Roma, 18 marzo 2009. Una nota dell’Ansa di questo pomeriggio avverte che “è alla stretta finale la trattativa tra Federazione nazionale della stampa (Fnsi) e Federazione italiana degli editori (Fieg) per il rinnovo del contratto dei giornalisti, scaduto da oltre quattro anni. Dopo un incontro a delegazioni piene tenutosi oggi nella sede romana della Fieg, le parti sono attualmente riunite separatamente per valutare alcune ipotesi sulla parte economica dell'accordo. La Fnsi, in particolare, ha convocato per venerdì 20 marzo una seduta della Giunta e della segreteria per valutare se le ipotesi sul tavolo sono percorribili o meno: si auspica che il dialogo possa arrivare a conclusione la prossima settimana”. La firma dell’accordo è prevista per il 25/26 marzo. Anche gli editori in parallelo dovranno riunirsi per dare il via libera ad Alberto Donati, capo della delegazione imprenditoriale e neo-vicepresidente dell’Inpgi. Franco Siddi, segretario generale della Fnsi, come Donati, non parla. Le ipotesi d’accordo ci sono e sono tenute segrete, mentre i collaboratori diffondono ad arte voci depistanti contornate da evidenti bugie. Nessuno vuole scoprire le carte. Il fine di queste mosse è quello di non dare armi in mano ai falchi dei rispettivi schieramenti. I falchi ci sono, sono in minoranza, ma spingono per la rottura. Pericolo che le persone assennate di Fnsi e Fieg vogliono scongiurare. Il messaggio fiducioso del sindacato agli iscritti è sempre quello di ieri: “PREPARATEVI AL REFERENDUM”.
L’incontro è stato preceduto da contatti anche notturni tutt’altro che lisci e tranquilli. Si sa che Donati è un abilissimo negoziatore alla ricerca costante del ko risolutivo; di fronte ha un Siddi che gioca di rimessa e che non disdegna colpi mancini, che fanno male. Il tira e molla ha vissuto anche momenti drammatici, ma è servito ad affinare la mediazione e a trovare un compromesso capace di soddisfare le esigenze dei fronti contrapposti. L’intesa tacita è quella che nessuna delle parti debba poter cantare vittoria all’atto della firma. La partita deve finire con un onorevole pareggio. Il compromesso, anche se esistono soluzioni alternative, grosso modo potrebbe essere articolato così:
a) gli editori hanno fatto presente che i giornalisti, per quanto riguarda gli scatti, non possono rimanere detentori di un trattamento che è un unicum assoluto in campo nazionale. Ha trovato conferma la nostra ipotesi di ieri: di un pacchetto di scatti iniziali (2?3?) al 6% con cadenza biennale e poi a seguire scatti triennali al 6% probabilmente senza un numero prefissato. La Fnsi ha in sostanza un occhio di riguardo per i giovani che entrano nella professione e si è battuta per dare a costoro ragionevolmente una partenza di carriera più consistente sul piano economico. Gli editori hanno il problema del taglio del costo del lavoro: la modifica della cadenza da due a tre anni per il grosso degli scatti soddisfa questa preoccupazione, che è seria e motivata. Le parti vedono di buon occhio la carriera parallela assicurata da nuove figure non gerarchiche, che potrebbero motivare i redattori che oggi non hanno prospettive di carriera tradizionale.
b) se passa il punto a), l’aumento mensile dovrebbe superare, per la figura del redattore ordinario, i 200 euro lordi attestandosi poco sotto o attorno ai 250 euro distribuiti in un biennio. La cifra verrebbe riparametrata per le altre figure contrattuali (fino all’aumento del 127% per il redattorecapo). In sostanza l’aumento non potrà essere di 100 euro, come qualcuno temeva, perché ciò significherebbe lasciare le cose come stanno visto che l’Ivc al 31 dicembre 2008 ammontava a 77 euro per il redattore ordinario e che l’ Ivc non è stata rivalutato dal 1° gennaio 2009 come la legge impone.
c) gli editori metterebbero mano al portafogli per sostenere le entrate dell’Inpgi, che avrebbe un danno dal passaggio di gran parte degli scatti a una cadenza triennale. La Fieg è pubblicamente impegnata a sostenere un Inpgi in salute. Donati e Siddi stanno ragionando su una serie di accordi di ampia solidarietà a tutela dei giornalisti a rischio.
d) gli editori, che intendono avvalersi massicciamente della cassa integrazione guadagni straordinaria, dovrebbero assumersi l’onere o di pagare all’Inpgi lo 0,90% sulla retribuzione mensile di ogni giornalista assunto oppure di aumentare la somma che già versano a fronte dell’indennità di disoccupazione (il gettito del 2007 è stato di 19.459.000 euro). Nei bilanci dell’Istituto, però, non viene calcolato il costo dei contributi figurativi. I contributi figurativi sono una cambiale in bianco.
e) Il Governo ha aiutato l’editoria, favorendo i prepensionamenti con uno stanziamento annuo di 20 milioni di euro. I giornalisti prepensionabili sono 515: l’operazione, se attuata quest’anno, ha un costo complessivo di 30 milioni di euro. Il che comporta un esborso da parte degli editori di 10 milioni di euro. La legge è chiara al riguardo: lo Stato tira fuori 20 milioni di euro all’anno, se ne servono di più gli editori sono tenuti a finanziare l’Inpgi. La Fieg spinge anche per la utilizzazione della cassa integrazione straordinaria. Secondo gli editori «bisogna evitare di utilizzare questo istituto quando le imprese sono già decotte. Bisogna intervenire quando il trend diventa negativo, sempre tenendo presente l'equilibrio dei conti dell'Inpgi». Su questi punti (prepensionamenti e cassaintegrazione straordinaria) Fnsi e Fieg pensano di creare un meccanismo che veda tutti gli editori impegnati a finanziare l’Inpgi magari con la istituzione di un fondo di compensazione o di qualcosa di simile. Bisogna inoltre tenere in conto che sui 17mila giornalisti assicurati con l’Inpgi solo 11mila fanno riferimento ad aziende iscritte alla Fieg. E’ evidente che debbano contribuire tutte le aziende che faranno ricorso ai prepensionamenti e alla cassa integrazione. Occorre creare un meccanismo sicuro, privo di equivoci.
Mentre il confronto Fnsi/Fieg era in corso le agenzie hanno rovesciato sul tavolo delle trattative lanci con notizie preoccupanti relative a Rcs Mediagroup. Si poteva leggere in un dispaccio Ansa: “La crisi economica generalizzata e l'andamento delle attività nei primi mesi del 2009, «conseguente all'ulteriore aggravarsi dei trend di mercato e a una ancora più accentuata criticità prospettica, rende improcrastinabile un progetto complessivo di interventi a tutto campo focalizzato su costi e modelli di business, trasversale a ogni società del gruppo in Italia e all'estero». Il progetto, si legge nella nota, «già in via di elaborazione da parte del management, sarà posto all'approvazione del consiglio di amministrazione nei prossimi mesi. Particolare attenzione sarà rivolta alla situazione finanziaria, non escludendosi revisioni del perimetro, compatibilmente con l'andamento del mercato, rispetto alle attività che verranno ritenute non core. Il consiglio ha pienamente condiviso tale impostazione». L'acuirsi della crisi economica, si spiega da Rcs, «sta incidendo profondamente sul settore dei media anche a livello internazionale». Per l'esercizio in corso il gruppo editoriale prevede che «rischi e incertezze deriveranno in massima parte dalle variabili macroeconomiche e dai loro inevitabili riflessi sul settore nei Paesi in cui opera». In tale contesto «risulta difficile avanzare ipotesi previsionali, in particolare sulle dinamiche della raccolta pubblicitaria che continua ad evidenziare segnali fortemente e progressivamente negativi, non lasciando intravvedere a breve una inversione di tendenza». Le politiche di gestione e di focalizzazione dei business «saranno accompagnate dalla ulteriore definizione di azioni e misure che, già nell'ultima parte del 2008, hanno permesso al gruppo Rcs di registrare minori costi per 40 milioni circa, sostenendo oneri non ricorrenti di ristrutturazione per 23,3 milioni». Tra le misure allo studio figura un “piano di riorganizzazione del gruppo”, che consentirà il ricorso all’istituto dei prepensionamenti per un consistente numero di giornalisti vicini ai 60 anni d’età. I dirigenti del gruppo hanno nel mirino anche i periodici in perdita: diversi potrebbero essere ceduti. Notizia non nuova, ma circolante da almeno 7-9 mesi. Diffusa oggi crea un clima in via Rizzoli non sereno e allarma il sindacato alle prese con una miriade di casi di licenziamenti o di richiesta di preopensionamenti oppure di Cigs.
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CONTRATTO FNSI/FIEG:
siamo alla stretta finale.
Trattativa a oltranza. La
firma prevista tra mercoledì
e giovedì. Il messaggio fiducioso
del sindacato agli iscritti è questo:
“PREPARATEVI AL REFERENDUM”.
Compromesso in vista sugli
scatti (2/3 con cadenza biennale
+8/9 con cadenza triennale)
e sull’aumento, che deve inglobare
l’Ivc (77 euro) con l’aggiunta
di almeno altri 130 euro.
Difesa delle entrate dell’Inpgi
e ampliamento delle misure
sociali per fronteggiare un
biennio che si annuncia molto
difficile sul piano occupazionale.
di FRANCO ABRUZZO
Milano, 17 marzo 2009. Continua a grandinare in maniera pesantissima, e con chicchi di cemento, sul settore dei mass media. In un contesto, che rischia di diventare drammatico nei prossimi 24 mesi, Fnsi e Fieg, giornalisti ed editori, sono chiamati a un grande atto di responsabilità e di fiducia verso la Nazione, rinnovando un contratto la cui ultima stesura risale al 24 febbraio 2001 e che è scaduto nella parte normativa e sul piano economico il 28 febbraio 2005. Le trattative (a oltranza) riprendono domani e dovrebbero concludersi, queste le previsioni, entro giovedì. Alla Fnsi mettono le mani avanti e dicono. “Sarà un contratto di difesa”. Nella Fieg vengono erette muraglie contro i piccoli editori, che chiedono una moratoria di 3 anni. Anche qui la volontà è di andare alla stretta finale. Dovrebbero prevalere le colombe sui falchi.
I giornalisti, è vero, scrivono notizie e commenti sulla crisi internazionale dell’economia, che ha riflessi durissimi anche sul nostro tessuto produttivo e occupazionale, ma spesso ritengono di essere fuori dal contesto negativo, come se i drammi non li riguardassero. Ormai circola una battuta di un dirigente sindacale in una recente assemblea svoltasi all’Ansa: “Prego i colleghi della redazione economia di spiegare a tutti noi gli effetti della crisi sul comparto dell’editoria”. Come dire: ragazzi, cerchiamo di essere realisti.
Senza interventi nell'intero comparto dei mass media, ha scritto la Fieg, possono stimarsi in 1.500 gli esuberi di giornalisti, mentre migliaia di posti di lavoro si sono già liquefatti in Gran Bretagna, Spagna e Germania. Nel primo trimestre dell'anno la pubblicità è calata in media del 30-40%, ma anche di più, in alcuni casi è crollata del 60%. La diffusione, a sua volta, scende in media del 10% mentre il costo della carta aumenta del 6-7 per cento”. E’ di oggi (vedi “Italia Oggi” a firma Claudio Plazzotta) la notizia che “La Stampa” sia l’unico giornale ad avere aumentato la diffusione a febbraio (+1%), mentre sono stabili “Avvenire” e “Messaggero” e sono in difficoltà “Corriere della Sera” (-8.5%), “Repubblica” (-19.5%), "Il Giornale" (-10%), “Libero” (-6.6%), “Gazzetta dello Sport” (-4%), “Il Sole 24 Ore” (-3,2%).
Winston Churchill soleva dire, mentre infuriava la battaglia d’Inghilterra, che le verità vanno circondate da una selva di bugie. Ed è quello che fanno in queste ore decisive le delegazioni guidate da Franco Siddi e Alberto Donati. Le notizie filtrano con il contagocce e spesso sono depistanti. Il compromesso, anche se esistono soluzioni alternative, grosso modo potrebbe essere articolato così:
a) gli editori chiedevano che gli scatti da 15 fossero ridotti a 12, ma rimanendo sempre ancorati alla rivalutazione del 6% con cadenza triennale e non più biennale in modo da incidere all’incirca per un terzo in meno sull’aumento del costo del lavoro (che è un problema reale). Anche altre categorie hanno gli scatti triennali ma non al 6 per cento. Su questo punto, la Fnsi è isolatissima: i ministri del Lavoro di destra e di sinistra hanno sostenuto e sostengono che il meccanismo biennale al 6 per cento è indifendibile. Il compromesso dell’ultimissima ora parla dei primi due/tre scatti al 6% con cadenza biennale e di altri 8/9 scatti al 6% con cadenza triennale oppure di 8 scatti biennali al 6 per cento. La Fnsi ha in sostanza un occhio di riguardo per i giovani che entrano nella professione.
b) se passa il punto a), l’aumento mensile dovrebbe toccare, per la figura del redattore ordinario, i 200/210 euro lordi (inglobando i 77 euro dell’Ivc=Indennità di vacanza contrattuale). La cifra verrebbe riparametrata per le altre figure contrattuali (fino all’aumento del 155% per il redattorecapo). In sostanza l’aumento non può essere di 100 euro, perché ciò significherebbe lasciare le cose come stanno visto che l’Ivc al 31 dicembre 2008 ammontava a 77 euro per il redattore ordinario e che l’ Ivc non è stata rivalutato dal 1° gennaio 2009 come la legge impone. E’ accaduto che, secondo quanto ha detto il direttore generale della Fnsi, "l'ufficio di presidenza della Federazione degli Editori ha deliberato di non procedere all'adeguamento dell'indennità di vacanza contrattuale a partire da gennaio 2009. Si tratta, ovviamente, di una decisione unilaterale che non ci trova affatto concordi e che abbiamo fortemente contestato, ponendo anche la questione sul tavolo di questa lunga vertenza contrattuale. La Giunta esecutiva sta valutando le azioni da intraprendere nell'ambito di un contenzioso che sembrerebbe in via di risoluzione". L’atteggiamento della Fieg è spiegabile con il convincimento degli editori di essere prossimi alla firma del Cnlg, che evidentemente decorrerà dal 1° gennaio 2009 unica misura tale da evitare l’aggiornamento dell’Ivc.
c) gli editori metterebbero mano al portafogli per sostenere le entrate dell’Inpgi, che avrebbe un danno dal passaggio degli scatti a una cadenza triennale. La Fieg è pubblicamente impegnata a sostenere un Inpgi in salute.
d) gli editori, che intendono avvalersi massicciamente della cassa integrazione guadagni straordinaria, dovrebbero assumersi l’onere di pagare all’Inpgi lo 0,90% sulla retribuzione mensile di ogni giornalista assunto. Oggi la Cigs pesa interamente sulle casse dell’Istituto.
La Fieg, comunque, ritiene che sul fronte dell’occupazione avremo una stagione (maggio e giugno prossimi) “pesantissima”. Funzionerà un tavolo a tre (Fieg, Fnsi e Ministero del Lavoro) per gestire la crisi e gli ammortizzatori sociali. In questo momento i giornalisti contrattualizzati sono circa 17mila e operano nella cornice di 2.100 aziende, ma di queste solo una cinquantina hanno almeno 50 giornalisti alle dipendenze. E’ vero che il Governo ha aiutato l’editoria, favorendo i prepensionamenti con uno stanziamento annuo di 20 milioni di euro. I giornalisti prepensionabili sono 515: l’operazione, se attuata quest’anno, ha un costo complessivo di 30 milioni di euro. Il che comporta un esborso da parte degli editori di 10 milioni di euro. La legge è chiara al riguardo: lo Stato tira fuori 20 milioni di euro all’anno, se ne servono di più gli editori sono tenuti a finanziare l’Inpgi. La Fieg, nel corso dell'incontro con Sacconi, Bonaiuti e i tecnici del Welfare, ha fatto una disamina di tutti gli strumenti a disposizione per far fronte alla crisi del settore. Per la cassa integrazione ordinaria, non prevista dalle leggi sull’editoria, ci vorrebbe una modifica legislativa. Quella straordinaria, invece, «bisogna evitare di utilizzarla quando le imprese sono già decotte. Bisogna intervenire quando il trend diventa negativo, sempre tenendo presente l'equilibrio dei conti dell'Inpgi» ha sottolineato il presidente della Fieg.
I punti di crisi sono numerosi. Sui tavoli della Fnsi ci sono 120 richieste di prepensionamenti o di cassa integrazione speciale. Rcs e Repubblica non daranno il dividendo agli azionisti. I grandi soci di Rcs MediaGroup hanno deciso un rinvio della riunione del Patto originariamente prevista per domani in coincidenza del consiglio di amministrazione del gruppo editoriale sui risultati di esercizio. La decisione di uno slittamento del Patto, probabilmente alla settimana a cavallo tra marzo e aprile, segue una fitta serie di contatti tra i soci negli ultimi giorni. Ancora non sarebbe però emerso un orientamento definitivo sulla lista di maggioranza da presentare per il rinnovo del consiglio di amministrazione della società e un consenso sulla direzione del Corriere della Sera, oggetto dell’incontro originariamente previsto domani. Sono almeno 4 i nomi che circolano come successori di Paolo Mieli.
In questo quadro riprendono domani le trattative Fnsi/Fieg. La Fnsi ha fissato per il 26 marzo la riunione del Consiglio nazionale dedicato all’eventuale e possibile accordo con gli editori. Frattanto la Commissione Statuto ha iniziato a studiare le modalità del referendum consultivo sul nuovo contratto: voteranno soltanto i giornalisti in servizio e ai quali si applicherà il nuovo contratto? O tutti i giornalisti iscritti al sindacato compresi i pensionati? O i pensionati rimarranno fuori? Vedremo. La Fnsi in sostanza dice ai suoi iscritti: “Preparatevi al referendum”. Un messaggio fiducioso firmato Franco Siddi, che, come i suoi nonni della Brigata Sassari sull’Altipiano di Asiago, è rimasto incollato per 18 mesi sul terreno con le unghie. Terreno sta per tavolo delle trattative. Ci sono state mille occasioni per rompere con Alberto Donati (capo della delegazione Fieg e neo vicepresidente dell'Inpgi), ma Franco Siddi non ha mollato la presa. Gli auguriamo di cuore di mettere la sua firma sotto il testo del contratto. In questi tempi calamitosi sarebbe un grande risultato. Accompagnato dall’auspicio che i giornalisti italiani capiscano qual è oggi la realtà che non dà spazio ai sogni generosi. La mia generazione negli anni 70 si accontentava di aumenti di 20/30mila lire al mese. Anche quelli erano tempi calamitosi con la stampa che viveva il passaggio traumatico dal caldo al freddo, dalla composizione a mano e dalla linotype ai primi terminali e poi ai computer, con il prezzo della carta alle stelle e con la tragedia della crisi del più grande gruppo editoriale, Rcs-Corriere della Sera, caduto nella rete della P2 e dello Ior.