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Editoria
Carlo De Benedetti lascia
tutte le presidenze della
società che ha fondato.
“Conta l'anagrafe. La
mia carriera danneggiata
da ragioni politiche" .

L'Ingegnere manterrà la presidenza onoraria del Gruppo L'Espresso e il potere di nominare i direttori delle testate. "Non si vende finché sono vivo".

Milano, 26 gennaio 2009. "Lascio tutte le presidenze delle società che ho fondato": con queste parole Carlo De Benedetti ha annunciato, in una conferenza stampa a Milano, la decisione di lasciare tutte le cariche ricoperte in Cofide, Cir, M&C e L'Espresso. L'Ingegnere ha aggiunto che manterrà la presidenza onoraria e il potere di nominare i direttori delle testate del gruppo l'Espresso. "Per L'Espresso ho concordato con mio figlio Rodolfo che il nuovo presidente sia una figura istituzionale da me indicata". Inoltre rimarrà presidente della Fondazione De Benedetti e manterrà il suo ruolo in Rothschild. Le dimissioni saranno ufficializzate nelle assemblee previste in aprile.


Quanto a Cir e Cofide, l'Ingegnere ha precisato che "ci saranno presidenti istituzionali e non operativi, che non interferiranno con le attività delle aziende". I presidenti delle due società saranno decisi dai rispettivi consigli di amministrazione giovedì prossimo.


Il commiato con i giornalisti. Carlo De Benedetti è giunto in conferenza stampa accompagnato da tutta la famiglia. Oltre alla moglie Silvia erano presenti i figli Marco, Edoardo e Rodolfo, che era accompagnato dalla moglie Emmanuelle de Villepin. "Ho convocato questa conferenza perché, pur se talvolta nelle critiche, i giornalisti mi hanno seguito nella mia lunga vita imprenditoriale e ho ritenuto che in funzione di questa attenzione fosse da parte mia una carineria dare a voi questo annuncio", ha osservato l'imprenditore.


"Una decisione serena". La decisione di lasciare le proprie cariche arriva alla soglia dei 75 anni, ha ricordato De Benedetti, in concomitanza con il compimento dei 50 anni di attività imprenditoriale. "Mi rendo conto del tempo che passa e, pur godendo di ottima salute, ho deciso di lasciare la presidenza di tutte le società che ho fondato - ha spiegato l'Ingegnere - Si tratta di una decisione serena perché è assicurato il ricambio manageriale dove era possibile e la continuità dove esisteva".


Il Gruppo L'Espresso rimarrà com'è. Rispondendo a una domanda, De Benedetti ha precisato: "Il Gruppo Espresso resterà così, sempre che non si presentino nuove opportunità, non ci sarà un riassetto azionario, le partecipazioni restano quelle di ora". Riferendosi invece alla Cir, ha osservato che "Le uniche ragioni per cui non è andata in porto la scissione sono di natura tecnica, in quanto i nostri avvocati hanno detto che avrebbero portato a una 'liability' per la società".


"L'Espresso, la mia passione-missione". De Benedetti ha voluto ricordare per sommi capi gli eventi politici che hanno "penalizzato la sua carriera", a partire dal Banco Ambrosiano per poi continuare con la Sme: "Mi è stata tolta - ha detto - per ragioni politiche, con il contratto già firmato. Qualcuno ha detto che il prezzo stabilito con Prodi (allora presidente dell'Iri, ndr) era troppo basso. Poi si è visto che il prezzo di Berlusconi era del 10% in più". Altra operazione che non si è conclusa per ragioni politiche, ha detto De Benedetti, è l'operazione Mondadori. "Ma la grande passione-missione è stato L'Espresso, salvato dal fallimento", ha rivendicato. Garantendo che non intende cederne le quote: "No, almeno fino a quando sono vivo io", ha risposto, a margine della conferenza stampa. E ha ribadito che, peraltro, "Non c'é nessuna offerta per L'Espresso, forse perché sanno che non venderò mai".


"L'Olivetti, una storia di successo". De Benedetti ha anche ricordato l'esperienza all'Olivetti, che ha definito "una storia di successo, contrariamente a quanto si è scritto" e ha ribadito che l'editoria è sempre stata la sua passione: "Una delle due cose di cui sono più fiero, assieme alla coerenza del mio pensiero politico"


"L'Espresso rimarrà in Borsa". Mentre in relazione agli assetti futuri delle società delle quali fino ad oggi è stato il presidente, l'Ingegnere ha smentito le voci di addio alla Borsa per l'Espresso. "Non vedo la necessità. - ha detto, in merito alla possibile uscita del titolo dal listino di Piazza Affari - Però su queste cose tecniche non posso essere sicuro".  (ANSA)


 


GIORNALISTI: DE BENEDETTI, CI SONO CONDIZIONI PER CONTRATTO IN DISCONTINUITÀ


Milano, 26 gennaio 2009.  «Esistono le condizioni per firmare un contratto in discontinuità». Lo Carlo De Benedetti, a margine della conferenza stampa, tenutasi oggi a Milano, per annunciare l'abbandono delle presidenze delle società del gruppo, compresa quella del Gruppo L'Espresso. L'ingegnere continuerà, però, a far parte della Fieg, la Federazione Italiana Editori Giornali. «Non sono mai stato disposto a firmare un contratto inerziale», ha spiegato. In ogni caso, ha aggiunto, «la politica della Fieg deve essere decisa dalla collegialità degli editori». (Adnkronos)


 


DE BENEDETTI: EDITORIA E POLITICA NELL'ADDIO DAI RIFLETTORI-FOCUS. I giornali, Visentini, Olivetti, Sbg e il ricordo del padre.


Milano, 26 gennaio 2009. Ecco le frasi chiave nella conferenza stampa di addio di Carlo De Benedetti dalla presidenza delle società da lui fondate in 50 anni da protagonista della scena dell'industria e della finanza nazionale: - «Lascio la presidenza di tutte le società che ho fondato» - «È una decisione serena perchè è stato assicurato il ricambio generazionale dove occorreva e la continuità dove esisteva» - «Il gruppo resterà così sempre che non si presentino nuove opportunità» - «Ci sono stati eventi che hanno penalizzato la mia carriera per ragioni politiche: la condanna per il Banco Ambrosiano anche se in seguito la Cassazione ha detto che è stato un errore processarmi, il caso Sme, un affare tutto politico, e la vicenda Mondadori» - «L'editoria è la mia passione e la mia missione» - «L'editoria è l'unica cosa di cui vado fiero assieme alla coerenza del mio pensiero politico che è rimasto lo stesso da quando ero presidente dell'Unione degli studenti del Politecnico di Torino ad oggi, cosa che non si può dire di molti» - «Non ho mai avuto tessere di nessun partito. Sono sempre stato repubblicano e quando il partito si è sciolto e non avevo altre scelte, sono passato coerentemente al centro-sinistra. Quella della tessera virtuale numero uno del Partito democratico era solo una boutade» - Il professor Bruno Visentini è stato «il mio maestro in tante cose, compresa l'identità di vedute politiche» che «assieme a Cuccia, mi ha chiamato in Olivetti nel 1978» - «Sono molto riconoscente a mio padre per quello che mi ha insegnato più che per quello che mi ha lasciato materialmente» - Olivetti «è una storia di successo. Tutti i suoi concorrenti sono falliti e non esistono più» ed «è stata l'unica azienda del suo settore a entrare nella telefonia» - Omnitel «è stata un grande successo e l'unica creazione di valore in Italia in cinque anni» - «Ho fatto tanti errori, il più grosso e penoso è stata l'avventura con Societè Generale de Belgique» - «Il successo più grande è stato l'investimento in Valeo» - «Finchè sarò vivo io il Gruppo Espresso non si vende» - «Conta solo l'età anagrafica. La morte di Carlo Caracciolo non ha niente a che vedere con la mia decisione» - «Sarebbe necessario introdurre un limite di età nello Statuto delle società, noi lo faremo» - Rancori verso Berlusconi? «Ho solo rancore verso quella politica che con Berlusconi ha contrabbandato le frequenze tv»  (RADIOCOR)


 


DE BENEDETTI: L'INGEGNERE TRA FINANZA E GIORNALI


Roma, 26 gennaio 2009. Dalla Fiat all'Olivetti, dalla Sme al Banco Ambrosiano, da L'Espresso e Omnitel alla più recente 'avventurà dell'investment company Management & Capitali. Sono queste alcune delle tappe della lunga carriera dell'Ingegnere, che lega il suo nome alle più importanti pagine della vita economica italiana degli ultimi decenni e che oggi, in una conferenza stampa, ha annunciato, a sorpresa, di lasciare le presidenze delle società da lui fondate. Carlo De Benedetti nasce a Torino il 14 novembre del 1934 e si laurea in ingeneria elettrotecnica al Politecnico nel 1958. Muove i primi passi nell'azienda paterna, la Compagnia Italiana Tubi Metallici e, successivamente, insieme al fratello Franco, acquisisce nel 1972 la Gilardini, della quale diventa presidente e amministratore delegat fino al '76. L'azienda,quotata che fino ad allora si era occupata di affari immobiliari, viene trasformata in una holding che opera nel comparto metalmeccanico. Intanto, nel 1974, viene nominato presidente dell'Unione industriali di Torino. Nella primavera del 1976, approda alla Fiat, chiamato da Umberto Agnelli. Viene nominato amministratore delegato, carica che rivestirà per 100 giorni. In dote porta il 60% del capitale della Gilardini in cambio di una quota azionaria della Fiat (5%). L'Ingegnere comincia a tagliare drasticamente l'organico dei dirigenti, ma sembra voler fare di più. La cronaca racconta di un tentativo di scalata da parte del top manager e del fratello Franco, appoggiato da gruppi finanziari elvetici, che di certo fu scoperto dagli Agnelli. Fatto sta che, come allora si disse, De Benedetti lasciò la casa torinese per «divergenze strategiche».


Subito dopo con il denaro ottenuto dalla cessione delle azioni Fiat, De Benedetti rileva le Compagnie industriali riunite, Cir, e trasforma una piccola conceria in una delle più importanti holding private. La Cir, con più di 10 mila dipendenti, viene quotata alla Borsa di Milano. Per quasi 20 anni, De Benedetti nè sarà vicepresidente e amministratore delegato. Nel 1995 ne assumerà anche la carica di presidente. Sempre nello stesso anno, De Benedetti dà vita a Cofide, Compagnia Finanziaria De Benedetti. Si prepara il terreno per il grande salto nell'editoria. Tra le attività più importanti del gruppo Cir-Cofide vi è, infatti, il gruppo editoriale L'Espresso; la capogruppo (gruppo editoriale L'Espresso spa) pubblica il quotidiano nazionale La Repubblica e il settimanale L'Espresso. Proprio nelle scorse settimane, in occasione della scomparsa di Carlo Caracciolo, De Benedetti ha ripercorso la storia di un'amicizia lunga 50 anni, cominciata nel 1958. «Carlo è stato un compagno della mia vita, l'unico vero editorie che abbia mai incontrato in vita mia», ha detto. E la scelta, compiuta a metà degli anni '80, di sottoscrivere un aumento di capitale dell'Espresso, che attraversava un momento di difficoltà, «fu una scelta del tutto irrazionale, fatto un pò per amicizia nei confronti di Eugenio Scalfari e un pò per il fascino di Carlo che negli affari perdeva una buona parte del suo spirito romantico».


Nel 1978, De Benedetti entra in Olivetti, di cui diviene presidente. L'azienda di Ivrea ha sì un nome glorioso ma è molto indebitata e vicina al fallimento. L'Ingegnere pone le basi per un nuovo periodo di sviluppo: inizia una fase di ristrutturazione con la produzione di personale computer, stampanti, telefax, fotocopiatrici. Nel 1983 è nominato Cavaliere del lavoro. Insieme ad altri nomi di spicco, fonda la European Round table of industry, di cui è vicepresidente fino al 2004. Nel 1985 diviene membro dell'European Advisory Committee della New York Stock Exchange. Nello stesso anno diventa azionista di maggioranza della Sme, azienda dell'Italia proprietaria dewi marchi Motta, Alemagna, Bertolli, supermercati Gs e Autogrill. L'investimento è di 497 miliardi di lire per il 64% delle azioni. Un'operazione controversa e al centro di aspre polemiche visto che la capitalizzazione era pari a 1.300 miliardi di lire. All'inizio degli anni '80, De Benedetti diviene azioniste dal Banco Ambrosiano, acquistando il 2% del capitale. Riceve l'incarico di vicepresidente, una carica onoraria alla quale non era legata alcuna attività di gestione, che lascia dopo appena due mesi cedendo la sua quota. Il 2 giugno del 1987 è nominato Ufficiale della Legion d'Honneur.


Il 1988 è l'anno dell'opa non riuscita per la 'conquistà della Societè Generale de Belgique. «Persi per colpa mia. Peccai di troppa arroganza perchè dichiarai di aver vinto prima del tempo, e di troppa prudenza perchè lanciai l'opa, alla quale non ero obbligato, quando avevo il 15%: sarebbe bastato rastrellare fino al 30% in silenzio e sarebbe stata fatta», spiegò in un'intervista. Nel 1995 fonda Omnitel, la seconda società europea di telefonia mobile, e Infostrada. L'anno dopo,a causa di una grave crisi dell'Olivetti, decide di lasciare l'azienda, di cui rimane presidente onorario fino al 1999. In memoria del padre, il 10 luglio del '97, fonda la Fondazione Rodolfo Debenedetti, di cui è presidente e nel '99 nasce Sorgenia da una joint venture fra Cir e l'austriaca Verbund, entrando nel mercato dell'elettricità e del gas in Italia. Nel 2000 fonda la CDB Web Tech, società specializzata in investimenti nel campo del nanotech e internet. Altro progetto in cui è coinvolto il gruppo Cir è la nascita di Hss Holding nel 2002. Target della società, controllata al 67%, è quella di diventare un operatore sanitario privato.Nel 2005, fonda la società finanziaria Jupiter France e sempre nello stesso anno Management & Capitali. Nel 2006 ritorna alla guida delle sue attività editoriali con la presidenza del Gruppo editoriale L'Espresso. Nel 2007, acquisisce con Merrill Lynch il gruppo Oakwood. Molto si è parlato dei rapporti di De Benedetti con la politica, fino a ventilare una sua possibile discesa in campo. Un'ipotesi che lo stesso De Benedetti definisce un 'tormentonè. «Sono convinto- ha detto in un'intervista- che esista un'incompatibilità sostanziale e profonda tra la natura autocratica che contraddistingue le decisioni di un imprenditore e la natura democratica che deve contraddistinguere quelle del politico. E poi in Italia abbiamo già chi ha un ingombrante conflitto di interessi. Non vorrà che se ne aggiunga un altro?». (Adnkronos)


 


DE BENEDETTI: UNA GALASSIA FRA MEDIA,ENERGIA E INDUSTRIA


Roma, 26 gennaio 2009. La galassia che fa capo all'ingegner Carlo De Benedetti spazia in diversi settori dell'industria, dei media e dell'energia e vede al suo vertice la Cofide - Compagnia Finanziaria De Benedetti, costituita dalla famiglia De Benedetti nel 1976 e quotata alla Borsa Valori di Milano dal 1985. La Cofide, controllata per il 45,7% dalla società accomandita C. De Benedetti & figli e partecipata da diversi fondi istituzionali e dalla famiglia spagnola Entrecanales (partner di Enel in Endesa) controlla così un gruppo industriale di oltre 11.000 dipendenti che comprende società che, attraverso la holding Cir, operano in diversi settori quali Sorgenia (energia), Sogefi (componenti auto), Hss (sanità), L'Espresso (media) e società operanti nel comparto finanziario.


L'ESPRESSO. Il gruppo edita il quotidiano 'La Repubblicà e 15 giornali locali più un bisettimanale, il settimanale 'L'Espresso, diversi mensili, trimestrali e le guide annuali su ristoranti, alberghi e vini. Il gruppo vanta in portafoglio inoltre tre radio a diffusione nazionali fra cui Radio Deejay, le televisioni All Music, Deejaytv e Repubblica oltre ad attività nel campo della pubblicità, della formazione e internet (Kataweb). Nel 2007 il fatturato è stato di 1,09 miliardi di euro. SORGENIA. Costituita nel 1999 da un'alleanza fra il gruppo Cir e la società austriaca Verbund, Sorgenia è il primo operatore del mercato italiano dell'energia elettrica e del gas naturale fra quelli nati dopo la liberalizzazione. Il gruppo Sorgenia ha chiuso il 2007 con un fatturato di circa 1,9 miliardi di euro e un utile Netto di 65,2 milioni di Euro.


SOGEFI. È uno dei maggiori gruppi internazionali operanti s nel settore dei componenti autoveicolistici. Nel 2007 ha registrato un fatturato di 1.071,8 milioni di euro.


HSS-HOLDING SANITÀ. È stata costituita nel settembre 2002 allo scopo di sviluppare una presenza nel settore sanitario in Italia e opera nel settore delle residenze sanitarie assistenziali, riabilitazione e gestioni ospedaliere. (ANSA).


 





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