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Università dell’Insubria
(Varese-Como).

La Facoltà di Giurisprudenza
dà al massimo 10 crediti
formativi (e al massimo
9 la Facoltà di Scienze della
comunicazione) ai giornalisti
che puntano alla laurea.

“Laureare l’esperienza”: slogan
in difficoltà (soltanto al Nord?).


Milano, 21 aprile 2006 (Franco  Abruzzo). Il Consiglio della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università dell’Insubria (sede di Como) ha deliberato di concedere fino a 10 crediti formativi ai giornalisti che puntano alla laurea, mentre la convenzione tra l’Ordine nazionale e l’Ateneo ipotizza fino a un massimo di 80 crediti per i giornalisti professionisti e fino a un massimo di 60 crediti per i pubblicisti, che potrebbero diventare rispettivamente anche 96 e 72 “nei casi di eccellenza delle conoscenze e delle abilità professionali certificate”. Ambienti della Facoltà fanno riferimento al “Manifesto degli studi 2005/2006”, che prevede appunto un massimo di 10 crediti per le “attività opzionali” (tra le quali rientrano le “conoscenze e le abilità professionali certificate”). Vengono calcolati a parte (e in aggiunta) i crediti relativi agli esami pregressi superati presso altre Università e le attività certificate da altri enti qualificati e riconosciuti dal Miur.La Facoltà di Scienze della comunicazione (sede di Varese) della stessa Università prevede addirittura il riconoscimento al massimo di   9 crediti.


La convenzione, stipulata il 21 novembre 2005 tra l’Ordine nazionale dei Giornalisti (telef 06686231 –email: odg@odg.it) e 9 Università (Cassino, Catania, Chieti, Ferrara, Messina, Lumsa/Roma, Udine, “Kore” di Enna e appunto l’Insubria di Varese/Como) ha l’obiettivo di “favorire una riqualificazione sul piano universitario degli iscritti all’Albo”. Le conoscenze e le abilità professionali, acquisite presso giornali, periodici, agenzie di stampa, radio, tv sono valutate, dice la convenzione, secondo le seguenti mansioni: 10 crediti per il direttore responsabile; 8 per il caporedattore, caposervizio, corrispondente dall’estero, free lance all’estero, responsabile ufficio stampa; 6 per il divulgatore scientifico; 4 per il redattore, editorialista, opinionista, cronista, corrispondente dall’Italia, free lance in Italia, addetto ufficio stampa, addetto al desk e collaboratore. I crediti, afferma la convenzione, sono attribuiti per ogni anno di permanenza nelle singole mansioni. I crediti, quindi, potevano essere moltiplicati per gli anni di permanenza nelle singole mansioni o qualifiche. L’Università dell’Insubria ha sostanzialmente bocciato le clausole generose della convenzione, concedendo scarni   sconti sul fronte delle “carriere” professionali dei giornalisti con il rifiuto di moltiplicare il punteggio di ogni qualifica o mansione per il numero degli anni di permanenza nelle distinte qualifiche o mansioni. Chi vuol diventare “dottore” deve studiare come chi non ha titoli professionali. Nulla da eccepire sul piano del rispetto dei principi dell’uguaglianza e della concorrenza.


L’articolo 5 del D.M. 22 ottobre 2004 n. 270 (Modifiche al regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei, approvato con D.M. 3 novembre 1999, n. 509 del Ministro dell'università e della ricerca scientifica e tecnologica) stabilisce che “Le università possono riconoscere come crediti formativi universitari, secondo criteri predeterminati, le conoscenze e abilità professionali certificate ai sensi della normativa vigente in materia, nonché altre conoscenze e abilità maturate in attività formative di livello postsecondario alla cui progettazione e realizzazione l'università abbia concorso”.


Un tetto ai crediti formativi per l’anno accademico 2006/2007 è stato annunciato (vedi “Il Sole 24 Ore” del 28 marzo 2006 ) dal sottosegretario all’Università Maria Grazia Siliquini. «Abbiamo posto un argine ai "dottorifici" che si sono purtroppo realizzati in alcune nostre università a seguito della riforma del "3+2"». Maria Grazia Siliquini, prendendo posizione contro il rischio di esami scontati per i professionisti, ha affermato che «dal prossimo anno, gli Atenei potranno riconoscere le conoscenze e le abilità professionali per un massimo di 60 crediti formativi». E ha aggiunto: «Si tratta di una scelta di equilibrio per evitare la dequalificazione dei percorsi universitari, le abbreviazioni degli studi troppo opportunistiche, insomma il proliferare del mercato delle lauree facili».


 


 


 





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