Dibattito. Casagit va rifatta dalle fondamenta, coinvolgendo gli iscritti e chiedendo il loro consenso. di EZIO CHIODINI
Ciò che è stato deciso nell’ultimo consiglio di amministrazione di Casagit – e di cui siamo stati informati da e-mail spedite da Quarto Potere - ha dell’incredibile. E’ l’ultimo atto di una amministrazione dispotica e autoreferenziale che vuole rispondere solo a se stessa e a tutti gli iscritti dice: così è anche se non vi pare.
Ma il problema di Casagit non sta in questo ennesimo colpo di mano. No, il problema è che non si sa più che cosa sia Casagit, se una mutua integrativa di prestazioni sanitarie oppure un centro di potere.
E’ per questo motivo che Casagit è ormai diventata un carrozzone e che la sua crisi non è solo economica ma strutturale. Casagit va rifatta dalle fondamenta, coinvolgendo gli iscritti e chiedendo il loro consenso. Casagit dev’essere una casa di vetro e chi l’amministra (consiglieri) e chi la controlla (revisori) devono mostrare, con i fatti e non con le dichiarazioni ad uso elettorale, di essere responsabili, professionali e di credere e applicare i principi della trasparenza e della collegialità.
Basta con le gestioni omertose, nel senso letterale e non ingiurioso del termine. Basta con il noi facciamo e voi seguite.
Siamo giornalisti e se andiamo predicando il diritto all’informazione e alla critica e la necessità della trasparenza nella vita sociale, non possiamo tollerare l’opposto nelle nostre stesse istituzioni.
So di alcuni colleghi che sarebbero intenzionati ad abbandonare Casagit. So di altri che l’hanno già fatto (a proposito, quanti? Forse Casagit i dati li ha). So che si risponde: c’è un contratto che vi obbliga ad essere iscritti. Certo, il contratto c’è ma è evidente che nessun giudice dirà mai che si è obbligati ad aderire ad una mutua integrativa quando esiste un Servizio sanitario nazionale obbligatorio.
Con questo non auspico affatto la fuga da Casagit, dico soltanto che se non si volta decisamente pagina questo rischio esiste perché molti si accorgeranno (e parecchi si sono già accorti) che aderire al nostro istituto diventa sempre più oneroso, tanto oneroso da non giustificare quanto si paga, soprattutto con riferimento a quanto offre, in molti casi, il mercato.
Quindi, voltiamo pagina e ridiamo a Casagit un suo corretto e democratico ruolo. Nell’interesse di tutti i giornalisti.
Milano, 22 gennaio 2009
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