Roma, 6 marzo 2009. Ore di fibrillazione per le sorti dell'Unità che domani non sarà in edicola per lo sciopero proclamato dai giornalisti. L'incontro tra il Comitato di Redazione e l'amministratore delegato e presidente della Nie (Nuova Iniziativa Editoriale, società editrice dell'Unità), Antonio Saracino non sembra abbia dato i frutti sperati. Le «linee guida» per la ristrutturazione del quotidiano sono state presentate ma il sindacato le ha respinte al mittente, chiedendo dati, cifre e proposte dettagliate e non generiche. L'ad parla invece di aperture e fa appello al senso di responsabilità delle parti in causa, altrimenti non sarà possibile risanare i conti ed evitare il fallimento societario. Il Cdr, dopo l'incontro, aveva 'bocciatò le proposte dell'azienda e proclamato una giornata di sciopero: «Sul piatto l'azienda ha messo chiusure di sedi, tagli di foliazione, un massiccio ricorso a prepensionamenti, la risoluzione di tutti i contratti a tempo determinato e di una gran parte delle collaborazioni». Stamattina Saracino ha dato la sua versione di quanto accaduto nella burrascosa giornata di ieri, usando toni e parole rassicuranti: «Esistono, secondo l'azienda, le condizioni per poter proseguire utilmente il confronto per raggiungere l'obiettivo di salvaguardare i valori comuni dell'Unità, sperando che lo stesso confronto possa essere gestito con uno spirito di costruttività». L'ad parla di aperture e di «clima non ostile». Di fronte ad alcune richieste del comitato di redazione aveva semplicemente chiesto un approfondimento e, di conseguenza, la sospensione dell'incontro: «È stato invece proclamato uno sciopero, senza dare modo allo stesso amministratore delegato di presentare possibili ulteriori soluzioni per le quali l'editore aveva comunque dato la propria disponibilità». Replica il Cdr, confermando che alcune integrazioni alle linee guida sono arrivate solo per effetto dello sciopero. In ogni caso, sottolinea che da parte del sindacato non è mai mancato il senso di responsabilità. All'azienda chiede di circostanziare le sue proposte, corredandole con cifre e dati. Il Comitato di Redazione ha nuovamente incontrato la Fnsi, dal primo momento particolarmente vicina ai giornalisti dell'Unità. È scaturità la disponibilità piena a un tavolo nazionale per 'soluzioni sostenibilì: «Il Sindacato dei Giornalisti è disponibile a fare uno sforzo utile, nel rispetto delle leggi e del contratto di lavoro, per uno sbocco positivo alla difficile situazione in cui è venuta a trovarsi nuovamente l'Unità. C'è bisogno di uno sforzo di corresponsabilità che però accanto ai giornalisti, veda insieme impegnati in un confronto operoso, in primo luogo, l'azienda, il direttore e il comitato di redazione. La disponibilità alla definizione di un nuovo piano che in tempi brevi consenta di fronteggiare anche l'emergenza, c'è tutta». Intanto, secondo quanto si apprende, l'amministratore delegato e il Comitato di Redazione torneranno a incontrarsi domani. (ANSA).
...........................
EDITORIA.UNITÀ. FNSI:SÌ A TAVOLO MA SERVE PIANO CONDIVISO INDUSTRIALE-EDITORIALE.
Roma, 6 marzo 2009. Azienda e direzione dell'Unità, «accanto alle linee guida delle ipotesi di iniziativa aziendale», dice la Federazione Nazionale della Stampa, «mettano a punto un vero e proprio piano industriale ed editoriale che, quanto più sarà condiviso già in linea di partenza, tanto più potrà essere condotto in porto secondo i canoni del contratto e della legislazione dell'editoria e di quella sociale». Oggi la Federazione ha nuovamente incontrato il Comitato di Redazione per fare il punto della situazione, offrendo la propria disponibilità a un «tavolo nazionale per soluzioni sostenibili». «Il Sindacato dei Giornalisti - si legge in una nota - è disponibile a fare uno sforzo utile, nel rispetto delle leggi e del contratto di lavoro, per uno sbocco positivo alla difficile situazione in cui è venuta a trovarsi nuovamente l'Unità. C'è bisogno di uno sforzo di corresponsabilità che però accanto ai giornalisti, veda insieme impegnati in un confronto operoso, in primo luogo, l'azienda, il direttore e il comitato di redazione. La disponibilità alla definizione di un nuovo piano che in tempi brevi consenta di fronteggiare anche l'emergenza, c'è tutta». La segreteria della Federazione Nazionale della Stampa, ritiene «indispensabile ripartire dalla centralità della redazione, dagli obiettivi editoriali e del progetto per ogni valutazione conclusiva. C'è urgenza di fare le cose ma anche di farle bene con spirito di corresponsabilità e allo stesso tempo di concretezza e attenzione alle condizioni di sostenibilità degli interventi sia per quanto riguarda gli impegni economici dell'azienda, sia per quanto riguarda la condizione dei giornalisti e, più in generale, del personale che garantisce ogni giorno la pubblicazione di un giornale di rilevanza primaria per l'attenzione del mondo del lavoro e allo sviluppo del pluralismo delle idee». Il Sindacato dei giornalisti è «pronto perciò a sostenere i colleghi del Comitato di Redazione anche nell'indispensabile confronto in sede nazionale sul piano di riorganizzazione che, stando alle note premesse, dovrà necessariamente concludersi al Ministero del Lavoro». (ANSA).
UNITÀ. CDR: APERTURE SÌ MA DOPO ANNUNCIO SCIOPERO.
Roma, 6 marzo 2009. «Il Cdr de l'Unità prende atto delle aperture annunciate dall'amministratore delegato comunicate successivamente alla proclamazione dello sciopero da parte dell'Assemblea dei redattori che non farà uscire in edicola il giornale domani sabato 7 marzo»: è la replica del comitato di redazione dell'Unità all'amministratore delegato della Nie (Nuova Iniziativa Editoriale, società editrice dell'Unità), Antonio Saracino. L'ad ha richiamato tutti al senso di responsabilità nell'attuale situazione di crisi. «Come il dottor Saracino sa - replica la rappresentanza sindacale - non sono mai venuti meno il senso di responsabilità e la disponibilità al dialogo da parte del comitato di redazione. A questi deve corrispondere finalmente, però, la presentazione in tempi rapidissimi di un piano circostanziato che contenga numeri e proposte precise - indispensabili per un avvio proficuo di una trattativa - circa gli interventi ipotizzati sulla redazione e sul prodotto». «La disponibilità al confronto - sottolinea il Cdr - ci impone di non entrare nel merito di ricostruzioni inesatte relative all'incontro di ieri. D'accordo con la Federazione nazionale della Stampa e con l'Associazione Stampa romana, il Cdr de l'Unità ribadisce che solo con un confronto sereno e costruttivo che tuteli il futuro del giornale, l'unità della redazione e il progetto di rilancio portato avanti dalla direzione con risultati positivi è possibile trovare una soluzione ai problemi della testata». (ANSA).
UNITÀ. AD: CONFRONTO DEVE ESSERE COSTRUTTIVO.
Roma, 8 marzo 2009. «Esistono, secondo l'azienda, le condizioni per poter proseguire utilmente il confronto per raggiungere l'obiettivo di salvaguardare i valori comuni dell'Unità, sperando che lo stesso confronto possa essere gestito con uno spirito di costruttività»: l'amministratore delegato e presidente della Nie (Nuova iniziativa editoriale, società editrice dell'Unità), Antonio Saracino, interviene sulla situazione del giornale fondato da Antonio Gramsci. Saracino ieri ha incontrato il comitato di redazione per presentare il piano di ristrutturazione, incontro sospeso e rimandato ad oggi. Dopo la sospensione, il comitato di redazione ha riunito l'assemblea, che in serata ha deciso di proclamare una giornata di sciopero (il giornale domani non sarà in edicola). «Come è noto - spiega Saracino - dalla settimana scorsa l'amministratore delegato sta tentando di individuare le condizioni per una prosecuzione delle attività, nonostante una situazione economica e finanziaria estremamente critica. Nell'incontro di ieri con il Cdr sono state presentate alcune ipotesi di linee guida per affrontare in maniera strutturale la situazione di crisi dell'azienda, linee guida che erano già state considerate aperture in termini di potenziale sviluppo commerciale per l'azienda rispetto agli incontri precedenti. Nello stesso incontro di ieri, che si è tenuto in un clima non ostile, sono state poste dal Cdr alcune tematiche che comunque avrebbero richiesto un approfondimento da parte dell'azienda. Conseguentemente - spiega ancora Saracino - la riunione è stata sospesa per consentire allo stesso amministratore delegato di approfondire le tematiche esposte e valutare ulteriori aperture, rinviando la riunione al giorno successivo (oggi, Ndr). »In serata - sottolinea l'Ad - è stato invece proclamato uno sciopero, senza dare modo allo stesso amministratore delegato di presentare possibili ulteriori soluzioni per le quali l'editore aveva comunque dato la propria disponibilità«. Pertanto, secondo Saracino esistono le condizioni per andare avanti a patto che ci sia da parte di tutti uno spirito costruttivo. (ANSA).
..............................................................................
EDITORIA. L'UNITÀ:
venerdì sciopero,
sabato non sarà in edicola.
Sul piatto – dice il CdR- l'azienda ha messo chiusure di sedi, tagli di foliazione, un massiccio ricorso a prepensionamenti, la risoluzione di tutti i contratti a tempo determinato e di una gran parte delle collaborazioni.
Roma, 5 marzo 2009. Domani sciopero dei giornalisti dell'Unità. Il giornale dunque non sarà in edicola sabato 7 marzo. Lo ha annunciato il comitato di redazione al termine di una lunga assemblea che ha fatto seguito a un incontro tra la rappresentanza sindacale e la proprietà. L'azienda ha sottoposto al cdr il piano di ristrutturazione necessario per risanare i conti dell'Unità ed evitare il fallimento. «L'assemblea di redazione - si legge nel comunicato sindacale - ritiene che la proposta per gli interventi necessari per affrontare la situazione di crisi attraverso una riorganizzazione dell'impresa consegnata dall'Ad di Nie (Nuova Iniziativa Editoriale, società editrice dell'Unità, ndr) alla rappresentanza sindacale vada completamente riscritta. Si tratta - prosegue la nota del Cdr - di un piano pericoloso perchè, a fronte di pesanti tagli e sacrifici richiesti alla redazione non garantisce alcuna prospettiva di sviluppo al giornale. La linea indicata dall'azienda attacca duramente la qualità del prodotto, la sua capacità di stare sul mercato e la professionalità dei giornalisti. È impensabile che si pretenda che una vertenza di tale portata debba essere conclusa con un margine temporale strettissimo». «Sul piatto - spiega la rappresentanza sindacale - l'azienda ha messo chiusure di sedi, tagli di foliazione, un massiccio ricorso a prepensionamenti, la risoluzione di tutti i contratti a tempo determinato e di una gran parte delle collaborazioni. Ribadiamo che faremo la nostra parte, ben consapevoli delle gravi difficoltà del mercato editoriale. Ma nel contempo chiediamo all'editore di accompagnare con il suo sostegno questa fase di estrema criticità. Stiamo parlando di un giornale che - dice ancora il Cdr - rappresenta un pezzo della storia di questo paese. La discussione sul suo futuro deve, a questo punto, svolgersi su un tavolo nazionale, che coinvolga Fnsi ed associazioni regionali di categoria. Non si può lasciare deperire un giornale che ha dato segni di forte ricrescita e ripresa in un momento di forte depressione complessiva del mondo dell'editoria. Forti degli attestati di solidarietà e di partecipazione di questi giorni, chiediamo al mondo politico e sindacale apporti concreti perchè il rilancio del giornale fondato da Antonio Gramsci non si arresti». E, alla luce di tutti questi motivi l'assemblea ha dato mandato al Cdr di proclamare il secondo dei cinque giorni di sciopero che gli erano stati affidati la settimana scorsa. (ANSA).
.............................................................
L'UNITÀ: DOMANI
IL PIANO, NERO
SU BIANCO, AL CDR.
EPIFANI: PRONTI A
DARE UNA MANO MA
NON ENTREREMO
IN AZIONARIATO.
Roma, 4 marzo 2009. L'obiettivo è arrivare a pareggiare i conti dell'Unità che ha accumulato un deficit di alcuni milioni di euro, altrimenti il rischio di fallimento potrebbe diventare una certezza: è questa la 'condicio sine qua non' per attirare nuovi investitori e scongiurare la chiusura della storica testata fondata da Antonio Gramsci. Ed è anche il principio ispiratore del piano di ristrutturazione che domani l'amministratore delegato e presidente della Nie (Nuova Iniziativa Editoriale, società editrice dell'Unità), Antonio Saracino sottoporrà al Cdr. Oggi i lettori dell'Unità non hanno trovato il quotidiano in edicola, a causa dello sciopero dei giornalisti. La prima stesura del piano dell'azienda, o meglio il pacchetto di proposte, era stato respinto dal Cdr: troppi tagli e sacrifici, un ridimensionamento giudicato insopportabile per la redazione. Così in queste ore si lavora alla nuova versione, come conferma l'ad Antonio Saracino: «Stiamo lavorando alacremente e con senso di responsabilità al piano di ristrutturazione». Parole che arrivano dopo una breve dichiarazione di Renato Soru che rompe il silenzio sulla vicenda Unità: «C'è una crisi dell'editoria in tutto il mondo di cui dobbiamo essere consapevoli, e l'Unità non è da meno. Gli amministratori stanno lavorando a un piano di ristrutturazione». Un atteggiamento prudente alla vigilia di un incontro che potrebbe rivelarsi decisivo. Intanto, si moltiplicano le voci di potenziali investitori e fra i nomi circolati anche quello di Carlo Feltrinelli ma - secondo quanto si apprende - lui non sarebbe assolutamente interessato. La verità e che, fino a quando i conti non verranno messi a posto, appare difficile alla stessa proprietà attrarre nuovi investitori. La data fatidica è il 23 marzo: è il giorno in cui l'azienda diventa insolvente e quindi costretta a fare i passi conseguenti, cioè portare i libri contabili in tribunale. Eppure, in queste ore cruciali, una buona notizia c'è e arriva dal segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani che dichiara la propria disponibilità a dare una mano al giornale. Come? Certamente - spiega il leader sindacale a Red Tv in un collegamento telefonico (presenti in studio il Cdr e Roberto Natale, presidente della Fnsi) - non si tratta di entrare nella compagine azionaria ma di attuare forme di supporto e collaborazione incentivando le campagne di abbonamento e incrementando la pubblicità. Epifani si sente particolarmente vicino all'Unità, fra le poche testate che - ribadisce - hanno messo al primo posto le ragioni dei lavoratori. Il Cdr plaude a Epifani e forse - fanno notare al quotidiano - sta proprio qui la quadratura del cerchio: il passaggio da giornale di partito a giornale del lavoro. (ANSA).
UNITÀ. CDR: GRAZIE EPIFANI
Roma, 4 marzo 2009. Il Cdr dell'Unità ha ringraziato il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani che, nel corso di un dibattito a Red Tv ha dichiarato «pubblicamente l'appoggio alla testata fondata da Antonio Gramsci la cui proprietà editrice ha presentato un pesante piano di ristrutturazione che mette in forse il futuro del giornale». «Un appoggio concreto quello che la Cgil offre al giornale in termini di abbonamenti e di investimenti pubblicitari nonchè sul versante della ricerca di nuovi investitori. Un interesse, quello della Cgil che non nasce soltanto dalla oggettiva vicinanza al mondo del lavoro e delle sue problematiche, ma anche - ha concluso il Cdr - dal'essere uno strumento indispensabile della vita democratica del paese». (ANSA).
L'UNITÀ. EPIFANI: PRONTI A DARE UNA MANO
Roma, 4 marzo 2009. Guglielmo Epifani annuncia la disponibilità della Cgil a dare una mano all'Unità: non si tratta di entrare direttamente nella compagine azionaria ma di trovare modalità di collaborazione, come ad esempio per la campagna abbonamenti e per la pubblicità. «Diciamo che abbiamo un interesse generale perchè - spiega il segretario generale della Cgil a Red Tv nel corso di un collegamento telefonico con Titoli, programma curato da Lucia Annunziata - l'Unità è un giornale da sempre vicino al mondo del lavoro e poi abbiamo un interesse più preciso perchè l'Unità parla da sempre delle nostre battaglie. Le modalità con cui questo interesse può trasformarsi in qualcosa di più sono tutte da vedere. Anche noi facciamo parte di coloro che vogliono capire quello che sta succedendo». «Per quanto riguarda la partecipazione azionaria - aggiunge Epifani - lo escludo. Di fronte ad un piano di risanamento si possono invece studiare forme collaborazioni, intervenendo sul versante degli abbonamenti e della pubblicità. Mi sono sentito con il direttore ed ho saputo di questo momento di difficoltà. E quindi cerchiamo di fare il possibile per dare una mano». Epifani annuncia anche un imminente incontro con il Comitato di redazione dell'Unità insieme a una serie di contatti con esponenti politici del Pd. Nello studio di Red Tv erano presenti il Cdr e il presidente della Federazione nazionale della stampa Roberto Natale. Gli esponenti sindacali hanno risposto a numerose domande sulla situazione del giornale poste dai conduttori, Oscar Giannino ed Elisa Calessi. (ANSA).
SORU: LAVORIAMO alla RISTRUTTURAZIONE dell’UNITA’.
Roma, 4 marzo 2009. “C’è una crisi dell’editoria in tutto il mondo di cui dobbiamo essere consapevoli. L’Unità non è da meno. C’è da ristrutturare e gli amministratori stanno lavorando”. Così il proprietario del l’Unità, Renato Soru, risponde ai giornalisti, lasciando la sede del Pd, che lo interpellano sulla situazione del quotidiano fondato da Antonio Gramsci. Soru è rimasto nella sede del Pd per più di un’ora, e a quanto si apprende avrebbe incontrato Piero Fassino. Anche il presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, è stato questa mattina nella sede del Largo del Nazareno, dove avrebbe incontrato l’ex segretario dei Ds. Lasciando la sede del Pd, Stefanini non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione. (AGI)
Crisi de "l'Unità": Soru e Stefanini (Unipol) incontrano Fassino nella sede del Pd. Soru: "Stiamo lavorando alla ristrutturazione del quotidiano"
Roma, 04/03/09. Pierluigi Stefanini, patron di Unipol, e Renato Soru, proprietario dell'Unità, si sono recati stamani nella sede del Pd, dove hanno incontrato, a quanto si apprende, Piero Fassino. Stefanini è giunto poco prima di mezzogiorno e mezzo e se ne è andato, senza rilasciare dichiarazioni, dopo un'ora e mezzo. Soru è invece arrivato al Nazzareno verso le 13, lasciando la sede del Pd venti minuti dopo Stefanini. ''C'è una crisi dell'editoria in tutto il mondo di cui dobbiamo essere consapevoli, e l'Unità non è da meno. Gli amministratori stanno lavorando a un piano di ristrutturazione'': così Renato Soru, proprietario dell'Unità, ha risposto ai giornalisti che lo hanno interpellato dopo il suo incontro con Piero Fassino nella sede del Pd. (ANSA)
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
L'UNITÀIN SCIOPERO:
non sarà
in edicola il 4 marzo.
EDITORIA: UNITÀ IN CRISI, PRIMO SCIOPERO DEL NUOVO CORSO. ARRIVA SOLIDARIETÀ, PER IL PD PARLA MORASSUT
Roma, 3 marzo 2009. Domani l'Unità non sarà in edicola: è il primo sciopero della nuova era del quotidiano, quella iniziata con Renato Soru e Concita De Gregorio. Una crisi scoppiata come un fulmine a cielo sereno e che riporta il giornale in uno stato di incertezza profonda: le speranze della redazione si sono infrante contro l'indisponibilità dell'editore a immettere denaro fresco nelle casse del quotidiano. A questo punto occorrerebbe un altro investitore ma, nel frattempo, la Nie (Nuova iniziativa editoriale, società editrice del giornale) ha presentato un piano di abbattimento dei costi respinto dal Cdr. Ma, sottolinea la proprietà, in assenza di interventi drastici si rischia il fallimento. Il Comitato di Redazione è impegnato in una azione complessa e delicata: incontri, contatti, assemblee si sono susseguiti da venerdì scorso, il giorno in cui si è abbattuta la notizia della crisi. Sabato la rappresentanza sindacale è volata a Cagliari per incontrare il segretario della Federazione Nazionale della Stampa, Franco Siddi. Ieri faccia a faccia informale con l'ad e presidente della Nie, Antonio Saracino. A seguire è stata riunita l'assemblea di redazione. In tarda serata l'annuncio dello sciopero seguito da un comunicato: «L'assemblea respinge i tempi, strettissimi, indicati dall'azienda per la trattativa. E, in particolare, ritiene inaccettabile la data ultimativa del 23 marzo, fissata come termine ultimo per scongiurare lo stato di insolvenza. Si ricorda che i tempi e le modalità per dichiarare lo stato di crisi sono indicati dal contratto e che, in ogni caso, la dinamica di una trattativa non può essere condizionata da scadenze ultimative». E oggi è stato il giorno della solidarietà per i colleghi impegnati nella lotta che sono sostenuti dalla Federazione Nazionale della Stampa, dall'Associazione Stampa Romana, da Articolo 21, dai giornalisti di Liberazione. E c'è anche l'invito del segretario della Cgil Fulvio Fammoni a tutti i soggetti in campo a cercare una soluzione. Dal Partito Democratico parla solo il segretario del Lazio, Roberto Morassut. (ANSA).
Roma, 2 marzo 2009. Domani sciopero dei giornalisti dell'Unità che quindi non sarà in edicola mercoledì 4 marzo. Lo ha annunciato il Comitato di redazione del giornale al termine di una lunga assemblea. Al centro della vertenza la crisi economica dell'Unità che ha spinto la proprietà a presentare un 'drasticò piano di contenimento dei costi. (ANSA).
L'UNITÀ: GIOVEDÌ PREVISTO INCONTRO AZIENDA-CDR.
Roma, 2 marzo 2009. La situazione critica dell'Unità dovrebbe avere un momento importante giovedì prossimo, giorno in cui - secondo quando si apprende - sarebbe previsto un incontro tra la Nie (Nuova iniziativa editoriale, società editrice dell'Unita) e il comitato di redazione del giornale. Il quotidiano fondato da Antonio Gramsci attraversa un momento particolarmente difficile: ha infatti bisogno di un'iniezione di denaro fresco da parte di un nuovo investitore per poter andare avanti, constatata l'indisponibilità di Renato Soru a ricapitalizzare. L'amministratore delegato e presidente della Nie, Antonio Saracino, venerdì scorso ha presentato un piano che ha provocato la reazione forte della redazione. I giornalisti, nell'affidare al Cdr un pacchetto di cinque giorni di sciopero, hanno espresso «forte allarme dinnanzi al drastico piano di ristrutturazione presentato dall'azienda». «Un piano - hanno scritto in un documento pubblicato sabato sul giornale - che compromette il giornale e le sue prospettive di sviluppo, l'occupazione, i livelli salariali e le professionalità dei giornalisti, colpendo in modo particolare il precariato». Da venerdì si susseguono incontri, contatti e assemblee: il comitato di redazione sabato scorso ha incontrato il segretario della Fnsi, Franco Siddi. (ANSA).
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
UNITA’ - Drastico piano
di ristrutturazione
con tagli pesantissimi:
l’assemblea di redazione
affida al CdR un pacchetto
di 5 giorni di sciopero.
Concita De Gregorio: “Nell'ultima settimana di febbraio l'Unita è cresciuta ancora del 12 per cento arrivando a punte di oltre 65 mila copie vendute in edicola”.SIDDI INCONTRA CDR: "SIAMO PREOCCUPATI"
La redazione de l’Unità, riunita in assemblea, esprime il suo forte allarme dinnanzi al drastico piano di ristrutturazione presentato ieri dall’azienda al Comitato di redazione e ai fiduciari di Milano, Firenze e Bologna: un piano che compromette il giornale e le sue prospettive di sviluppo, l’occupazione, i livelli salariali e la professionalità dei giornalisti, colpendo in modo particolare il precariato. Tutto questo contraddice nettamente i significativi riscontri di vendite che si registrano nonostante il quadro recessivo che investe drammaticamente l’intero mondo dell’editoria. La forte preoccupazione sull’impatto di un tale piano sulla qualità del prodotto viene, tra l’altro, espressamente condivisa dalla direzione del giornale. Chiediamo alla proprietà e all’azienda di ritirare le proposte avanzate e di ricercare, senza soluzioni preconfezionate e in un confronto aperto e vero con le rappresentanze sindacali, le soluzioni più opportune per evitare traumatiche lacerazioni e consentire al giornale di continuare ad esistere, di crescere e di svilupparsi. Ogni confronto dovrà ripartire necessariamente dalla qualità del prodotto. D’accordo con la Federazione nazionale della Stampa e con le associazioni regionali di stampa romana, lombarda, toscana e dell’Emilia Romagna, i giornalisti de l’Unità, riuniti in assemblea permanente, hanno affidato al Comitato di redazione un pacchetto di cinque giorni di sciopero da articolare nelle forme e nei tempi che la rappresentanza sindacale riterrà necessari.
L’assemblea di redazione de l’Unità - 27 febbraio 2009
(http://www.unita.it/news/82284)
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
EDITORIA. PIANO RISTRUTTURAZIONE ALL'UNITÀ. REDAZIONE PREOCCUPATA. DE GREGORIO: COPIE AUMENTANO, SIAMO RICCHEZZA PER TUTTI.
Roma, 28 febbraio 2009. Preoccupazione a L'Unita, dove la redazione, come informa un comunicato dell'Assemblea pubblicato questa mattina, “esprime forte allarme dinnanzi al drastico piano di ristrutturazione presentato ieri dall'azienda al Comitato di redazione. Tutto questo contraddice nettamente i significativi riscontri di vendite che si registrano nonostante il quadro recessivo che investe drammaticamente l'intero mondo dell'editoria”. “Questa nostra storica testata -ricorda nell'editoriale il direttore Concita De Gregorio- conferma nel mese di gennaio di essere come nell'ultimo trimestre del 2008, l'unico quotidiano nazionale in costante crescita, uno dei pochissimi giornali ad aver segnato un segno positivo a due cifre. Nell'ultima settimana di febbraio l'Unita è cresciuta ancora del 12 per cento arrivando a punte di oltre 65 mila copie vendute in edicola. 65 mila persone che hanno speso un euro per leggerla: vere copie, vere persone. I contatti dell'online sono quintuplicati. Noi siamo convinti che questa sia una ricchezza per tutti». Intanto, riferisce sempre il comunicato della redazione, «i giornalisti, riuniti in assemblea permanente, hanno affidato al Comitato di redazione un pacchetto di cinque giorni di sciopero da articolare nelle forme e nei tempi che la rappresentanza sindacale riterrà necessari». (Adnkronos)
L'UNITÀ. L'ASSEMBLEA ESPRIME UN FORTE ALLARME
Roma, 28 febbraio 2009. Con un comunicato pubblicato sul giornale di oggi, la redazione de L'Unità «esprime il suo forte allarme dinnanzi al drastico piano di ristrutturazione presentato ieri dall'azienda al Comitato di redazione e ai fiduciari di Milano, Firenze e Bologna: un piano che compromette il giornale e le sue prospettive di sviluppo, l'occupazione, i livelli salariali e le professionalità dei giornalisti, colpendo in modo particolare il precariato.» «Tutto questo - prosegue il comunicato - contraddice nettamente i significativi riscontri di vendite che si registrano nonostante il quadro recessivo che investe drammaticamente l'intero mondo dell'editoria. La forte preoccupazione sull'impatto di un tale piano sulla qualità del prodotto viene, tra l'altro, espressamente condivisa dalla direzione del giornale. Chiediamo alla proprietà e all'azienda di ritirare le proposte avanzate e di ricercare, senza soluzione preconfezionate e in un confronto aperto e vero con le rappresentanze sindacali, le soluzioni più opportune per evitare traumatiche lacerazioni e consentire al giornale di continuare ad esistere, di crescere e svilupparsi. Ogni confronto dovrà ripartire necessariamente dalla qualità del prodotto. D'accordo con la Federazione nazionale della Stampa e con le associazioni regionali di stampa romana, lombarda, toscana, e dell'Emilia Romagna, i giornalisti de L'Unità, riuniti in assemblea permanente, hanno affidato al Comitato di redazione un pacchetto di cinque giorni di sciopero da articolare nelle forme e nei tempi che la rappresentanza sindacale riterrà necessari.» (ANSA).
L'UNITÀ. SIDDI INCONTRA CDR: "SIAMO PREOCCUPATI"
Roma, 28 febbraio 2009. Incontro oggi pomeriggio tra il segretario della Federazione Nazionale della Stampa e il comitato di redazione dell'Unità dove è nuovamente scattata l'emergenza per il «drastico» piano di ristrutturazione presentato dall'editore. Ieri, assemblea con il presidente della Fnsi Roberto Natale e il segretario di Stampa Romana Paolo Butturini; oggi è stata la volta di Siddi e probabilmente gli incontri si intensificheranno nei prossimi giorni. Già lunedì la rappresentanza sindacale avrà un faccia a faccia con Antonio Saracino, l'amministratore delegato e presidente della Nie (Nuova Iniziativa Editoriale, società editrice dell'Unità), per ragionare su cifre e dati. «Siamo preoccupati - dice Siddi - e solo a prima vista sorpresi che si riproponga un problema di riorganizzazione industriale all'Unità. I problemi fin qui rappresentati appaiono di carattere finanziario e non di natura politica. E ogni valutazione deve partire da qui. Il sindacato è disponibile, insieme ai colleghi, a cooperare, nel rispetto delle differenze di ruolo, con l'editore e il direttore, affinchè si determinino condizioni di stabilità e di rilancio anche economico del giornale». «La congiuntura - spiega il segretario - non è favorevole ma il giornale dimostra grande vitalità e questo elemento non può non essere riconosciuto da potenziali nuovi investitori. A quanto si apprende, c'è la necessità di denaro fresco e la volontà di recuperare risorse anche attraverso la rimodulazione del piano industriale. Se davvero ciò è indispensabile sarà necessario ripartire dalla centralità della redazione sia in termini di attività professionale, che di ruolo, che di considerazione del valore delle buste paghe e delle relative garanzie anche attraverso eventuali interventi sul piano della socialità. Ciascuno - sottolinea Siddi - dovrà fare la propria parte affinchè non si perda nessuna opzione finalizzata alla stabilizzazione e al rilancio dell'attività editoriale. Sarà determinante perciò l'esame dell'eventuale piano di riorganizzazione anche nei possibili aspetti connessi alla legge sull'editoria. In questo quadro, è essenziale che il piano coniughi le attività sostenibili e qualificanti con le tutele per l'occupazione». Renato Soru, patron di Tiscali, ex governatore della Sardegna, ha rilevato l'Unità a maggio del 2008. Ad agosto dello stesso anno, Concita De Gregorio, firma di Repubblica, ne diventava il direttore e attuava una rivoluzione grafica e di contenuto. Il giornale diventava più piccolo nel suo formato e Oliviero Toscani lo lanciò con una immagine che fece discutere: una ragazza in minigonna che porta nel taschino una copia del quotidiano. (ANSA).
..................................................................................
L'UNITÀ A RISCHIO CHIUSURA.
"TAGLI O LIBRI IN TRIBUNALE"...
Amedeo La Mattina per "La Stampa" del 2/3/2009
Ore di angoscia all'Unità. L'avventura editoriale di Renato Soru è arrivata ad un punto di rottura. Ieri l'amministratore delegato della società Nuove Iniziative Editoriali, Antonio Saracino, ha comunicato al Comitato di redazione del giornale un piano di risanamento radicale, una cura da cavallo che ha come obiettivo un forte ridimensionamento del quotidiano fondato da Antonio Gramsci.
Un piano che prevede un taglio degli stipendi del 40%, una raffica di prepensionamenti, la chiusura di tutte le redazioni locali, la riduzione del numero delle pagine e il taglio delle spese di diffusione. Non solo: ci sarà un taglio netto delle collaborazioni e di tutti i contratti a termine. Non è ancora chiaro se c'è già un elenco di collaboratori da mandare a casa: se, ad esempio, tra queste firme ci sono anche quelle prestigiose di Marco Travaglio e Furio Colombo. Parrebbe proprio di sì.
La cosa certa è che l'amministratore delegato, che è anche presidente della Nie, è stato molto duro ed esplicito: i conti vanno molto male, avrebbe detto, e l'editore non è in grado di supportare il giornale, che è in stato di preinsolvenza. «Se non si fanno questi tagli - ha detto - il 23 marzo porteremo i libri in tribunale». In sostanza, l'alternativa ai tagli è il fallimento della società e la chiusura del giornale.
Per i giornalisti e gli impiegati dell'Unità è una mazzata che non si aspettavano in questi termini. Anche se già tirava una brutta aria in redazione dopo la sconfitta elettorale in Sardegna di Renato Soru, che aveva rilevato la società il 20 maggio del 2008 con l'idea di rilanciarla. E in effetti l'ex governatore sardo di soldi ce ne aveva messi (2 milioni di euro), chiamando alla direzione una firma della Repubblica, Concita De Gregorio.
All'esordio della nuova Unità in «minigonna» (lo slogan era di Oliviero Toscani), cioè formato tabloid, c'era stata una fiammata di vendite fino a 58 mila copie. Poi le vendite sono calate assestandosi attorno alle 50 mila: solo 2 mila copie in più rispetto all'Unità diretta da Antonio Padellaro.
Quello che i giornalisti temevano, dopo l'esito negativo delle elezioni sarde, si sta verificando: il disimpegno di Renato Soru, che potrebbe non avere più alcun interesse a tenere in vita un giornale che, come tutti gli altri, deve fare i conti con la crisi economica e il drastico calo della pubblicità.
Le comunicazioni dell'amministratore hanno fatto scattare l'allarme rosso: in via Benaglia a Roma si è svolta un'accesa assemblea dei redattori, con il direttore De Gregorio, che di fatto ha negato una situazione catastrofica: le vendite vanno bene, c'è un 10 per cento in più. Ma per Soru questo non basta per tenere in piedi la struttura. I giornalisti hanno quindi deciso di scioperare subito e non fare uscire il giornale per oggi.
Ma il direttore li ha convinti a tornare al lavoro dopo avere strappato a Soru l'impegno di incontrare il Comitato di redazione verificare insieme quali soluzioni ci siano per evitare i tagli draconiani prospettati da Saracino. Torna lo spettro della chiusura, già vissuta nel luglio del 200o. Il quotidiano ripartì poi con Colombo pochi mesi dopo.
Delle intenzioni di Soru al Pd non sapevano niente. A Largo del Nazareno, già alle prese con una difficile tenuta politica dopo le dimissioni di Walter Veltroni, dicono che non si aspettavano una mossa del genere da parte dell'editore sardo. Ma è evidente che il partito, oltre che una moral suasion su Soru, non può fare altro.
...............................................
OMICIDIO DELL’UNITÀ - ECCO I TRE INDIZIATI: IL PADRINO VELTRONI (CHE HA PRETESO L’INADEGUATA CONCITA) - IL PADRONE SORU (CHE HA USATO IL GIORNALE COME UN TAXI) - IL PADRETERNO EZIO MAURO (CHE FA L’unico vero giornale di partito rimasto in Italia)…
Giampaolo Pansa per "Il Riformista"
È inutile cercare un retroscena canaglia nella crisi dell'Unità. Tutto è chiaro, nei limiti del romanzo giallo. I grandi racconti polizieschi ti mettevano sotto gli occhi i possibili colpevoli di un delitto. Ma sino all'ultima pagina non lasciavano capire chi, tra i sospettati, fosse quello giusto.
Anche in questo caso gli indiziati sono tre. Il primo è l'ex leader del Partito democratico, Walter Veltroni. Il secondo è l'attuale padrone del giornale, Renato Soru. Il terzo, non sorprendetevi, è la Repubblica di Ezio Mauro.
Sul primo indiziato si conosce quasi tutto. A cominciare dalla conclusione della sua avventura politica. Il Perdente di Successo ormai è uscito di scena dopo uno tsunami di sconfitte elettorali. Ma era stato lui il padrino dell'ultima rinascita dell'Unità. A cominciare dalla scelta del direttore, Concita De Gregorio. Veltroni l'aveva fermamente voluta, soprattutto perchè era una donna e per di più bella, elegante, spigliata.
Non pensate subito che il sottoscritto sia un vecchio maschio che ritiene certi mestieri adatti più al suo genere che a quello femminile. Anche il grande Corriere della sera, un giorno, forse sarà guidato da una signora provvista di un superbo lato B, per citare un mantra delle attuali sfilate di moda: "L'eros colpisce di spalle". Ma dirigere un quotidiano mi sembra ancora un mestiere per ruvidi maschiacci. Capaci, al momento giusto, di rovesciare le scrivanie. E di fare il braccio di ferro con il più tirchio degli editori.
Ma nel suo breve regno, Walter voleva stupire anche nei dettagli. Per questo suggerì l'avvento di Concita. La bionda inviata di Repubblica non aveva mai diretto nulla. Dal punto di vista professionale, era una single di qualità, però niente di più. Ammetto che rimasi colpito quando si disse di lei: una donna che ha allevato un plotoncino di figli è capace di tutto. Era uno slogan giusto, dal punto di vista umano. Ma purtroppo inadatto sul campo di battaglia della carta stampata.
Al posto di Concita, oggi non sarei grata a Veltroni. Il suo gusto per l'effimero ha messo nei guai anche la nostra collega. E quando dico effimero intendo la noncuranza per l'esperienza professionale di un candidato. Legata al mancato accertamento della sua capacità di guidare una squadra verso un traguardo irraggiungibile: rianimare un vecchio foglio di partito e farne un giornale adatto a questo tempo da lupi. Allo scopo non potevano bastare gli scatti di Oliviero Toscani sull'Unità in jeans. Mostravano una minigonna che fasciavano un bel fondoschiena, quello della direttora. Nient'altro.
Oggi Veltroni non conta nulla. Dunque possiamo al secondo indiziato: Soru, il padrone dell'Unità. La vecchia proprietà era stata felice di venderla all'Uomo di Tiscali perché, diceva lui, «aveva Gramsci nel cuore». Il fondatore del Pci si sarà rivoltato nella tomba. Infatti Soru ha applicato al quotidiano diretto da Concita la stessa regola che Enrico Mattei, il grande capo dell'Eni, applicava ai partiti.
Mattei ringhiava: «Per me i partiti politici sono come i taxi: servono per una corsa, li paghi e scendi». La stessa cosa ha fatto Soru con il giornale ex-Pci. In vista del voto regionale in Sardegna, e nella convinzione di vincere, si è comprato la testata per accreditarsi presso Veltroni. Un accredito costato molto caro, soprattutto per quel che sarebbe avvenuto pochi mesi dopo.
Mesi orribili, di tragedia politica e finanziaria. Segnata da tre eventi che non erano stati messi in conto. La sconfitta elettorale di mr. Tiscali. La fuga di Veltroni dal mattatoio del Pd. Infine l'obbligo di ripianare il passivo dell'Unità con un altro assegno milionario. Obbligo che, fino a oggi, Soru si è ben guardato dall'onorare.
Che cosa dice il nostro romanzo giallo? Dice che, se l'Unità dovesse morire, di certo l'assassino non potrebbe che essere lui. Il vecchio Sherlock Holmes esclamerebbe: «Elementare, Watson». Ma l'astuto poliziotto indicherebbe sullo sfondo anche un altro indiziato: la Repubblica di Ezio Mauro. Qualcuno osserverà: che cosa c'entra, in questo giallo, il giornale di largo Fochetti? C'entra, e come se c'entra! Non per un intervento diretto sulla scena del crimine, bensì per una circostanza esterna. Non voluta né dal direttore né dall'editore repubblicani.
La circostanza è che la squadra dell'Unità ha fatto un giornale rivolto allo stesso lettorato di Repubblica. Come ha spiegato Andrea Romano sul Riformista, il quotidiano di Mauro è l'unico vero giornale di partito rimasto in Italia. Un giornale pensato e prodotto per un pubblico di sinistra, e di quello più convinto. Un pubblico che vuole essere confortato nella propria fede, che non ama farsi domande, che rifiuta i dubbi, che vuole essere incitato a credere e a combattere. Lascio perdere l'obbedire perché l'obbedienza non è più una virtù.
Riassumendo, la buonanima Veltroni, lo sconfitto Soru e la sfortunata De Gregorio sono inciampati nell'errore della loro vita. Quello di mettere sul mercato un sottoprodotto di Repubblica. Meno potente, meno ricco, meno astuto dell'originale. E questo in un'epoca di vacche magre per la carta stampata. Quando a contare, si spera, sono la diversità, la snellezza, l'agilità e la disinvoltura. Qualità che Eugenio Scalfari definiva con un'immagine indimenticabile: il giornale libertino.
Vorrei sbagliarmi, ma l'avventura del foglio creato dal sardo Gramsci, e distrutto dal sardo Soru, rischia di finire male. Ce ne dispiace molto. Chi fa il giornalista non può che dolersi delle sfortune di una testata. Dunque, viva l'Unità! E le colleghe e i colleghi che sino a oggi l'hanno fatta vivere.
Insieme a loro, accendiamo un cero davanti al ritratto di san Dario da Ferrara. Ma nessuno può dire se Franceschini avrà la forza, e i soldi, per accollarsi quest'altro miracolo.
2 - E RENATO ALZÒ IL TELEFONO
Tommaso Labate per "Il Riformista"
Il primo dei cinque giorni di sciopero c'è stato ieri e, di conseguenza, oggi l'Unità non sarà in edicola. L'iniziativa è stata presa all'unanimità dall'assemblea di redazione «per respingere - si leggeva nel comunicato apparso sul giornale diretto da Concita De Gregorio - l'ipotesi del drastico ridimensionamento aziendale prospettato dall'amministratore delegato».
L'editore Renato Soru, che tentenna rispetto all'ipotesi di immettere i capitali necessari a evitare lo stato di insolvenza, continua a tacere. La sua versione, per ora, mister Tiscali l'ha affidata sia a Dario Franceschini che a Piero Fassino. In due colloqui telefonici separati, l'ex governatore sardo ha lasciato intendere a entrambi la sua «non disponibilità» a continuare da solo l'avventura editoriale. L'opzione minima, dunque, sarebbe cercare nuovi compagni di viaggio. Da qui i contatti (avviati, pare, dagli uomini di Soru in Sardegna) con tutti coloro che a vario titolo, nel recente passato, avevano manifestato un certo interesse per l'acquisto di quote dell'Unità: da Carlo Feltrinelli al presidente dell'Inter Massimo Moratti (che nell'isola ha il cuore pulsante del suo impero petrolifero).
Difficile dire quanto siano percorribili, soprattutto di questi tempi, le strade che portano all'ingresso di nuovi soci. Di certo c'è che, almeno per il momento, dal Pd non arriva alcun segnale ufficiale. Di più, nella ristrettissima cerchia di Franceschini, più d'uno - negli ultimi giorni - è tornato ad avanzare la vecchia proposta di unificare sotto uno stesso tetto le due testate vicine al Pd. «Si tratterebbe - dicono - di chiudere l'Unità ed Europa e di aprire un unico giornale democrat». Ma il percorso, ammette la stessa fonte, «è quantomai tortuoso».
Tra coloro che sorridono, dietro le quinte, c'è Antonio Padellaro. Almeno a prender per buona l'indiscrezione - rilanciata da Affari italiani - secondo cui l'ex direttore dell'Unità è pronto per la guida di un giornale nuovo di zecca. Il nome? Il fatto.
[04-03-2009] www.dagospia.com