ghedini, legale di Silvio Berlusconi, per ottenere il sequestro delle 5.000 fotografie che il reporter Antonello Zappadu avrebbe scattato dal 2006 al 2009. Ghedini chiede il sequestro denunciando la violazione della privacy e sostenendo che le fotografie scattate nell'arco di tre anni violano chiaramente la vita privata di Berlusconi. Sull'esposto dovrà ora prendere una decisione il magistrato e, primo atto, dovrebbe essere quello di riconoscere la competenza della Procura della Repubblica di Tempio Pausania alla quale la Procura di Roma sta per mandare le prime fotografie delle quali, con il primo esposto, era già stato disposto il sequestro. (Adnkronos)
VILLA CERTOSA. ESPOSTO GHEDINI. NO al SEQUESTRO- ATTI A PM SARDI
Roma, 15 giugno 2009. Sarà trasmesso alla procura di Tempio Pausania l'esposto dell'avvocato Niccolò Ghedini presentato oggi alla procura di Roma, nel quale il legale del premier Silvio Berlusconi, chiede il sequestro delle circa 5.000 foto, alcune delle quali pubblicate su «El Pais», scattate da Antonello Zappadu. La procura capitolina, a differenza di quanto accadde nei giorni scorsi subito dopo il primo esposto di Ghedini, non ordinerà un sequestro di urgenza e il nuovo esposto sarà allegato al fascicolo di indagine che vede lo stesso Zappadu indagato per violazione della privacy e tentata truffa. Allegate al fascicolo anche le foto. Gli atti saranno inviati alla procura sarda, competente per territorio, già domani, dopo l'esame delle foto fatto dai pm che indagano sull'altra vicenda collegata ai fatti di Villa Certosa, ovvero quella relativa ai cosiddetti voli di Stato in cui è stato iscritto il premier per l'ipotesi di reato di abuso d'ufficio. Fonti giudiziarie, rispetto alla esistenza di un archivio di 5.000 foto, sottolineano che tutte le istantanee trovate in possesso di Zappadu sono state già sequestrate sia nella sua abitazione, sia nella redazione del giornale E Polis. L'esistenza di altre foto per ora è stata segnalata dallo stesso Zappadu in numerose interviste. (ANSA).
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Le foto di Villa Certosa?
Tanto rumore per nulla:
la legge tutela anche
la privacy del premier
di Luca Maria de Grazia – avvocato
per www.affaritaliani.it del 14/6/2009
Probabilmente i lettori saranno anche stufi di sentire parlare dell’argomento, ma penso che un chiarimento sulla materia possa sempre essere utile.
Il riferimento agli ultimi fatti di cronaca che hanno avuto come soggetto passivo il Presidente del Consiglio mi sembra ovvio.
Partiamo dall’inizio: le norme che apparentemente sembrano in contrasto sono quelle previste dagli artt. 96 e seguenti della Legge sul diritto d’autore (n. 633/1941), l’intero codice in materia dei dati personali (D.Lgs. n.196/2003) ed il c.d. “diritto di cronaca” da parte della stampa e dei soggetti ad essa assimilabili.
Ora, nonostante la (ovvia) pronuncia del Garante per il Trattamento dei dati personali sulla questione, quello che va chiarito è che la giurisprudenza si è sempre costantemente espressa nel senso di privilegiare il diritto alla riservatezza rispetto al diritto di cronaca.
Se si analizzano nello specifico le norme appena richiamate, vedremo che:
1. Per quanto concerne la legge sul diritto d’autore, prevede espressamente che il ritratto di una persona non possa essere pubblicato se non con il consenso espresso e scritto della persona ritratta. Il principio subisce delle eccezioni:
Articolo 97 - [Casi in cui non occorre il consenso della persona ritrattata]
Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell'immagine è giustificata dalla notorietà o dall'ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.
Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l'esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all'onore, alla riputazione od anche al decoro nella persona ritrattata.
Da qui discende la conseguenza che il Presidente del Consiglio, qualora sia in una della sue private dimore, in un certo senso non sia più il Presidente del Consiglio, ma ritorni ad essere semplicemente il sig. Silvio Berlusconi; questo perché l’occasione non è pubblica e obiettivamente non appare neppure molto giustificata dall’ufficio ricoperto, come per esempio ha stabilito la Corte di Cassazione con la sentenza della Sezione 3 Civile 13 aprile 2007, n. 8838: In tema di autorizzazione dell'interessato alla pubblicazione della propria immagine, la divulgazione senza il relativo consenso è lecita soltanto se ed in quanto risponda alle esigenze di pubblica informazione e non anche ove sia rivolta a fini pubblicitari.
O come ha stabilito il Tribunale Milano Sezione 1 Civile con la Sentenza del 8 marzo 2005, n. 1924: La lesione del diritto alla riservatezza - la cui tutela normativa va principalmente ravvisata nell'art. 2 della Carta fondamentale - pur configurandosi come illecito, è risarcibile a norma dell'art. 2043 c.c. purché il pregiudizio sofferto sia provato secondo le regole ordinarie, rifacendosi a quanto aveva stabilito la Cassazione con sentenza ., Sez. I, sentenza 25 marzo 2003, n. 4366. “Il diritto de quo si traduce, infatti, nella tutela di situazioni e vicende di natura personale e familiare dalla conoscenza e curiosità pubblica, ossia eventi che soltanto il relativo protagonista può decidere di pubblicizzare ovvero difendere da ogni ingerenza, sia pure posta in essere con mezzi leciti e non implicante danno all'onore, alla reputazione o al decoro”.
2. Per quanto concerne la normativa sul trattamento dei dati personali, in realtà tende come insieme di norme a vietare tutti gli utilizzi dei dati personali (e sicuramente le foto costituiscono un dato personale, per di più appartenente alla categoria dei dati c.d. “sensibili”, con tutte le conseguenze del caso) e, pur in presenza di un codice di deontologia che regola nel dettaglio le attività dei giornalisti, il principio fondamentale (più volte richiamato dal Garante) è quello della c.d. “continenza”, ovvero dell’essere educati, non invasivi se non è strettamente necessario, e così via. Si deve fornire la notizia nella sua essenza, non con orpelli del tutto inutili, magari per di più utilizzati solamente per, appunto, rendere più “appetibile” la notizia medesima. Ricordo che questo principio fu espresso chiaramente quando fu pubblicata la notizia del primo caso di B.S.E. (il morbo della “mucca pazza”): fu data la notizia che si era avuto un caso a Palermo e che era stata colpita una ragazza di circa vent’anni. Correttamente il Garante richiamò tutti gli organi di informazione a fornire la notizia “essenziale”. In quel caso la notizia era “esiste un caso di BSE in Italia”. Punto e basta. Tutto il resto era, effettivamente, superfluo, anche perché non si trattava certo di una malattia che si potesse trasmettere per contagio tra persona e persona.
Quindi, se vogliamo, ancora una volta, “molto rumore per nulla”. Si tratta di regole non solo esistenti da parecchio tempo, ma anche molto consolidate anche nella loro analisi giurisprudenziale.
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CASO BERLUSCONI.
PIZZETTI: “FOTO SENZA
CONSENSO PER USO
PUBBLICO LEDONO LA
COSTITUZIONE.
SU VILLA CERTOSA
APPLICHEREMO QUESTE
NORME GENERALI”.
"Numerosi provvedimenti dell'Autorità garante della privacy hanno tenuto fermo il principio che non è lecito introdursi nel domicilio privato con artifizi e raggiri per catturare immagini di persone che hanno rilevanza pubblica".
Roma, 1 giugno 2009. «La regola generale è che le fotografie possono essere prese senza il consenso della persona interessata solo se l'intenzione è quella di farne un uso privatissimo. Occorre ricordare che la tutela della riservatezza di ognuno di noi è parte integrante del principio di libertà sancito dalla carta costituzionale». Lo ha detto a 'Il Messaggerò Francesco Pizzetti, presidente dell'Autorità garante dei dati personali, anticipando che sulle fotografie scattate a Villa Certosa «la nostra attività sarà guidata oltre che dal più tempestivo e scrupoloso accertamento dei fatti, anche dai principi generali che le ho appena esposto». «All'interno del domicilio privato di una persona, chiunque essa sia, la necessità del consenso dell'interessato sussiste sempre, anche se si intende farne un uso personale», ha spiegato il garante. «Per quanto riguarda le persone pubbliche, o che in un certo contesto assumono interesse pubblico - prosegue Pizzetti - la regola generale è che non è necessario il consenso di questa persona se la foto è scattata in luogo pubblico e verrà utilizzata per informare, cioè nell'ambito del diritto di cronaca. Mentre numerosi provvedimenti dell'Autorità garante della privacy hanno tenuto fermo il principio che non è lecito introdursi nel domicilio privato con artifizi e raggiri per catturare immagini di persone che hanno rilevanza pubblica». Pizzetti ricorda anche che «non è lecito utilizzare per lo stesso scopo alcune tecnologie particolarmente invasive per vedere e riprendere immagini all'interno del domicilio della persona, essa sia un personaggio pubblico o meno». (Adnkronos)
Foto Villa Certosa: il Garante richiama al rispetto delle regole
Roma, 5 giugno 2009. In riferimento alle foto pubblicate oggi dal quotidiano spagnolo "El Pais", e riportate da alcuni quotidiani italiani e da molti siti web, il Garante per la protezione dei dati personali ritiene doveroso richiamare alcuni dei principi che regolano il corretto trattamento dei dati personali nell'esercizio dell'attività giornalistica. L'Autorità ribadisce che è illecito riprendere e comunque utilizzare immagini di persone all'interno di una privata dimora senza il loro consenso e con l'uso di tecniche particolarmente invasive. Allo stato dei fatti, sembra che le foto pubblicate da "El Pais" non rispettino tali principi. L'Autorità ricorda peraltro che, su segnalazione di parte, ha avviato nei giorni scorsi una istruttoria, ancora in corso, su una serie di foto, alcune delle quali ritraggono persone all'interno del parco di Villa Certosa, e che materiale fotografico relativo alla medesima vicenda è stato oggetto di sequestro ad opera della Procura di Roma. Con riferimento alle immagini raccolte con le modalità e nel contesto sopra indicati, l'Autorità raccomanda, dunque, agli organi di informazione italiani il più attento rispetto della normativa sulla privacy e del codice deontologico dei giornalisti, e di attenersi ai principi affermati dalla giurisprudenza nazionale e internazionale e dai precedenti interventi del Garante. (www.garanteprivacy.it)