Dibattito a Urbino. Ma il blogger Può essere un vero giornalista?
Opinione pubblica, indipendenza dei giornalismi, capacità dei media di non farsi influenzare da niente e da nessuno. Sono questi i temi trattati durante i dibattiti del "progetto Einaudi-Albertini per l'indipendenza dei media", organizzato dall'Istituto per la Formazione al Giornalismo di Urbino e svoltosi il 16 e 17 marzo nella città marchigiana. Al tavolo dei relatori si sono susseguiti grandi firme del giornalismo italiano ed esperti di politica e giurisprudenza. Tra i tanti Carlo Vulpio, Massimo Mucchetti, Ilvo Diamanti, Valerio Onida e il direttore dell'Ifg di Milano, Enrico Regazzoni.
"Come salvare il giornalismo", "Le soluzioni internazionali", "La classe dirigente e l'informazione che cambia". Già i titoli degli incontri mostravano un certo scetticismo sul futuro dei media. Gli esempi personali, soprattutto quello di Carlo Vulpio, a cui la direzione del Corriere della Sera ha tolto il caso "Why not" senza motivazioni valide, non sono sembrati molto rassicuranti. Lo stesso Roberto Natale, presidente della Federazione nazionale della stampa, è stato molto duro con gli editori, elencando i motivi di convenienza per cui molti entrano nella proprietà di un quotidiano: influenzare i lettori per favorire sul mercato le proprie aziende e fare pressione sui politici. Chi invece ha cercato di dare un'immagine più positiva ha parlato di nuove generazioni: lo ha fatto il vicedirettore del Corriere, Massimo Muchetti, che ha invitato i giovani giornalisti delle scuole a essere propositivi per rilanciare i giornali e il loro ruolo di «garanti della democrazia».
Uno dei temi più trattati, specialmente nella seconda giornata di lavoro, sono stati internet e i nuovi media. Il discorso si è spostato quasi subito sui nuovi canali che permettono un'interazione totale e continuativa con il lettore, in primis i blog. Gli esperti intervenuti, Giuseppe Granieri e il professor Giovanni Boccia Altieri, hanno parlato delle possibili interazioni tra web e carta stampata. Entrambi hanno sottolineato che, nonostante soltanto i giornali riescano ad avere quelle entrate economiche pubblicitarie necessarie a sopravvivere, la rete sta cambiando alla base il giornalismo e sta riportando alla luce quel contatto diretto con chi legge le notizie. La possibilità di commentarle sui siti dei quotidiani o a giro per la rete fa sì che chi vuole smentire possa farlo immediatamente; per il giornalista si tratterebbe di un'opportunità per ricevere non soltanto le critiche, ma anche suggerimenti e proposte.
Dalla platea non sono mancati gli spunti alla discussione. I ragazzi hanno chiesto di parlare del problema del precariato in redazione, di come si possa conciliare la mancanza di indipendenza economica con la richiesta di maggiore indipendenza professionale. Ovviamente tutti i relatori si sono detti d'accordo sulla difficoltà di questa unione, ma hanno anche ammesso che le difficoltà economiche attuali non promettono niente di buono. Durante il dibattito con i direttori delle scuole di giornalismo, tra cui anche quello dell'Ifg di Milano, Enrico Regazzoni, alcuni studenti hanno domandato se non ci sia il rischio che unire la figura del giornalista con quella del blogger porti a perdere di vista quelle che sono le principali caratteristiche che differenziano un professionista dell'informazione da una persona che esprime le proprie opinioni o racconta quello che sa: la raccolta di prove certe e certificabili. Sul tema si sono alzate due voci contrastanti: chi chiedeva di mantenere salde certe basi e chi invitava a rivedere la figura del giornalista con l'arrivo dei nuovi media. Il discorso si è allargato, e c'è stato chi ha parlato anche di formazione sul blog per i giovani reporter. Sul tema "internet" una posizione comune non è stata trovata, come ci si poteva immaginare. Ma non c'è dubbio che chi è rimasto ad ascoltare si sia portato a casa un bel po' di interrogativi a cui dare risposta, o almeno provarci.
Riccardo Bianchi
IFGONLINE del 18 03 09
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