Dobbiamo tutti riconoscere pubblicamente che, senza il tenace impegno di alcune precise persone, forse nulla sarebbe ancora stato fatto per sgravare l’INPGI dai pesantissimi costi delle crisi ziendali
prossime venture che tutti ci aspettiamo. Queste persone (pur così diverse anche per i ruoli istituzionali che ricoprono) sono Carlo Malinconico, presidente della FIEG, e Andrea Camporese,
presidente dell’INPGI, a cui va doverosamente affiancato Arsenio Tortora, direttore generale del nostro istituto di previdenza. Fatto sta che le norme approvate in febbraio dal Parlamento (cioè lo stanziamento di 20 milioni di euro annui a carico dello Stato e la possibilità che gli editori integrino con contributi aggiuntivi, qualora lo stanziamento originale non sia sufficiente) consentono di coprire i prepensionamenti dei giornalisti (di quotidiani e periodici) causati da stati di crisi per i prossimi sette anni. Noi siamo convinti che una spinta decisiva sia giunta al governo ed al Parlamento (oltre che dalla pressione degli editori, o, come sembra, di una parte degli editori) anche dal ricorso alla Corte Costituzionale presentato
pochi mesi fa dall’INPGI (fortemente voluto dall’ex presidente Gabriele Cescutti) e che ora, di fronte alle norme approvate, diventa superato.Dicono che non tutti gli editori sono soddisfatti di questa conclusione parlamentare. Alcuni (come il capo delegazione alle trattative contrattuali Alberto Donati, da poco anche vice presidente dell’INPGI) sarebbero scatenati: avrebbero voluto avere “mano libera” su tutto, nessun limite, garanzie per un uso massiccio della cassa integrazione. Vedremo e staremo molto attenti, così come avranno occhi e orecchie ben aperti anche i dirigenti della FNSI nella trattativa e nel dopo trattativa, soprattutto per evitare che i cassintegrati diventino disoccupati e che l’occupazione giornalistica subisca in generale tracolli inaccettabili.Certo un paradosso si profila: come è possibile non valutare questi provvedimenti come un forte elemento di drammatizzazione gettato sul tavolo del nuovo contratto? Oppure la FIEG, portato “il fieno in cascina” continuerà come prima a far finta di niente, a rimandare la conclusione contrattuale, a tirare la corda come se nulla fosse successo?
Noi siamo convinti di no. E’ vero che il contratto ogni giorno appare come un misterioso oggetto del desiderio:quando sembra sempre più vicino improvvisamente si allontana. Saremo ingenui, ma oggi più di ieri, riteniamo che sia possibile concludere un accordo che veda, insieme ad una soddisfacente normativa, un corposo accrescimento economico, compreso l’avvio di quel Fondo perequativo delle pensioni che è il nostro “fieno in cascina”. O meglio è il “fieno” soprattutto di chi in pensione comincia ad andarci ora. Comunque, se permettete, tanto di cappello all’INPGI ed alla dimostrata capacità di non dissanguare il suo patrimonio esclusivamente per tamponare le difficoltà degli editori, di sapersi muovere con saggezza ed equilibrio nel mare tempestoso di questi tempi incerti.Diverso, purtroppo molto diverso, il discorso che riguarda la Casagit. Il nostro ente sanitario integrativo ha il fiatone. Tutti siamo rimasti di sasso quando abbiamo saputo la verità sui bilanci, quella verità che per troppi anni ci hanno nascosto: eravamo convinti di avere un ente solido, con tante riserve accantonate, capace di affrontare con scioltezza le difficoltà di questi anni senza contratto e di costi sanitari aumentati. Ma non era così. E nessuno ci viene a dire, almeno: “Scusate, ho sbagliato”. La colpa è sempre di qualcun’altro, magari di chi s’è fatto qualche visita di troppo. Chi “comandava”, invece, (come le tre scimmiette) non vedeva, non sentiva e, soprattutto, se ne stava zitto. Adesso vengono i “giri di vite”, i “risparmi”, i “risanamenti” e, (guarda che fantasia) gli aumenti dei contributi. Vengono i “provvedimenti” che quasi tutti abbiamo definito sbagliati: di natura burocratica o pericolosamente contrari all’originale spirito solidaristico. Tali, comunque, da non incidere laddove è necessario e di scarso respiro. Critiche respinte: non vogliono cambiare, non ci sentono. Si comportano come se la Casagit non appartenesse a tutti i giornalisti e pensano, tranquillamente, di essere rieletti al loro posto. L’Unione Pensionati ha chiesto alla FNSI di indire elezioni primarie per conoscere il gradimento dei colleghi, almeno sui prossimi presidente e vicepresidenti. La FNSI tace, imbarazzata. La Casagit è una rogna: spera che si risolva da sé, con qualche autoritiro. Ma non sarà così.L’Unione, allora, ha deciso di impegnarsi direttamente. All’unanimità il nostro Consiglio Nazionale ha approvato la proposta di presentare la candidatura di pensionati, con un preciso programma, in tutte le circoscrizioni ove sarà possibile. Faremo così. E non ce ne frega un bel nulla se daremo fastidio, se
toglieremo voti a questo o a quello. Non guarderemo in faccia a nessuno e cercheremo di creare un presidio di pensionati seri, capaci e affidabili per controllare e correggere gli errori commessi, agendo anche all’interno della Casagit. Sappiamo che gruppi, conventicole, correnti o le più nobili “componenti” della FNSI cercheranno (come i partiti) di appropriarsi di più posti possibile. Sarebbe un peccato, un’altra occasione persa per superare gli steccati del proprio cortile e per andare, invece, alla ricerca delle persone migliori da collocare al posto giusto. Comunque, l’Unione pensionati andrà avanti. Lo ha fatto per l’INPGI: perché dovrebbe fermarsi adesso?
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PREPARIAMOCI A UN BEL CONFRONTO
MERCOLEDI’ 18 marzo ore 11 presso il
Circolo della Stampa di Milano (corso Venezia 16)
ORDINE DEL GIORNO:
1) MISURE DI CONTENIMENTO DELLA SPESA.
2) DIBATTITO
3)VARIE.
Sarà presente il presidente di Casagit, Andrea Leone, che illusterà l’andamento della cassa e le sue prospettive.
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