Roma, 9 febbraio 2006. "Dopo oltre sette mesi di paziente ma inutile attesa", l'Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani annuncia di aver "avviato oggi due ricorsi giudiziari contro la Federazione editori giornali, la quale tiene bloccata la riforma previdenziale approvata dall'Istituto il 2 luglio 2005, rifiutando di esprimere assieme alla Fnsi (che da tempo ha dato invece la sua disponibilità) il previsto parere nel merito, così come obbliga il decreto legislativo 509/94".
Per l'Inpgi si tratta di "uno stallo tanto più incredibile visto che la riforma, oggi ancora inoperante, era stata a suo tempo approvata in Cda con il voto favorevole dei rappresentanti Fieg, in quanto le misure adottate, oltre a garantire la stabilità dell'ente da qui a 40 anni, non costituiscono alcun aggravio, né economico né normativo, per le aziende editoriali".
La decisione di procedere giudizialmente, ricorda l'Istituto di previdenza dei giornalisti in una nota, "era stata presa lo scorso 25 gennaio dal consiglio di amministrazione dell'istituto, il quale aveva fatto propria la proposta di promuovere il ricorso qualora entro 15 giorni la Fieg non avesse adempiuto al compito indicato dalla legge. Tale termine è trascorso inutilmente. Di conseguenza oggi è stato dato incarico al professor Massimo Luciani di richiedere al giudice civile l'adozione di un provvedimento d'urgenza (art. 700 del Codice di procedura civile) che fissi un termine ultimativo affinché le parti sociali (la Fieg nel caso specifico) provvedano ad esercitare il diritto-dovere previsto dalla legge al riguardo del provvedimento di riforma. E cioé senza più pretendere (come invece vuole la Fieg) di condizionare l'esame della riforma previdenziale alla conclusione della vertenza per il rinnovo del contratto di lavoro, che appare ancor oggi di complessa soluzione".
"Con una parallela azione giudiziaria - continua l'Inpgi - alla Fieg saranno richiesti i danni che da tale anomalo comportamento derivano all'Istituto e quindi agli iscritti. Secondo uno studio appositamente redatto dall'attuario, professor Fulvio Gismondi, il mancato tempestivo avvio della riforma previdenziale provocherà infatti, da qui a 40 anni, una diminuzione di almeno dieci milioni di euro nel patrimonio complessivo dell'ente". L'iniziativa dell'Inpgi - conclude la nota - è stata oggi comunicata anche all'assemblea dei presidenti dell'Adepp (Associazione degli Enti previdenziali privatizzati) "che ha espresso all'Istituto solidarietà e pieno appoggio". (ANSA).
INPGI: SERVENTI, DA FIEG ASSURDA RITORSIONE CONTRO LA FNSI
BENE RICORSO, CATEGORIA PRONTA A REAGIRE ALL'ATTACCO
Roma, 9 febbraio 2005. "Apprendiamo con sconcerto e preoccupazione che il comitato di presidenza della Federazione degli Editori ha formalizzato la decisione di non procedere all'intesa sindacale con la Fnsi indispensabile per avviare la riforma delle prestazioni previdenziali dell'Inpgi". E' quanto sottolinea in una nota il segretario generale del sindacato dei giornalisti, Paolo Serventi Longhi, che definisce una "assurda ritorsione" l'atteggiamento della Fieg e plaude al doppio ricorso giudiziario avviato dall'Istituto di previdenza. Serventi ricorda che si tratta di una riforma "già approvata a larghissima maggioranza dal sindacato e che gli stessi rappresentanti degli editori nel consiglio di amministrazione dell'Inpgi avevano condiviso. Non solo, di fronte al ministro del Lavoro Maroni che, in una riunione straordinaria del cda dell'Inpgi, a cui aveva preso parte, aveva invitato ad approvare rapidamente la riforma, la Fieg aveva espresso convinta disponibilità. Oggi invece tutto viene bloccato per una assurda ritorsione nei confronti della Fnsi e dei problemi posti dai giornalisti nella piattaforma per il rinnovo del contratto".
Per Serventi, "si tratta di un atto irresponsabile, che rischia di provocare danni seri all'Istituto e alle stesse imprese editoriali. Proprio nei giorni scorsi il sottosegretario al Welfare Alberto Brambilla ha auspicato l'approvazione della riforma prefigurando, in assenza della stessa, una situazione di criticità dell'Inpgi a partire dal 2017. Condividiamo pertanto l'iniziativa dell'Istituto di promuovere un'azione giudiziaria contro la Fieg per risarcimento danni e chiediamo un incontro immediato al ministro Maroni per discutere questa ulteriore gravissima situazione delle relazioni tra giornalisti ed editori". La segreteria della Fnsi - conclude Serventi - "é convocata d'urgenza per martedì 14 marzo e la Giunta Esecutiva, insieme ai Presidenti di tutte le Associazioni Regionali di Stampa, per mercoledì 15. Alla riunione parteciperà anche il Presidente dell'Inpgi, Gabriele Cescutti. La categoria non assisterà senza reagire all'attacco pesante all'autonomia dell'Istituto previdenziale ed a tentativi di minarne l'equilibrio finanziario". (ANSA).
INPGI: SIDDI, INCOMPRENSIBILE ATTEGGIAMENTO FIEG SU RIFORMA
Roma, 9 febbraio 2005. "E' assolutamente incomprensibile e privo di respiro progettuale l'atteggiamento 'sfascista' degli editori Fieg che hanno deciso di non dare più il via libera
alla riforma previdenziale Inpgi per i giornalisti". Lo sostiene il presidente Fnsi Franco Siddi.
"Sottraendosi al dovere d'intesa sindacale con la Fnsi su un progetto già condiviso, a livello di Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti, la Fieg assume una linea oscurantista - aggiunge il presidente - inutilmente livorosa che alla lunga può tradursi in un boomerang per le stesse imprese, mentre intanto produce un danno sociale. La riforma previdenziale dell'Inpgi era ed è una condizione essenziale per corrispondere agli obblighi di legge, alle richieste dei Ministeri del Lavoro e del Tesoro, per dare contenuto all'autonomia della Previdenza dei Giornalisti, che hanno scelto di affrontare sacrifici (aumento dell'età pensionabile e altri interventi) per assicurare solidità all'Istituto e certezza degli stipendi differiti (le pensioni) per tutti gli assicurati".
Secondo Siddi "la Fieg, che pure aveva condiviso il percorso interno del progetto, rifiuta l'intesa sociale prevista dalla legge per ritorsione contro i giornalisti e il loro sindacato che esigono il rinnovo del contratto di lavoro scaduto da un anno. Gli editori sono i proprietari dei media ma non sono padroni dell'informazione né dei destini dei loro dipendenti.
Favorire il progresso economico delle imprese ma anche l'elevazione economica e sociale del lavoro e dei suoi diritti é un dovere costituzionale, oltre che naturale, di tutti gli imprenditori. Fa bene l'Inpgi - continua - a esigere anche in sede legale il rispetto degli obblighi costituzionali e delle
leggi ordinarie dello Stato. La gravità dell'accaduto determinerà ulteriori conflitti. I giornalisti li sapranno affrontare con coerenza e rigore. Ma nonostante tutto continueranno a sostenere la linea della coerenza, della cooperazione e della corresponsabilità, anche sociale, fattori fondamentali per lo sviluppo dell'industria e dell'informazione e il rispetto dei diritti". (ANSA).