INTERCETTAZIONI. L'accordo di maggioranza raggiunto in un lungo vertice. "Evidenti" e non più "gravi" gli indizi di colpevolezza per poter procedere
Via libera alla diffusione degli atti delle indagini preliminari ma solo per sintesi e se messi a disposizione delle parti. Resta il carcere (ridotto) per i giornalisti.
Roma, 4 marzo 2009. Sì alla pubblicazione degli atti delle indagini preliminari, ma solo per sintesi e a condizione che siano stati messi a disposizioni delle parti. E' questo l'accordo di maggioranza raggiunto nel lungo vertice di oggi pomeriggio, nel quale si è deciso anche che dovranno essere "evidenti e non più gravi" gli indizi di colpevolezza per poter procedere alle intercettazioni. La linea proposta dal presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno di ampliare il diritto di cronaca rispetto al testo attuale sembra dunque che sia stata accolta dall'intero centrodestra. Nel corso dell'incontro - al quale hanno preso parte Giulia Bongiorno, il responsabile Giustizia della Lega Matteo Brigandì, il deputato del Pdl e legale del premier Niccolò Ghedini, il capogruppo del Pdl in commissione Giustizia Enrico Costa e il capo dell'ufficio legislativo del ministero Augusta Iannini - si è parlato a lungo anche dell'emendamento noto ormai come “Bergamini”, dal nome della proponente, la deputata del Pdl Deborah Bergamini, che prevede il carcere da uno a tre anni per i cronisti che pubblicano intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione. Con la modifica introdotta oggi dai tecnici, il carcere per i giornalisti ci sarà comunque, ma con una pena diversa: da sei mesi a tre anni. La decisione di fissare il limite minimo dei sei mesi consentirebbe al giudice, in presenza di attenuanti, di prevedere una sanzione economica alternativa ("ammenda") che potrebbe aggirarsi sui 38 euro al giorno. Ma è anche vero che, grazie ad una norma (l'articolo 59 della legge n.689 del 24 novembre 1981) chi compie per due volte lo stesso tipo di reato non potrà più beneficiare di tale sanzione alternativa. Se il giornalista diventa recidivo, infatti, rischia o il carcere, o la semidetenzione, o l'affidamento in prova ai servizi sociali. L'emendamento Bergamini, invece, prevedeva, come riferito, il carcere per i cronisti da uno a tre anni. Il limite minimo è diminuito, ma la sostanza non è cambiata di molto. (ANSA)
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