Pensionati di tutta Italia, unitevi. Anzi: uniamoci, siamo tutti pensionati. O meglio, lo saremo. Se supereremo la crisi: molti colleghi fanno i conti su anni di contributi, scivoli e abbattimenti in vista di un’ondata di prepensionamenti, ora previsti anche nei periodici. E tutti noi giornalisti, attivi e
pensionati, dobbiamo ragionare sulle misure da prendere per salvare il welfare della nostra categoria: se ne esce solo con un Inpgi forte, in grado di pagare le pensioni anche nei prossimi decenni. E con una Casagit da ripensare per risorgere dalle ceneri della sua attuale crisi strutturale, una crisi che il maxi-buco di bilancio ha reso evidente a tutti. Nel cda dell’Inpgi, dove sono stato eletto meno di un anno fa insieme a numerosi colleghi pensio nati, stiamo lavorando con determinazione per risolvere problemi concreti. Per esempio abbiamo alzato a 20 mila euro il limite di cumulo per le pensioni di anzianità, abbiamo alzato il livello massimo erogabile con i nostri prestiti, e così via. Nei provvedimenti presi, abbiamo quasi sempre votato all’unanimità: un esempio, credo, di cosa voglia dire essere uniti a favore degli interessi della nostra categoria. Gli ultimi provvedimenti presi dal cda uscente della Casagit, invece, o sono solo di facciata oppure
scaricano buona parte dei costi sui contribuenti più deboli. Per esempio, il prelievo aggiuntivo sugli iscritti con familiari a carico (figli o anziani con bassissimo reddito) va contro il principio solidaristico che sta alla base della Casagit, che è una Cassa e non una assicurazione sanitaria. Questa fase di crisi economica è il momento peggiore per colpire le famiglie. E le decisioni del cda uscente sono un tale insieme di errori e di approssimazione che dalla categoria si leva quasi unanime un grido di dolore: basta, il vertice attuale della Cassa vada a casa! Da questo punto di vista, registro favorevolmente una convergenza d’idee in diversi documenti di critica, peraltro sempre costruttiva, all’azione dei vertici uscenti della Casagit: ci sono molti punti in comune in quanto affermano sia l’Unione dei giornalisti pensionati, sia Quarto Potere (la mia componente), sia il Coordinamento delle Associazioni per un sindacato di servizio, sia Stampa Democratica. E non vorrei aver dimenticato altri: nel caso, mi scuso e propongo comunque di iniziare un ragionamento comune sui problemi concreti prima delle imminenti elezioni Casagit. I colleghi pensionati propongono le ‘primarie’ per individuare i futuri vertici della Cassa, e mi sembra una bella, utile provocazione.
Ma chi vota alle primarie: tutti gli iscritti o i delegati eletti alle elezioni? Spero non ci sia qualcuno che pensi a primarie all’interno delle componenti... In ogni caso, noi giornalisti non siamo un partito! E per votare ci vogliono regole condivise: che in parte abbiamo e in parte possiamo cambiare. Faccio un esempio. Se sui problemi concreti io sono d’accordo con Iselli, presidente nazionale dei pensionati, e a sua volta Iselli è d’accordo con Rho, non capisco quali siano le
“ragioni di componente” che impediscano a un collega di poter votare per entrambi al momento delle elezioni degli organismi assistenziali e previdenziali di categoria. Nella Casagit è già così, votano insieme pensionati e attivi: perché non prevedere un meccanismo analogo anche nell’Inpgi? Ne ragioneremo, nella commissione Statuto dell’Istituto e nelle riunioni dei consigli, ma intanto iniziamo un confronto pubblico, anche sui giornali della categoria.
In questo senso, ringrazio il giornale dei pensionati che mi ha chiesto un contributo e lancio un’altra idea. Perché non chiedere a chi si candida alle prossime elezioni Casagit di mettere da subito a disposizione il suo mandato se si verificherà che è necessario? I sacrifici, una volta tanto, chiediamoli agli eletti. Non c’è bisogno di un’assemblea nazionale Casagit di 80 persone, (se qualcuno è in grado di dimostrare la sua utilità, prego, cerchi di essere convincente!) e in questa stagione di crisi vanno fatti i tagli alle spese superflue, prima di incidere sulle prestazioni ai soci o di mettere le mani nelle tasche dei colleghi.
Mi si dirà: è una provocazione. Ma la realtà è che noi giornalisti abbiamo necessità di tagliare il superfluo se vogliamo conservare i nostri istituti di categoria. La Casagit è a grave rischio, lo sappiamo, ed entro due anni rischia di naufragare se non si prendono misure drastiche, strutturali. Non sono il primo a dirlo, è un’idea lanciata da colleghi più esperti di me, come Maurizio Andriolo o Luciano Azzolini: dobbiamo pensare che in futuro la Casagit si possa salvare diventando una gestione separata dell’Inpgi, e quindi diminuendo enormemente le spese amministrative, di struttura, di sede, degli organi dirigenti. Insomma, serve una riforma radicale della nostra Cassa, che vada nella direzione di una fusione con l'Inpgi: rendiamoci conto che occorre una semplificazione degli enti di categoria, oggi sono troppi, troppo costosi, con troppe poltrone.