di Anna Laura Bussa/ANSA
Roma, 25 febbraio 2009. Il governo non sembra avere alcuna intenzione di porre la fiducia sul ddl intercettazioni. Il provvedimento del governo, con ogni probabilità cambierà e la maggioranza potrà contare anche sul sostegno dell'Udc. È questo il quadro che emerge al termine di una giornata di incontri, trattative e riunioni tra esponenti di maggioranza, governo e parte dell'opposizione. Un quadro che, in realtà, si delinea soprattutto nel corso di una riunione del gruppo del Pdl alla Camera durata più di due ore. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha illustrato il ddl ed ha ascoltato le perplessità dei vari deputati sulla riforma delle intercettazioni. Per l'intera giornata si era ventilata l'ipotesi di un ricorso alla fiducia, anche perchè per questo ddl sono previsti numerosi voti segreti; ma alla fine l'idea sembra sia stata definitivamente accantonata dal centrodestra. Se il disegno di legge cambierà, soprattutto nella parte che riguarda il diritto di cronaca - e cioè l'impossibilità per i giornalisti di scrivere sul contenuto di atti anche non più coperti da segreto fino alla fine delle indagini preliminari - i deputati dell'Udc hanno fatto capire che potrebbero votare a favore del provvedimento. Dalla riunione serale sono usciti tutti visibilmente soddisfatti, anche il presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno che era stata criticata da esponenti del Pdl per aver espresso perplessità sul nodo cardine del ddl: quello appunto relativo al diritto di cronaca. «Sono estremamente soddisfatta - ha detto - perchè anche da parte del governo c'è stata l'apertura alla richiesta di modificare il ddl. Abbiamo dimostrato grande unità. Le modifiche sono quelle che ho indicato io? Probabilmente sì, ma dobbiamo ancora vederci con i tecnici per un confronto approfondito». Soddisfatto anche Alfano che, dopo aver escluso l'ipotesi di porre la fiducia, ha annunciato la possibilità di cambiare il ddl. «Con la relatrice Bongiorno - ha detto poi - non ci sono mai stati problemi. Ha fatto davvero un ottimo lavoro in commissione tanto che le è stato affidato il mandato a riferire in Aula in qualità di relatore». Alfano ha quindi reso noto che da domani mattina si aprirà nuovamente un tavolo di lavoro anche con gli alleati della Lega «che hanno dimostrato una responsabilità e una lealtà straordinarie». Nel pomeriggio, Roberto Rao dell'Udc aveva fatto capire che il suo partito disapprovava in toto l'ipotesi di una fiducia su un testo «così delicato»; e il suggerimento sembra sia stato accolto, visto che anche il deputato del Pdl e legale del premier Nicolò Ghedini ha smentito questa prospettiva: «Di fiducia noi non abbiamo mai parlato». Una strada che era stata scartata anche dal leader della Lega Umberto Bossi. «L'importante - ha sottolineato anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa - è che è stata confermata l'impalcatura del testo, ma se il ministro Alfano lo riterrà opportuno, si potranno apportare delle modifiche». Anche La Russa ha voluto sottolineare, viste le polemiche di questi giorni nella maggioranza, che «alla fine della riunione c'è stato un lungo e caloroso applauso anche per il presidente Giulia Bongiorno» contro la quale, invece, si era scagliato nel pomeriggio il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto («è inconcepibile il suo atteggiamento visto che pensa di poter cambiare posizione politica a seconda di come si sveglia la mattina»). Il Pd e l'Idv, intanto, continuano ad annunciare una battaglia durissima contro un testo che «imbavaglia la stampa» e che è «profondamente incostituzionale». Il Pd chiede al Pdl di ritirare il testo, mentre l'Idv ribadisce l'intenzione di presentare il referendum.(ANSA).
BERLUSCONI-FINI: INTESA SU PDL, VICINI SU INTERCETTAZIONI ("Non calcare troppo la mano"). A PRANZO SI PARLA ANCHE DI RAPPORTI CON PD DI FRANCESCHINI E RAI.
di Milena Di Mauro/ANSA
Roma, 25 febbraio 2009. Una colazione di un'ora e mezza, per dare corso all'impegno preso da ultimo tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini di vedersi a pranzo ogni martedì e per rappresentare in modo plastico la co-leadership del Pdl che nasce. Con la indiscussa presidenza del premier e un ruolo determinante, pur nel rispetto della carica istituzionale che ricopre, anche per il presidente della Camera. Pdl, intercettazioni, equilibri nel Pd dopo Veltroni e con la nuova segreteria Franceschini, Rai: di tutto questo hanno parlato Berlusconi e Fini, nell'appartamento del presidente della Camera a Montecitorio. Trovandosi pienamente d'accordo sull'idea di «andare avanti in modo sollecito e senza slittamenti» verso il congresso fondativo del Pdl del 27 marzo. «I tempi sono stretti - ha spiegato Fini stesso - ed abbiamo affrontato i problemi tecnici. Per esempio si deve mettere in piedi una segreteria che gestirà i lavori». È sempre Fini che parla per entrambi di un «giudizio ampiamente positivo sull'istruttoria fatta da Verdini e La Russa», i due coordinatori di Forza Italia ed Alleanza Nazionale che hanno messo in pratica l'accelerazione chiesta da Berlusconi e Fini dopo il loro ultimo incontro, lo scorso 11 febbraio. E ai quali adesso si chiede di chiudere anche la delicata partita della assegnazione (di fatto già realizzata) delle poltrone di coordinatori regionali e provinciali. Fini vuole «un congresso vero, con un serio confronto tra delegati», a partire dal nuovo statuto. E Berlusconi non può che convenire. Intanto oggi Alleanza Nazionale, in una riunione allargata dell'esecutivo, dà il via libera alla mozione di 'confluenzà nel Pdl. Ma dopo i rovesci nel Pd - con il passaggio della segreteria dalle mani di Walter Veltroni a quelle di Dario Franceschini - il leader di Forza Italia e quello di An si sono confrontati anche sui nuovi scenari che si aprono per il centrodestra. «Noi abbiamo la maggioranza ed abbiamo il dovere di andare avanti, di decidere e di governare», ha insistito il premier, anche alla luce delle intransigenze manifestate dal nuovo leader del Pd, Franceschini, rispetto alle politiche del Cavaliere. Fini, che punta molto sulla condivisione e sul dialogo tra coalizioni, non ha obiettato. Del resto, proprio ieri il presidente della Camera aveva ricordato che «in un sistema democratico serve l'opposizione quanto la maggioranza; ma è evidente che la maggioranza, espressione della sovranità popolare, è sufficiente per governare». Altro argomento sul tappeto i nuovi assetti della Rai. Berlusconi e Fini ne hanno parlato, restando in attesa delle proposte dell'opposizione, che ha chiesto un 'time-out' di una settimana sulle scelte per Viale Mazzini. La parola confronto è tornata anche sullo spinoso tema delle intercettazioni e delle norme che dovranno regolarle, proprio in queste ore in discussione in Parlamento. Fini avrebbe invitato il presidente del Consiglio ad un «confronto più approfondito» su alcuni aspetti della riforma, chiedendo di «non calcare troppo la mano», soprattutto sulle sanzioni verso i giornalisti e sulla possibilità di intercettare solo di fronte a gravi indizi di colpevolezza. Berlusconi si è mostrato cosciente della delicatezza della questione. E questa sera, nella riunione del gruppo del Pdl a Montecitorio, la maggioranza dovrebbe convergere su un testo «più morbido» di quello attualmente in discussione. Quanto al tema della fiducia, il presidente della Camera ha ribadito la sua posizione, chiedendo in linea generale di evitarne il più possibile l'utilizzo. Anche sulle intercettazioni, è stato l'auspicio di Fini, un confronto della maggioranza sul merito del testo potrà essere utile ad evitare la tentazione di far ricorso alla fiducia. (ANSA).
La posizione di Giulia Bongiorno: ragionevolezza e buon senso. "Ampia tutela al diritto di cronaca, ma sanzioni rigorose laddove questo degeneri in mero pettegolezzo".
Roma, 25 febbraio 2009. La posizione di Giulia Bongiorno (AN), presidente della Commissione Giustizia della Camera, è quella che ha fatto discutere il Pdl. «Se non vi è dubbio che la fase delle indagini preliminari deve essere tutelata dal segreto - si legge nella lettera inviata da Giulia Bongiorno a Lorenzo Del Boca presidente dell'Ordine dei giornaoisti - è altrettanto vero che, dopo la discovery degli atti, vietare la diffusione, per esempio, delle ragioni sottese a un'ordinanza di custodia cautelare potrebbe comprimere oltre misura il diritto di cronaca». «Mi preoccupa il fatto - prosegue la parlamentare del Pdl - che, considerata la patologica lentezza dei tempi della nostra giustizia, l'introduzione di un generale divieto di pubblicazione potrebbe comportare il rischio di un'eccessiva limitazione non solo del diritto del cittadino a essere informato, ma anche del diritto della collettività di controllare il modo in cui la giustizia viene amministrata in nome del popolo». Tale timore, dice Giulia Bongiorno a Lorenzo Del Boca, «scaturisce dal fatto che l'oggetto della cronaca giudiziaria riguarda episodi di interesse sociale e che la discussione di vicende che hanno fortemente colpito la sensibilità dei cittadini contribuisce alla formazione del senso di giustizia». Il deputato del Pdl ribadisce nella sua lettera di aver già manifestato questa sua 'aperturà ieri in Aula, durante il suo intervento nella discussione generale sul ddl Intercettazioni. «Invitando l'Assemblea ad una riflessione» su questo punto, sottolinea, «ho voluto proprio che si prendesse atto dell'imprescindibilità del diritto di cronaca e ho proposto divieti meno generalizzati e assoluti, ma ben presidiati da sanzioni anche penali». È ovvio d'altronde, insiste Bongiorno, che il diritto di cronaca non possa coincidere con il 'gossip giudiziariò. E dicendo questo si riferisce «alla divulgazione di notizie processualmente irrilevanti o che riguardano soggetto che nulla hanno a che fare con il processo, coinvolti, loro malgrado nella vicenda giudiziaria». «Intendo riferirmi - scrive ancora la parlamentare-avvocato - alla pubblicazione di atti o di intercettazioni di conversazioni telefoniche assolutamente privi di qualsiasi utilità per la conoscenza delle vicende giudiziarie». Su questo fronte Giulia Bongiorno concorda con la sentenza della Corte di Cassazione che ha «sempre escluso la sussistenza del diritto di cronaca o di critica tutte le volte in cui l'informazione non abbia un contenuto pertinente alla formazione della pubblica opinione, ma sia stata distorta ad altro fine, come quello di soddisfare istinti di bassa curiosità del pubblico o di praticare il pettegolezzo». L'interesse pubblico, insomma, per Bongiorno, non deve coincidere «con l'interesse del pubblico dei lettori a vedere appagate curiosità futili e malsane». «Ampia tutela quindi al diritto di cronaca - conclude la lettera - ma sanzioni rigorose laddove questo degeneri in mero pettegolezzo».
BONGIORNO: “INTESA C'È, EVITARE BLACK OUT£.
Roma, 26 febbraio 2009. Nella maggioranza si è trovato «l'accordo» per «evitare il black out dell'informazione nelle fasi preliminari delle inchieste e l'esigenza di ridefinire il concetto di gravi indizi di colpevolezza». Lo dice, in una intervista al Corriere della Sera, Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera. Il vertice di maggioranza, assicura Bongiorno, è stato «serio ma utile». Le soluzioni «verranno decise nei prossimi giorni», ma si amplierà «il diritto di cronaca» e si cambierà la definizione di «gravi indizi di colpevolezza, per non limitare eccessivamente le intercettazioni». Nessuna decisione, per il momento, sul carcere per i giornalisti, ma la presidente della commissione ribadisce che serve «rigore» per chi pubblica intercettazioni che andavano distrutte. Se riguardano «la vita privata delle persone - conclude - non esiste un interesse pubblico alla divulgazione». (ANSA)
MIRABELLI: “STOP A GOSSIP INTERCETTATIVO”
Roma, 26 febbraio 2009. Bisogna eliminare «il gossip intercettativo» che non è utile alle indagini e lede il diritto costituzionale alla «riservatezza delle comunicazioni». Lo afferma in una intervista al Messaggero Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale. «Le intercettazioni sono uno strumento utile - spiega - ma non sempre indispensabile». E i «pericoli» vengono «dall'abuso che se ne fa. E dalla diffusione». Si pubblicano, infatti, ascolti di conversazioni «che potranno essere piccanti, interessanti, suscitare la curiosità, ma non hanno alcuna attinenza con la commissione di un reato, e nemmeno con una prova o con un indizio di reato». Lo «scandaglio di conversazioni telefoniche alla ricerca di un dettaglio che possa essere interpretato come notizia di reato lede in maniera netta il diritto garantito dall'articolo 15 della Costituzione». Certo parlare di 'gravi indizi di reatò per l'autorizzazione all'ascolto potrebbe mettere a rischio le indagini: quindi va trovata «una formula che sia adeguata» e che «consenta le intercettazioni solo quando esiste una ipotesi di reato ben chiara e un indizio che in qualche modo coinvolga la persona che viene intercettata». (ANSA)