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COMUNICATO. Denuncia del presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia. Attesa per il parere “interlocutorio” del Consiglio di Stato sul “decreto Siliquini” e per la firma del Presidente Ciampi sul “dlgs La Loggia” (all’esame del Quirinale dal 5 dicembre 2005 ….un tempo infinito….).
Manovre torbide e pesanti attorno
al “decreto Siliquini sulle professioni”
e al “dlgs la Loggia” che fa chiarezza
- in linea con la Corte costituzionale -
sulle competenze dello Stato e
delle Regioni in tema di professioni.

Franco Abruzzo ha dichiarato: “Le professioni sono sotto assedio. Forze di sinistra, oggettivamente alleate di Confindustria e Fieg, congiurano contro le professioni, mentre l’Europa, con la ‘direttiva Zappalà’, ha riconosciuto gli Ordini italiani. Sul “Riformista” un noto matematico ha scritto che non capiva quale fosse l’interesse pubblico alla formazione dei giornalisti in Università. Quel signore deve prima spiegare qual è l’interesse pubblico che non giustifica la presenza dei giornalisti nelle aule degli Atenei. Il clima appare agli osservatori politici ‘torbido e pesante’. E’ in atto un nuovo scontro tra Governo Berlusconi e opposizioni. Attorno al mondo professionale girano 5 milioni di voti: ne tengano conto coloro che sono impegnati oggi in una battaglia di retroguardia oppure in una battaglia ostile a una scelta felice del centrodestra per non dare vantaggi al centrodestra. Il Cup (Comitato unitario delle professioni) prenda posizione contro i sabotatori del ‘decreto Siliquini’ e del ‘dlgs La Loggia. Non bisogna dimenticare che nel 1999 il Governo D’Alema/Amato tentò di cancellare gli Ordini, ma fu travolto dalla reazione dei professionisti italiani organizzatori e custodi dei saperi della Nazione”.

Milano, 26 gennaio 2006. Forti pressioni sul Consiglio di  Stato, chiamato dal 29 dicembre a dare il parere sul “decreto Siliquini” sulle professioni (varato dal Governo il 22 dicembre), mentre il Quirinale ha allo studio dal  5 dicembre il “dlgs La Loggia” che, attuando la legge 131/2003, fa chiarezza  - in linea con 5 sentenze della Consulta - sulle competenze di Stato e Regioni in tema di professioni, di esame di stato, di riforma universitaria e tirocinio. Il clima appare agli osservatori politici  “torbido e pesante”. E’ in atto un nuovo scontro tra Governo Berlusconi e opposizioni.


Il “decreto Siliquini” disciplina  l’esame di Stato di 21 professioni intellettuali (tre le quali quella di giornalista) così come impone l’articolo 1 (comma 18) della legge 4/1999 (varata dal Governo D’Alema). L’Ue, con la direttiva 89/48/Ce (recepita dal dlgs 115/1992), vuole che i professionisti (e i giornalisti sono tali per legge) siano in possesso almeno di una laurea triennale. I dlgs 277/2003 e 319/1994 dicono che la professione giornalistica (italiana), organizzata con l’Ordine e l’Albo ex art. 2229 Cc e costituzionalmente legittima (sentenze 11/1968, 71/1991 e  38/1997 della Consulta),  ha oggi il riconoscimento dell’Unione europea.


La Conferenza delle Regioni il 20 dicembre ha scritto al Consiglio di Stato “forte” di  un presunto diritto di intervento in tema di professioni, manovra contrastata dal presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Milano, che, nelle stesse ore, ha trasmesso alla suprema magistratura amministrativa e  anche al Quirinale una memoria documentata con la quale, come ha scritto la Corte costituzionale in 5 sentenze tra il 2003 e il 2005,  ha rivendicato allo Stato il diritto di disciplinare l’esame di Stato e l’aggancio dell’esame alle lauree della riforma universitaria. La maggioranza delle Regioni (16 su 20) sono amministrate da giunte di sinistra. In passato i Governi di centrosinistra hanno elevato diversi alti funzionari statali al rango di magistrati del Consiglio di  Stato: bisogna capire come si muovono oggi per gratitudine questi ex burocrati. Il “decreto Siliquini” è in una morsa, mentre il Quirinale da due mesi circa studia ….il “dlgs La Loggia”. Una situazione assurda, perché il dlgs ha alle spalle due sentenze della Consulta sulla legge/madre (la 131/2003) e altre 5 sentenze in tema di  competenza esclusiva dello Stato sulle professioni. Il Consiglio di  Stato ha discusso il 23 gennaio il parere: si mormora che sia interlocutorio. Il CdS si limiterebbe a chiedere alcune spiegazioni al  Governo. Vedremo.


Sul tema delle professioni la Corte costituzionale ha statuito:


a) con la sentenza n. 353/2003: “…non pare quindi dubbio che, anche oggi, la potestà legislativa regionale in materia di professioni sanitarie debba rispettare il principio, già vigente nella legislazione statale, secondo cui l’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili ed ordinamenti didattici, debba essere riservata allo Stato….”;


b) con la sentenza n. 319/2005: “E va parimenti riaffermato che, in materia di professioni sanitarie, dal complesso dell’ampia legislazione statale già in vigore, analiticamente richiamata dalla ricordata sentenza n. 353 del 2003, si ricava, al di là dei particolari contenuti di singole disposizioni, il principio fondamentale per cui l’individuazione delle figure professionali, con i relativi profili e ordinamenti didattici, è riservata alla legislazione statale. Questo principio si pone quindi come un limite invalicabile dalla potestà legislativa regionale”;


c) con la sentenza n. 355/2005: “….Al riguardo, pur mancando nella legislazione statale una disciplina generale delle professioni, dalla normativa vigente – e segnatamente dall’art. 2229, primo comma, del codice civile, oltre che dalle norme relative alle singole professioni – può trarsi il principio, affermato in più occasioni da questa Corte con riferimento alle professioni sanitarie, che l’individuazione delle professioni, per il suo carattere necessariamente unitario, è riservata allo Stato, rientrando nella competenza delle regioni la disciplina di quegli aspetti che presentano uno specifico collegamento con la realtà regionale. Esula, pertanto, dai limiti della competenza legislativa concorrente delle regioni in materia di professioni l’istituzione di nuovi e diversi albi (rispetto a quelli istituiti dalle leggi statali) per l’esercizio di attività professionali, avendo tali albi una funzione individuatrice delle professioni preclusa in quanto tale alla competenza regionale”; 


d) con la sentenza n. 424/2004: le Regioni non possono legiferare sull'individuazione delle figure professionali e sull'istituzione di nuovi albi, competenze che sono riservate allo Stato “…nel vigore della riforma del Titolo V, Parte seconda, della Costituzione, continua a spettare allo Stato la determinazione dei principi fondamentali nelle materie di competenza concorrente''; e ''ove non ne siano stati formulati di nuovi, la legislazione regionale deve svolgersi nel rispetto di quelli comunque risultanti dalla normativa statale già in vigore. Da essa non si trae alcuno spunto che possa consentire iniziative legislative regionali nell'ambito cui si riferisce la legge impugnata”.


Conseguentemente il “dlgs La Loggia” stabilisce che “la legge statale definisce i requisiti tecnico-professionali e i titoli professionali necessari per l'esercizio delle attività professionali che richiedono una specifica preparazione a garanzia di interessi pubblici generali la cui tutela compete allo  Stato”.


 


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Il testo della memoria di Franco Abruzzo al Consiglio di Stato e  al Quirinale  si può leggere in home page di www.odg.mi.it ( www.odg.mi.it/docview.asp?DID=2210)


PROFESSIONI - Il “dlgs La Loggia” in via di pubblicazione nella “Gazzetta Ufficiale”:


“Spetta solo alla legge statale


la tutela delle professioni.


Il Governo ha il potere di


disciplinare l’esame di Stato”.


La professione giornalistica


(italiana) riconosciuta


a livello comunitario


con i Dlgs 277/2003 e 319/1994


..............................................................


ACCESSO ALLE PROFESSIONI


Siliquini: “Le Regione stanno tentando


di bloccare la riforma con argomenti


giuridicamente infondati. Attendiamo


fiduciosi il parere del Consiglio di Stato”


 Roma, 26 gennaio 2006. “Attendiamo fiduciosi il parere del Consiglio di Stato sulla riforma dell’accesso alle professioni e dei relativi esami di Stato. È incredibile pensare che le Regioni stiano tentando, per meri interessi di parte politica, di bloccare l’iter di riforma, invocando ancora l’infondata competenza concorrente, introdotta dall’Ulivo con la riforma Costituzionale del 2001 e ripetutamente bocciata dalla Corte Costituzionale, con sentenze che hanno già fatto chiarezza sulla questione”. Lo ha affermato il Sottosegretario di AN all’Università durante l’Assemblea dei Consigli Provinciali dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.


“La nostra riforma – ha proseguito Siliquini – è stata elaborata di concreto con l’Università ed i professionisti, per uniformare il Paese alla tendenze comunitarie, per migliorare il sistema universitario in modo da fornire ai futuri professionisti le competenze necessarie - grazie ai nuovi percorsi ad “Y” -, per aggiornare le regole che disciplinano l’accesso alle professioni”.


La senatrice di Alleanza Nazionale ha, quindi, rimarcato che “grazie a questa riforma, i Consulenti del Lavoro sono stati finalmente inseriti nella disciplina dell’accesso alle professioni ed i giovani in possesso dei nuovi titoli potranno partecipare agli esami di Stato. Abbiamo voluto elevare il titolo di accesso, prevedendo almeno una Laurea triennale ed il tirocinio di durata annuale, che potrà essere svolto anche durante il percorso universitario per accorciare i tempi della formazione. Per i prossimi cinque anni, sono fatte salve le prerogative dei diplomati di Scuola Superiore e dei laureati con il Vecchio Ordinamento, che saranno ammessi a sostenere l’esame di Stato”.


 


 





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