ASR: SOLIDARIETA’ alla REDAZIONE DEL “ROMANISTA” COSTRETTO A CHIUDERE PER UN CAVILLO LEGATO alla INTERPRETAZIONE sulle sovvenzioni alle Coop
Roma, 24 febbraio 2009. L'Associazione Stampa Romana solidarizza con la redazione del Romanista «nel momento più difficile della sua già importante storia». Il quotidiano dal 2 marzo non sarà più in edicola, costretto a sospendere le pubblicazioni. «Costretto -sottolinea l'Asr- non perché abbandonato dai suoi lettori, che lo seguono e lo sostengono a dimostrazione che quella che nel 2004 a molti sembrava una scommessa folle era invece un coraggioso progetto per realizzare una realtà editoriale unica al mondo». Infatti, «a fermare il Romanista è stata una interpretazione sulle sovvenzioni alle cooperative, con la Finanziaria del 2005, una legge che avrebbe dovuto prevedere una finestra per l'adeguamento alle nuove regole, per impedire che piccole realtà che avevano fatto i conti al centesimo confidando nei contributi di cui aveva maturato i diritti, si trovassero sul ciglio di un baratro. Nonostante questo -osserva l'Associazione Stampa Romana- il 'Romanistà è riuscito rapidamente ad adeguarsi alla nuova disciplina, ma non gli sono stati riconosciuti 16 mesi di contributi, per un'interpretazione assoluramente erronea, e a parer nostro illegittima, della nuova normativa». Il 'Romanistà ha fatto ricorso al Tar, «ma incredibilmente il Tribunale amministrativo regionale non ha ravvisato l'urgenza dell'istanza, come se i diritti di venti famiglie a ricevere uno stipendio e la sopravvivenza stessa di una testata indipendente non fossero problemi che necessitano una risposta adeguata e immediata. Il Romanista è un una cooperativa di giornalisti ed è un giornale vero. Non è soltanto il quotidiano dei tifosi più tifosi del mondo come si definisce tutte le mattine, accanto alla testata. È un giornale che è anche un esempio di libertà e lo racconta la sua storia, la sua scelta di restare indipendente dalla Roma, perchè non è un giornale di potere, neanche di potere sportivo. È il giornale dei suoi lettori, come dovrebbero essere tutti i giornali. Toglierli la voce sarebbe togliere una voce di libertà. Per questo la sua battaglia è una battaglia che l'Associazione Stampa Romana, con orgoglio, sente sua». (Adnkronos)
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