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DOSSIER ILLEGALI.
CONSULTA: DISTRUGGERE
MA PIU'GARANZIE.
NORMA BOCCIATA IN
PARTE. GIP MILANO: MA
COSI' SERVIRANNO ANNI

di Silvia Barocci-ANSA


Roma, 22 aprile 2009. Per la seconda volta, a pochi giorni di distanza dalla pronuncia sul segreto di Stato in merito al sequestro dell'ex imam Abu Omar, una decisione della Corte Costituzionale peserà, e non poco, sul destino di un altro processo in corso a Milano: quello sui dossier illegali che vede imputate 32 persone, tra cui l'ex responsabile della security Telecom Italia Giuliano Tavaroli, e due società, Telecom e Pirelli (chiamate a rispondere per responsabilità oggettiva). I giudici costituzionali hanno infatti dichiarato in parte illegittima la norma - varata per decreto dal governo Prodi all'indomani della scoperta dell' 'archivio Zeta' e approvata dal Parlamento con voto bipartisan nel 2007 - che impone la distruzione di tutto il materiale illegalmente acquisito (comunicazioni telefoniche, telematiche, etc). Gli atti illeciti continueranno a dover essere distrutti, ma la Corte, con una sentenza da molti giudicata di 'compromesso' e arrivata dopo una serie di rinvii, ha fissato alcuni paletti a garanzia del diritto di difesa; paletti che - lamentano ora i magistrati di Milano che invece chiedevano una bocciatura 'in toto' della legge - non faranno altro che rendere ancor più macchinosa la procedura di distruzione di 83 faldoni dell'archivio Tavaroli per la quale potrebbero servire anni, senza che il decorso della prescrizione venga bloccato, e con costi elevati.  Per mandare al macero carte e files dell'archivio con informazioni su 4.287 persone e 132 società, la norma del governo Prodi prevedeva che il gip informasse le parti e redigesse un verbale sostitutivo degli atti illecitamente acquisiti senza far alcun riferimento al contenuto degli stessi. Ma il gip investito del caso, Giuseppe Gennari, aveva da subito dubitato della legittimità della norma dinanzi alla Consulta sostenendo, innanzitutto, che quei dossier illegali rappresentano "corpo del reato" e che dunque la loro distruzione comporterebbe "l'eliminazione di una prova" con un conseguente pregiudizio per il diritto di difesa (art.24 della Costituzione), oltre che una violazione del principio della ragionevole durata del processo (art.111).


La Corte Costituzionale ha dato ragione solo in parte al gip Gennari. Risultato: i dossier illegali dovranno essere distrutti, ma - ha deciso la Corte - con maggiori garanzie per la difesa. Ciò significherà, innanzitutto, che dinanzi al gip dovrà essere garantito il contraddittorio previsto nei casi di incidente probatorio (presenza dei rappresentanti di accusa e difesa, diritto a partecipare per i rappresentanti delle persone offese dal reato). Inoltre, il verbale di distruzione degli atti dovrà essere più puntuale e contenere le circostanze che riguardano la "formazione, l'acquisizione e la raccolta" dei documenti illegali.


La decisione di 'compromesso' della Corte - secondo quanto si é appreso - sarebbe stata presa a larga maggioranza: in passato la Consulta si sarebbe divisa tra chi propendeva per una bocciatura totale della norma e chi invece aveva ben presente il pericolo di una diffusione di dossier illegali nel caso la loro distruzione fosse stata dichiarata illegittima. Forse anche questa divergenza ha pesato, nei mesi scorsi, sui diversi slittamenti, dal 2007, nella trattazione della causa, uno dei quali motivato dall'allora presidente Franco Bile con l'attesa da parte della Corte di "eventuali iniziative legislative" del nuovo governo Berlusconi e del nuovo Parlamento in materia di intercettazioni. La sentenza della Corte sarà scritta dal giudice Gaetano Silvestri e non è escluso - secondo alcuni - che nelle motivazioni la Consulta solleciti nuovamente il Parlamento ad emanare nuove norme sulle intercettazioni. (ANSA).


 


 


 


 





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