Roma, 12 febbraio 2009. Prendono sempre di più piede, se pur con qualche difficoltà e diffidenza,
nuove forme di comunicazione e informazione che contraddistinguerebbero in
modo netto il giornalismo "informatico" dalle vecchie forme cartacee ancora
in uso. Le perplessità da parte dei numerosi lettori che tutti i giorni si
avvicendano sulla rete a cercare le notizie e le novità che spesso vengono
negate dalle maggiori testate italiane, sono date dai motivi più svariati.
Uno dei principali è, sicuramente, la mole di offerta che internet, senza
filtro alcuno, riesce ad assicurare al lettore, il quale si trova spesso a
dover pesare in maniera discrezionale tutti i vettori informativi che gli
giungono, senza avere inoltre un'adeguata conoscenza sull'origine e
sull'attendibilità dei fatti.
Nonostante ciò, pare che la nuova frontiera del giornalismo cosiddetto
"partecipativo" stia coinvolgendo un numero sempre maggiore di collaboratori
e di seguaci, attratti forse dalla ventata di innovazione che questa porta
in un paese in cui ogni forma di rinnovamento viene stigmatizzata. Tra le
cose che affascinano di più di questo nuovo modo di vivere il giornalismo vi
è sicuramente l'idea della partecipazione dal basso, capace di infrangere
tutti gli schemi tradizionali ed entro cui l'influenza partitica, oramai
onnipresente, non riesce a penetrare, assicurando così la ricerca di nuove
soluzioni ai problemi, oltre che l'imparzialità delle stesse. Ciò che, dal
mio punto di vista, dev'essere chiaro agli interlocutori a cui ogni reporter
improvvisato aspira rivolgersi, è in primis la motivazione che porta un
comune cittadino ad esporsi in prima persona rendendo esplicite le proprie
idee sul web, il quale, non ricevendo alcun compenso pecuniaro da un
Direttore o da un Partito, sarà da un lato decisamente spinto a mobilitarsi
per il proprio bene e per il bene dei propri concittadini, dall'altro non
sarà incentivato ad allontararsi dalle verità spesso scomode per volere dei
"padroni". É anche vero, inoltre, che il giornalismo partecipativo e libero,
attraverso le sue milioni di informazioni giornaliere e spesso contrastanti
tra di loro, attraverso gli innumerevoli "commenti" subito leggibili e
rilasciabili agli articoli, attraverso la neutralità e le obiezioni
costruttive di chi partecipa, porta decisamente ad un controbilanciamento
delle opinioni discordanti e quindi a raggiungere, soprattutto negli
argomenti particolarmente controversi, un minimo comune denominatore che si
presume il più vicino possibile alla realtà. É un pò lo stesso obiettivo che
si propone Wikipedia, l'enciclopedia online e senza fine di lucro, che
attraverso i volontari (spesso anche esperti) che convergono nella sua
realizzazione e grazie al loro confronto, riesce a dare un quadro chiaro e
completo su ogni soggetto che tratta, assicurando al contempo una maggiore
imparzialità rispetto alle enciclopedie o ai manuali cartacei di tipo
univoco. La barriera che incontra questa nuova forma democratica credo sia
radicata in parte nel DNA culturale italiano e di quelle generazioni che,
ancora salde ai vertici di ogni aspetto sociale ed istituzionale del paese,
intimano verso le potenzialità dei giovani e di chi si oppone, con uno
sguardo al futuro, ad ogni forma di gerontocrazia in puro stile italiano. (AGORAVOX)