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Stampa

URBINO. “Il GIORNALISMO
FORSE NON E' MORTO,
MA CERTO NON STA BENE”

Urbino, 16 marzo 2009. Il giornalismo forse non è morto, ma, certo,


non sta molto bene. E' quanto, in sintesi, è emerso dal convegno


"L'indipendenza di giornali e Tv e il funzionamento della democrazia"


svoltosi oggi alla Facoltà di Sociologia dell'Università di Urbino.


Assente per malattia Giovanni Sartori, il moderatore e direttore della


Scuola di Giornalismo di Urbino Raffaele Fiengo, dopo i saluti, ha


dato la parola a Carlo Vulpio, inviato del Corriere della Sera,


secondo il quale "il giornalismo è finito. Dobbiamo chiederci se


esiste ancora il giornalismo - ha sottolineato- se non ci dobbiamo


preparare ad altri modi di comunicazione pubblica, se i giornali non


si vendono non perché c'é Internet, ma perché sono fatti male, per


quello che non scrivono e che non si deve sapere". Tra gli interventi,


quello del presidente della Federazione Nazionale della Stampa,


Roberto Natale: "Non direi che il giornalismo è morto - ha detto-,


direi piuttosto che se la passa male. Con disegni di legge come quelli


di Mastella, prima, e di Alfano, adesso. Con editori con interessi in


vari settori: immobiliare, finanziario, adesso anche sanitario ed


energetico. E poi, la Legge Gasparri, la riforma dell'Ordine e le


procedure d'ingresso alla categoria, con 1.500 aspiranti giornalisti e


due-trecento posti reali". Pessimista il sociologo Ilvo Diamanti: "I


giornali non li legge più nessuno - ha detto- tutti i grandi giornali,


in Usa come in Francia, sono in gravi difficoltà. L'informazione


buona, il giornalismo d'inchiesta costano. Ma se i giovani non leggono


i giornali, se i giornali non vengono acquistati, se l'informazione


online è gratuita, chi pagherà il buon giornalismo?". Per lo storico


Franco Cardini, il problema principale è il "disinteresse e


l'inadeguatezza dell'opinione pubblica, che non si cura delle notizie


serie, ma solo di quelle di gossip".(ANSA).





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