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Stampa

CRONISTI ALL’ATTACCO.
Processi in Tv: no alla censura
scritta nel “Codice Agcom
di autodisciplina”.
I giornalisti non possono
essere complici di un altro
bavaglio alla libertà stampa.

In base al testo del codice su cui si sta lavorando, i partecipanti all'avventura avviata da mesi - Rai, Mediaset, La7, Sky, Frt, Aeranti, e altre aziende del settore, più Fnsi e Ordine - si "obbligano" a costituire una associazione che ha il compito di vegliare sul rispetto del codice e di comminare "le relative sanzioni a carico dei trasgressori". Di quale natura e di che entità queste sanzioni siano, peraltro, non è indicato: ci saranno e basta. Trasgressori tremate.

Roma, 29 gennaio 2009. Lettera inviata lunedì 26 gennaio 2009 dal presidente dell'Unci Guido Columba, ai presidenti e segretari di Fnsi e Ordine dei Giornalisti, Natale, Siddi, Del Boca, Iacopino sulla questione dei processi in tv (una prima lettera era stata inviata martedì 13).. 


 


di Guido Columba/presidente Unci


C'è chi sostiene che le sanzioni saranno comminate solo alle aziende e non ai singoli. Ma nel testo questa garanzia non c'è. E le aziende multate pesantemente non si rivarranno sui singoli e, soprattutto, non attueranno anche loro una forma di censura preventiva per evitare guai ? E se la vicenda riguarda solo le aziende, perché serve la copertura degli organismi dei giornalisti ?


"Nel circuito informazione-giurisdizione possono verificarsi interferenze nocive quando si manifesti tendenza a trasmodare con inversione dei ruoli, potendo gli operatori dell'informazione divaricare  la direttrice parallela celebrando in sede impropria, in forma libera e ai fini anticipatori i processi in corso e potendo dall'altro lato i giudici cedere alla tentazione di porsi come fattori della pubblica opinione, ad essa direttamente indirizzando messaggi fuori o addirittura  dentro gli atti tipici della loro funzione".


No, cari colleghi, non è un aggiornamento delle celebri convergenze parallele dell'on. Aldo Moro, ma un giochetto di parole che, auspice ed istigatore il Presidente dell'autorità delle garanzie nelle comunicazioni Corrado Calabrò, deve giustificare e realizzare  a breve un "Codice di autodisciplina sulle corrette modalità di rappresentazione dei procedimenti giudiziari nelle trasmissioni radiotelevisive".


Una iniziativa che Fnsi e Ordine non possono in alcun modo condividere,  poiché sarebbero  conniventi e complici di una nuova pesantissima ed indebita interferenza nella libertà di stampa e nell'esercizio della professione di giornalista.


Spiegherò più avanti in modo esteso i motivi che impongono una decisa azione di contrasto. Voglio subito sottolineare che in base al testo del codice su cui si sta lavorando, i partecipanti all'avventura avviata da mesi - Rai, Mediaset, La7, Sky, Frt, Aeranti, e altre aziende del settore, più Fnsi e Ordine - si "obbligano" a costituire una associazione che ha il compito di vegliare sul rispetto del codice e di comminare "le relative sanzioni a carico dei trasgressori". Di quale natura e di che entità queste sanzioni siano, peraltro, non è indicato: ci saranno e basta. Trasgressori tremate.


Marco Porcio Catone è ormai scomparso da due millenni, ma aspiranti Censori ne  girano a  manciate  e, molto  spesso,  scelgono  di  esercitare la  loro  compulsava attività repressiva contro la libertà di informazione. Questo sui processi in Tv ne è un esempio, aggravato dalla circostanza della istigazione all' autocastrazione dato che si punta a un "codice di autoregolamentazione".


Il substrato è presto detto: molti programmi televisivi vengono realizzati da conduttori o programmisti - registi che non sono tenuti a rispettare le norme professionali e deontologiche dei giornalisti. Quindi è necessario che qualcuno dica loro come devono comportarsi quando parlano di vicende giudiziarie. Ed ecco che scatta il riflesso della censura: invece di obbligare le aziende ad affidare trasmissioni del genere solo a giornalisti, con la garanzia preventiva che saranno svolte secondo i dettami di legge, professionali ed etici, si preferisce fare un bel codice. E avere nello zaino una bella riserva di sanzioni. Così se per caso qualche giornalista vero dovesse sbagliare è tutto pronto per una bella punizione.


Come sempre avviene, gli attentati alla libertà di stampa e al diritto dei cittadini di essere informati  - le vicende  del ddl Alfano sulle intercettazioni lo riprovano - vengono infiocchettati dentro sproloqui di attestazioni sulla virtù salvifica per la democrazia della libertà di informazione. Più se ne parla, più si vuole limitarla.


Sarebbero  molteplici gli aspetti su cui soffermarsi. Per brevità mi riferisco ad uno che mi sembra  veramente abnorme e che ricavo dalla prima frase di questa lettera: i giornalisti possono provare a fare una anticipazione del processo,  i magistrati possono cedere alla tentazione di mandare messaggi ai cittadini: attività nefande da impedire assolutamente. E quindi facciamo un bel codice che stronchi sul nascere la pura e semplice possibilità. Che non ci provino nemmeno a ipotizzare di turbare la serena imperturbabile terzietà del giudice. Il quale, notoriamente, vive sulla Luna e viene trasbordato al mattino nell'aula del tribunale e portato via la sera a bordo di navette spaziali. Sui comportamenti dei giornalisti vigila l'Ordine, su quelli dei magistrati il Csm. E' tutto quello che serve.


Ma se non bastasse, poiché è possibile, anzi è già avvenuto, che magistrati e giornalisti abbiano commesso omicidi, non sarebbe utile un codice anche su questo ?


In definitiva, cari colleghi, sostengo che esistano tutte le motivazioni perché Fnsi (come ritiene Roberto Natale), e Ordine, si ritirino subito dal comitato tecnico e che apertamente contrastino una iniziativa che ha il solo risultato di costruire un'ulteriore gabbia nella quale rinchiudere i giornalisti e la  libertà di stampa.


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Flick: tutela della privacy ma senza censure preventive. Va bilanciata con  il diritto di informazione.


Roma, 28 gennaio 2009«Spetta alla legge e dunque alla valutazione politica la scelta di come stabilire un equilibrio tra il diritto di informazione e la tutela della privacy; una scelta che deve operare il legislatore, con la più ampia maggioranza possibile, ma senza introdurre alcuna forma di censura preventiva nei confronti della stampa, sia diretta che indiretta vietata dalla Costituzione». È quanto sostiene il presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick, nella conferenza seguita all'udienza straordinaria tenuta a Palazzo della Consulta alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e alle Alte cariche istituzionali. Flick si dice in generale «preoccupato di fronte all'irrompere di diritti nuovi e alla mancanza di risposte normative». In questo scenario rientra anche il tema della libertà di stampa: «Nel campo dell'informazione – spiega - ho la sensazione che la ricchezza e la molteplicità dei media aprano la via al rischio oggettivo che l'informazione, da strumento necessario per la difesa del pluralismo, possa diventare strumento di eliminazione della privacy, come nel caso del tema che riguarda le intercettazioni». Il presidente della Consulta esorta a «mettersi attorno ad un tavolo per ragionare su questo tema, cui ovviamente la Corte costituzionale resta estranea - premette Flick - so che è in corso un dibattito molto ampio, con una serie di prospettive di soluzioni legislative. Occorre decidere come bilanciare e rendere equilibrati gli interessi contrapposti tra il diritto di informazione, intesa di libertà di poter parlare a tutti e tutela della privacy, intesa come diritto di chi parla a scegliere se parlare a tutti o soltanto a qualcuno». (Adnkronos)


 


 





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