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Dibattito sul “Sole 24 Ore”
1. Vincenzo Zeno Zencovich:
“Ma Internet scardinerà
l’albo chiuso”
2. Franco Abruzzo:
“Giornalisti, futuro da yes-man
se sparisce l’Albo”.

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“Il Sole 24 Ore” 31 dicembre 1999


Ma Internet


scardinerà


l’albo chiuso


 


di Vincenzo Zeno-Zencovich


A voler individuare, in questo fin di secolo, uno degli aspetti più significativi — e che avrà maggiori ripercussioni nel futuro — dell’evoluzione della professione giornalistica, esso è rappresentato dal progressivo sgretolamento dello schema tradizionale di inquadramento professionale, l’Ordine dei giornalisti, con conseguente monopolio sull’esercizio dell’attività informativa e sull’applicazione del contratto collettivo di lavoro. Ciò è dovuto, per un verso, all’espansione dell’area informativa attraverso mezzi tradizionali, per altro verso all’emersione delle nuove tecnologie. Sul primo versante si va ingigantendo l’attività di informazione specializzata: si pensi alla moda, al tempo libero, agli sport, alla casa, agli animali, all’arte, oggetto di pubblicazioni o trasmissioni apposite per le quali i soggetti coinvolti tendono sempre meno a essere iscritti all’Albo professionale. E questo fenomeno non tocca solo i periodici, ma penetra all’interno della roccaforte del sistema — la stampa quotidiana — la quale sempre più fornisce "inserti" specialistici redatti da non iscritti all’Albo. È evidente che in questo fenomeno giocano un ruolo non trascurabile esigenze di contenimento di costi, con conseguente fuga dalle rigidità contrattuali e previdenziali connesse alle figure professionali tradizionali. Ma è proprio in questo modo che nascono categorie nuove.  Sul secondo versante, la diffusione di Internet, oltre che consentire a chiunque di realizzare un prodotto informativo, incide in maniera profonda su quest’ultimo. La brevità, l’uso dell’inglese come lingua franca, l’influenza della grafica, la possibilità-necessità di collegamenti (i links), la necessità di adattamento per consentire il reperimento dell’informazione sulla rete sono tutti fattori che cambiano il modo di informare, con un’impronta fortemente tecnologica. L’evoluzione non finisce qui, perché, se è (e rimane) vero il


principale teorema di McLuhan (il mezzo è il messaggio), ci si avvede facilmente della profonda differenza fra un messaggio che viene fruito attraverso la stampa o la televisione e uno che, invece, viene fruito tramite monitor.  Nel momento, dunque, in cui l’informazione non è più appannaggio


esclusivo di una categoria professionale dotata di forte connotazione formale (l’iscrizione a un Ordine), ed è in maniera significativa svolta da soggetti diversi, con diverse "professionalità", e in un ambiente di lavoro diverso dalla tradizionale redazione, la sussistenza dell’Ordine, come finora inteso, non ha più senso, così come non avrebbe senso un Ordine degli avvocati se gran parte dell’attività legale venisse svolta da non iscritti.


E, al tempo stesso, si spiega il tentativo — pienamente  giustificabile dal suo peculiare punto di vista — del sindacato dei giornalisti di portare sotto la propria egida le nuove figure professionali di operatori dell’informazione. Sono però sotto gli occhi di tutti non solo le resistenze degli editori, ma soprattutto le tendenze centrifughe volte a scardinare la realtà del "sindacato unico" dei giornalisti e a costituire nuovi sindacati (o, almeno, un nuovo sindacato) concorrenziali rispetto alla Fnsi.


Tali evoluzioni vanno viste con favore. Quel che invece desta preoccupazione è la mancanza di una visione complessiva della situazione da parte di molti dei protagonisti. Se l’informazione è diventata la più importante (dal punto di vista sia economico che strategico) commodity delle società moderne, la cui circolazione, per la sua naturale immaterialità, è facilmente globalizzata, non c’è da meravigliarsi che cambi, e in modo radicale, la professione di chi produce e diffonde informazione. Certamente ci si può arroccare nel difendere il fortino, sull’esempio delle compagnie portuali. Ma le "merci" (le notizie, i dati, la pubblicità) prenderanno inesorabilmente un’altra strada.  A voler individuare, in questo fin di secolo, uno degli aspetti più significativi — e che avrà maggiori ripercussioni nel futuro — dell’evoluzione della professione giornalistica, esso è rappresentato dal progressivo sgretolamento dello schema tradizionale di inquadramento professionale, l’Ordine dei giornalisti, con conseguente monopolio sull’esercizio dell’attività informativa e sull’applicazione del contratto collettivo di lavoro. Ciò è dovuto, per un verso, all’espansione dell’area informativa attraverso mezzi tradizionali, per altro verso all’emersione delle nuove tecnologie.


 


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"Il Sole 24 Ore" del 5 gennaio 2000


 


Giornalisti, futuro


da "yes-man"


se sparisce l’Albo


 


di Franco Abruzzo


Vincenzo Zeno-Zencovich dipinge ("Il Sole-24 Ore" del 31 dicembre 1999) un quadro pessimistico della professione giornalistica, che rappresenta, però, una realtà onirica dell’antico difensore del "Comitato promotore del referendum sulla professione giornalistica" ("Il Sole-24 Ore" dell’8 gennaio 1997). In breve, dice Zeno Zencovich, l’espansione dei mezzi tradizionali di informazione (i quotidiani) e le nuove tecnologie (Internet) stanno progressivamente sgretolando "lo schema tradizionale di inquadramento professionale" rendendo superflua la "sussistenza" dell’Ordine dei giornalisti.


I fatti smentiscono Zeno-Zencovich: i mezzi tradizionali di informazione (i quotidiani) non sono affatto in espansione (avendo perso 900mila copie negli ultimi 10 anni), mentre i giornali telematici


si stanno rivelando un serbatoio di opportunità di lavoro per i giornalisti (si pensi alle redazioni costituite ad hoc per le versioni online dei grandi fogli nazionali). Le riviste specializzate (moda,


tempo libero, sport, casa, animali, arte) sono create, organizzate e "governate" da redattori regolarmente assunti. Sono in aumento, invece, i collaboratori liberi o free lance. Oggi l’Inpgi (l’Istituto di previdenza della categoria) ha 11.500 iscritti (circa), cifra statica da un paio di anni, mentre l’Inpgi-2 (la cassa dei free lance), associando 8mila giornalisti, fa segnare un piccolo boom. Anche in Italia, quindi, sta avvenendo quel che accade nel resto dell’Europa: stabilità del numero dei redattori utilizzati a tempo pieno, crescita impetuosa dei giornalisti liberi professionisti. Il sindacato unitario (Fnsi), impegnato in una trattativa difficile con gli editori (Fieg), insegue la stesura di un protocollo per i liberi professionisti. Questi ultimi non possono aspirare a un contratto, che farebbe a pugni con la loro veste di prestatori autonomi d’opera intellettuale.


La circostanza che, come annota Zeno-Zencovich, centinaia e centinaia di cittadini collaborino con quotidiani, periodici, tg e radiogiornali dimostra che l’Ordine dei giornalisti non è una corporazione e che la legge professionale "non tocca il diritto che a "tutti" l’articolo 21 della Costituzione riconosce: questo sarebbe certo violato se solo gli iscritti all’Albo fossero legittimati a scrivere sui giornali, ma è da escludere che una siffatta conseguenza derivi dalla legge" (sentenza n. 11/1968 della Corte costituzionale).


Il legislatore frattanto ha dato nuova legittimità agli Ordini e ai Collegi esistenti con il Dlgs n. 300/1999 sul riordino dei ministeri. Le novità sono due: Ordini e Collegi rimarranno sotto la vigilanza del ministero di Giustizia ("il ministero delle regole"), mentre il ministero dell’Università (d’intesa con quello della Giustizia) curerà l’accesso alle professioni e quindi anche alla professione


giornalistica. Gli Ordini e i Collegi possono sopravvivere, occupandosi esclusivamente di deontologia e formazione. L’esame di Stato rientrerà nella sfera delle Università.


Quella del giornalista è una professione complessa, che richiede una preparazione profonda e vasta. Il giornalista crea il giornale come "opera collettiva dell’ingegno", lo studia graficamente, elabora (come mediatore intellettuale) i fatti trasformandoli da materiale grezzo in notizie, sceglie le fotografie, titola, svolge il lavoro di "cucina" redazionale in un legame simbiotico con la realtà della cronaca locale, nazionale e internazionale che muta di ora in ora. Il giornalista non ha l’aiuto del compasso (ingegneri e architetti), dei codici (avvocati, giudici e commercialisti) e della tac (medici). È un uomo solo davanti ai fatti e agli accadimenti, che deve avere anche capacità di


colloquiare con la gente e le fonti nonché di scrivere "sul tamburo" 100 righe o realizzare un servizio televisivo di 3 minuti. Chi lavora al desk deve possedere flessibilità di fronte al succedersi degli  avvenimenti, reimpostando all’occorrenza il giornale o intere pagine in tempi ristretti. Gli editori sanno bene che il giornalista non è un operatore generico e che c’è bisogno di buoni giornalisti per dare credibilità e successo alle testate.


Zeno Zencovich, invece, sperando in incredibili rivincite antistoriche, vuole togliere ai giornalisti lo strumento giuridico (la legge professionale) che ne tutela l’autonomia e l’indipendenza,


dimenticando l’importanza strategica per una società democratica del nuovo diritto fondamentale dei cittadini all’informazione ("corretta e completa"), costruito dalla Corte costituzionale. Questo nuovo diritto fondamentale presuppone la presenza e l’attività di giornalisti vincolati a una deontologia specifica e a un giudice disciplinare nonché a un esame di Stato, che ne accerti la preparazione come prevede l’articolo 33 della Costituzione.


L’eventuale abrogazione della legge n. 69/1963 sull’ordinamento della professione giornalistica comporterà questi rischi:



  • quella dei giornalisti non sarà più una professione intellettuale riconosciuta e tutelata dalla legge;

  • risulterà abolita l’etica professionale;

  • cadrà per giornalisti (ed editori) la norma che impone il rispetto del "segreto professionale sulla fonte delle notizie";

  • l’imprenditore (o chi per lui) potrà scavalcare il direttore e impartire direttamente disposizioni ai redattori sui contenuti del giornale. Direttori e redattori saranno degli impiegati di redazione vincolati soltanto da due articoli (2104 e 2105) del Codice civile che riguardano gli obblighi di diligenza e fedeltà;

  • oggi il giornalista, se crede e se vuole, può dire molti no; domani, privato dello scudo della legge professionale, dovrà dire molti sì a meno che non voglia correre il rischio del licenziamento per non essere fedele e diligente verso il suo editore. Eliminato l’Ordine, rimarranno soltanto gli ordini degli editori.

*Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia


 


 


 


 


 


 





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