www.affaritaliani.it EDITORIA/ RCS, QUOTIDIANI IN CRISI IN ITALIA E SPAGNA. E IL DEBITO SFIORA IL VALORE DEL PATRIMONIO.
Milano, 12 dicembre 2008. La bancarotta di Tribune indica che il lento declino della carta stampata sta diventando una picchiata: il calo delle vendite da diffusione e della raccolta pubblicitaria è diventato così grave da mettere in dubbio la sopravvivenza stessa dell’industria. Sam Zell, l’immobiliarista che aveva pensato di riuscire a rilanciare la gloriosa società media di Chicago, aveva avvertito il mese scorso che lo scenario stava peggiorando di brutto: la contrazione dei ricavi nel 2008 era arrivata a sfiorare il 20%, un crollo inatteso rispetto alle sue previsioni di un declino del 6%.
Prive del sostegno della pubblicità e sempre meno legittimati nel ruolo istituzionale di informatori dell’opinione pubblica, le testate cartacee faticano a stare in piedi se la struttura finanziaria è gracile e se non ci sono gli aiuti di stato collassano come i costruttori dell’auto. Da questo punto di vista, l’Europa non sta meglio degli Stati Uniti. Anche in Italia, nonostante aiuti ed aiutini, l’industria del settore si ritrova a dover affrontare un problema strategico sempre più urgente: l’obsolescenza del modello di business tradizionale.
Gli effetti della recessione si stanno aggiungendo all’inesorabile emorragia di lettori creando condizioni sempre meno sostenibili: a soffrire di più sono soprattutto le società che in questi anni hanno rimandato l’avvio delle ristrutturazioni e magari, come Rcs, che si sono caricate di debiti andando ad investire in altri paesi.
La prima società editoriale del nostro Paese soffre a causa delle difficoltà della divisione quotidiani Italia (-12% nei primi 9 mesi del 2008 a livello di Ebitda) ma soprattutto rischia di essere travolta dal crollo della performance dei quotidiani in Spagna (-42% nei primi 9 mesi di quest’anno). La settimana prossima il consiglio di amministrazione del gruppo media dovrebbe prendere atto dell’aggravamento delle condizioni e magari deliberare una revisione del piano industriale. Le difficoltà provengono dall’area che resta il core business: i guadagni generati da Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport sono in discesa da anni e il trend non si invertirà a breve. L’Ebitda è passato dai 128 milioni di euro del 2006 ai 121 milioni di euro del 2007: per il 2008, Deutsche Bank si aspetta una contrazione a 102 milioni; nel 2009 si arretra ancora a 95 milioni di euro e, se va bene, ci sarà un piccolo rimbalzo solo nel 2010. Si erode inesorabilmente anche la redditività: il margine sul fatturato passa dal 17,4 per cento del 2006 al 14,2% stimato per il 2010.
Rcs deve fare i conti con un’attività in declino e in più deve vedersela con la gracilità della sua struttura finanziaria. Per effetto delle acquisizioni, l’indebitamento a fine 2007 è schizzato a quasi un miliardo di euro; a fine anno, secondo Deutsche Bank, dovrebbe essere pari a 1,12 miliardi di euro, poco meno del valore del patrimonio (1,28 miliardi di euro). Visti i chiari di luna sul mercato del credito, desta qualche attenzione il rapporto tra i debiti e l’Ebitda, che a fine anno sarà salito a 4,2 volte e nel 2009 sarà anche peggio. (In: http://www.affaritaliani.it/mediatech/editoria-rcs111208.html).
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