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Stampa

INTERCETTAZIONI.
Accordo nella
maggioranza:
nuove regole
per i magistrati
e i giornalisti.

Intesa Pdl-Lega: si potranno intercettare tutti i reati con pene superiori ai cinque anni, quando gli inquirenti hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza. Ogni Procura avrà un suo budget: finito quello, finita ogni possibilità di ascoltare gli accusati. Chiusa la stagione della "pesca a strascico".

No al carcere per i cronisti, puniti soltanto gli editori.

Per i magistrati responsabili di aver violato il segreto istruttorio, scatterà la responsabilità disciplinare e potranno essere trasferiti.

Flick: tutela della privacy ma senza censure preventive. Va bilanciata con il diritto di informazione.

NATALE (FNSI): TESTO PERICOLOSO NON ESCLUDIAMO lo SCIOPERO

In coda analisi di Franco Abruzzo
della prima stesura del “Ddl Alfano”.

di Anna Laura Bussa/ANSA


Roma, 27 gennaio 2007. Si potranno intercettare tutti i reati con pene superiori ai cinque anni, come prevede la legge attuale, ma la durata dell ‘ascolto non potrà superare i 45 giorni, prorogabili per altri 15. Per i magistrati responsabili di aver violato il segreto istruttorio, inoltre, scatterà la responsabilità disciplinare e potranno essere trasferiti: la maggioranza, dopo giorni di confronti e riunioni fiume, trova la famosa quadra sulle intercettazioni, così come annunciato dal ministro della Giustizia Angelino Alfano la settimana scorsa. E si prepara a ritirare molti degli emendamenti presentati in commissione al disegno di legge del governo.


Il vertice convocato a Palazzo Grazioli tra i  tecnici della giustizia del centrodestra alla fine si dimostra risolutivo: non ci sarà nessuna lista della spesa per quanto riguarda i reati che si potranno intercettare, ma si introdurrà un principio che potrebbe cambiare volto all'intero sistema. I magistrati, per chiedere di poter fare delle intercettazioni, non dovranno più avere tra le mani solo “gravi indizi di reato”, come prevedeva il testo Alfano, ma dovranno basarsi su “gravi indizi di colpevolezza”. Su questo punto, spiega il responsabile Giustizia della Lega Matteo Brigandì, uno dei protagonisti della trattativa, l'accordo “è stato praticamente unanime”.  “Se la legge attuale sulle intercettazioni infatti fosse stata rispettata e applicata alla lettera - sottolinea il deputato leghista - non ci sarebbe stato alcun bisogno di modificare la normativa. E invece siccome non siamo in una situazione fisiologica, ma patologica, la riforma si è dovuta fare. Perchè vogliamo fare di tutto per evitare che continuino gli abusi”.


Nel corso della riunione alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il deputato del Pdl e legale del premier Niccolò Ghedini, il presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno, il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il capogruppo del Pdl in commissione Enrico Costa, si è deciso anche di accogliere il principio contenuto nell'emendamento presentato da Francesco Paolo Sisto (Pdl) secondo il quale non si potrà in alcun modo pubblicare il nome del magistrato titolare dell'indagine. Poi si è stabilito di fissare un tetto al budget di spesa visto che, anche oggi, il Guardasigilli, nella sua relazione sulla Giustizia alla Camera, ha ricordato che i costi delle intercettazioni sono ormai fuori controllo. E su questo fronte è stato accolto un emendamento dell'Udc che prevede la possibilità per ogni Procura di avere un suo budget: finito quello, finita ogni possibilità di ascoltare gli accusati.  “Volevamo evitare in questo modo - commenta il deputato centrista Roberto Rao - la cosiddetta pesca a strascico e cioè ho tutti i soldi che voglio intercetto tutto. In questo modo, invece, si sarà costretti a fare le cose in modo più razionale e mirato”. Se poi verrà aperto un procedimento a carico di ignoti per una fuga di notizie, questo, come competenza, passerà al distretto di Corte d'Appello più vicino. “Domani stesso - ha annunciato Alfano in serata - presenterò un emendamento per togliere dal ddl la previsione del carcere per i giornalisti«. Anche se, ha avvertito, ”si affermerà comunque il principio di responsabilità del giornale, cioè dell'editore”.


Particolarmente soddisfatto La Russa, che ha parlato di “una decisione comune che va nella direzione che abbiamo sempre sostenuto e cioè di non impedire che le intercettazioni possano essere utilizzate come strumento di indagine, ma di evitare al tempo stesso abusi sia nella loro pubblicazione che nella loro durata”. (ANSA).



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Flick: tutela della privacy ma senza censure preventive. Va bilanciata con  il diritto di informazione.


Roma, 28 gennaio 2009.  «Spetta alla legge e dunque alla valutazione politica la scelta di come stabilire un equilibrio tra il diritto di informazione e la tutela della privacy; una scelta che deve operare il legislatore, con la più ampia maggioranza possibile, ma senza introdurre alcuna forma di censura preventiva nei confronti della stampa, sia diretta che indiretta vietata dalla Costituzione». È quanto sostiene il presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick, nella conferenza seguita all'udienza straordinaria tenuta a Palazzo della Consulta alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e alle Alte cariche istituzionali. Flick si dice in generale «preoccupato di fronte all'irrompere di diritti nuovi e alla mancanza di risposte normative». In questo scenario rientra anche il tema della libertà di stampa: «Nel campo dell'informazione -spiega- ho la sensazione che la ricchezza e la molteplicità dei media aprano la via al rischio oggettivo che l'informazione, da strumento necessario per la difesa del pluralismo, possa diventare strumento di eliminazione della privacy, come nel caso del tema che riguarda le intercettazioni». Il presidente della Consulta esorta a «mettersi attorno ad un tavolo per ragionare su questo tema, cui ovviamente la Corte costituzionale resta estranea - premette Flick - so che è in corso un dibattito molto ampio, con una serie di prospettive di soluzioni legislative. Occorre decidere come bilanciare e rendere equilibrati gli interessi contrapposti tra il diritto di informazione, intesa di libertà di poter parlare a tutti e tutela della privacy, intesa come diritto di chi parla a scegliere se parlare a tutti o soltanto a qualcuno». (Adnkronos)



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NATALE (FNSI): TESTO PERICOLOSO NON ESCLUDIAMO  lo SCIOPERO. “'SI VUOLE IMBAVAGLIARE LA CATEGORIA DEI GIORNALISTÌ”.


Roma, 30 gennaio 2009.  Sulla legge per le intercettazioni, «confermiamo il nostro giudizio, anche dopo la presentazione degli emendamenti: il testo rimane estremamente pericoloso per il nostro diritto-dovere di informare e per il diritto dei cittadini a sapere, perchè rimane quell'autentica secretazione della cronaca giudiziaria che renderà non più conoscibili vicende di assoluta rilevanza sociale fino al momento del dibattimento». Lo dichiara Roberto Natale, presidente della Fnsi, in un'intervista rilasciata all'agenzia radiofonica 'Econews', commentando gli emendamenti sulle intercettazioni presentati dal Governo. Precisa Natale: «Come andiamo dicendo da mesi, se quel testo fosse già legge non avremmo saputo per anni di vicende come il crack Parmalat, dello scandalo del calcio o della vicenda della clinica Santa Rita. Il problema non riguarda il diritto alla riservatezza: qui si mette in pericolo il diritto di informare e il diritto di sapere». Quanto alle azioni che il sindacato dei giornalisti potrebbe intraprendere, il presidente della Fnsi spiega: «Abbiamo detto nei mesi scorsi, già quando a giugno uscì il ddl Alfano nella sua prima versione, che non ci risparmieremo e non tralasceremo nessun mezzo sciopero incluso, per arrivare a segnalare all'opinione pubblica che qui si sta imbavagliando la categoria dei giornalisti, che non potranno fare più cronaca giudiziaria e, soprattutto, si impedirà ai cittadini di sapere. Rispetto ad un pericolo del genere, tutti gli strumenti da parte nostra verranno messi in campo». (Adnkronos)



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In: http://www.francoabruzzo.it/docs/abruzzo-intercettazioni-ddlalfano.rtf


 “Guida al diritto” n. 40/2008 settimanale di “Il Sole 24 Ore”


Analisi del disegno di legge “Alfano”


Con il ddl intercettazioni


tramutato in legge,


cronaca giudiziaria


destinata a scomparire.


I cronisti e i direttori rischiano non solo il carcere “fino a 3 anni”, ma anche la sospensione cautelare dalla professione fino a 3 mesi non solo per la pubblicazione di intercettazioni, ma anche se “mediante modalità o attività illecita, prendono - dice il nuovo articolo 617/septies del Cp - diretta cognizione di atti del procedimento penale coperti dal segreto”. L’articolo 58 della legge 69/1963 sull’ordinamento della professione di giornalista impedisce, però, al Consiglio dell’Ordine l’adozione di qualsiasi provvedimento prima della conclusione del processo penale. La nuova norma, pertanto, potrebbe essere inapplicabile, perché non è coordinata con l’articolo 58 citato.


Anche i pubblici ufficiali, -che rivelano illecitamente il contenuto di intercettazioni, conversazioni o interrogatori di testimoni e imputati -, rischiano il carcere non più fino a un anno come accade oggi, ma fino a cinque.


DI FRANCO ABRUZZO


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