INTERCETTAZIONI: BERLUSCONI APRE, È INTESA PDL-LEGA. LA RUSSA:NO LIMITAZIONI. ESULTANO AN- CARROCCIO. PD: è RESA del PREMIER
In caso di fuga di notizie, precisa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, verranno puniti responsabili ed editori, «ma non i giornalisti».
di Anna Laura Bussa/ANSA
Roma, 21 gennaio 2009. Sulla riforma delle intercettazioni la maggioranza alla fine un'intesa la trova: si potranno chiedere per tutti i reati («ad eccezione di quelli minori o bagatellari») senza particolari limitazioni. Ma solo per un periodo di tempo ristretto, se ci saranno già degli indizi e «prevedendo severi controlli» per evitare ogni abuso. In caso di fuga di notizie, precisa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, verranno puniti responsabili ed editori, «ma non i giornalisti». Una «marcia indietro» per coprire le divisioni nel centrodestra, commenta il Pd con il ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia. Dopo il vertice di ieri sera a Palazzo Grazioli tra i leader del centrodestra (dedicato praticamente solo al nodo intercettazioni) e la riunione di questa mattina tra i tecnicì di Pdl e Lega, la quadra è quella di fare un passo indietro rispetto anche al testo del governo rinunciando ad ogni limitazione, così come avevano chiesto gli esponenti del Carroccio e di An. Sul punto è chiarissimo il ministro della Difesa Ignazio La Russa: «Si è deciso, tutti d'accordo di non prevedere più alcuna limitazione se non per i reati minori, quelli bagatellari, di nessuna importanza. Per tutti gli altri, invece, si potranno autorizzare, ma con limiti temporali ben precisi e prevedendo rigorosissimi controlli anche sui magistrati. Disponendo cioè tutte le misure più idonee per evitare gli abusi». È chiaro che vi rientreranno soprattutto «quelli con condanne superiori ai 10 anni» (limite previsto nel ddl del governo), avverte Berlusconi, ma «resteranno possibili anche per i reati di corruzione, concussione e peculato». E, prosegue, «ci sono certi reati la cui scoperta potrà essere accelerata» con questo strumento investigativo che comunque dovrà essere «eccezionale» e utilizzabile solo «quando esistono già degli indizi di reato». Alla fine, insomma, passa la linea sostenuta dalla Lega e da An. Mentre il premier, che in passato aveva chiesto che si riservassero solo ai reati di mafia e terrorismo, rivede le sue posizioni. Ora il confronto continua su quali potranno essere i «controlli severi» necessari per reprimere ogni abuso, ma è molto probabile che si stia guardando con una certa attenzione agli emendamenti messi a punto dal responsabile Giustizia del Carroccio Matteo Brigandì che prevedono, tra le varie contro-misure, anche quella di rendere inutilizzabili, ai fini del processo, le intercettazioni pubblicate in violazione del segreto istruttorio. Sembrano però riscuotere ampi consensi anche le proposte di destinare ad una funzione collegiale il Pm reo della fuga di notizie o di ogni altro abuso o di prevedere per lui una responsabilità penale. E che nella maggioranza non si sia molto lontano da una soluzione anche su questo fronte lo dimostra l'ottimismo del capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Cota che annuncia, già per l'esame del ddl in commissione Giustizia, «emendamenti congiunti Lega-Pdl». Se la maggioranza dovesse arrivare in tempi rapidi ad un'intesa che non preveda, come sembra, limitazioni serie all'uso delle intercettazioni, è probabile che diventi più facile anche il confronto con l'opposizione. Con l'Udc, ad esempio, dei punti di contatto già ci sono visto che il vicepresidente del gruppo alla Camera Michele Vietti ribadisce che i centristi sono favorevoli ad un utilizzo degli ascolti telefonici «purchè siano di ausilio alle indagini e non ne rappresentino il presupposto» e purchè si rispetti il diritto dei cittadini alla riservatezza. (ANSA)
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