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Facciamo il punto
sulle regole che
governano il rapporto
(ormai degenerato)
tra l’informazione
e la pubblicità dopo
la discesa in campo
di Codacons contro
l’Ordine di Milano.

di Francesco M. De Bonis


Milano, 23 febbraio 2009. Copdacons ha bocciato il Codice del giornalismo turistico emanato dall’Ordine dei giornalisti di Milano. Il Cdr del Corriere della Ssera ha scritto che “i guai (del  quotidiano) nascono soprattutto dall’asservimento del giornale al marketing e alla pubblicità”. Ma quali  sono le regole su questo delicato tema? Proponiamo la lettura di un saggio di Franco Abruzzo; a seguire il Codice dell’OgL, il documento di Codacons e  quello del CdR del  Corriere della  Sera.


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=1517


Rivista “Il diritto dell’informazione e dell’informatica”


n. 4/5 del 2007 (pagg. 871-894).


FRANCO ABRUZZO:


"La commistione informazione/pubblicità


nella giurisprudenza ordinaria e disciplinare


vista attraverso le sentenze dei tribunali".


INDICE


1. Premessa. La giurisprudenza in tema di commistione pubblicità/informazione elaborata a Milano.


2. Diritti e doveri del giornalista.


3.  Bisogna evitare che un giornale si trasformi in un catalogo commerciale. Tribunale civile di Milano: “La pubblicità deve essere chiara, palese, esplicita e riconoscibile.... il lavoro giornalistico deve  rimanere inconfondibile”.


4. Corte d’Appello di Milano: “Il direttore quantomeno deve rendere pubblico il proprio dissenso all'ufficio marketing”.


5. Gli articoli  pubblicitari giustificano le dimissioni del giornalista, perché ledono la dignità professionale. L’inserimento di articoli di natura pubblicitaria in un periodico contro la volontà del condirettore  può giustificare le dimissioni del giornalista con diritto all'indennità sostitutiva del preavviso per lesione della sua dignità professionale


6. Tribunale civile di Milano: “La pubblicità ingannevole è slealtà del giornalista”.


7.  La prima sezione civile della Corte d’Appello di Milano conferma la sanzione inflitta dal Consiglio dell’Ordine di Milano: quando la pubblicità ingannevole si nasconde nell’invito dell’articolista a usare un determinato dentifricio.


8. Sentenza della seconda sezione civile della Corte d’Appello: corretto il titolo di Tabloid  "Basta marchette, per favore".


9. Consiglio dell’Ordine dei Giornalisti di Milano: delibere su giornaliste "attrici pubblicitarie" e  sui contenitori pubblicitari che mescolano inserzioni e articoli funzionali alle inserzioni.


10. Conclusioni. Corte d’Appello di Milano: “Il giornalista deve essere e deve  apparire corretto”. Dalle sentenze dei giudici è possibile estrapolare un insieme di regole, che,  se rispettate, potrebbero garantire la qualità dei mass media.


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3345


Chiesto dai consumatori


l'intervento dell'Odg nazionale.


SECCO "NO" DEL CODACONS


ALL' "INFORMAZIONE


SPONSORIZZATA"


LEGITTIMATA DALL'ORDINE


LOMBARDO NEL SUO NUOVO


CODICE SUL COMPORTAMENTO


DEI GIORNALISTI DI TURISMO


(pubblicato in coda)


Frattanto l’Ordine di Milano


ha assolto Mike Bongiorno,


pubblicista “honoris causa”,


accusato “di prestano nome,


voce e immagine


a iniziative pubblicitarie”.


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=3145


Lettera-denuncia del CdR agli azionisti del


«Corriere della Sera». La raccolta pubblicitaria


(-30 milioni di euro?) in caduta libera non spiega


da sola la crisi del gruppo. “I guai nascono soprattutto


dall’asservimento del giornale al marketing


e alla pubblicità”. Pesa anche sull'autorevolezza del CdS


la latitanza di editori puri tra gli azionisti del quotidiano.


 


Franco Abruzzo: “Per anni l’Ordine di Milano ha denunciato i rischi connessi alla commistione pubblicità-informazione. La crisi delle vendite (di quotidiani e periodici) è legata anche a tale triste fenomeno. Il nostro allarme sulle marchette non è stato preso in considerazione, come capita quasi sempre ai profeti. La pubblicità perde presa,quando i lettori avvertono che il loro giornale non ha a cuore un'informazione libera, critica, pluralista e, sempre e ovunque, indipendente, presentando e spacciando i pubbliredazionali per notizie e commenti”.


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