di Gerardo Laguardia
(in: http://parma.repubblica.it/dettaglio/Laguardia:-Ho-diffuso-io-la-foto-trofeo-perche-la-gente-deve-sapere/1586836?edizione=EdRegionale)
L’ordinanza del tribunale della Libertà e le motivazioni alla base della stessa fanno giustizia delle “perplessità”, delle accuse, alcune anche ingiuriose di accanimento giudiziario e finanche di ignoranza che ci sono piovute addosso da più parti, da soggetti qualificati e non. Dunque il Riesame ieri ha giudicato affatto “ amichevole” la fotografia per la pubblicazione della quale ancora ieri sono state minacciate denunzie. (Leggi in fondo le motivazioni del Riesame)
Non ho alcuna difficoltà ad assumermi ogni responsabilità in ordine alla diffusione della fotografia, che non era pacificamente più coperta dal segreto istruttorio (come invece molti hanno detto e scritto) Il Procuratore della Repubblica, infatti, ai sensi dell’art. 5 del D.lvo 106/2006 “mantiene personalmente i rapporti con gli organi di informazione”. Con tale previsione vengono implicitamente riconosciuti il diritto della stampa ad essere informata e il dovere del capo della Procura della Repubblica di dare informazioni che, come prevede anche il codice deontologico dei magistrati (articolo 6), devono essere il più possibile “dirette a garantire la corretta informazione dei cittadini e l’esercizio del diritto di cronaca”.
La fotografia la cui esistenza era nota, così come la scritta “Emmanuel negro” era espressamente menzionata nell’ordinanza del gip ed allegata agli atti (e quindi non più coperta da segreto come da art 329). Altri hanno affermato non poteva essere pubblicata per il disposto dell’articolo 144 n2 cpp che vieta “la pubblicazione degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari”, ammettendo però di ricordare il comma 7 che recita: “E’ sempre consentita la pubblicazione del contenuto degli atti non coperti dal segreto”. Sempre che una fotografia possa definirsi “atto” in senso tecnico giuridico (così non sembra stando alla lettura degli articoli del cpp che precedono l’articolo 114 che regolano la lingua, la sottoscrizione, la data, la surrogazione, la ricostituzione negli atti).
Articolo 114 che quando fa riferimento alle immagini pone in divieto di pubblicazione delle immagini di persone arrestate mentre le stesse si trovano sottoposte all’uso di manette ai polsi, ovvero dei minorenni testimoni, persone offese o parti lese (numero 6 e 6 bis) e non dell’imputato maggiorenne non ammanettato. Volendo poi considerare la fotografia un atto sarebbe stato possibile per la stampa riportare quello che la stessa ritraeva (contenuto dell’atto), ma non pubblicarla! Ma una fotografia può essere descritta con obiettività? Sarebbe stato più logico e corretto, ai fini di una informazione obiettiva che i giornali descrivessero la fotografia e quindi la interpretassero a modo loro o non risponde di più al criterio di obiettività che l’abbiano potuta pubblicare, così che ogni lettore se ne sia fatta un’opinione, libero anche di giudicarla “amichevole”? Come ormai hanno insegnato molte vicende giudiziarie la prima mossa dei “paladini” degli accusati è quella di “sparigliare le carte”.
Si cerca cioè di distogliere l’attenzione dei destinatari dell’informazione dalla sostanza della questione, cioè il fatto storico, rilasciando dichiarazioni nelle quali si focalizza l’attenzione della condotta della stampa e dei magistrati invece che sulla condotta degli indagati e sui reati di cui sono accusati, in modo da far perdere di vista quest’ultimo aspetto. Così sono stati sollevati interrogativi sulla tempistica della richiesta di misure cautelari, senza considerare che un’indagine seria ed approfondita richiede tempo, specie se ostacolata dagli inquisiti che non hanno collaborato e che hanno inquinato le prove ed è in ogni caso garanzia che sono stati vagliati in profondità gli aspetti della vicenda, prima di formulare le richieste. Naturalmente se le misure fossero state ascoltate nell’immediatezza dei fatti, sulla base della sola denunzia della vittima, senza aver cercato riscontri oggettivi, le critiche sarebbero state di segno opposto.
(06 febbraio 2009)
In: http://parma.repubblica.it/dettaglio/Vigili-falsi-razzisti-e-disumani-Ecco-perche-restano-ai-domiciliari/1586814?edizione=EdRegionale
"Vigili falsi, razzisti e disumani"
Ecco perché restano ai domiciliari
Caso Bonsu. "Totale spregio per la funzione pubblica", "dimostrata inclinazione alla violenza verso soggetti più deboli" sfociati poi in "discriminazione razziale". Le motivazioni del tribunale del Riesame che ha confermato l'arresto disposto dalla procura di Parma per quattro dei dieci agenti indagati per il pestaggio di Emmanuel
di Silvio Marvisi
Il tribunale bolognese del Riesame che ha preso in considerazione le posizioni dei vigili coinvolti nel caso Bonsu, finiti agli arresti domiciliari, ha usato parole molto forti per delineare il comportamento degli indagati. Poche pagine che confermano quanto richiesto dalla procura di Parma e quanto scritto nell'ordinanza emessa dal gip Pietro Rogato perché vi è la possibilità di inquinamento delle prove e "recidivanza in rilevanza alla fede pubblica". Cinque fogli in cui si denuncia la discriminazione razziale, la totale mancanza di valori umani e il forte spregio per la funziona pubblica.
"Serrata e corale attività per la falsificazione ideologica in atti a provare la verità" raccontano le motivazioni vergate dal Riesame riguardo alle falsificazioni dei documenti relativi all'operazione antidroga al parco ex Eridania del 29 settembre scorso.
Il panorama peggiora ulteriormente scorrendo le fitte righe che rilevano nei quattro vigili ai domiciliari la "tangibile prova di un profondo disprezzo dei valori umani e civili, un'allarmante capacità falsificatrice di atti redatti come pubblico ufficiale al solo fine di occultare fatti commessi, al fine di proteggersi". Ad alimentare il tutto sarebbe il "totale spregio per la funzione pubblica" che porterebbe, secondo il Riesame, agli atti razzisti denunciati da Emmanuel Bonsu. Gli agenti soffrirebbero della "dimostrata inclinazione alla violenza verso soggetti più deboli" sfociati poi in "discriminazione razziale che ha caratterizzato la vicenda per tutti i ricorrenti (i quattro vigili agli arresti domiciliari, ndr) che si sono rivolti a Emmanuel Bonsu con epiteti come «Nero» e «Scimmia»". Il tribunale della Libertà non ha comunque preso in esame la fotografia in cui è ritratto uno degli agenti vicino a Bonsu, immagine che negli ultimi giorni ha fatto molto parlare di sé.
I giudici bolognesi potrebbero aver tenuto conto anche del fronte del silenzio costituito dai dieci vigili finiti nel registro indagati per gravi reati fra cui il sequestro di persona e il falso in atti d'ufficio. Sempre negli agenti coinvolti la motivazione racconta di "velleità devianti irrefrenabili e l'insussistenza del minimo segnale di ravvedimento".
Su tutto aleggia, sempre secondo il tribunale bolognese, a cui i legali hanno presentato istanza, "complicità e connivenza con i colleghi", un pesante fardello che potrebbe chiamare in causa non solo i quattro finiti agli arresti domiciliari ma anche coloro che sono stati sospesi dal servizio.
"Il Riesame ha dato un giudizio severo - afferma il procuratore Gerardo Laguardia - che dimostra che quanto detto finora risponde al vero, che le valutazioni che abbiamo espresso sono confermate" riferendosi specie nell'ultima parte alle richieste di custodia cautelare disposte il 15 gennaio scorso.
Nei prossimi giorni il Riesame prenderà in considerazione gli appelli formulati dai sei agenti sospesi dal servizio, che chiedono quindi di essere riamessi, per cui il tribunale bolognese non ha ancora fissato una data. A questo punto le indagini potrebbero considerarsi terminate e l'atto di chiusura potrebbe arrivare nei prossimi giorni. Dopo il silenzio osservato dagli agenti di fronte al sostituto procuratore Roberta Licci e al gip, gli indagati potrebbero cominciare a fornire ulteriori elementi e le responsabilità potrebbero venire a galla. Se l'atto di chiusura indagini, come probabile, verrà siglato entro la prima settimana di marzo si potrebbe arrivare al giudizio immediato che potrebbe avviarsi già nei prossimi mesi e concludersi, per definizione stessa, in tempi brevi.
(06 febbraio 2009)