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Stampa

Musical chairs
nell’informazione

di Michele Polo
per “Lavoce.info” dell’1/4/2009

Il valzer di nomine che ha portato De Bortoli al Corriere della Sera e Riotta al Sole-24ore trae anzitutto origine dagli scarsi risultati della carta stampata. L'esito del giro di poltrone appare politicamente equilibrato. Ma non è finito: è ora vuota la casella della direzione del TG1. Un incarico di grande peso se si considera che l'insieme dei principali giornali indipendenti raggiunge un pubblico comparabile con solo uno dei telegiornali principali. E che il capo del governo ha sempre fatto del controllo delle televisioni, un suo punto di forza.

Il giro delle poltrone è ufficialmente iniziato con la sostituzione di Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, con Ferrucio De Bortoli in arrivo dal Sole 24 ore, dove lo rimpiazza Gianni Riotta che così abbandona la direzione del Tg1. In questo vorticoso musical chairs sicuramente giocano i risultati non brillanti che il mondo della carta stampata ha conosciuto nell’ultimo anno, con una contrazione delle vendite e una forte caduta degli introiti pubblicitari. Le aspettative per il prossimo anno inoltre non sono certo ottimiste, visto l’andamento globale dell’economia.


La contrazione degli investimenti pubblicitari porterà a profondi cambiamenti nell’intero comparto dei media, e in primo luogo al comparto televisivo, dove l’operatore emergente, Sky, oramai di peso economico comparabile a Rai e Mediaset, affidandosi ad un modello di business che ottiene una quota preponderante dei ricavi dalla sottoscrizione degli abbonamenti piuttosto che dalle entrate pubblicitarie risulta relativamente meno esposto rispetto ai due gruppi dominanti. Alcuni recenti episodi di forte attivismo del gruppo Sky nell’acquisire programmi e personaggi di spicco sottraendoli ai gruppi dominanti potrebbero essere interpretati anche in questa prospettiva. Sino ad ora i canali Mediaset sono riusciti a limitare i danni sul fronte dei ricavi pubblicitari. A fronte di una contrazione del mercato pubblicitario sui media, passato da 8 miliardi e 172 milioni nel 2007 a 7 miliardi e 978 milioni nel 2008, con una contrazione del 2.4%, il gruppo Rai ha perso 53 milioni di introiti mentre la concessionaria delle reti Mediaset li ha incrementati di 3 milioni, attestandosi su una quota del 38% del totale. Alcuni grandi investitori, inoltre, hanno spostato quote considerevoli del proprio budget a favore del gruppo privato, suggerendo a molti commentatori che le scelte degli inserzionisti, in periodi di crisi e di taglio dei budget pubblicitari, possano essere influenzate anche dal desiderio di non scontentare chi siede al Governo. Tesi difficile da dimostrare ma sicuramente plausibile, se ancora ci fosse bisogno di capire cosa sia il conflitto di interessi.


IL PESO DI UNA SOLA POLTRONA


Ma torniamo alle recenti nomine. Rispetto ai rumors che nelle ultime settimane avevano agitato la cronaca politica e il mondo dei giornali, da più parti si è osservato che la soluzione a cui si è giunti per i due quotidiani indipendenti appare assai più equilibrata rispetto ai timori di un loro riposizionamento più prossimo alle esigenze del Governo e della sua maggioranza. E tuttavia, nel giudicare vincitori e vinti in questa complessa operazione non bisogna dimenticare che la direzione del Tg1 è ora vacante. Per un politico come Berlusconi, la televisione conta ben di più dei giornali nella formazione dell’opinione pubblica, e via Solferino appare come un prezioso cimelio cui si può anche rinunciare se la contropartita è Viale Mazzini. Purtroppo questa considerazione è suffragata prima di tutto dai dati.


Tenendo conto che il numero medio di lettori per copia è di circa 3, l’insieme dei principali giornali indipendenti raggiunge normalmente un pubblico comparabile con uno dei telegiornali principali. Insomma, dopo un breve sospiro di sollievo per la soluzione che ha interessato due importanti organi di stampa, non possiamo che tornare ancora una volta a constatare come il pluralismo nel sistema televisivo italiano sia caratterizzato da un pessimo stato di salute. Attendiamo senza molte illusioni la nomina del nuovo direttore del Tg1.


 


 





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