Home     Cercadocumenti     Chi è     Link  

Cerca documenti
Cerca:
in:


Documenti
Attualità
Carte deontologiche
CASAGIT
Corte di Strasburgo
Deontologia e privacy
Dibattiti, studi e saggi
Diritto di cronaca
Dispensa telematica per l’esame di giornalista
Editoria-Web
FNSI-Giornalismo dipendente
Giornalismo-Giurisprudenza
  » I fatti della vita
INPGI 1 e 2
Lavoro. Leggi e contratti
Lettere
Ordine giornalisti
Premi
Recensioni
Riforma professione
Scuole di Giornalismo e Università
Sentenze
Storia
Tesi di laurea
TV-Radio
Unione europea - Professioni
  I fatti della vita
Stampa

L'uomo che salva
i giornali americani.

In Connecticut c'è un deputato democratico che lotta contro il fallimento di un quotidiano di provincia e propone un grande bailout come con le industrie dell'auto pur di salvare la stampa dall'estinzione. (da ”IL FOGLIO” del 2.1.2009).

 Washington, 2 gennaio 2009. Tutti dicono che il 2008 è stato l'anno della morte dei giornali e il 2009 sarà quello in cui la carcassa inizierà a puzzare. Il collasso della Tribune Co. (proprietaria di Los Angeles Times e Chicago Tribune) e la crisi del New York Times  hanno segnato soltanto l'inizio della fine per i giornali, martoriati dalla pubblicità che non c'è e surclassati dalla rete, ancora alla ricerca di business model credibili ma pur sempre in vantaggio sulla vecchia carta. Ogni giorno in America i giornali annunciano licenziamenti, bancarotte, svendite, ridimensionamenti. Ultima in ordine di tempo è la società MediaNews Corp., proprietaria di ventinove quotidiani, fra cui il


Denver Post, declassata dall'agenzia di rating Moody's e non più in grado di


saldare i debiti. Per farlo dovrà tagliare pesantemente sulle spese e la


carta, naturalmente, è la prima voce a essere depennata. Soltanto nelle


ultime due settimane nel mercato dell'informazione sono stati bruciati più


di quattrocento posti di lavoro e i primi a cadere sono i giornali locali,


che negli Stati Uniti sono tutt'altro che fonti di seconda mano rispetto ai colossi nazionali.


Che fare? Le voci di un bailout della stampa si aggirano come spettri fra le


redazioni americane, che guardano al recente salvataggio delle auto e


sognano che Washington offra generosamente una via d'uscita all'industria dell'informazione.


E c'è chi inizia dal basso. Nello stato del Connecticut un titano di


provincia sta cercando di convincere lo stato a salvare il Bristol Press, il


quotidiano della sua città, dando voce alla lotta universale di ogni


giornale che cerca di portare a casa la pelle. Frank Nicastro, deputato


democratico nel Congresso dello stato, è il Don Chisciotte dei giornali,


quei preziosi oggetti che considera "una parte di vitale importanza per


l'America". A muovere Nicastro non è appena l'interesse particolare della


società Journal Register - proprietaria del Bristol Press - che si trova


oppressa da centinaia di milioni di debito: come rappresentante eletto dal


popolo sente il dovere di difendere le fonti d'informazione, soprattutto le


realtà piccole e territoriali, quelle che offrono un prodotto alternativo al


mainstream nazionale.


Journal Register ha messo da tempo in vendita il Bristol Press, ma nessuno


si è fatto avanti e la compagnia ha annunciato che il tempo a sua


disposizione è sostanzialmente scaduto. Nicastro dovrebbe essere la leva che


blocca l'ingranaggio e all'ultimo momento salva l'eroe. "I miei elettori -


ha detto Nicastro - mi stanno chiedendo di fare tutto ciò che posso per


salvare quel giornale". Insieme a un pugno di parlamentari, Nicastro ha


presentato una mozione al Congresso in cui si indica la ricetta per salvare,


con sforzi ragionevoli, beni inestimabili. Innanzitutto, niente spesa


diretta. Sgravi fiscali, agevolazioni, prestiti temporanei, lavoro più


flessibile. L'iniziativa parlamentare si fonda sul ripristino del ciclo


produttivo, non cerca soltanto di rattoppare un buco: "Non stiamo dicendo a


nessuno di venire a Bristol perché qui regaliamo milioni di dollari", ha


detto Nicastro a chi gli chiedeva se non si trattasse di una proposta


insostenibile nel medio-lungo termine.


Mentre a Hartford, capitale del Connecticut, fervono i lavori, il caso di


Nicastro ha fatto il giro degli Stati Uniti alimentando il dibattito sul


ruolo dello stato nel destino dell'informazione. Con toni apocalittici, i


nemici del bailout evocano la distruzione del primo emendamento e la fine


della libertà dei giornali se questi dovessero essere salvati da soldi


statali. Alcuni blogger hanno commentato lo sforzo di Nicastro pubblicando


vecchi manifesti zdanoviani che ritraggono Lenin mentre legge la Pravda.


"Non ci si può aspettare che il cane da guardia morda la mano che gli dà da


mangiare", ha detto ai cronisti della Reuters Paul Janensch, professore di


giornalismo alla Quinnipac University del Connecticut. Ma di fronte alla


possibilità dell'estinzione, Nicastro e i suoi sono disposti a correre il rischio.


 


 


 


 


 





Sito aggiornato al 5 febbraio 2025
Già editore/proprietario/direttore: Franco Abruzzo (3.8.1939-12.4.2025) Per qualsiasi informazione rivolgersi a Vittoria Abruzzo vittoria.abruzzo@gmail.com
© Copyright 2003-2025 Franco Abruzzo, successori e rispettivi titolari - Tutti i diritti riservati
Provider-distributore: Aruba.it SpA (www.aruba.it) - piazza Garibaldi 8 / 52010 Soci (AR)