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GIORNALISTI: 645 DONNE
NELLE MARCHE, PAGATE
MENO, POCHE sono CAPI.
INDAGINE SIGIM: PER 36%
Gli APPOGGI POLITICI
SERVONO A FAR CARRIERA

Ancona, 4 marzo 2009. Alla vigilia dell'8 marzo, festa della donna, un'indagine del Sindacato giornalisti marchigiani (Sigim) conferma che nella regione le giornaliste sono numericamente inferiori ai colleghi maschi, 645 su un totale di 1.958 (pari al 33%), hanno retribuzioni inferiori e fanno meno carriera. Illustrata da Chiara Paolin e Simona Spagnoli, delegate Sigim presso la Commissione pari opportunità nazionale della Federazione nazionale stampa italiana (Cpo-Fnsi), la ricerca sfata il luogo comune della progressiva femminilizzazione della professione, indotto dalla visione di giornaliste donne nelle testate televisive. Basata su un questionario cui hanno risposto validamente 56 giornaliste (un campione pari all'11% di tutte quelle che lavorano nelle Marche) di età compresa tra i 30 e i 50 anni, sulle 67 iscritte al sindacato che hanno aderito all'iniziativa (l'89% del totale), l'indagine dimostra che nonostante una lunga gavetta, solo il 47% delle intervistate può contare su un'assunzione stabile e garantita. Il 12% ha un contratto a termine e il 10% svolge un doppio lavoro. Complessivamente, le lavoratrici senza rete (autonome o free lance) sono il 28%, ma ciò non sembra aver favorito la maternità, in quanto solo 25 giornaliste su 56 sono mamme. Ai pochissimi ruoli di vertice ricoperti da donne, che si contano sulle dita di una mano, si abbinano retribuzioni femminili inferiori a quelle maschili anche del 40%, dovute - ha spiegato Lucia Visca, presidente nazionale Cpo-Fnsi - alle cosiddette voci mobili del contratto: lavoro straordinario, domenicale e notturno, spesso precluso alle donne a causa delle incombenze familiari, che le relega in qualifiche più basse. In sostanza, le donne si affacciano più tardi alla professione, lavorano meno, fanno meno carriera, perdono prima il posto di lavoro e maturano pensioni più modeste. Tra le interpellate, solo tre guadagnano più di 3.000 euro al mese, cinque più di 2.000. Tutte le altre giornaliste hanno retribuzioni inferiori: nel 36% dei casi sotto la soglia dei mille euro. Per migliorare la propria condizione lavorativa, hanno detto le interpellate, servono in ordine di priorità la preparazione individuale (48%), l'appoggio di personaggi influenti (25%), e la capacità di gestire diplomaticamente i rapporti con capi e colleghi (25%). Ma per entrare nella stanza dei bottoni occorrono, così almeno afferma l'indagine, soprattutto appoggi politici (36%), seguiti dal sostegno di direttori e giornalisti affermati (28%), e dalla conoscenza di privati influenti (15%). I favori sessuali sono ritenuti un fenomeno raro dal 40% delle intervistate, il 30% li considera un'arma 'improprià usata soprattutto dalle donne, e il 17% da entrambi i sessi. L'assessore regionale alle Pari opportunità Stefania Benatti ha annunciato un piano regionale di qualificazione e aggiornamento professionale per contrastare il fenomeno della disparità retributiva. Presenti oggi tra gli altri le consigliere regionali Katia Mammoli e Adriana Mollaroli, l'assessore provinciale di Ancona Carla Virili. (ANSA).





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