Questo libro racconta l’avventura di un giovane uscito dal suo villaggio con in tasca solo la passione del giornalismo e finito,senza volerlo,col diventare un testimone ravvicinato delle vicende di cinque papi,da Giovanni XXIII a Benedetto XVI,all’incrocio delle maggiori trasformazioni vissute dalla Chiesa cattolica nella seconda metà del XX secolo fino all’alba del terzo millennio. Osservare,analizzare,raccontare queste vicende,spesso avvolte nel segreto,non era facile,per questo il compito dell’informazione divenne,a partire dal Concilio Vaticano II,un capitolo nevralgico,non privo di contrasti e di agguati,per mettere alla prova la conclamata riconciliazione della Chiesa con le libertà moderne.
Così,attraverso la chiave di lettura delle lotte per la libertà e la verità dell’informazione nel campo delle religioni,questa storia si trasforma in un viaggio a sorpresa dentro la grande storia della Chiesa romana,dai conflitti sulla riforma del Concilio Vaticano II ai conclavi del 1978 e del 2005 e alle tensioni sul dialogo inter-religioso ed ecumenico,fino alla ridefinizione del ruolo civile ed etico della Santa Sede alle prese con le maggiori emergenze della scena internazionale grazie alle politiche di Paolo VI e di Giovanni Paolo II.
Disponendo di fonti primarie e di canali fiduciari privilegiati con dirigenti in posizioni strategiche della Chiesa,la ricostruzione permette di fare nuova luce su un elevato numero di passaggi istituzionali di rilevante portata nella storia politica e religiosa dell’ultimo mezzo secolo. Si offre la possibilità di cogliere aspetti spesso sfuggiti alle cronache immediate,a volte del tutto inediti,così da fornire agli storici della Chiesa contemporanea uno strumento singolare per le loro analisi del periodo.
In particolare emergono dati significativi sulla politica vaticana per la pace in Vietnam,sul referendum sul divorzio in Italia,sull’udienza di Paolo VI ai leader dei movimenti di liberazione in Africa,sulla linea pontificia verso Israele e sull’Affare Moro,sulle tensioni a proposito della Teologia della Liberazione,sulla tempesta dello scandalo Ior-Ambrosiano,sulle relazioni di Wojtyla con il presidente americano Reagan e sull’opposizione di Giovanni Paolo II alle guerre americane in Iraq. La narrazione esplora il valore strategico del vertice inter-religioso di Assisi del 1986 e della criticità dell’atteggiamento del Vaticano verso il capitalismo vittorioso,all’indomani della caduta del Muro. La personalità di Joseph Ratzinger è seguita da vicino,dai suoi primi anni di cardinale a Roma fino all’elezione al Soglio,grazie a testimonianze personali.
La politica di contenimento della spinta propulsiva della riforma conciliare viene indagata e analizzata fin dai suoi primi episodi da non sottovalutare,anzi da ricondurre a una ben definita strategia restaurativa,mirante a minimizzare e quindi a depotenziare la svolta conciliare,mediante una presunta inesistenza di risultati veramente innovativi e certo discontinui rispetto alle posizioni precedenti del magistero,ad esempio sulla libertà religiosa,sul rifiuto dell’antisemitismo,sul dialogo con le altre religioni,sull’apprezzamento positivo della libera azione dello Spirito nella storia umana: altrettanti valori la cui messa in discussione,anche di recente,da parte di nuclei indegni di appellarsi alla santa Tradizione della Chiesa ha gettato nella trepidazione la cattolicità.
Sfogliando il racconto,sarà facile notare come lo statuto convenzionale del “vaticanista”,dedito strettamente alla osservazione delle vicende piccole o grandi del sistema di governo della Chiesa universale,divenga rapidamente riduttivo grazie a strumenti e a criteri(fondazione teologica,respiro internazionale,prospettiva ecumenica e inter-religiosa) messi a punto nella straordinaria stagione corrispondente ai pontificati di Giovanni XXIII e di Paolo VI. Effettivamente,questa profonda trasformazione epistemologica è stata possibile grazie a un metodo che decentra il punto di vista sugli orizzonti plurali delle comunità cristiane disseminate nei vari continenti.
Il giornalismo sul Vaticano si adatta al cambiamento del suo oggetto, si svolge per la prima volta sui confini simbolici tra le fedi e le sfide della storia e della politica,diventa nomade: per la prima volta un giornale italiano prende atto di questa trasformazione e conferisce al suo “vaticanista” la qualifica di “inviato speciale”. Ben presto,altri confini vengono raggiunti: il “vaticanista”allarga i suoi interessi al campo sconfinato delle grandi religioni mondiali. Il nuovo nome di “informatore religioso”diventa il più pertinente .
Questa dinamica respira delle riforme conciliari e contribuisce,per la parte che è la sua,a dare loro respiro nella storia della Chiesa ma anche costruendo al suo interno un’opinione pubblica,agendo sul piano della cultura. Un percorso che non sarebbe stato possibile senza affrontare consapevolmente e a viso aperto le ritorsioni degli integralisti,giunte in più di un caso all’emarginazione.
Il genere letterario dell’autobiografia è,come ha notato il teologo Walter Bultmann,un tentativo di rispondere alla domanda: come possiamo dare significato alla storia,e alla nostra vita,essendo dentro la storia durante la nostra stessa vita? Nei limiti della narrazione di un vissuto professionale ho fatto il massimo sforzo per produrre una rappresentazione delle cose obiettiva e radicata nella documentazione,integrata all’occorrenza dalla memoria vivente. Per evitare il rischio di soggettivismo,non c’era scelta migliore che quella di applicare alla storia personale il metodo storiografico con cui avevo raccontato le biografie di personaggi come Giovanni XXIII e Padre Riccardo Lombardi.
Avevo a disposizione per questo i Diari da me scritti quasi ogni giorno a partire dal 1961. .Il Diario è infatti un atto di onestà con se stessi,un tentativo quotidiano di testimoniare la verità e di fugare le ombre dalla coscienza,un rimedio contro la labilità della memoria e il relativismo soggettivo,che finirebbe per ricordare solo ciò che aggrada all’istante,e contro l’oblio,che tanto piace ai potenti .
Un’altra fonte preziosa è stato l’epistolario,per la parte riguardante le relazioni con personalità della Chiesa cattolica,della cultura,della teologia in vari paesi e con i dirigenti dei giornali. E’ stata messa in valore infine la documentazione raccolta nei miei Archivi cartacei,attualmente trasferiti all’Istituto Internazionale Luigi Sturzo,su alcune vicende cruciali e i protagonisti dell’ultimo mezzo secolo della storia religiosa universale.
Sono consapevole che le fonti citate,per quanto autentiche,non risparmiano ad un approccio,che resta autobiografico,quello che,se da un lato costituisce una risorsa insostituibile,dall’altro implica il limite immanente di una visione soggettiva. La realtà è sempre più complessa e lo storico rimane un “frammentista” anche quando si racconta. Ma anche il frammento di ciascuno ha il suo posto nel disegno complessivo della storia umana. L’impareggiabile Fernand Braudel ci ha insegnato che la vita,con le sue passioni e le sue visioni,ha ben diritto di sfondare il muro delle documentazioni impassibili e di chiamare a raccolta le memorie minori,i fermenti brulicanti negli interstizi della “grande storia”.
Tuttavia ciò che mi ha soprattutto deciso a questo racconto è stata la necessità morale di offrire una testimonianza pubblica di verità che ho vissuto direttamente o che mi sono state affidate a futura memoria dai protagonisti. In tempi insidiati dall’oblio e dalla manipolazione della memoria,è indispensabile affrettarsi,prima che sia troppo tardi,a ristabilire i contorni di alcuni fatti ,onde rintuzzare tentativi di manipolazioni e revisionismi partigiani della verità dei fatti che,venendo meno giorno dopo giorno i testimoni viventi,potrebbero assumere nella memoria collettiva una figura differente anche di molto da quella empirica e accertata dai documenti. Questo autoritratto è anche la storia di una opposizione alle ingiunzioni dell’informazione di regime e vorrebbe contribuire a risvegliare in un’opinione pubblica troppo assopita o distratta l’attenzione al pericolo che un sistema libertario possa albergare al suo interno fenomeni subdoli di intolleranza per le opinioni non conformi e l’informazione indipendente.
Per questo non potevo abbandonare questi vissuti al privato. Lo dovevo a quanti mi hanno fatto l’onore di affidarmi le loro testimonianze e che,anche da posizioni di alta responsabilità nel governo centrale della Chiesa cattolica,hanno aiutato il mio giornalismo. Questo libro è scritto anche da loro e grazie a loro. E lo dovevo anche a tutti coloro,specialmente le nuove generazioni,che potranno trarne qualche ispirazione a non cedere all’indifferenza e alla rassegnazione,quando si tratti di salvaguardare i valori della propria coscienza dai ricatti del potere politico o religioso . E poiché è del tutto evidente che questi valori che danno senso alla nostra esperienza umana e al nostro Occidente sono a repentaglio nella situazione disordinata di molte società europee,mi sono risolto infine a uscire dalla riserva.
Giancarlo Zizola