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IRAN: SABERI LIBERA.
PER SENTENZA USA
PAESE NON OSTILE.
MOTIVAZIONE RIDUZIONE
PENA FORSE SEGNALE
POLITICO DISTENSIVO.

Teheran, 11 maggio 2009. Gli Stati Uniti non sono un Paese «ostile» alla Repubblica islamica. Questa la principale motivazione della riduzione sostanziale della pena e del rilascio avvenuto oggi della giornalista irano-americana Roxana Saberi, rilasciata dopo una detenzione di cento giorni nel carcere di Evin a Teheran. Lo ha sottolineato uno dei suoi avvocati, Abdolsamad Khorramshahi, parlando con l'ANSA. Sebbene l'arresto della Saberi, avvenuto il 31 gennaio, avesse fatto sembrare ancor più difficile il dialogo proposto dal presidente Usa Barack Obama, il rilascio della giornalista e la ragione della modifica della sentenza potrebbero rappresentare secondo diversi osservatori una prima risposta concreta alle mosse di Washington. In primo grado, il 13 aprile scorso, la giornalista era stata condannata a otto anni perchè riconosciuta colpevole di «cooperazione con un Paese ostile», cioè gli Usa, in base all'articolo 508 del codice penale iraniano. La sentenza d'appello, emessa dopo un'udienza svoltasi ieri e durata quattro ore, ha condannato la Saberi a due anni di reclusione, con sospensione condizionale per cinque anni, per la raccolta e la trasmissione di «informazioni atte a minacciare la sicurezza del Paese», come previsto dall'articolo 505. «Gli Stati Uniti, quindi, non sono stati considerati come Paese ostile», ha affermato l'avvocato Khorramshahi. La stessa ragione era stata addotta nel 2005 dalla Corte suprema per motivare la cancellazione di una condanna inflitta ad un esponente riformista, Abbas Abdi, che era stato riconosciuto colpevole per «cooperazione e fornitura di informazioni ad un Paese ostile» per avere svolto per l'agenzia americana Gallup un sondaggio da cui risultava che il 75 per cento degli abitanti di Teheran era favorevole ad una distensione con Washington. A difendere in quell'occasione Abdi era stato l'avvocato Saleh Nikbakht, lo stesso che ieri ha affiancato Khorramshahi nella difesa della Saberi. Negli ultimi mesi il presidente Obama è intervenuto più volte sulla vicenda, esprimendo preoccupazione per le condizioni di salute della giornalista e chiedendone il rilascio. Le autorità di Teheran hanno sempre risposto che la donna, che da sei anni vive nella Repubblica islamica con passaporto iraniano, è esclusivamente cittadina iraniana, non americana. Ma dopo la sentenza di primo grado il presidente Mahmud Ahmadinejad era intervenuto per chiedere alla magistratura di garantire che fossero rispettati «i diritti alla difesa» dell'imputata. Difficile non vedere nell'esito del processo d'appello un segnale politico che Teheran potrebbe aver voluto mandare a Washington in vista di una possibile apertura di dialogo. (ANSA).





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