Lo scontro per il rinnovo del contratto scaduto nel 1999/ Poligrafici perde contro Fnsi e Associazioni stampa di Bologna, Firenze e Milano: “I comunicati del sindacato non erano diffamatori” ha sentenziato il giudice
Bologna, 10 novembre 2005. La terza sezione civile del Tribunale di Bologna in composizione monocratica (giudice Maria Acierno) ha respinto il ricorso di Poligrafici Editoriale SpA (l’editore del Giorno, del Resto del Carlino e della Nazione nonché del Qn) contro la Fnsi e le Associazioni stampa di Bologna, Firenze e Milano (difese dagli avvocati Bruno Del Vecchio, Valerio Cerritelli, Alberto Piccinini, Franco Carinci e Patrizia Sordellini). Poligrafici, che aveva chiesto un risarcimento pari a 516mila euro (un miliardo di vecchie lire), dovrà versare alla Fnsi e alle tre Associazioni 45mila euro per spese di lite.
Ha fatto da sfondo alla causa, in occasione delle trattative per il rinnovo del contratto scaduto nel 1999, il duello tra il sindacato dei giornalisti e la Poligrafici in concomitanza con lo sciopero del 27 maggio 2000. Lo sciopero, che doveva impedire l’uscita dei quotidiani del 28 maggio, era stato seguito dalla proclamazione, da parte dei Cdr dei quotidiani del Gruppo editoriale bolognese, di altre due giornate di astensione collettiva dal lavoro per i giorni 30 e 31 maggio. I giornali della Poligrafici avevano guadagnato le edicole sia pure con una foliazione e un prezzo ridotti. La Fnsi e i sindacati regionali avevano reagito con la diffusione di due comunicati fortemente polemici (uno della Fnsi e dei sindacati regionali, l’altro dei Cdr dei giornali del Gruppo), che mettevano in luce comportamenti imprenditoriali che miravano a togliere legittimità al sindacato e ad abolire sostanzialmente il diritto di sciopero. Accuse ritenute denigratorie e diffamatorie nonché lesive dell’immagine della controparte. Secondo il sindacato, invece, si trattava di legittime e corrette critiche politiche, che sottolineavano il comportamento antisindacale dell’azienda.
Il giudice ha accertato che negli ultimi giorni del maggio 2000, il “clima all’interno dei luoghi di lavoro era connotato da una alta conflittualità e da una profonda frattura tra la parte datoriale e le organizzazioni sindacali”. Era in atto uno scontro sul piano industriale della Poligrafici, che andava al di là della vertenza contrattuale nazionale.
Il giudice ha escluso che i sindacati abbiano indetto gli scioperi per favorire i giornali concorrenti: “L’attività sindacale, oltre che costituzionalmente riconosciuta, è da intendersi svolta nell’esclusivo interesse dei lavoratori dipendenti e in difesa dei loro diritti personali e patrimoniali”. “Non resta quindi – scrive il giudice – margine alcuno per poter valutare come illegittimo il comportamento delle associazioni sindacali: anzi l’esercizio di un diritto costituzionalmente garantito non può dar luogo ad alcuna responsabilità anche civile, perché, per definizione, l’esercizio di un diritto non produce un danno ingiusto”.
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