Roma, 15 aprile 2009. Nuovi contratti al via. Con l'intesa applicativa siglata da Confindustria, Cisl, Uil e Ugl la riforma del modello contrattuale diventa operativa, archiviando definitivamente gli accordi del '93. La riforma parte però con lo strappo - annunciato - della Cgil, che ha ribadito con decisione il suo 'nò al nuovo sistema. Il sindacato di Guglielmo Epifani ha confermato le sue ragioni in una lettera consegnata alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. «L'accordo è un errore, divide i lavoratori e i sindacati in un momento di crisi in cui si dovrebbe rimanere uniti - ha sottolineato il segretario generale - il sistema riduce lo spazio della contrattazione e fa sì che il contratto nazionale non recuperi mai del tutto l'inflazione reale» in più, ha proseguito Epifani, secondo il quale «manca una verifica democratica», perchè l'accordo non è stato validato da tutte le organizzazioni e dal voto dei lavoratori. Di parere opposto invece i leader di Cisl e Uil, convinti che l'intesa avrà successo e funzionerà anche senza la condivisione della Cgil. «Si può andare avanti anche senza la Cgil, non possiamo aspettarli, sarebbe un grave danno per i lavoratori e i sindacati», ha sottolineato il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, che, assieme a Raffaele Bonanni, ha ricordato che quasi un anno fa è stato siglato, senza la firma dell'organizzazione di Epifani, il rinnovo del contratto del commercio. «Quello è un accordo che funziona - ha evidenziato Bonanni - mi pare che nessuno abbia rifiutato i soldi e la nuova legislazione, neanche quelli della Cgil». Soddisfatta anche la numero uno dell'Ugl Renata Polverini, secondo la quale l'accordo permetterà di recuperare il divario tra i salari italiani e quelli europei. Un appello all'unità arriva dalla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, secondo la quale in questo momento di crisi «devono prevalere logiche che ci uniscono». A Confindustria «dispiace il no della Cgil» anche perchè, ha spiegato la presidente, «abbiamo fino all'ultimo cercato di fare il possibile per avere la Cgil al tavolo. Magari potrebbe ripensarci, speriamo sia così». Marcegaglia condivide comunque il giudizio positivo degli altri sindacati, perchè l'accordo «va nella direzione degli altri Paesi europei», lega il salario alla produttività e mette un punto fermo su alcune regole affinchè i contratti non siano «un momento di conflitto e far west». Le sigle che hanno firmato e Confindustria sono particolarmente soddisfatte della sostituzione dell'indice d'inflazione programmata, come base per calcolare gli aumenti salariali, con l'inflazione previsionale di 3 anni, depurata dalla componente energetica. Se per la Cgil, infatti, i salari saranno ridotti, per tutti gli altri sindacati risulteranno invece più pesanti. Il calcolo dell'inflazione sarà con ogni probabilità affidato all'Isae, considerato Istituto terzo rispetto al governo. Non così però per la Cgil, che ne ricorda invece la dipendenza dal Tesoro. (ANSA).
CONTRATTI: ANCHE L'UGL SIGLA L'INTESA ATTUATIVA DELLA RIFORMA Polverini, è un buon accordo, migliora i salari.
Roma, 15 aprile 2009. L'Ugl, dopo Cisl e Uil, ha siglato con Confindustria l«intesa attuativa della riforma contrattuale. »È un buon accordo - ha detto la segretaria generale, Renata Polverini - supera quello del '93 e permette di migliorare i salari che, rispetto a quelli europei, in alcun settori sono inferiori anche del 30%. Con il nuovo indice Ipca, secondo calcoli Ugl, si avrebbe un vantaggio minimo di 2 punti percentuali rispetto all'inflazione programmata”. (RADIOCOR)
SACCONI: SVOLTA, IDEOLOGIA CLASSISTA NON CAPISCE.
Roma, 15 aprile 2009. Il nuovo modello contrattuale, con il meccanismo che lega i salari alla produttività, rappresenta «una svolta importantissima che solo la vecchia ideologia classista impedisce di capire». Lo ha affermato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a poche ore dall'incontro tra sindacati e Confindustria per la firma definitiva dell'accordo separato, senza la Cgil, siglato lo scorso 22 gennaio a Palazzo Chigi. A proposito delle critiche sollevate dalla Fiom, secondo la quale sono già state attuate alcune deroghe peggiorative nei rinnovi contrattuali, Sacconi ha replicato: «sono sciocchezze ideologiche. La realtà - ha detto a margine di un convegno su lavoro e famiglia - è che con una situazione che si avvicina ad una inflazione zero, se i lavoratori hanno una prospettiva di incrementare il proprio reddito è proprio con il nuovo modello contrattuale. È la grande svolta che ottusamente - ha ribadito - l'ideologia classista impedisce di capire. Il vecchio modello contrattuale ha fatto bassi salari e bassa produttività». A suo parere «è l'ora davvero di cambiare con orgoglio e convinzione». (ANSA).
CONTRATTI: VECCHIO E NUOVO MODELLO A CONFRONTO – SCHEDA.
Roma, 15 aprile 2009. Ecco a confronto le regole stabilite negli accordi del luglio '93, in vigore fino ad oggi, e le novità della riforma.
DURATA - ACCORDI '93: I contratti nazionali di categoria hanno durata biennale per la parte economica e quadriennale per la parte normativa. NUOVO MODELLO: La durata passa a tre anni sia per la parte normativa che per quella economica.
INFLAZIONE - ACCORDI '93: L'aumento salariale si stabilisce in base all'inflazione programmata dal governo nel Dpef. L'obiettivo è quello di non generare spirali inflazionistiche e per questo il tasso viene tenuto volutamente basso. Previsto un conguaglio a fine biennio. NUOVO MODELLO: L'inflazione passa da programmata a previsionale e la stima è sul triennio. Il tasso di crescita dei prezzi è calcolato da un soggetto terzo (si pensa all'Isae) sulla base dell'indice armonizzato europeo (Ipca), depurato dalla dinamica dei beni energetici importati (essenzialmente gas e petrolio).
SECONDO LIVELLO - ACCORDI '93: La contrattazione di secondo livello è prevista ma in nessun modo incentivata o favorita. NUOVO MODELLO: La contrattazione aziendale e territoriale viene incentivata, con la detassazione e la decontribuzione. L' obiettivo è quello di legare salario e produttività. I lavoratori che non godono del secondo livello possono avvalersi di una «clausola di garanzia» per avere una compensazione salariale alla fine del triennio.
TEMPI - ACCORDI '93: Il confronto per i rinnovi inizia tre mesi prima della scadenza naturale del contratto. Il periodo di tregua in cui non è concesso proclamare sciopero è di quattro mesi, tre prima della scadenza e uno dopo. Se, a tre mesi dalla scadenza, non è trovato un accordo, è previsto il pagamento di una vacanza contrattuale. NUOVO MODELLO: Si inizia a trattare sei mesi prima per garantire una maggiore regolarità nei rinnovi. La tregua dura sette mesi, sei mesi prima della scadenza e uno dopo. Scompare la vacanza contrattuale: gli aumenti scattano dal giorno di scadenza naturale del contratto. (ANSA)
......................................................................................
CONTRATTI: DOMANI SI FIRMA
L’ATTUAZIONE della RIFORMA.
SCINTILLE TRA CISL E CGIL
BONANNI: CGIL AMBIGUA sui
SEQUESTRI dei MANAGER. LA
REPLICA: HA PASSATO IL SEGNO
La bozza sostituirà completamente il protocollo Ciampi del 23 luglio '93 (e riguarderà anche giornalisti ed editori, ma a partire dal 2013, quando verrà rinegoziato il contratto appena firmato 2009-2013). Si prevede, sperimentalmente per 4 anni, un modello unico, per il settore privato e per quello pubblico, con una durata triennale sia per la parte economica (oggi biennale) che per quella normativa (oggi quadriennale) suddiviso su due livelli, la contrattazione nazionale, con cui garantire la certezza dei trattamento economici e normativi comuni per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati; e la contrattazione aziendale, o alternativamente territoriale, tesa a «collegare aumenti salariali al raggiungimenti di obiettivi, di produttività, redditività , qualità ed efficienza».
Roma, 14 aprile 2008. Ultimo atto, domani, sulla riforma del modello contrattuale: Confindustria, Cisl, Uil e Ugl firmeranno l'accordo interconfederale che renderà operativo l'accordo del 22 gennaio scorso. E sancirà il definitivo no della Cgil che, pur presente al tavolo, non siglerà l'intesa ratificando così la spaccatura in corso tra sindacati. Una frattura sempre più difficile da arginare ma sopratutto da circoscrivere come appare ormai evidente dalla tensione sempre più alta tra Cisl e Cgil. Ad innescare la miccia, alla vigilia della firma, infatti, il caso della recente 'caccia ai manager' e agli episodi, sopratutto francesi, di sequestro, nel corso di negoziati, di vertici aziendali. Episodi sui quali, accusa il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, la Cgil ha mantenuto un comportamento «pericolosamente ambiguo e opportunista» con Epifani che «liscia la tigre della rivoluzione e soffia sul fuoco». Parole pesanti che scatenano la reazione ufficiale del sindacato di Corso Italia che puntano il dito contro una polemica «pretestuosa e infondata».«Questa volta Bonanni ha passato il segno», si legge in una nota di poche righe che accusa la Cisl di «intento inaccettabilmente strumentale» profilando da parte di Bonanni «una volontà manipolatoria delle affermazioni altrui un pò allarmante». «È inquietante questa continua verve polemica, pretestuosa, infondata, basata sul nulla alla quale, per altro, la Cgil ha sempre scelto di non replicare, impegnata com'è ad occuparsi di questioni più serie», incalzano ancora da Corso Italia. Una polemica poi chiusa, in serata, con nuove parole da parte di Bonanni, più concilianti: «spero che le diatribe nel mondo sindacale si sanino e ci si torni a confrontare sui problemi reali del paese, sia a livello nazionale, che locale. Mi auguro che torni la collaborazione. La confusione e lo scontro non giovano a nessuno», ha spiegato.
Anche la Uil, senza però alzare il tiro, è tornata a criticare la Cgil sulla decisione di non siglare la riforma del modello contrattuale: 'Ci dispiace ma non possiamo fermare il mondo se loro non sono d'accordo«, ha sintetizzato il leader della confederazione di via Lucullo, Luigi Angeletti. Il sindacato di Corso Italia si appresta, dunque, domani, a ribadire le ragioni del suo no che sono state anche al centro di un incontro, prima della pausa pasquale, tra la segreteria di Corso Italia ed i leader delle categorie servito per una prima panoramica sul dopo riforma nell'imminenza dell'apertura della prossima stagione di rinnovi contrattuali. Una stagione che si presenta di difficile gestione anche se, spiega Susanna Camusso, segretario confederale, »nelle singole categorie produttive non c'è uno scenario unico«. La Cgil cioè non presenterà piattaforme separate per i rinnovi di tutti i settori: »possiamo fare schemi comuni, ma naturalmente questi non possono recepire i contenuti di un accordo che non abbiamo firmato«, aggiunge. È la Fiom, comunque, la prima a prendere una posizione netta: “noi quelle regole non le applicheremo”, dice senza mezzi termini il leader Gianni Rinaldini che ribadisce la critica al vero obiettivo della riforma, “programmare una riduzione del potere d'acquisto dei salari”, puntando il dito contro lo strumento più pericoloso introdotto dalle nuove regole, la possibilità di deroga al contratto nazionale. “Un accordo separato di una gravità estrema che mai si era visto, neppure nel momento maggiore di crisi degli anni '50”, dice ancora. Una svolta che il segretario nazionale Giorgio Cremaschi giudica “autoritaria”, con clausole capestro, “che impongono una cappa di piombo su tutta la contrattazione e che, al di là delle dichiarazioni, stabiliscono un controllo confederale centralizzato su ogni evento sindacale”, rinviando ad una nuova stagione di contestazione.
La bozza che domani sarà alla firma delle parti sociali sostituirà, dunque, completamente il protocollo Ciampi del 23 luglio '93. Si prevede, sperimentalmente per 4 anni, un modello unico, per il settore privato e per quello pubblico, con una durata triennale sia per la parte economica (oggi biennale) che per quella normativa (oggi quadriennale) suddiviso su due livelli, la contrattazione nazionale, con cui garantire la certezza dei trattamento economici e normativi comuni per tutti i lavoratori del settore ovunque impiegati; e la contrattazione aziendale, o alternativamente territoriale, tesa a «collegare aumenti salariali al raggiungimenti di obiettivi, di produttività, redditività , qualità ed efficienza». Sparirà il riferimento all'inflazione programmata e al suo posto verrà adottato un nuovo indice previsionale di calcolo del costo della vita, l'Ipca che dovrà essere messo a punto da un soggetto terzo al momento però ancora non individuato. Un indice che verrà depurato dall'inflazione causata dal costo dell'energia. Si rivedono anche tempi e modi delle relazioni sindacali: le piattaforme dovranno essere presentate sei mesi prima della scadenza del contratto (oggi tre mesi) e la cosidetta tregua sindacaleo moratoria degli scioperi coprirà complessivamente sette mesi, sei mesi antecedenti e un mese successivo alla scadenza contrattuale. (Adnkronos)
CONTRATTI: LE NUOVE NORME DELLA RIFORMA. SCHEDA.
Roma, 14 aprile 2009. Un modello unico per il settore privato e per quello pubblico, durata triennale tanto per la parte economica quanto per quella normativa, assetto su due livelli e calcolo dell'incremento salariale in base ad un indice di inflazione previsionale che manda in soffitta l'inflazione programmata. Sono alcuni dei punti della riforma del modello contrattuale che sarà siglata domani in via definitiva da Confindustria e sindacati (con l'eccezione della Cgil).
SPERIMENTAZIONE PER 4 ANNI. Con «l'obiettivo dello sviluppo economico e della crescita occupazionale fondata sull'aumento della produttività» - si legge nell'accordo quadro firmato il 22 gennaio scorso a Palazzo Chigi - si realizza un accordo «con carattere sperimentale e per la durata di quattro anni».
NUOVO INDICE INFLAZIONE. Gli aumenti contrattuali saranno legati non più al tasso di inflazione programmata ma ad un indice previsionale calcolato sulla base dell'indice armonizzato europeo (Ipca), depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati, calcolato da un soggetto terzo (si pensa all'Isae).
DURATA TRIENNALE. Il contratto sarà valido per tre anni sia nella parte economica (oggi biennale) che in quella normativa (finora quadriennale). Il ccnl resta come cornice in grado di garantire lo stesso trattamento economico e normativo a tutti i lavoratori di uno stesso settore a livello nazionale. Sul contratto collettivo di categoria si innesta la contrattazione di secondo livello, anche questa di durata triennale.
PIÙ SPAZIO A SECONDO LIVELLO. La riforma punta a incrementare e rendere «strutturali, certe e facilmente accessibili tutte le misure volte a incentivare, in termini di riduzione di tasse e contributi, la contrattazione di secondo livello» che collega incentivi economici al raggiungimento di obiettivi di produttività, redditività, qualità, efficienza, efficacia. (ANSA).
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
IL TESTO DELL’ACCORDO è in
http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3254
Contratti: riforma
ma senza la Cgil,
Accordo in 19 punti.
Aumenti legati a un nuovo indice previsionale costruito sulla base dell'indice dei prezzi al consumo armonizzato in ambito europeo per l'Italia, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati. Conferma di due livelli contrattuali (il contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria e la contrattazione di secondo livello come definita dalle specifiche intese).
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°