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Contratto. Trattative.
Due lettere
a Franco Abruzzo.

1. Dario  Carella: “Tu hai


per caso capito che accordo


sarebbe stato raggiunto sulle


figure professionali del


contratto "vicino alla firma””?


 


Caro Presidente Abruzzo, avrei una domanda: fra le nebbie in cui si dibatte la trattativa contratutale, su cui noi, poveri iscritti paganti una quota, e che quota!, al sindacato unico della categoria non sappiamo alcunchè (e meno male che i "nuovi" e i "nuovissimi", COME LE "NUOVE" E LE "NUOVISSIME" ASSURTI E ASSURTE A CARICHE DI RILIEVO NAZIONALI,GIUNTA ESECUTIVA, O TERRITORIALI, VICE PRESIDENTI PER DIRNE UNA, AVESSERO PROMESSO, PRIMA DEL VOTO OVVIAMENTE, CHE CON LORO SI SAREBBE MATERIALIZZATA, finalmente, la nobildonna “TRASPA Mme RENZA" anche nella nostra categoria), tu hai per caso capito che accordo sarebbe stato raggiunto sulle figure professionali del contratto "vicino alla firma? Per dire: restano quelle del vecchio che ci trasciniamo? Oppure, ad esempio, a vice direttori e condirettori sarà applicato il contratto dei dirigenti, con licenziabilità "ad nutum" etc?


Grazie per una risposta e ti invio un affettuosissimo saluto, ringraziandoti per il lavoro straordinario che fai. Un lavoro che per quelli della mia generazione è pari alla controinformazione che alcuni coraggiosi colleghi  - e tu eri fra quelli - fecero, nel passato "secolo breve"  per fare emergere la verità di fronte alle stragi di stato e a quelle neofasciste, così come di fronte alle matrici di sinistra del terrorismo rosso, brigatista e non solo,le cui gesta assassine vennero prima attribuite a provocatori "fascisti" (venivano definite  "sedicenti brigate rosse"), poi ai servizi deviati ed infine a "compagni che sbagliavano". Queste perchè diceva uno che se ne intendeva "chi non ha memoria non ha futuro".


Con stima,DARIO  CARELLA


 


2. Luciamo Mutti:


“Rischiosi i  trasferimenti


facili, svincolati dal


criterio della volontarietà”.


 


Caro Franco, è grazie alla tua sistematica, puntuale e "polifonica" informazione che, in pensione ormai da più di un anno, riesco a non sentirmi estraneo alle vicende della categoria, nonostante la cronica propensione all'oblìo che caratterizza molti colleghi nei confronti di chi è... in panchina. Permettimi, quindi, sommessamente, un'osservazione circa la discussione sulla non trasferibilità che rappresenterebbe uno dei nodi più delicati nella trattativa per il nuovo contratto. Credo che il mero criterio quantitativo (trenta o sessanta chilometri), sia pericolosamente riduttivo e forviante. Persino il trasferimento coatto nella stessa città o nello stesso edificio potrebbe rappresentare una variatio in pejus dello status professionale (pur nel mantenimento di qualifica, mansioni e stipendio) quando significasse un immotivato passaggio da una testata più prestigiosa a una di minore appeal, o anche soltanto con diverse caratteristiche, indipendentemente dalla loro localizzazione. Non dimentichiamo che è la professionalità (cioè il bagaglio di conoscenze, esperienze, anche passioni) l'elemento caratterizzante del nostro mestiere e questa deve rappresentare la nostra trincea. Per non parlare poi del trasferimento da testate più economicamente solide ad altre più traballanti se non addirittura estemporanee, col ricorso a redazioni-testata che è già nell'aria, soprattutto per quelle provinciali. Fino ad ora sono stati soprattutto i precari a pagare il prezzo delle sempre effervescenti fantasie editoriali (vedi inserti sportivi, ad esempio), ma un domani, con l'introduzione di trasferimenti facili, svincolati dal criterio della volontarietà, forse non si potrebbe ricorrere nemmeno più alla clausola del rientro obbligatorio alla testata d'origine in caso di naufragio, magari programmato, di quella d'arrivo... Occhio. I migliori auguri,


LUCIANO MUTTI.


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