Home     Cercadocumenti     Chi è     Link  

Cerca documenti
Cerca:
in:


Documenti
Attualità
Carte deontologiche
CASAGIT
Corte di Strasburgo
Deontologia e privacy
Dibattiti, studi e saggi
Diritto di cronaca
Dispensa telematica per l’esame di giornalista
Editoria-Web
FNSI-Giornalismo dipendente
Giornalismo-Giurisprudenza
  » I fatti della vita
INPGI 1 e 2
Lavoro. Leggi e contratti
Lettere
Ordine giornalisti
Premi
Recensioni
Riforma professione
Scuole di Giornalismo e Università
Sentenze
Storia
Tesi di laurea
TV-Radio
Unione europea - Professioni
  I fatti della vita
Stampa

Caso Genchi.
COPASIR: SCHEDATI
IN 392. 000.
ORA NUOVA NORMA

Roma 13 febbraio 2009.  "Il Ros ha accertato che il consulente avrebbe ottenuto


le anagrafiche di circa 392.000 intestatari e richiesto 1.402 tabulati di


traffico storico, nell'ambito dei provvedimenti penali 'Why not' e


'Poseidone'". E' quanto si legge, tra l'altro, nella relazione del Copasir


sui rischi per l'efficienza dei servizi per la sicurezza. Ora bisogna


riflettere e pensare agli interventi normativi. A queste conclusioni e'


giunto il Copasir dopo aver indagato sul caso Genchi. "Il Comitato - si


legge nella relazione - ha verificato che nell'ambito delle due inchieste


'Poseidone' e Why not' sono stati richiesti e acquisiti i tabulati del


traffico telefonico relativi ai ventiquattro mesi antecedenti la data di


richiesta di un'utenza di telefonia mobile utilizzata dal direttore


'pro-tempore' del Sismi generale Nicolo' Pollari". "Il Comitato ha,


altresi', accertato che sono stati richiesti e acquisiti i dati dei traffico


telefonico per un periodo di ventiquattro mesi di altri due appartenenti ai


Servizi, di cui e' opportuno indicare i nominativi e circa i quali non e'


risultato dalla lettura degli atti disponibili ne' dalle audizioni alcun


coinvolgimento nelle indagini". Nelle considerazioni conclusive si


"sottolinea con preoccupazione l'avvenuta acquisizione dei dati di traffico


telefonico del direttore del Sismi senza che lo stesso fosse indagato e


senza che sia possibile comprendere le motivazioni di tale atto in relazione


allo svolgimento delle indagini". "E' indispensabile una seria riflessione


sulle circostanze che hanno reso possibili tali evenienze, anche al fine di


valutare i necessari interventi normativi".  (AGI)


 


Genchi/ Cicchitto: Evidente che serve legge su intercettazioni


Abbiamo intravisto solo la punta di un iceberg


Roma, 13 feb. (Apcom) - La vicenda dell'archivio Genchi rende ancora più


evidente che occorre una nuova regolamentazione delle intercettazioni. Lo


sostiene Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del PdL. "La relazione


stesa unitariamente dal Copasir ha messo in evidenza, sulla base dei


riscontri possibili realizzati su una minima parte del materiale esistente -


afferma il forzista in una nota - che sono stati sottoposti a controllo il


tracciato dei tabulati telefonici ed anche gli spostamenti di moltissimi


cittadini, autorità dello Stato, parlamentari, il Procuratore nazionale


antimafia, un numero notevole di telefoni del ministero dell'interno e della


guardia di finanza, l'ambasciata americana. A sua volta, il generale


Pollari, quando era direttore del Sismi è stato controllato per 20 mesi per


le telefonate che ha fatto e per tutti i suoi spostamenti, pur non essendo


neanche lontanamente sfiorato dalle indagini denominate 'Poseidone' e 'Why


Not'".


"Al di là di quello che abbiamo accertato - prosegue Cicchitto - la


sensazione è che abbiamo intravisto solo la punta di un Iceberg. C'è anche


da interrogarsi se il Rasputin emerso in questa vicenda ha avuto qualche


piccolo zar come protettore. In questa vicenda, allo stato delle nostre


conoscenze, non c'è stata forza politica che si sia avvantaggiata sulle


altre attraverso questo complesso marchingegno; d'altra parte però c'è stata


anche l'organizzazione di una sorta di grande fratello".


"Alla luce di tutto ciò, e di molte altre cose avvenute in passato -


conclude Cicchitto - è evidente che occorre una nuova regolamentazione sia


delle intercettazioni sia del controllo dei tabulati telefonici, per evitare


che si ripetano abusi avvenuti nel passato e confermati da questa


assolutamente inquietante vicenda, sulla quale è stata fatta per ora luce


solo parzialmente. Ma già quello che è emerso è gravissimo".


 


L'archivio Genchi: una minaccia per la sicurezza e per la privacy Italia


14 Febbraio 2009


MAGNA CARTA


"L'imperio delle giurisdizione": questo è il ritornello che da 40 anni sale


in continuazione alla bocca dei magistrati e dei loro fiancheggiatori (a


volte sostituito dal "rispetto", oppure dal "comando") per spiegare che


siccome è scritto che devono rispettare la legge e soprattutto la pari


dignità tra diritti dell'accusa e diritti della difesa, per ciò stesso, loro


lo fanno. Questa fola è ormai tanto radicata, che se solo uno avanza il


sospetto che il fatto che così sia scritto nella legge non sia affatto


sufficiente a garantire che sia rispettato, subito viene colto da fulmini e


saette, condannato come eversore e di lì a poco si trova un Oscar Luigi


Scalfaro (sommo sacerdote della setta dei magistrati militanti) che dice


scempiaggini in piazza, Veltroni plaudente.


Bene, ora però qualcuno ci spieghi dove cavolo è andato a finire il semplice


rispetto della giurisdizione nel caso Genchi. Qualcuno spieghi al paese come


sia stato possibile che una torma di magistrati che della giurisdizione


semplicemente se ne fanno un baffo, abbia permesso che un poliziotto in


aspettativa sindacale accumulasse nelle sue mani il potere immenso datogli


dal controllo di milioni di dati telefonici di cittadini italiani. Ieri, il


Copasir, presieduto in modo eccellente da Francesco Rutelli, ha inviato ai


presidenti delle Camere una relazione esplosiva sul mega-contenitore di


tabulati telefonici Gioacchino Genchi: "Esiste un archivio informatico


imponente che non è stato distrutto e che riguarda un grande numero di


cittadini italiani che non sono mai stati indagati.  L'acquisizione di dati


che riguardano centinaia di migliaia di cittadini, il tracciamento per 20


mesi degli spostamenti del Capo dei servizi segreti italiani, l'ottenimento


dei tabulati del capo della investigazione contro la mafia (all'insaputa


dello stesso Pubblico Ministero che conduceva le indagini) sono alcuni tra i


principali elementi dirompenti che abbiamo accertato e che meritano una


riflessione molto severa. La relazione che abbiamo trasmesso contiene


analisi di lacune e criticità che hanno comportato rischi per l'efficienza


dei servizi segreti, e proposte che il Parlamento potrà esaminare al fine di


risolverle".


Dunque, l'attività di Genchi non solo ha violato il diritti di migliaia di


cittadini mai inquisiti, ma ha addirittura messo in discussione sul piano


internazionale, la "credibilità" dei nostri servizi segreti, con danni


inimmaginabili.


Il problema, però, non è affatto Genchi (che peraltro sostiene di avere


"sempre eseguito degli ordini di magistrati"), ma di un comportamento


irresponsabile, al limite del collusivo, di decine e decine di magistrati di


Palermo (città in cui preferibilmente Genchi operava) e di altre sedi che


gli hanno permesso di accumulare per un decennio questo intollerabile


"archivio".


Il problema è che questo vero e proprio attentato alla democrazia, non è


stato scoperto da nessun magistrato, ma è emerso solo perché l'ultimo


committente di Genchi, il Pm De Magistris, ha agito con tale mala


accortezza, con tale disprezzo del diritto, con tale spregio della


giurisdizione, che persino il Csm se ne è dovuto occupare e ha dovuto


sanzionarlo, interrompendo così la "copertura" di cui Genchi ha sempre


goduto. Il magistrato che ha sostituito de Magistris, infatti, si è trovato


tra le mani questa bomba esplosiva, di cui nulla sapeva e l'ha subito fatto


deflagrare, tramite Copasir.


Dunque, per dieci anni la "giurisdizione" è stata beffata da una lunga


sfilza di magistrati, che hanno permesso che un poliziotto in aspettativa


violasse i diritti di migliaia di cittadini italiani e mettesse sotto


controllo utenze del Csm, della dirigenza della Polizia, del direttore del


Sismi (il generale Pollari), di parlamentari e alte cariche dello stato.


Qui, in questo meccanismo, in questo insulto collettivo alla giurisdizione


ad opera di molti magistrati (non solo di De Magistris) è il vulnus alla


democrazia, non in Genchi, che però verrà ora probabilmente chiamato a


pagare lo scotto da solo, per responsabilità non sue, mentre i magistrati


che hanno permesso che questo monstrum si creasse, continueranno


indisturbati a pontificare, a indagare a intercettare. Nel nome della


giurisdizione, naturalmente


 


 





Sito aggiornato al 5 febbraio 2025
Già editore/proprietario/direttore: Franco Abruzzo (3.8.1939-12.4.2025) Per qualsiasi informazione rivolgersi a Vittoria Abruzzo vittoria.abruzzo@gmail.com
© Copyright 2003-2025 Franco Abruzzo, successori e rispettivi titolari - Tutti i diritti riservati
Provider-distributore: Aruba.it SpA (www.aruba.it) - piazza Garibaldi 8 / 52010 Soci (AR)