Genova, 6 aprile 2009. Bombe carta contro le sedi dei giornali, questa notte, a Genova. Il primo attentato, alle 23.30, ha preso di mira la sede del Corriere Mercantile, in via Archimede. Due giovani in moto si sono avvicinati al portone ed uno di loro, con il casco in testa, ha lanciato una bomba carta contro la vetrata d'ingresso, infrangendola. Un secondo ordigno è stato lanciato subito dopo, ma non è esploso. Il sorvegliante e alcuni cronisti del quotidiano, che in quel momento si trovavano in redazione, sono immediatamente usciti e hanno tentato di inseguire i due giovani che però si sono allontanati velocemente a bordo della moto. Pochi istanti più tardi, alle 23.28, una terza bomba carta è stata lanciata contro il portone del palazzo dove hanno sede l'Agenzia Ansa e La Stampa, in piazza Piccapietra. Si tratta di un edificio collegato con quello che ospita il quotidiano Il Secolo XIX. Questa bomba carta ha affumicato lo stipite del portone. Contemporaneamente sono state lanciate tre grosse pietre contro la redazione del Secolo, infrangendo i vetri di protezione delle finestre interne. Alcuni redattori si sono immediatamente affacciati e hanno potuto udire un'altra esplosione, meno potente della prima. Si trattava di una seconda bomba carta, contro il portone del quotidiano. Anche in questo caso alcuni testimoni hanno raccontato di aver notato almeno tre ragazzi allontanarsi di corsa da piazza Piccapietra. Al momento sono in corso gli accertamenti da parte dei carabinieri, della polizia scientifica e della Digos. Ancora da stabilire il movente del triplice attentato: se si tratti di criminalità di matrice politica o di atti legati alle frange estreme del tifo calcistico.(ANSA).
IL RACCONTO DEI TESTIMONI.
Genova, 6 aprile 2009. «Ero nella portineria del Mercantile e stavo parlando con un cronista quando ho visto avvicinarsi all'ingresso un ragazzo, con un casco da motociclista in testa. Aveva in mano un candelotto, lo ha acceso e lo ha lanciato. Ho sentito una forte esplosione e sono rimasto stordito». Così un sorvegliante del quotidiano genovese racconta l'attentato compiuto nella notte. Un secondo ordigno è stato gettato in direzione del portone, ma non è esploso perchè la miccia si è spenta. Il candelotto è stato poi rinvenuto dai carabinieri, accorsi sul luogo, in via Archimede, a poca distanza dalla stazione ferroviaria di Genova Brignole. «Insieme ad alcuni cronisti - prosegue il sorvegliante - sono uscito per cercare di raggiungere l'attentatore, ma lui è saltato in sella ad una moto guidata da un altro giovane e i due sono fuggiti in tutta fretta». La bomba carta esplosa ha causato l'infrazione della vetrata antisfondamento dell'ingresso, danneggiando l'intelaiatura della porta. Poco dopo, in piazza Piccapietra, dove un grande edificio con due entrate ospita le sedi del Secolo XIX e delle redazioni genovesi dell'Agenzia Ansa e della Stampa, sono avvenuti gli altri due attentati. Il primo ha riguardato il portone al civico numero 9, che dà accesso all'Ansa e alla Stampa. L'ordigno ha affumicato la base del portone, senza infrangere la vetrata. Sono invece andati in frantumi i vetri di alcune finestre dell'attigua redazione del Secolo XIX a causa del lancio di tre grossi sassi e di una seconda bomba carta. «Dopo aver udito la prima esplosione, molto forte, - raccontano i cronisti del Secolo - ci siamo affacciati ed abbiamo sentito un secondo botto, di minore intensità e poi abbiamo notato tre giovani fuggire di corsa in direzione del teatro Carlo Felice».(ANSA).
QUESTORE: PRIVILEGIAMO PISTA dei TIFOSI
Genova, 6 aprile 2009. «Stiamo seguendo tutte le piste ma privilegiamo l'ipotesi della frangia estrema della tifoseria non organizzata, dei cani sciolti insomma»: lo ha affermato stamani il questore di Genova Salvatore Presenti in merito agli attentati della notte contro le sedi dell'Ansa, della Stampa, del Secolo XIX e del Corriere Mercantile. «Sulla base dei filmati e delle testimonianze acquisite speriamo di dare presto un volto ed un nome ai colpevoli - ha proseguito il questore -. L'episodio in sè è grave, anche se non avvelena il clima in vista del prossimo derby. Intanto invitiamo le tifoserie, che sono un corpo sano, ad eliminare i corpi marci». Secondo quanto spiegato stamani da polizia e carabinieri, le esplosioni sono state provocate da artifizi pirotecnici di quarto livello, ovvero grossi petardi spesso usati anche negli stadi, e in libero commercio. .
Data la scarsa offensività degli ordigni usati, spiegano alla Digos genovese, l'idea è che la volontà di danneggiare fosse modesta e che si sia trattato principalmente di un atto dimostrativo. Intanto sono vari, secondo gli investigatori, gli elementi che porterebbero a privilegiare l'ipotesi di cani sciolti della tifoseria violenta. A partire anche da alcuni striscioni comparsi allo stadio Ferraris contro alcune testate locali. Si ipotizza che gli attentati possano essere una reazione alle ampie cronache dei giorni scorsi sulla rissa scoppiata per cambiare i colori alla scalinata Montaldo, una gradinata a poche centinaia di metri dallo stadio, che viene dipinta ora con quelli rossoblu del Genoa, ora con quelli blucerchiati della Samp. (ANSA).
ORDINE GIORNALISTI: TUFFO NEL PASSATO
Roma, 6 aprile 2009. «Un tuffo nel passato, carico di inquietudine»: è così che l'Ordine nazionale dei giornalisti definisce l'azione di gruppi di teppisti che a Genova hanno tentato di intimidire, con bombe carta e lancio di oggetti, l'ANSA, il Corriere mercantile, Il Secolo XIX e la Stampa. «Sono gesti che non vanno sottovalutati, trovando conforto nel fatto che in queste occasioni non sono state recati danni alle persone. Spesso, troppo spesso, in un passato non dimenticato - continua l'Ordine -, la violenza ha tratto origine da azioni che alcuni hanno voluto considerare poco più che ragazzate. Erano il seme dal quale, in una escalation criminale, hanno preso l'avvio azioni di violenza che hanno segnato in maniera tragica la vita del nostro Paese». A tutti i colleghi della Liguria, e in particolare ai giornalisti delle redazioni che hanno subito l'azione dei teppisti va la solidarietà dell'Ordine nazionale.(ANSA).