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Stampa

Convegno in Cattolica

INTERNET.
SOCIAL NETWORK:
PROTEGGERE la PRIVACY
ANCHE FUTURA.
GARANTE: DIFFICILE CANCELLARE i DATI E i RISCHI DURANO ANNI.
di ALESSANDRA SCANZIANI/ANSA

In coda gli interventi di Francesco
Pizzetti e Mauro Paissan in sintesi

Milano, 28 gennaio 2009. Nessuna demonizzazione dei social network, ma attenzione - raccomandano gli esperti - a mettere in rete foto sexy, informazioni sui propri gusti sessuali, religiosi, politici. Perchè dai social network è difficile cancellare i dati immessi e a distanza di pochi anni ciò che poteva sembrare una figata, per usare un linguaggio caro ai giovani, può risultare svalutante. Soprattutto in un colloquio di lavoro. Uso consapevole e autotutela, quindi, fatti non in un'ottica contingente ma proiettata verso il futuro. Lo hanno consigliato Francesco Pizzetti e Mauro Paissan, rispettivamente presidente e componente del Garante per la Privacy, intervenendo oggi a una tavola rotonda, insieme ad alcuni professori, organizzata all'Università Cattolica di Milano in occasione della Giornata Europea della protezione dei dati personali. Secondo una ricerca citata da Pizzetti, il 77% di chi recluta personale cerca possibili candidati sul web e il 35% di loro afferma di aver eliminato un candidato sulla base di informazioni scoperte navigando in rete. Stando a un altro sondaggio, citato da Paissan e fatto nel Regno Unito, quattro milioni e mezzo di ragazzi tra i 14 e i 21 anni rischiano di subire ripercussioni negative sul proprio futuro lavorativo determinate dalle tracce lasciate in Internet. E il 71% dei ragazzi non vorrebbe che un'università o un eventuale datore di lavoro cercasse informazioni in rete su di loro senza che loro stessi abbiano potuto prima cancellare i contenuti immessi nei social network. «La protezione dei dati personali - ha insistito Pizzetti - è sempre più importante. Tutto diventa dato. È un elemento fondamentale di una società che cambia a ritmi terrorizzanti e cresce man mano che cresce il mondo della videocomunicazione. Cresce quindi il ruolo delle autorità e dei loro compiti», che va dalla tutela dei dati all'affidabilità dei server.


Sono oltre 580 milioni le persone che,al giugno 2008, nel mondo hanno utilizzato siti dei social network. E Facebook è un caso emblematico con i suoi oltre 150 milioni di utenti (60 mln nel 2007; 6.481.280 profili personali in Italia). «È uno strumento utile e un giocattolo divertente - ha commentato Paissan - perchè consente forme di comunicazione eccezionali». Ma c'è un ma: «Come ogni cosa inventata dall'uomo, c'è una componente di rischio». Infatti, ha spiegato Paissan, «quando divulghiamo immagini, non riflettiamo sul fatto che nella vita si cambia; invece la circolazione di immagini, che non ci corrispondono più, rimangono disponibili e incancellabili. I dati continuano ad essere conservati nei server del social network e una volta in rete diventano reperibili per decenni, senza che li si possa 'neutralizzarè».


«La differenza sostanziale tra vecchi e nuovi media - ha fatto notare il professor Fausto Colombo - è che mentre la Tv aveva controllo sui contenuti ma non sul comportamento degli utenti, sulla rete è impossibile controllare i contenuti, ma il tracciamento dell'utente è complesso e permanente nel tempo». Già oggi, accanto al crescente numero di utenti del social network, «si registra un parallelo aumento delle richieste di uscita dalla rete - ha detto Paissan - soprattutto di persone che ormai hanno una loro visibilità». La chiave per 'navigarè sicuri, ha consigliato Paissan, «è un'auto-regolamentazione consapevole, proiettata nel futuro: l'anti-virus siamo noi. Occhio quindi a disperdere i dati personali in rete, per il resto - ha concluso - buon divertimento». (ANSA).  


 


INTERNET. SOCIAL NETWORK: IL DECALOGO DEL GARANTE della PRIVACY


Milano, 28 gennaio 2009. Per evitare un uso troppo disinvolto dei social network alcune buone regole per l'auto-regolamentazione degli utenti sono state indicate oggi dal Garante della Privacy durante una tavola rotonda sul tema, organizzata dall'Università Cattolica di Milano nella Giornata Europea della protezione dei dati personali.


AUTOGOVERNO - Pensarci bene prima di pubblicare propri dati personali (soprattutto nome, indirizzo, numero di telefono) in un profilo-utente.


USO CONSAPEVOLE - Tenere a mente che immagini e informazioni possono riemergere, complici i motori di ricerca, a distanza di anni.


RISPETTARE I TERZI - Astenersi dal pubblicare informazioni personali e foto relative ad altri senza il loro consenso. Ci potrebbero essere ripercussioni penali.


CAMBIARE LOGIN E PASSWORD - Usare login e password diversi da quelli utilizzati su altri siti web, ad esempio la posta elettronica e per la gestione del conto corrente bancario.


ESSERE INFORMATI - Informarsi su chi gestisce il servizio e quali garanzie dà il fornitore del servizio rispetto al trattamento dei dati personali. Utilizzare impostazioni orientate alla privacy, limitando al massimo la disponibilità di informazioni, soprattutto rispetto alla reperibilità dei dati da parte dei motori di ricerca. Ma anche i fornitori - ha ribadito il Garante della Privacy - devono essere sottoposti a una serie di obblighi:


FAVORIRE LA PRIVACY - I fornitori di social network devono prevedere configurazioni tecniche orientate a favorire la privacy.


INFORMAZIONE TRASPARENTE - Devono informare gli utenti in modo trasparente sulle conseguenze che potrebbero derivare dalla pubblicazione di dati personali in un profilo.


GARANTIRE NON RINTRACCIABILITÀ DATI - Devono garantire che i dati degli utenti non siano rintracciabili dai motori di ricerca se non con il loro previo consenso.


LIMITARE VISIBILITÀ INTERO PROFILO - Agli utenti deve essere consentito di limitare la visibilità dell'intero profilo, così come il recedere facilmente dal servizio e di cancellare ogni informazione pubblicata sul social network. (ANSA).



 


INTERNET: SOCIAL NETWORK, RISCHI PER PRIVACY ANCHE DOPO ANNI (ANSA) – Milano, 28 gennaio 2009. Il social network è uno strumento utile, anche divertente, ma i rischi per la privacy sono grandi e possono produrre effetti anche nel futuro. La difficoltà di cancellare i dati, una volta immessi, può comportare infatti conseguenze difficilmente calcolabili quando ci si iscrive, quasi fosse un gioco, anche in vista di opportunità lavorative a lungo termine. Di questo, e altro, si è parlato oggi a una tavola rotonda all'Università Cattolica di Milano, in occasione della Giornata Europea della protezione dei dati personali. Presenti docenti e componenti del Garante della privacy, che hanno proposto un decalogo per utilizzare il social network in sicurezza. I rischi, presenti e futuri per la privacy, sono infatti risolvibili, è stato osservato con un'auto-regolamentazione dell'utente. (ANSA)


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La Stampa del 29 gennaio 2009.


Social network e diritto all'oblio,


il Garante per la Privacy stila


decalogo per i neofiti della Rete


  


di ANNA MASERA


Milano, 28 gennaio 2009. Internet e i social network hanno rivoluzionato la nostra vita relazionale: primo fra tutti Facebook, in testa a tutte le classifiche con oltre 150 milioni di utenti nel mondo di cui 6,5 milioni italiani; seguito da MySpace, Hi5, Flickr, Skyrock, Friendster, Tagged, LiveJournal, Orkut, Fotolog, Bebo.com, LinkedIn, Badoo.com...secondo l'ultima ricerca  Alexa.com. Ma bisogna saperli usare. I neofiti della Rete sono i soggetti più a rischio di furto di identità e di altri dati personali, soprattutto la mancanza di cultura digitale rischia di vedere molti utenti incappare in errori di cui prima o poi si pentono online: anche solo perché online, scripta manent. Spesso per sempre. Quindi se non si sta attenti a quello che si pubblica, dalle foto alle confessioni personali, addio riservatezza.


Per evitare un uso dei social network (e di tutta Internet!)  inconsapevole, per esempio del fatto che i propri dati personali possono non scomparire mai e quindi vanno maneggiati con cura, oggi il Garante della Privacy ha indicato alcune regole per l’auto-regolamentazione degli utenti durante una tavola rotonda all’Università Cattolica di Milano nella Giornata Europea della protezione dei dati personali.


"Serve un antivirus umano" ha dichiarato Mauro Paissan, componente dell'Autorità Garante per la protezione di dati personali, nella sua relazione introduttiva. E il presidente Francesco Pizzetti ha tracciato un elenco dei rischi che è bene conoscere: «Una volta messi sulla Rete, i dati personali di un utente sono difficilmente cancellabili; un numero enorme di persone può conoscere le vostre confessioni più intime e chiunque - aziende private, pubbliche amministrazioni, professionisti, sconosciuti - potrà raccogliere un’enorme quantità di informazioni che vi riguardano e farne l’uso che vuole. Ma ci sono profili ben più gravi, come quelli che riguardano la reputazione, che vanno considerati. Secondo una recente ricerca il 77 % di chi recluta personale cerca possibili candidati sul web e il 35% di loro afferma di aver eliminato un candidato sulla base di informazioni scoperte navigando in rete. Se si tratterà di decidere chi assumere tra due candidati allo stesso livello avrà la peggio quello dei due che, senza pensarci bene, ha messo a disposizione nel suo social network dati e informazioni che possono danneggiarlo».


Per evitare questi problemi occorre che la privacy e la libertà possano convivere. Per questo il Garante, anche sulla scorta di quanto messo a punto anche delle Autorità Garanti di tutto il mondo riunite a Strasburgo nell’ottobre 2008, ha dato un elenco di raccomandazioni agli utenti affinchè valutino bene quali informazioni pubblicare.


«Ma anche i fornitori di servizi di social network devono essere sottoposti ad una serie di obblighi - ha spiegato Pizzetti - questi devono prevedere configurazioni tecniche orientate a favorire la privacy degli utenti ed informarli in modo corretto e trasparente sulle conseguenze che potrebbero derivare dalla pubblicazione di dati personali in un profilo. Devono inoltre garantire che i dati degli utenti non siano rintracciabili dai motori di ricerca se non con il loro previo consenso. Agli utenti deve essere consentito di cancellare ogni informazione pubblicata sul social network».


Un tema complesso e controverso, che non si esaurisce in una tavola rotonda.


ECCO IL DECALOGO x gli utenti:


AUTOGOVERNO - Pensarci bene prima di pubblicare propri dati personali (soprattutto nome, indirizzo, numero di telefono) in un profilo-utente.


 


USO CONSAPEVOLE - Tenere a mente che immagini e informazioni possono riemergere, complici i motori di ricerca, a distanza di anni.


 


RISPETTARE I TERZI - Astenersi dal pubblicare informazioni personali e foto relative ad altri senza il loro consenso. Ci potrebbero essere ripercussioni penali.


 


CAMBIARE LOGIN E PASSWORD - Usare login e password diversi da quelli utilizzati su altri siti web, ad esempio la posta elettronica e per la gestione del conto corrente bancario.


 


ESSERE INFORMATI - Informarsi su chi gestisce il servizio e quali garanzie dà il fornitore del servizio rispetto al trattamento dei dati personali. Utilizzare impostazioni orientate alla privacy, limitando al massimo la disponibilità di informazioni, soprattutto rispetto alla reperibilità dei dati da parte dei motori di ricerca.


 


Ecco il decalogo per i fornitori:


 


FAVORIRE LA PRIVACY - I fornitori di social network devono prevedere configurazioni tecniche orientate a favorire la privacy.


 


INFORMAZIONE TRASPARENTE - Devono informare gli utenti in modo trasparente sulle conseguenze che potrebbero derivare dalla pubblicazione di dati personali in un profilo.


 


GARANTIRE NON RINTRACCIABILITÀ DATI - Devono garantire che i dati degli utenti non siano rintracciabili dai motori di ricerca se non con il loro previo consenso.


 


LIMITARE VISIBILITÀ INTERO PROFILO - Agli utenti deve essere consentito di limitare la visibilità dell’intero profilo, così come il recedere facilmente dal servizio e di cancellare ogni informazione pubblicata sul social network.


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“SOCIAL NETWORK: ATTENZIONE A NON CADERE NELLA RETE”


Giornata Europea della protezione dei dati personali


Milano, 28 gennaio 2009


 


Francesco Pizzetti


Presidente dell’ Autorità garante per la protezione dei dati personali


 


 Strumenti straordinari, ma attenti alle trappole


 


Il fenomeno dei social network è oggi in una fase esplosiva. Un numero crescente di utenti mettono il loro profilo su Facebook, MySpace, ASmallWorld  e spalancano sul mondo le stanze dei propri ricordi, delle proprie abitudini, dei propri gusti per condividerli con gli altri sulla  Rete.


I social network sono  “piazze virtuali” in cui ci si ritrova portando con sè e condividendo con altri fotografie, filmati, pensieri, indirizzi di amici e tanto altro. Offrono un’incredibile opportunità di incontro e un nuovo modo di sviluppare una vita di relazione senza limiti di spazio.


         I social network rappresentano straordinari strumenti di innovazione sociale e contribuiscono a far sì che la Rete sia sempre di più oggi il luogo dove si viene elaborando una nuova coscienza collettiva. Tuttavia, essi vengono usati da milioni di persone senza una perfetta conoscenza dei rischi ai quali si espone ed espone gli altri chi mette in Rete e condivide informazioni.


Recenti e clamorosi usi inconsapevoli delle possibilità offerte dalle comunità on line e dai social network dimostrano che siamo in presenza di un fenomeno da affrontare con il necessario equilibrio, ma con la dovuta urgenza.


Si pensi al caso del ragazzo francese che ha visto la sua vita – vacanze, amici, dal lavoro dettagli intimi “postati” sul suo social network - pubblicata su un quotidiano. Ma si pensi anche ai veri e propri illeciti, come l’utilizzo di identità altrui per creare “falsi profili”, o il furto di informazioni personali per commettere truffe o soltanto per danneggiare chi queste informazioni ha messo on line.


 Spesso è lo stesso termine di “community” a falsare la prospettiva: non sappiamo mai chi è veramente la nostra platea. Quando siamo nel mondo fisico possiamo vedere chi ascolta le nostre conversazioni, chi ci guarda. Nel mondo Internet  le  nostre informazioni si disseminano e non ne abbiamo più il controllo.


             I rischi che è bene conoscere


Una volta messi sulla Rete, i dati personali di un utente sono difficilmente cancellabili: un numero enorme di persone può conoscere le vostre confessioni più intime e chiunque – aziende private, pubbliche amministrazioni, professionisti, sconosciuti – potrà raccogliere un’enorme quantità di informazioni che vi riguardano e farne l’uso che vuole. Solo per fare un primo immediato esempio, potreste ricevere pubblicità mirata costruita apposta per voi sulla base dei gusti, opinioni, sentimenti espressi sul vostro social network. 


         Ma ci sono profili ben più gravi, come quelli che riguardano la reputazione, che vanno considerati.


Secondo una recente ricerca il 77 % di chi recluta personale cerca possibili candidati sul web e il 35% di loro afferma di aver eliminato un candidato sulla base di informazioni scoperte navigando in Rete. Se si tratterà di decidere chi assumere tra due candidati allo stesso livello avrà la peggio quello  dei due che, senza pensarci bene, ha messo a disposizione nel suo social network dati e informazioni che possono danneggiarlo.


            Privacy e libertà possono convivere


Per garantire agli utenti della Rete la libertà di potersi esprimere ed entrare in comunicazione con gli altri senza temere di subire o provocare danni, occorre promuovere un uso consapevole dei social network. E questo perché sulla Rete la protezione dei dati personali passa innanzitutto attraverso una autotutela. Privacy e libertà possono in questo modo convivere.


Per questo il Garante italiano – anche sulla scorta di quanto messo a punto  delle Autorità Garanti di tutto il mondo riunite a Strasburgo nell’ottobre 2008 - ha dato alcune raccomandazioni agli utenti:



  • Occorre che gli utenti valutino bene quali dati inserire nel proprio profilo creato sui social network: soprattutto i minori dovrebbero evitare di fornire l'indirizzo e il numero telefonico di casa, e magari usare uno pseudonimo.

  • Occorre prestare particolare attenzione anche alla privacy degli altri, soprattutto se si pubblicano dati personali o fotografie senza il loro consenso.

Ma anche i fornitori di servizi di social network devono essere sottoposti ad una serie di obblighi.



  • I fornitori di servizi di social network devono prevedere configurazioni tecniche orientate a favorire la privacy degli utenti ed informarli in modo corretto e trasparente sulle conseguenze che potrebbero derivare dalla pubblicazione di dati personali in un profilo.

  • I fornitori di servizi devono sempre informare in maniera adeguata gli utenti sulle conseguenze che potrebbe avere l'immissione in Rete di dati personali.

  • Devono inoltre garantire che i dati degli utenti non siano rintracciabili dai motori di ricerca se non con il loro previo consenso.

  • Agli utenti deve essere consentito di limitare la visibilità dell'intero profilo, così come di recedere facilmente dal servizio e di cancellare ogni informazione pubblicata sul social network.

L’Autorità Garante italiana, da parte sua, sta intervenendo su diversi fronti per sensibilizzare gli utenti ad un uso consapevole ed informato dello strumento dei social network: innanzitutto in ambito nazionale, come nel recente caso verificatosi all’Ospedale Molinette di Torino.


Ma è anche a livello internazionale che il Garante si sta impegnando per promuovere un’ azione comune a tutela di chi naviga sulla Rete: Internet è un medium globale e come tale ha bisogno di regole condivise a livello globale.


 


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Giornata Europea della protezione dei dati personali


Milano, 28 gennaio 2009


 


FACEBOOK: UN BEL GIOCATTOLO,


MA SERVE UN “ANTIVIRUS”


  


Relazione introduttiva di MAURO PAISSAN – componente Garante privacy


 


  


Uno spazio privato?


 Il social network (Facebook, MySpace e altri) è uno strumento utile e un giocattolo divertente. Consente forme di comunicazione eccezionali. Dalla chiacchiera con amici - vicini e lontani - a scambi di video, materiali, iniziative di sensibilizzazione sui temi più diversi, campagne umanitarie e politiche, e approcci di varia natura.


 La diffusione di questi siti è stata incredibilmente veloce. Il solo Facebook dichiara 150 milioni di aderenti nel mondo e, a fini pubblicitari, per quanto riguarda l’Italia, a gennaio 2009, risultano 6 milioni e mezzo di profili personali (si tenga presente che una persona può registrarsi con più di una identità).


Ogni aspetto della vita sembra finirci dentro.


 


Siamo di fronte a siti che infondono la percezione di uno spazio privato, o di piccola comunità. E che invece possono esporre a seri rischi la sfera personale degli individui coinvolti.


Complice anche il fatto che quando siamo davanti allo schermo superiamo reticenze e imbarazzi propri della vita reale, tendiamo a riversare in rete foto di noi stessi e di altri, riflessioni di qualunque tipo, anche di carattere politico, o riguardo le nostre preferenze sessuali, le nostre scelte più intime. Senza riflettere sul fatto che una volta immesse in rete le informazioni hanno una diffusione pressoché illimitata nello spazio e nel tempo.


 


L’unico vero “antivirus” siamo noi


Serve un vero “antivirus”, che consiste nel diventare utilizzatori dei social network più attenti ai diritti, propri e altrui. Utenti più consapevoli dei rischi che possono derivare da un uso senza criterio della rete.


 


Ø      Perché altri possono riversare on line immagini e informazioni che ci riguardano e che non vorremmo mai rendere note.


Ø      Perché noi stessi possiamo aver “postato” informazioni e/o immagini con l’aspettativa che parenti e amici ne fossero i soli destinatari, senza pensare che altri potessero adoperare quei dati per altri fini, anche a distanza di molto tempo.


Ø      Perché la facilità di immissione di dati e immagini non corrisponde a un’altrettanto semplice possibilità di eliminazione, una volta che si scelga di uscire dal social network.


Ø      Perché, infine, le informazioni si prestano a furti di identità o all’utilizzo senza il nostro consenso da parte di aziende a fini commerciali.


 


Qualche esempio tratto dalla cronaca può dare un’idea delle ripercussioni sulla sfera privata che possono derivare dal social network. Ha fatto notizia la vicenda della donna americana che aveva pubblicato le sue immagini su Facebook ritrovandole, manipolate, su un sito pornografico. Oppure i casi di suicidio di adolescenti per la vergogna di sapere che le proprie foto osé scattate all'ex-fidanzato erano state rese pubbliche, “postate” per vendetta amorosa sul web. Il fenomeno sempre più diffuso degli ex-fidanzati o ex-coniugi che riversano malignità, notizie riservatissime, vere o false che siano, sulla persona un tempo amata. Infine il recentissimo caso che ha visto coinvolti alcuni infermieri dell’ospedale Molinette di Torino che hanno “postato” su Facebook foto di pazienti con tanto di commenti ironici sul loro stato.


 


I rischi, soprattutto per i giovani


Quando divulghiamo immagini e informazioni che ci riguardano, non riflettiamo sul fatto che nella vita (per fortuna) si cambia, che la nostra identità personale è mobile, e che la circolazione di immagini che non ci corrispondono più e che invece rimangono disponibili e incancellabili sulla rete potrebbe metterci in imbarazzo se non crearci seri problemi.


Un recente sondaggio dell’autorità per la privacy inglese ha messo in evidenza che nel Regno Unito sarebbero quattro milioni e mezzo i ragazzi tra i 14 e i 21 anni che rischiano di subire ripercussioni negative sul proprio futuro lavorativo determinate dalle tracce lasciate in Internet. E che il 71 per cento dei ragazzi non vorrebbe mai che un'università o un eventuale datore di lavoro cercasse informazioni in rete su di loro senza che loro stessi abbiano potuto prima cancellare i contenuti immessi nei social network. Dalle interviste affiora anche una forte tendenza ad accettare sconosciuti come “amici” e a lasciare indizi su di sé proprio allo scopo di attrarre nuove persone. Tutto questo pubblicando la propria data di nascita, il proprio indirizzo di casa, informazioni su di sé e sulla propria famiglia, agevolando in questo modo anche i furti d’identità.


 E’ oltremodo difficile, se non impossibile, rimuovere le informazioni che ci riguardano immesse sul web. Molto spesso anche dopo aver cancellato il proprio profilo, i dati continuano a essere conservati nei server del social network, una volta in rete, diventano reperibili per decenni, senza che li si possa “neutralizzare”. Molto spesso anche grazie ai motori di ricerca che sono in grado di raccogliere e assemblare le notizie più disparate, comprese quelle molto datate, quelle non vere o che semplicemente non ci corrispondono più.


Nella vita reale non condivideremmo mai con un professore, con la nostra famiglia, con un futuro datore di lavoro, le stesse considerazioni che abbiamo rivolto a un amico. Per lo meno non negli stessi termini. Ebbene quella selezione sulla rete sembra non valere più. La nostra comunicazione diventa indifferenziata.


Accanto al crescente numero di utenti di Facebook, si registra un parallelo aumento delle richieste di uscita dalla rete. Le persone che hanno già una propria visibilità tendono ora a chiamarsi fuori. Il non essere su Facebook diviene oggi segno di distinzione, il contrario rispetto a qualche mese fa.


 


Attenzione ad un uso troppo disinvolto


Gli utenti possono fare molto per evitare che un uso troppo disinvolto del social network comporti danni ad altri e a sé. Qualche “consiglio per l’uso” dunque.


1) Pensarci bene prima di pubblicare i propri dati personali (soprattutto indirizzo, numero di telefono) in un profilo-utente.


2) Tenere a mente che certe immagini o certe informazioni possono riemergere, complici i motori di ricerca, in occasione di colloqui di lavoro.


3) Usare in certi casi pseudonimi, meglio se diversi in ciascuna rete cui si partecipa.


4) Astenersi dal pubblicare informazioni personali relative ad altri senza il loro consenso.


5) E poi ancora: informarsi su chi gestisce il servizio e quali garanzie dà il fornitore del servizio rispetto al trattamento dei vostri dati personali. Utilizzare impostazioni orientate alla privacy, limitando al massimo la disponibilità di informazioni, soprattutto rispetto alla reperibilità dei nostri dati da parte dei motori di ricerca. Usare login e password diversi da quelli utilizzati su altri siti web, ad esempio per la posta elettronica o per la gestione del conto corrente bancario. Esercitare un controllo sull'utilizzo dei propri dati personali da parte del fornitore del servizio; ad esempio, rifiutando il consenso all'utilizzo dei dati per attività mirate di marketing.


Per concludere. Si fa sempre più evidente la necessità di regole che insieme mantengano la natura libertaria e aperta di Internet e garantiscano i diritti di chi ne fa uso. Ma la tutela dei diritti on line passa anche per una presa di coscienza degli utenti stessi della rete. Occorre dunque muoversi con grande consapevolezza se si vuole evitare che i diritti delle persone, altrove garantiti, siano lasciati privi di tutela proprio nell’ambiente, quello on line, che offre enormi potenzialità di crescita e nuove forme di cittadinanza per le persone.


 Mauro Paissan - paissan@garanteprivacy.it


 


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 ALCUNI DATI SU FACEBOOK E GLI ALTRI SOCIAL NETWORK


 


 Sono 580,51 milioni le persone che, al giugno 2008, in tutto il mondo hanno utilizzato siti di Social network[1].


  


I social network più popolari[2]


 1. Facebook


2. Myspace


3. Hi5


4. Flickr


5. Skyrock


6. Friendster


7. Tagged


8. LiveJournal


9. Orkut


10. Fotolog


11. Bebo.com


12. LinkedIn


13. Badoo.Com


14. Multiply


15. Imeem


16. Ning


17. Last.fm


18. Twitter


19. Freewebs.com


20. MyYearbook


  


Facebook nel mondo


 Il 2008 è stato anche l'anno del consolidamento dei social network, non più solo fenomeno per teen-agers e di nicchia. Facebook, caso emblematico, ha visto più che raddoppiare i suoi utenti, passati dai 60 milioni del 2007 agli oltre 150 milioni di quest'anno[3].


  


Facebook in Italia


 Utenti italiani al 13 gennaio 2009: 6.481.280 profili personali[4] (si tenga conto che una persona può registrarsi con più di una identità).









[1] Dati comScore, agosto 2008.



[2] Fonte: Alexa.com (Gennaio 2009)



[3] Fonte: Facebook.com



[4] Fonte: Piattaforma pubblicitaria Facebook.com


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INTERCETTAZIONI. PIZZETTI: SIANO UTILIZZATE SOLO PER FINI DI GIUSTIZIA



Milano, 28 gennaio 2009.  «Le intercettazioni devono essere utilizzate esclusivamente per fini di giustizia». Lo ha dichiarato Francesco Pizzetti, presidente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali, in occasione della giornata europea della protezione dei dati personali, in corso a Milano all'Università cattolica. «Apprezziamo molto il disegno di legge che attualmente è in commissione. Quello che maggiormente ci sta a cuore -prosegue- è che si sviluppi una cultura di protezione dei dati e di controllo del tempo, sia ad esempio della durata dell'intercettazione, sia del periodo di conservazione». (Adnkronos)


 


INTERCETTAZIONI.  PIZZETTI:  MAGISTRATURA PROTEGGA DATI


Milano, 28 gennaio 2009. È «fondamentale che la magistratura protegga i dati di cui viene a conoscenza» e che questi vengano «utilizzati solo dall'autorità giudiziaria e per finalità consentite dalla legge»: lo ha affermato il presidente dell'autorità Garante per la privacy, Francesco Pizzetti, intervenendo oggi a una tavola rotonda all'Università Cattolica di Milano, nella Giornata Europea della Protezione dei Dati Personali. «È neccessario - ha aggiunto Pizzetti - sviluppare in Italia una cultura della protezione dei dati e norme tecniche per farlo». «Ci sono troppe intercettazioni e troppa pubblicazione di intercettazioni», ha aggiunto Mauro Paissan, componente Garante della Privacy. Secondo Paissan, bisogna «regolamentare la pubblicazione delle intercettazioni», perchè appena la stampa vede un atto giudiziario «si mette in piazza di tutto: c'è bisogno di un limite quantitativo - ha detto - anche se credo molto di più a una autolimitazione dei giornalisti». Secondo Paissan, in alcuni casi c'è stato un uso sproporzionato di intercettazioni: «uno scandalo, perchè ha leso la dignità di molte persone». E c'è anche «un problema di sicurezza della conservazione delle intercettazioni». (ANSA).


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Milano, 28 gennaio 2009.
Università  Cattolica:
giornata europea della
protezione dei dati personali


Il Garante per la protezione dei dati personali italiano ha deciso di dedicare la Giornata al tema di Facebook, MySpace e degli altri social network


 


Milano, 19 gennaio 2009.  A partire dal 2007 viene celebrata in tutta Europa il 28 gennaio la “Giornata della protezione dei dati personali”. Si tratta di un’iniziativa promossa dal Consiglio d’Europa con il sostegno della Commissione europea e di tutte le Autorità europee per la protezione dei dati e che ha l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini europei sui diritti legati alla tutela della vita privata e delle libertà fondamentali. Per celebrare l’ appuntamento di quest’anno, il Garante per la protezione dei dati personali italiano ha deciso di dedicare la Giornata al tema di Facebook, MySpace e degli altri social network e di discuterne con gli studenti della Università Cattolica del Sacro Cuore. Il dibattito inizierà alle ore 10,30 nell’aula  Bontadini di largo Gemelli 1. Questo il programma:


Saluto: Ruggero Eugeni (Direttore master in giornalismo Università Cattolica).


 


Relazione introduttiva: Mauro Paissan (Componente Ufficio del Garante)


 


Interventi: Fausto Colombo (Ordinario di Teoria e tecnica dei media)


Marco Spolidori (Ordinario Diritto industriale)


 


Conclusioni: Francesco Pizzetti (Presidente Ufficio del Garante)


 


Segue dibattito. Partecipano: Giuseppe Chiaravalloti (Vice presidente Ufficio del  Garante)


Giuseppe Fortunato (Componente Ufficio del Garante).


……………….


 


Garanti privacy mondiali su Social network:


raccomandazioni a utenti e fornitori di servizi


 


Gli utenti dei servizi di social network valutino con attenzione se e cosa pubblicare in rete: c'è il rischio di perdere il controllo dei propri dati. Informazioni e immagini potrebbero riemergere in tempi successivi, ad es. in occasione della presentazione di una domanda d'impiego. I fornitori di servizi, da parte loro, devono informare adeguatamente gli utenti sulle conseguenze che potrebbe avere l'immissione in rete di dati personali. Devono inoltre garantire che i dati degli utenti non siano estratti dai motori di ricerca se non con il loro previo consenso. Agli utenti deve essere consentito di limitare la visibilità dell'intero profilo, così come di recedere facilmente dal servizio e di cancellare ogni informazione pubblicata sul social network.


Le raccomandazioni giungono dalle 78 Autorità di protezione dei dati con la "Risoluzione sulla tutela della privacy nei servizi di social network", una delle sette approvate a conclusione  della 30^ conferenza internazionale, tenuta a Strasburgo dal 15 al 17 ottobre.


La risoluzione evidenzia che i servizi di social network, pur offrendo una gamma del tutto nuova di opportunità comunicative possono comportare anche  rischi per la privacy sia degli utenti sia di terzi. I dati personali contenuti nel proprio profilo sono, infatti, disponibili pubblicamente e globalmente, anche attraverso enormi quantità di foto e  di video  e possono raggiungere l'intera comunità degli abbonati, che può essere formata anche da alcuni milioni di persone. I dati possono essere copiati da altri membri della rete o da terzi esterni e venire utilizzati per costruire profili personali o essere ripubblicati altrove.


Le Autorità Garanti raccomandano quindi agli utenti di valutare bene quali dati inserire nel proprio profilo creato sui social network: soprattutto i minori dovrebbero evitare di fornire l'indirizzo e il numero telefonico di casa. Opportuno inoltre, l'uso di uno pseudonimo. Occorre prestare particolare attenzione anche alla privacy degli altri, soprattutto se si pubblicano dati personali o fotografie senza il loro consenso.


I fornitori di servizi di social network, a loro volta, devono prevedere configurazioni tecniche orientate a favorire la privacy degli utenti ed informarli in modo corretto e trasparente sulle conseguenze che potrebbero derivare dalla pubblicazione di dati personali in un profilo.


Devono adottare, inoltre, adeguate misure di sicurezza per impedire che soggetti esterni  possano raccogliere o scaricare in massa (attraverso software spia) i dati contenuti nel profilo.


www.garanteprivacy.it


Roma, 20 ottobre 2008


 


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Chiedere informazioni a:


 


Baldo Meo


Responsabile Servizio relazioni con i mezzi di informazione


Garante per la protezione dei dati personali


Piazza di Monte Citorio, 121


00186 Roma


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