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Appello di Maurizio Andriolo vicepresidente vicario dell’Inpgi:
“Bisogna creare un grande fronte di
tutti i pensionati italiani per individuare
un meccanismo serio che adegui le
pensioni al costo della vita,
copiando anche i modelli
tedesco, francese,spagnolo e inglese”.

Un primo obiettivo potrebbe essere quello di applicare il prelievo fiscale sul 75% dell’assegno a partire dai 65 anni di età per poi far diminuire questa percentuale man mano che si va avanti con l’età.

IL DRAMMA DEI PENSIONATI
a cura di Marco Perelli Ercolini

Roma, 26 gennaio 2009. La Corte costituzionale, con sentenza n. 30 del 13 gennaio 2004, ha ritenuto che il rispetto dei principi di sufficienza ed adeguatezza delle pensioni impone l’individuazione di un meccanismo in grado di assicurare “un reale ed effettivo adeguamento dei trattamenti di quiescenza” alle variazioni del costo della vita. Quella sentenza è rimasta inascoltata.


“In Germania, -come scrive Lisa Bartoli (Cgil-Spi) -, i redditi da pensione sono sottoposti a tassazione solo per una quota pari al 27 per cento. In Francia, ai contribuenti che hanno superato i 65 anni di età viene concessa una deduzione dal reddito imponibile il cui importo dipende dal livello del reddito e che viene raddoppiata nel caso di soggetti invalidi a carico. In Spagna, l’agevolazione, per i contribuenti sopra i 65 anni, assume la forma di una detrazione di imposta di importo fisso e non soggetta a limiti di reddito. Nel Regno unito, invece, sono previste sia una deduzione sia una detrazione. Nel primo caso, l’agevolazione consiste nell’elevare la deduzione di base, spettante a tutti i contribuenti, considerando due fasce di età: i contribuenti tra i 65 e i 75 anni e quelli di età superiore ai 75 anni”.


Il problema fondamentale è uno solo: creare un vasto fronte  dei pensionati italiani. Mettere attorno a un tavolo tutte le sigle sindacali, che si occupano dei pensionati e proporre al  Governo e al Parlamento una piattaforma, che non prescinda, comunque, dai doveri solidarietà sociale che  vincolano anche i cittadini pensionati verso gli altri e verso i giovani in primo luogo. Ci dedicheremo a questa iniziativa con impegno, ma soprattutto con la convinzione che i quasi 18 milioni di pensionati devono far sentrire la propria voce per ottenere Giustizia.  Un primo obiettivo potrebbe essere quello di  applicare il prelievo fiscale sul  75% dell’assegno a partire dai 65 anni di età per poi  far diminuire questa  percentuale man mano che si va avanti con l’età.  


Maurizio Andriolo /vicepresidente vicario dell’Inpgi (maurizio.andriolo@inpgi.it)


 


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In: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=107


Richiamo della Corte costituzionale al Parlamento (sentenza 30/2004): “C’è uno scostamento irragionevole tra  i trattamenti dell’Inps e l’effettiva variazione del potere d’acquisto”


“PENSIONI, NON BASTA L’ADEGUAMENTO ISTAT”


di PIERLUIGI FRANZ


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In: http://www.spi.cgil.it/3/530/1694/schedabase.asp


CGIL-SPI


La proposta del Sindacato pensionati


MENO TASSE SULLE PENSIONI


 


dI LISA BARTOLI      


Per lo Spi Cgil, uscito dal XVII congresso di Montesilvano, rivalutare le pensioni rappresenta la priorità delle priorità. I dati sulla condizione degli anziani, esposti al rischio di una nuova povertà a causa della perdita del potere d’acquisto, richiedono un impegno del sindacato per sollecitare la realizzazione di un nuovo patto fiscale, in grado di migliorare le condizioni di vita, aumentando i redditi disponibili di coloro che più di tutti in questi anni hanno pagato sulla propria pelle le politiche liberiste del governo Berlusconi. E’ partendo da questa premessa che lo Spi Cgil si fa promotore di una proposta che riguarda il fisco: cioè la possibilità di ridurre il carico fiscale sui redditi da pensione. La proposta sarà presentata al XV congresso confederale di Rimini, sottoforma di emendamento al documento congressuale.


L’ipotesi nasce da una diversa interpretazione (sempre sotto il profilo fiscale) dei redditi da pensione, che in Italia, a tutti gli effetti sono assimilati a quelli da lavoro e, dunque, subiscono una imposizione sproporzionata che contribuisce a ridurre di fatto il reddito disponibile delle persone più anziane. Ciò succede nonostante i redditi da pensione scaturiscano da un risparmio accumulato (i contributi pagati lungo l’arco della vita lavorativa) e, quindi, hanno natura diversa dai salari.


Come riferisce il IX rapporto Cer-Spi Cgil “Gli anziani in Europa, edizioni Laterza, si tratta di una esperienza già sperimentata in alcuni paesi europei. In Germania, per esempio, i redditi da pensione sono sottoposti a tassazione solo per una quota pari al 27 per cento. In questo modo, la maggior parte di essi risulta di fatto esente dall’imposta personale. In altri paesi, invece, la tutela che i sistemi di imposizione personale riservano al reddito percepito dagli anziani passa sia attraverso deduzioni o detrazioni specifiche differenziate per l’età dei contribuenti, sia con l’agevolazione indiretta dei redditi da pensione che, generalmente costituiscono la più importante fonte di reddito dei soggetti anziani.   


In Francia, per esempio, ai contribuenti che hanno superato i 65 anni di età viene concessa una deduzione dal reddito imponibile il cui importo dipende dal livello del reddito e che viene raddoppiata nel caso di soggetti invalidi a carico. In Spagna, l’agevolazione, per i contribuenti sopra i 65 anni, assume la forma di una detrazione di imposta di importo fisso e non soggetta a limiti di reddito. Nel Regno unito, invece, sono previste sia una deduzione sia una detrazione. Nel primo caso, l’agevolazione consiste nell’elevare la deduzione di base, spettante a tutti i contribuenti, considerando due fasce di età: i contribuenti tra i 65 e i 75 anni e quelli di età superiore ai 75 anni. Nel secondo caso, la detrazione, ancora differenziata per età, spetta a soggetti sposati o vedovi. In entrambi i casi, il trattamento differenziale tende a ridursi al crescere del reddito, fino ad eguagliare l’importo della deduzione di base spettante a tutti i contribuenti.


Per lo Spi Cgil, tutte queste esperienze possono servire ad avviare anche in Italia una riflessione che, nell’ambito di un nuovo patto fiscale, ponga al centro del dibattito la questione di una tassazione agevolata per le pensioni.


 


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                                                             IL DRAMMA  DEI PENSIONATI


 a cura di Marco Perelli Ercolini


 


Tra i mugugni angosciati dei pensionati che vedono ogni giorno che passa assottigliare il potere di acquisto delle loro pensioni, da cui il detto “le pensioni di annata sono pensioni dannate” (pur avendo versato per tutta la vita lavorativa fior di contributi a valore reale) e lo stato di apprensione, talora rabbiosa, dei giovani sulle  possibilità del loro futuro previdenziale, una cosa è certa: nel caos economico e nel disastro previdenziale le future pensioni saranno sempre più basse.


L’indice di sostituzione tra il primo rateo di pensione e l’ultima retribuzione, seppur al massimo dell’anzianità contributiva e dell’età pensionabile, sarà sempre più penalizzante con un aumento graduale, ma progressivo dell’ampiezza del compasso.


Non sono pochi i giovani che, a fronte del detto che -la pensione si crea da giovani per goderla da vecchi- (ma come?), chiedono consigli per migliorare il loro futuro previdenziale nel postlavorativo.


Un ottimo strumento di risparmio, nell’ottica previdenziale cioè non soggetto a speculazioni e ancorato al raggiungimento dei requisiti per la titolarità del trattamento economico, è il -riscatto- degli anni di studio (laurea e ove ammesso il corso di specializzazione).


L’onere dei contributi da versare per garantire la riserva matematica del futuro trattamento è totalmente deducibile ai fini fiscali, per cui, decapitando la coda dell’imponibile, si ha un recupero delle somme versate secondo l’aliquota marginale  della dichiarazione dei redditi per il versamento dell’IRPEF.


In caso di volontà di riscatto, appena laureati, l’onere può essere ora pagato dai genitori che potranno portare in detrazione fiscale  (con recupero quindi del 19 per cento) le somme versate con possibilità di rateazione in 10 anni senza interessi.


Il discorso di eventuali attivazioni di posizioni presso Fondi pensione lasciano punti interrogativi sulla certezza dei rendimenti in uscita cioè di cosa daranno all’età pensionabile. Infatti i Fondi pensione sono ancorati ai mercati finanziari e pertanto è difficile fare delle previsioni specialmente in periodi, come l’attuale,  di turbolenze che possono durare diversi anni. Grosso vantaggio è la benevola scure fiscale a tassazione separata con aliquota massima al 15 per cento che scende secondo l’anzianità contributiva sino ad arrivare a un 9 per cento.


Differente è il discorso sul versante pensionati  che giustamente fanno presente come a fronte di un sacrificio contributivo a valore corrente durante la vita lavorativa, hanno come controprestazione somme che si svalutano nel tempo: le pensioni sono infatti un debito di valuta e non di valore. Ora con la prima pensione si comprano 10 litri di latte,  ma tra 7 o 8 anni quanto latte si potrà acquistare?


Ogni anno, è vero, c’è una rivalutazione dell’assegno di pensione, detta pomposamente perequazione automatica, ma  nel balletto delle tre ISTAT (quella programmata con decreto ministeriale a fine novembre, quella del costo vita calcolata mese per mese su un paniere irreale prestabilito, e quella, ahimè sempre ignorata,  dei reali beni di consumo corrente) i pochi euro di aumento, quando poi non vengono congelati per motivi di cassa, sono una goccia di acqua nell’oceano.


Da anni è stata abolita la detrazione fissa ai fini fiscali ancorata alla titolarità dell’assegno di pensione e, ricordiamoci, al pensionato non sono possibili detrazioni per la produzione del reddito! Solo le cosiddette fasce deboli di coloro che percepiscono assegni sociali, cioè trattamenti per lo più non relativi a versamenti contributivi, ma per elargizioni di solidarietà sociale, trovano alcuni sgravi fiscali.


Si dice che all’estero le pensioni sono più basse rispetto alle nostre, però va ricordato che anche i contributi sono più bassi, ma soprattutto sono assegni ancorati al potere di acquisto corrente, legati alle rendite retributive dei colleghi ancora in attività di servizio.


Altro aspetto iniquo è il taglio delle pensioni indirette o di reversibilità del sistema obbligatorio della dipendenza pubblica e privata, taglio connesso alle rendite del coniuge superstite con una minimizzazione, davvero drammatica, del trattamento economico (si arriva quasi alla metà della metà!).


Ma allora che fare? Cosa chiedere?


Diversi sono i provvedimenti che si dovrebbero discutere.


Prima di tutto si dovrebbe uscire dalla spirale iugulatoria degli assorbimenti fiscali dei contributi previdenziali che depauperano la tesaurizzazione dei contributi per la futura pensione: in Italia il fisco defiscalizza i contributi versati, ma taglieggia gli stessi nella fase di accumulo e, in uscita, i trattamenti di pensione.


Sarebbe più equo incidere nella fase contributiva, quando in attività lavorativa con maggiori possibilità di guadagno il lavoratore sopporterebbe meglio un esborso fiscale rispetto al pensionato che, privo di nuovi introiti, deve fare tesoro del solo reddito di pensione, Ma, soprattutto,  tale sistema risulta iniquo e penalizzante  per quelle  Casse che erogano trattamenti mediante una capitalizzazione contributiva perché si viene a taglieggiare ai capitali in fase di accumulo    le rendite che dovrebbero garantire al valore corrente le future prestazioni di pensione.


Altra soluzione auspicabile è, quanto meno,  la tassazione separata di ogni trattamento di pensione con aliquota sostituiva calibrata alla peculiarità sociale con decremento in relazione agli anni di contribuzione, così come avviene nella previdenza complementare.


Altra proposta, un castelletto previdenziale personalizzato; il lavoratore potrebbe operare la scelta del piano contributivo: oltre a una aliquota base che deve garantire un minimo pensionistico il lavoratore per blocchi di cinque anni può scegliere di aumentare con un 3, 6, 9, 12, 15 per cento (contribuzione ad aliquota flessibile ad opzione) la sua contribuzione al fine di aumentare il proprio montante per trattamenti più vantaggiosi quando andrà in quiescenza, ma soprattutto trattamenti ancorati a canoni certi di conteggio.  Questo meccanismo è già adottato con successo in alcune casse privatizzate  e ben sperimentato in alcuni stati della Comunità europea.


Ma subito che fare?


Non potendo le Casse previdenziali e lo Stato dare sostanziali aumenti, per poter aumentare il potere di acquisto dell’assegno di pensione si potrebbe riconoscere sconti sugli acquisti nei supermercati, sui canoni di luce, gas,  acqua e telefono, sulle tariffe di trasporto, eccetera a color che hanno compiuto l’età pensionabile (65 anni) cioè un ritorno alla famosa -carta d’argento- che dava diritto a sconti particolari su beni e servizi, ovviamente allargando il più possibile il pacchetto ai beni di consumo.


Sogni o possibili future realtà?


Speriamo!   






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